14/04/2026
Giovedì scorso ero a Roma, a scegliere pizzi per le mie clienti.
Non è la prima volta che mi sposto per trovare il materiale che mi occorre. E so che non sarà l’ultima.
In Abruzzo la produzione dell’abbigliamento si è ridotta enormemente.
I fornitori non servono più attivamente il territorio.
Le fiere di settore si svuotano.
Le aziende si rivolgono a chi fa grandi numeri.
E per un piccolo studio artigiano, accedere ad un certo tipo di materiali, richiede un lavoro di relazione lungo e paziente, fatto di presenza, di fiducia costruita a piccoli passi negli anni.
Non è un problema solo mio, né solo abruzzese.
È una realtà che riguarda tutta la filiera artigianale italiana: in un mercato che premia velocità e volume, chi lavora lentamente e in piccole quantità deve guadagnarsi ogni accesso.
Ho scelto di restare qui.
E con questa scelta ho scelto anche questo: spostarmi, cercare.
Lo faccio perché la selezione dei materiali definisce il carattere, la luce, il movimento dell’abito.
Sceglierli bene significa già iniziare a costruire, prima ancora di toccare le forbici.
Quando entro in un appuntamento come quello di giovedì non cerco solo quello che mi serve per uno specifico progetto. Cerco quello che so che piacerà a una cliente, quello che tengo in archivio perché il momento giusto arriverà, quello che mi accende un’idea.
Così, restando, continuo a cercare, a scegliere, a immaginare.
Restare non significa fermarsi.
Per me significa credere che anche da qui si possa creare valore, bellezza e visione.
E lavorare ogni giorno perché questo accada.