12/03/2020
Insieme ce la facciamo
Dott. Alessandro Capponi Psicologo Psicoterapeuta Psicoanalitico
Gli ultimi decreti governativi comunicati all’Italia intera dal Presidente Conte ci presentano una realtà particolarmente limitante rispetto alle nostre abitudini e allo stesso stile di vita anche se tutto ciò purtroppo era ed è necessario, ma sicuramente ci ha trovato impreparati. Molte attività lavorative,commerciali e professionali sono state chiuse per evitare che il virus ed il contagio si diffonda. Ritengo che l'aspetto psicologico in un momento di vulnerabilità come quello che stiamo vivendo sia fondamentale in
quanto momenti come questo lasciano spazio a reazioni ansiogene e vissuti angoscianti che facilmente trasmettiamo a chi è intorno a noi. I bambini sono i primi a non comprendere bene la gravità di quello che sta accadendo.
Per loro più che mai è difficoltoso intraprendere la strada del cambiamento e modificare quelle abitudini che rappresentano punti di riferimento e di stabilità. L’isolamento poi per chiunque fa emergere quelle angosce e quegli stati d’animo che ci portiamo dietro da una vita ma che la routine e la quotidianità non ci hanno mai fatto sentire fino in fondo e qui le percezioni individuali e le reazioni soggettive sono diverse e
significative. L’uomo adesso deve stare da solo e rinunciare alle relazioni con il gruppo sociale ma l’uomo rimane un’animale sociale
Ognuno reagisce in base alla propria struttura di personalità e ci sono persone che reggono bene la
solitudine e riescono più di altri a dare spazio a nuove forme di adattamento e di godimento del
cambiamento in atto altre invece entrano facilmente in crisi perché vivono vissuti profondi molto antichi e mai percepiti.
Il periodo che stiamo vivendo in ogni caso rappresenta un cambiamento e l’adattabilità a questo
cambiamento è diversa a seconda delle problematiche individuali e risente delle diverse fragilità nella
nostre personalità.
Il limite tra una funzionale attivazione (eustress o stress positivo) e un eccesso di allerta con comportamenti poco lucidi e controproducenti (d/stress o stress negativo) è sottile.In sostanza è assolutamente normale aver paura e non dobbiamo preoccuparci di provare delle reazioni umane ma nello stesso tempo dobbiamo valutare quando queste reazioni anziché farci del bene risultano
disfunzionali e peggiorative.
Ad esempio affollare i supermercati svaligiando beni di prima necessità entrando in un’ottica compulsiva
non è funzionale ma risponde ad un’esigenza difensiva irreale che ci mette nella condizione di facilitare la diffusione del virus ed aumentare i livelli di stress e di angoscia. In questi momenti più che mai sarebbe necessario trovare il giusto spazio tra l’aggiornamento della situazione e la possibilità di regalarsi anche una sana evasione che ci consenta di staccare la mente dal problema e di focalizzarci sulle attività che maggiormente nel momento specifico ci regalano frammenti di serenità e piacere come riscoprire la bellezza della famiglia, del gioco da tavolo, di quello che abbiamo, di tutto ciò che è sempre stato sotto i nostri occhi, dei figli e del piacere di stare con loro, di giocare con loro, e concedersi delle piccole evasioni
cariche di piacere pur rimanendo in casa. Ma allora possiamo parlare di solitudine? In realtà no perché non
stiamo soli, abbiamo noi stessi ed i nostri cari intorno a noi, abbiamo quelle persone che sono state sempre al nostro fianco e che forse potremmo riscoprire in un modo diverso e poi abbiamo noi e la nostra interiorità.
Siamo però in un momento molto fragile e l’idea del non controllo risveglia le paure più arcaiche.
L’importante è capire "chi sta controllando che cosa", ovvero sono ancora IO a gestire e scegliere cosa fare, o sto attuando comportamenti seguendo una massa di persone che sta facendo proprio quello che
andrebbe razionalmente evitato?
Nella relazione con i bambini sarebbe utile garantire loro la continuità e continuare a fornire punti di riferimento stabili e non evanescenti o vulnerabili. È utilissimo spiegare quello che sta avvenendo utilizzando però parole realistiche e non dettate dalla nostra emotività o dalla nostra ansia perché si troverebbero ad ingoiare una tensione troppo elevata e rischierebbero di non contenerla sviluppando loro stessi risposte ansiogene.
Dobbiamo essere noi a proteggere i bambini da noi stessi, dalle nostre irrazionalità e spesso dalle nostre
paure. La continuità delle abitudini rappresenta il modo migliore ovvero la possibilità di aiutare i bambini a non vivere bruschi cambiamenti delle loro abitudini e soprattutto delle relazioni affettive nel rapporto con il caregiver.
Impariamo quindi a non sovraccaricarli con le nostre tensioni e laddove dovessimo avere necessità cercare di lasciarsi aiutare dalle persone di cui ci fidiamo e soprattutto cercare di esprimere in ogni forma le nostre
paure senza lasciarle represse nella nostra psiche comunque ci aiuterà.
Ricordiamoci che in questi momenti dobbiamo adattarci ad un cambiamento che rimane difficile ma pur sempre periodico. Questa situazione passerà E potremmo farla passare più in fretta tutti insieme.
Mando a tutti un abbraccio virtuale, restando a disposizione per ogni chiarimento. Ciao a tutti