Francesca Dal Balcon Psicologa e Doula

Francesca Dal Balcon Psicologa e Doula Ti aiuto a cambiare lo sguardo con cui vedi le cose, per farle funzionare. www.francescadalbalcon.it

Conosci te stessa attraverso la relazione con i figli, il partner e le persone importanti della tua vita.

27/11/2025

𝐀𝐍𝐀𝐋𝐈𝐒𝐈 𝐏𝐒𝐈𝐂𝐎𝐃𝐈𝐍𝐀𝐌𝐈𝐂𝐀, 𝐀𝐋𝐂𝐇𝐄𝐌𝐈𝐂𝐀 𝐄 𝐌𝐈𝐓𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 “𝐅𝐀𝐌𝐈𝐆𝐋𝐈𝐀 𝐍𝐄𝐋 𝐁𝐎𝐒𝐂𝐎”

Cari "FOLLIWER" in molti mi hanno chiesto di analizzare la vicenda della famiglia (Catherine Birmingham e Nathan Trevallion) che vive nel bosco.
Ho osservato con attenzione la pioggia di contenuti che, quasi in automatico, ha preso le parti dei genitori. Un’occasione ghiotta per ottenere visibilità, cavalcando il grande cliché contemporaneo: “ognuno è libero di vivere come vuole”.

La realtà è che questo mantra, svuotato di profondità, non è un atto di libertà, ma una delle più efficaci applicazioni del divide et impera psichico.

Come ricordava la scuola ermetica: VOCATUS ATQUE NON VOCATUS DEUS ADERIT — Che tu lo voglia o no, la Legge opera, e opera sempre così come la legge di attrazione delle tue soglie evolutive.
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⭕1. Le persone non leggono le tappe evolutive perché temono la Selva Oscura

La quasi totalità delle persone non conosce — e spesso non vuole conoscere — le tappe evolutive che il loro Sé (Anima/inconscio) richiede.
Preferiscono la diritta via dell’abitudine, evitando di entrare nella selva oscura di cui parlava Dante: lo spazio psichico dove l’Io (mente/conscio) si confronta con la sua ombra e inizia il vero viaggio.

Solo chi accetta di scendere nel bosco interiore può risalire trasformato.
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⭕2. I film da integrare per capire la dinamica della famiglia nel bosco.

Per comprendere questa tappa evolutiva suggerisco tre film fondamentali:

° Captain Fantastic

° L'incredibile storia dell'Isola delle Rose

° Hildegart – La vergine rossa

Tre opere che, come tre gradi dell’Opera alchemica, mostrano l’attrazione e il rischio della fuga idealistica.
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⭕3. Il viaggio dell’eroe: l’errore segreto della famiglia

Nel libro L’eroe dai mille volti, Campbell chiarisce che lo scopo ultimo del viaggio è diventare Eroe dei Due Mondi:

Mondo Ordinario →accettazione della materia, delle regole, dei limiti, il corpo.

Mondo Straordinario → la capacità di gestire il sentire dello spirito, l’immaginazione, il ritiro, la fuga.

Lo straordinario non deve essere mai un rifugio permanente.
È una tenda, non una casa.

Quando la fuga diventa stile di vita, l’eroe smette di essere eroe e diventa un anacoreta dell’ombra, un eremita disilluso e deluso dalla materia perché incapace a gestirla e prigioniero del proprio ideale.

Campbell lo spiega:
> “L’eroe porta l’elisir indietro nel mondo degli uomini.”
Non rimane nella foresta!
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⭕4. La posologia alchemica: il Distruttore come alleato o come nemico

In alchimia esiste un principio: il Distruttore è l’ombra dell’eccesso di una escalation di attaccamento.

- Se fuggo per rigenerarmi → il Distruttore è alleato (Nigredo sacra).
- Se fuggo per evitare la materia → il Distruttore diventa nemico (Nigredo cieca).

Tutto dipende dalla posologia dell’ideale:
un ideale può essere medicina, ma al dosaggio sbagliato diventa veleno.

Come diceva Paracelso: “È la dose che fa il veleno. Farmaco significa infatti veleno e cura”.
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⭕5. Il nodo psicodinamico: imporre ai figli il proprio viaggio

Il vero errore della famiglia non è andare nel bosco: è portare i figli nel proprio bosco.

Condurli non nel loro viaggio, ma nel viaggio che i genitori avrebbero voluto compiere.
Questo è uno dei peccati psichici più gravi:
la proiezione del percorso interrotto del genitore sul figlio.
“Se un cieco guida un altro cieco, entrambi cadranno nella fossa.” Sacre scritture.

E nella psicodinamica junghiana è chiaro:
i figli che crescono in un ambiente iperprotettivo sviluppano inizialmente odio verso il mondo, e successivamente odio verso i genitori quando scoprono quel mondo che gli è stato tolto e che è stato presentato male!

Questa dinamica è perfettamente illustrata nel film: Mia - con Edoardo Leo,
dove il pendolo psicologico oscilla dall’eccesso di protezione al suo contrario:
la trasgressione detonante che diventa su1c1d1o.
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⭕6. La Legge del Contrappasso Psichico

L’universo, o se preferisci il Sé, lavora per omeostasi simbolica.
Quando una famiglia fugge nel mondo straordinario e lo idealizza:

1. Prima fase → idealismo, euforia di purezza, utopia.

2. Seconda fase → rigidità, attaccamento, fanatismo all'idealismo che diventa religione.

3. Terza fase → collasso simmetrico: il mondo ordinario ritorna come “distruttore” esattamente di energia uguale e contraria alla prima fase.

Non è punizione.
È legge alchemica universale del contrappasso: ogni cosa si trasforma nel suo opposto per fare fare esperienza all'anima di agire e subire una esperienza di saturazione di attaccamento bramoso.

L’alchimia lo chiama solve et coagula:
se ti fissi nel “solve” (dissoluzione, fuga), il “coagula” (ritorno alla materia) arriva violentemente.
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⭕7. Il vero rischio per questi figli

I figli cresciuti lontani dal mondo ordinario, convinti che sia marcio, repressivo o inutile:
prima odiano la società, poi, entrando in contatto con essa, la amano in modo compulsivo e infine provano un risentimento feroce verso chi li ha tenuti lontani.

È un pattern psicodinamico antico quanto il mito di Prometeo:
la proibizione accende il desiderio.
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⭕8. Il segnale dell’universo: la Soglia del Ritorno

Quello che sta accadendo oggi a questa famiglia non è “ingiustizia”, ma soglia.
Gli ignavi danteschi e i puer la vedono come ingiustizia.
È l’invito del guardiano del ritorno, la figura che Campbell descrive come:
“Colui che verifica se l’eroe è pronto a tornare nel mondo degli uomini.”
Anche Odisseo (colui che è odiato) ce lo insegna: si deve tornare sempre potenziati da dove si è fuggiti altrimenti il viaggio non ha senso, non ha scopo e quindi si creerà una coazione a ripetere di carattere demoniaca (Freud).

Se rifiutano la soglia, la materia userà il Distruttore.
Se la attraversano, nascerà l’integrazione.
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⭕9. I due insegnamenti fondamentali per ogni genitore

1) Equilibrio tra i due mondi

Chi si fissa nel materialismo soffrirà.
Chi si fissa nello spiritualismo soffrirà.
La felicità nasce dall’integrazione, come lo Hieros Gamos: il matrimonio tra Cielo e Terra.

2) I figli non sono appendici del proprio ego e voglia di riscatto

Non sono estensioni, non sono proiezioni, non sono esperimenti spirituali.
I figli non devono essere trasformati in custodi degli ideali dei genitori.
Il loro viaggio è loro, non nostro.
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⭕10. La possibile salvezza: il modello Captain Fantastic

Se questi genitori sapranno fare come il protagonista di Captain Fantastic —
che abbandona il fanatismo della fuga per integrare i due mondi — allora il loro viaggio diventerà Aurum:
oro alchemico, maturità, riconciliazione.

Se invece continueranno nell’attaccamento idealistico,
arriverà un Distruttore più forte,
perché più forte è la fuga, più violento sarà il ritorno che tuo voglia o meno DEUS ADERIT.
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È un richiamo a ognuno di noi:
non fuggire dal mondo, ma trasformarlo.
Non imporre il viaggio, ma incarnarlo.

Buon allenamento,
Gabriel Darn 🔥

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26/11/2025

(LA FAMIGLIA IN ABRUZZO)

BOSCO O DESERTO?

Ogni volta che emerge un caso in cui una famiglia vive in modo diverso dalla media della popolazione — in un bosco, in una casa isolata, fuori dai parametri che consideriamo “normali”, nutrendosi in modi “alternativi” o curandosi in forma “alternativa” — l’opinione pubblica si divide: qualcuno grida allo scandalo, smanioso di ricondurre qualsiasi briciola di differenza al proprio concetto di “normalità”, qualcun altro romanticizza alcuni aspetti della vita off-grid, soffermandosi però ancora sull’aspetto periferico e non su quello centrale.

Perché la domanda essenziale non è dove si cresce.
La domanda vera è: qual è la qualità del campo relazionale in cui si cresce?

Un bambino non cresce grazie ai soli requisiti materiali — un tetto, l’acqua, l’elettricità, il gas, il cibo.
Quelli garantiscono la base, non l’evoluzione.

Ciò che plasma davvero lo sviluppo sono dimensioni più sottili:
una presenza che orienta,
una mente che regola,
una relazione che contiene,
un ambiente prevedibile,
non conflittuale, armonioso, dove ci si senta “visti” e non solo “mantenuti”.

Sono soprattutto questi gli elementi che costruiscono l’identità, la capacità di stare nel mondo, di amare, di pensare, di rielaborare la realtà.
Non i metri quadri di casa, non il quartiere, non gli oggetti.

Allora la domanda scomoda diventa: quante case “a norma” ospitano relazioni profondamente patologiche e disfunzionali che non fanno notizia?
Che non escono dal grigio della media nazionale a meno che non accada la tragedia che mette in crisi la parvenza di normalità?

Gli studi sullo sviluppo infantile (Tronick, 2007; Schore, 2012) mostrano che ciò che costruisce un sistema nervoso sano non è il luogo in cui si vive, ma la qualità dei legami.
Non è l’arredamento, ma la sintonizzazione.
Non è la modernità dell’ambiente, ma la qualità del contatto emotivo.

Ciò che regola il bambino non sono i servizi esterni, bensì il sistema nervoso degli adulti che ha accanto.
Iniziate a intravedere la natura del problema — e non che il problema sia “vivere in natura”?

In famiglie perfettamente integrate, con tutti i comfort, può esserci un livello profondo di assenza relazionale.

I figli non stanno nel bosco.
Stanno davanti allo schermo.
Parcheggiati, soli, non visti, spesso circondati da adulti analfabeti emotivamente ma dotati di ogni tipo di comfort.

Siamo rapidissimi a scandalizzarci per chi vive “fuori dal mondo”,
ma lentissimi a interrogarci su ciò che accade a chi appare perfettamente integrato in questo sistema.

I molti figli di famiglie “normali” vivono un’infanzia scandita da spazi chiusi, alimenti ultraprocessati, zuccheri precoci, medicine in eccesso, ritmi irregolari, corpi fermi e menti che non respirano.
L’alimentazione è scompensata, la natura non esiste, il movimento è abolito, la lentezza è un lusso e la connessione umana è un evento raro.

Un’ecologia psico-fisica compromessa, ma socialmente invisibile perché culturalmente condivisa.

E qui sorge l’inganno percettivo:
la mente umana tende a condannare ciò che è “diverso dal consueto” e a normalizzare ciò che è “diffuso”, anche quando è evidentemente disfunzionale.

È il meccanismo psicologico del bias di conformità: tutto ciò che esce dal campo condiviso viene percepito come minaccioso; tutto ciò che lo abita — anche se nocivo — appare sicuro.

A questo punto, occorre nominare l’indicibile:
non è “scomodo” dormire senza luce.
È scomodo restare svegli a guardare in faccia la propria ombra.

Perché accompagnare un bambino nelle sue emozioni significa inevitabilmente imbattersi nelle nostre.

Regolare la sua paura costringe a sentire la nostra.

Accogliere la sua fragilità costringe a guardare le nostre ferite.

Offrire presenza impone di contattare le parti di noi che fuggono dalla presenza.

Vi sembra meno scomodo della casetta nel bosco?

Ecco perché molti adulti non riescono a essere regolatori emotivi dei propri figli:
non perché “vivono nel bosco”, ma perché non hanno mai attraversato il proprio bosco interiore.
Il vero spavento non è la natura: è la vulnerabilità.
È l’intimità.
È la debolezza che ci abita e che evitano da una vita.
E ogni figlio, inevitabilmente, ne è lo specchio.

Cosa spaventa di più: il bosco fuori, o il deserto affettivo e sensoriale dentro case perfettamente arredate?

Le famiglie davvero disfunzionali non sono necessariamente quelle che vivono isolate, “alternative”, “strane”.
Spesso sono quelle che vivono frammentate, dove si urla, ci si ignora, ci si punisce con il silenzio, dove lo smartphone, gli zuccheri, le mille attività diventano babysitter, sedativi, paracadute e prigioni che evitano agli adulti l’incombenza più ardua:
stare in contatto con ciò che è vivo, vulnerabile, imperfetto — dentro di sé e nel proprio figlio.

Adulti presenti, con confini e calore; emozioni regolate, non negate e non scaricate su di lui; uno spazio per essere se stessi, non solo funzionali alle aspettative; un ambiente in cui i conflitti si affrontano, non si congelano né esplodono; dei riferimenti stabili, non perfetti ma adulti: questo è necessario alla crescita, quella vera, che non è solo fisica e biologica.

Quanti bambini, oggi, crescono in deserti emotivi e sensoriali fitti di solitudine, pur vivendo in città piene di luci e connessioni?

E allora la domanda finale non è:
quanto sono “strani” gli altri, ma quanto siamo disposti a interrogarci sui deserti che abitiamo dentro di noi, sulle ombre che ammantano le nostre famiglie, su quanto sia scomodo ESSERE piuttosto che comprare qualcosa che sostituisca il deserto emotivo?

Claudia Crispolti

08/11/2025

Dai un ordine a tuo figlio/a.
Lui non obbedisce.
Urli e lo insulti.
Lui continua a non obbedire.
Passi alle mani.
Forse ottieni il risultato, forse no.
Di tutta questa vicenda è sbagliato il presupposto: ordinare.
Se questa è la tua modalità genitoriale, ti sei messo su un piedistallo che il figlio non riconoscerà mai, salvo che per paura.
Non si ordina ad un figlio.
Energeticamente gli stai passando il messaggio che lui deve essere un dipendente servitore e tu il capo.
E la comunicazione conseguente è tutta impostata su questa relazione di potere.
Ma la relazione genitori-figli non è una relazione di potere.
È un accompagnamento, è un indurre il figlio a comportarsi in modo funzionale e positivo per se stesso, è dargli strumenti per essere responsabile, capace di auto-gestirsi, di distinguere il bene dal male anche da solo.
Accompagnare significa farlo ragionare, rispettarlo come essere umano, amarlo nel suo sperimentare anche la disobbedienza, essere aperti al dialogo e al reciproco confronto.
Altrimenti sarà un braccio di ferro doloroso e frustrante per entrambi e ne uscirete perdenti tutti e due, perché avrete perso entrambi la vostra umanità: tu vivendo una genitorialità opprimente, lui poi diventando un oppresso a vita.

🅻🆄🅲🅸🅰 🅶🅾🅻🅳🅾🅽🅸

23/10/2025

Ballare può essere più potente di un antidepressivo.
Non è solo una metafora poetica, ma una conclusione sostenuta dalla scienza.
Secondo una meta-analisi pubblicata su The Arts in Psychotherapy che ha coinvolto oltre 14.000 persone, la danza è risultata una delle attività più efficaci nel ridurre i sintomi della depressione, più ancora della camminata, dello yoga, degli esercizi di forza o della meditazione.

Il motivo non è solo fisico, ma profondamente umano. Quando danzi, il corpo si muove ma è l’intero sistema nervoso a riorganizzarsi. La musica stimola il rilascio di dopamina, il cosiddetto “ormone della motivazione”, mentre il movimento libera endorfine, che riducono la percezione del dolore e favoriscono una sensazione di leggerezza. Se poi si danza in gruppo, entra in gioco anche l’ossitocina, l’ormone della connessione e dell’empatia, che rafforza il senso di appartenenza e di legame con gli altri.

Ma il potere terapeutico della danza va oltre la chimica cerebrale. Si tratta di una forma di linguaggio universale che permette di ricollegare corpo e mente, spesso separati dalle tensioni emotive, dallo stress o dall’apatia. Attraverso il movimento, il corpo racconta ciò che le parole non riescono a dire, scioglie rigidità interiori e restituisce presenza. Per questo la danza è oggi utilizzata anche come strumento terapeutico nelle cliniche e nei percorsi di psicoterapia, per migliorare il tono dell’umore, la consapevolezza corporea e la fiducia in sé stessi.

Ballare significa riconnettersi alla vita: respirare, sentire, lasciar fluire ciò che dentro di noi chiede solo di essere espresso. Non servono passi perfetti né coreografie complesse. Basta una canzone, un respiro profondo e il coraggio di muoversi.
Perché, come dimostra la scienza, il movimento è una delle medicine più potenti che abbiamo e danzare è il modo più naturale e antico che conosciamo per guarire, dentro e fuori.

🍎
Fonte: Koth et al, The art in Psychotherapy, 2014

12/10/2025

La relazione con nostra madre decide il nostro “dover essere”.
Noi ci adeguiamo (o ribelliamo ma è la stessa cosa) alle sue richieste esplicite e sottili.
È per lei che facciamo il patto di fedeltà, perché ci sentiamo in debito, diventiamo sue fedeli servitrici e protettrici, madri e tutrici, e assumiamo il suo lato oscuro, scendendo in terza dimensione per lei.
Prendiamo su di noi il suo corpo di dolore (karma).
Dobbiamo guardare i nostri sentimenti più profondi nei suoi confronti, quelli che abbiamo provato da bambine: di empatia, di pena, di dispiacere perché non era felice, conoscevamo la sua storia familiare triste, nostro padre non la trattava bene, e via dicendo.
Quei sentimenti hanno determinato in noi delle scelte sul piano sottile che ci coinvolgono ancora da adulte, facendoci reiterare il suo karma.
Tutto si è fermato lì, ai nostri primi 12 anni.
Tiratevi fuori da lì, dove vi siete fermate, e riprendete il cammino.
Le sofferenze di vostra madre non possono essere risolte da voi, ma fanno parte del percorso animico che vostra madre sta facendo su una linea dimensionale parallela.
Aiutatevi ad entrare nella vostra presenza vera, a vivere la vita attuale, di oggi, e a lasciar andare energeticamente la madre perché altrimenti la tenete legata alla linea karmica.
Entrambe restate bloccate dentro al karma.
Adesso dovete occuparvi di voi e della vostra vita, dovete riprendere a vivere per uscire dalla matrix artificiale.
Liberatevi da quegli obblighi di infelicità, è l’ora di vivere libere, di gioire, di giocare, di essere spensierate e leggere come non avete mai potuto fare.
Solo così scioglierete quelle catene che vi ha passato.
Ricollegatevi con la verità di voi.
Uscite da quel passato non passato, foriero solo di ombre e tenebre.
Cambiate dimensione.
Create una nuova linea spazio-temporale dove non c'è più il karma...
Con l'amore farete grandi trasformazioni...

ℒ𝓊𝒸𝒾𝒶 𝒢ℴ𝓁𝒹ℴ𝓃𝒾

23/08/2025

Quando dobbiamo ricorrere in continuazione ai castighi per farci obbedire dai nostri figli, qualcosa non sta funzionando in noi, né nella relazione.
In noi perché abusiamo del nostro potere e nella relazione perché facciamo sentire i figli impotenti e frustrati: noi abbiamo il coltello dalla parte del ma**co e possiamo applicare qualunque tipo di punizione per qualunque motivo e il figlio non ha la possibilità di difendersi.
Pensiamo a quanto potere abbiamo! E pensiamo a come a volte lo usiamo in eccesso perché ci dà il senso dell'autorità ed è l'unico modo per controllare i figli.
Avviene molto più frequentemente di quello che possiamo pensare che un genitore possa essere catturato dal senso di potere sul figlio e si faccia prendere la mano.
Magari esternamente è una bravissima e impeccabile persona, ma nelle relazioni famigliari diventa un aguzzino.
A livello di psiche tutto è possibile.
Ma a livello di cuore, a livello spirituale, a livello di anima dobbiamo lottare dentro di noi perché questo non succeda.
Noi genitori dobbiamo essere i tutori, gli angeli custodi dei nostri figli e non i persecutori.
Ci penserà già la vita a sottoporli a tante prove.
Noi dobbiamo essere una fonte di amore, dobbiamo vincere le forze psichiche del male dentro di noi e tutelare la crescita e lo sviluppo dei ragazzi.
Se, quindi, usiamo i castighi come forma ordinaria per imporci, stiamo sbagliando.
Abbiamo, cioè, creato una relazione di carceriere/carcerato che farà solo dei danni ai figli.
Dobbiamo avere il coraggio di pensare che siamo solo spaventati dalla spontaneità dei figli, dalla richiesta di verità di noi stessi davanti a cui ci mettono in continuazione.
Questo è il problema di fondo: i figli ci chiedono di essere veri, e noi abbiamo troppe maschere per riuscire a farlo.
E capita che reagiamo e rispondiamo violentemente, nascondendoci dietro ad un tipo di educazione prepotente e arbitraria.
I figli non hanno bisogno di essere educati in questa maniera: loro hanno già il senso del bene e del male, loro hanno già una bellissima scala di valori e l'idea di giusto e di sbagliato che però contrasta con la nostra adottata meccanicamente.
Ma genitorialità non significa dominio né dominio significa amore.

Ⓛⓤⓒⓘⓐ Ⓖⓞⓛⓓⓞⓝⓘ

20/08/2025

Far ridere i figli è rarissimo per noi genitori, praticamente ce lo neghiamo perché siamo in una posizione di educatore, soprattutto di giudice e quindi non ce lo possiamo permettere.
Pensiamo che sia incoerente con il dito puntato che abbiamo sempre su di loro, riteniamo che sia incompatibile con il tono di “Fai questo, fai quello” o peggio ancora con i rimproveri del tipo “Vedi? Lo sapevo che avresti sbagliato...” e via dicendo.
Perché questo è il nostro modo più frequente per rapportarci a loro: grugni, sgridate, rabbia, fastidio, rinfacciamenti.
Siamo veramente pesanti con loro, senza pensare che facendo ridere i figli, otterremmo tutto quello che il nostro attuale sistema educativo non riesce ad ottenere e anche molto ma molto di più.
Farli ridere, giocare, divertire li predispone alla positività, alla serenità e dà loro l'idea di essere amabili e non di essere sbagliati per definizione.
Ridere fa parte della vita e di noi, è indispensabile per il nostro benessere psicofisico ed è un vero medicamento nelle relazioni: escludendolo dal rapporto avranno l'idea che sia una cosa sciocca, se non negativa, e poi loro stessi copieranno il nostro modo di essere così “bacchettoni”.
Ma poi, ricordiamoci che il loro mondo è fatto di gioco e magia e quindi sarebbe un modo per parlare il loro linguaggio, per entrare nel loro mondo, senza pretendere anaffettivamente che obbediscano a ordini secchi perché “Si fa così e basta… Perché lo dico io e basta”.
Che idea passiamo della vita se non siamo capaci di ridere e di mantenere quella giocosità e leggerezza in cui loro vivono?
E comunque educare non significa mettere i musi o ricattare...

Luͧcͨiͥaͣ Goͦldͩoͦniͥ

16/08/2025

È impossibile rendere felice il partner.
Possiamo amarlo alla follia, rinunciare a tutto per lui, smuovere mari e monti per vederlo sorridere, per renderlo gioioso, ma se non riesce a combattere certi suoi draghi, la felicità non arriva dal nostro amore o da quello che facciamo per lui.
Quindi, non dimentichiamoci di noi nel rapporto di coppia, perché solo in questo modo diamo il permesso emotivo ed energetico anche all'altro di essere se stesso.
Altrimenti dovrà sforzarsi per essere come gli chiedete, dovrà ricambiarvi se fate le crocerossine, ma allora non c'è più verità, confronto, indipendenza, bensì una simbiosi oppressiva, con tutti i debiti che comporta.
Non accollatevi il compito di rendere felice il vostro partner, perché resterete deluse e frustrate.
Vi state comportando come con vostra madre, che avete cercato di rendere felice in tutti i modi (e continuate a farlo nel vostro campo morfico).
Dobbiamo prendere atto che noi non possiamo far felice nessuno.
Ognuno è responsabile di sé, che siano i genitori, il partner, gli amici.
Ognuno ha il suo cammino già scritto da percorrere e noi non dobbiamo interferire con il suo livello di consapevolezza e grado di risveglio e con la relazione che ha con se stesso nell’apprendimento delle lezioni che la sua anima sta imparando.
La felicità è una scelta molto personale, che non dipende dall'esterno ma dall'interno.
E allora non perdiamo tempo ed energie in cose che non ci spettano e ci portano fuori dal nostro sentiero.
É una presunzione dell’ego pensare di sapere cosa è meglio per gli altri.
Non riusciamo a conoscere i nostri demoni, figuriamoci quelli degli altri.
Occupiamoci di noi, diventiamo la nostra priorità: è una nostra responsabilità.
Dobbiamo occuparci di noi, perché lo scopo della vita è dare un senso alla nostra vita, non a quella degli altri.
Tutte le nostre energie devono andare nel cercare di rendere felici noi stessi, contro tutti i condizionamenti energetici e karmici che ce lo impediscono in questa dimensione dell’ombra.
Lo so che è difficile occuparci di noi stesse perché pensiamo di essere egoiste, ma è l'unica cosa che conta veramente nella vita, perché siamo il microcosmo che crea il macrocosmo, perché integriamo dentro e fuori di noi la lotta tra bene e male, perché siamo strumenti del disegno divino e il nostro significato esistenziale e spirituale è prioritario ai ruoli.
Questi servono per conoscerci e manifestarci, non per perderci.
E allora basta perdere tempo, inseguire falsi obiettivi.
Occupatevi di voi stesse, della relazione con voi e ogni giorno alla sera chiedetevi: “Oggi ho fatto abbastanza per me?” Ho creato armonia e pace nel mio regno interiore?
Solo così costruirete relazioni funzionali, pulite, sincere, vere anche con gli altri.
Da adulto ad adulto.

🄻🅄🄲🄸🄰 🄶🄾🄻🄳🄾🄽🄸

28/07/2025

La cosa più difficile è accettare di non essere state amate dai nostri genitori.
Li abbiamo idealizzati, abbiamo interpretato i loro comportamenti come gesti d'amore, abbiamo chiuso un occhio sui loro difetti, manie, maltrattamenti e li giustifichiamo in tutto, ci prendiamo persino le colpe, dicendo di essere state bambine difficili, impegnative.
Ma la verità è che loro non ci hanno nemmeno visto per quello che siamo.
Riconoscerlo fa parte del percorso di emancipazione e di evoluzione.
Loro non potevano farlo, per motivi energetici e spirituali.
Siamo su un pianeta-prigione dominato dal karma, qui non c'è amore incondizionato.
Riconoscere il vuoto che sentiamo in noi e dargli un nome fa malissimo.
Quel vuoto è l'incapacità dei nostri genitori di amarci.
Loro non conoscono il linguaggio dell'amore.
ma noi sì, noi siamo anime più evolute, noi siamo amore e se usciamo dal ruolo di figlie ferite e mancanti di amore, possiamo evolvere, possiamo procedere sul nostro cammino e darci il permesso di vivere perché siamo già complete, non ci manca niente.
Buttiamo via l'aspettativa e diventiamo noi i genitori di noi stesse che avremmo voluto.
Diamoci quell'amore che non abbiamo ricevuto.
Riconosciamo di non aver avuto quell'amore e quelle attenzioni che avrebbero alimentato la nostra anima.
Questo è il punto di arrivo e il punto di partenza.
Questo è legittimare la nostra felicità e scegliere l'amore contro ogni divieto.

ℒ𝓊𝒸𝒾𝒶 𝒢ℴ𝓁𝒹ℴ𝓃𝒾

Ci vuole coraggio.Cor-aggio: agio del cuore.È con la forza del cuore che invitiamo il nostro "disturbo" a tavola con noi...
28/07/2025

Ci vuole coraggio.
Cor-aggio: agio del cuore.
È con la forza del cuore che invitiamo il nostro "disturbo" a tavola con noi.

Cosa ci dice la Depressione ?
Roberto Cavaliere Psicoterapeuta

Indirizzo

Thiene

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 17:00
Martedì 08:30 - 17:00
Mercoledì 08:30 - 17:00
Giovedì 08:30 - 17:00
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