Dott.ssa Ilaria Bracuti Monaco - Psicoterapeuta

Dott.ssa Ilaria Bracuti Monaco - Psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Ilaria Bracuti Monaco - Psicoterapeuta, Psicoterapeuta, Via delle perle 16, Torre del Greco.

🖼 Psicologa Clinica
🛋 Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale presso Istituto di Psicoterapia Relazionale
Psicoterapia individuale, coppia e famiglia 🌈
📍Torre del Greco

La relazione psicoterapeutica é una relazione assolutamente inedita e unica nel suo genere. Permette infatti di entrare ...
05/02/2026

La relazione psicoterapeutica é una relazione assolutamente inedita e unica nel suo genere. Permette infatti di entrare in profonda intimità all’interno di una cornice che delinea dei confini molto chiari.
Il primo confine é determinato dal tempo e dallo spazio: facciamo terapia nello studio in un lasso di tempo specifico, questo dà una struttura al nostro rapporto che esiste in presenza solo in questo spazio/tempo e che necessita quindi di essere interiorizzato.
Il secondo é determinato dal pagamento: è una relazione asimmetrica nella quale un paziente si affida ad un professionista che se ne prende cura perché sta offrendo la sua professionalità. Ciò non inficia sugli affetti che in modo assolutamente naturale, umano e appunto intimo, nascono e crescono in questa relazione.
Il terzo confine é dato dalla “punteggiatura” della comunicazione: non é uno scambio reciproco, lo spazio é DEL PAZIENTE, della sua storia dei suoi affetti delle sue emozioni.

Cosa ne deriva?
Che tutto ciò che il terapeuta fa lo fa con il solo interesse di favorire il benessere del paziente. Che da quel benessere ne derivi, DI CONSEGUENZA, quello del terapeuta è una condizione auspicabile. Quando i miei pazienti sono felici, avvertono dei cambiamenti, si sentono meglio, IO SONO FELICE CON LORO (e ne sono altresì gratificata professionalmente).

Tutto ciò che accade all’interno della cornice - del setting - ha un senso e va significato all’interno della relazione. Non può essere trascurato o fatto a caso.
Un abbraccio tra paziente e terapeuta è un momento meraviglioso e va significato nella relazione affinché ogni azione possa essere terapeutica.
Ciò non significa che il terapeuta studi, valuti o diagnostichi anziché godersi quel momento, ma che INSIEME AL PAZIENTE (parlandone proprio) costruisce il significato di quel momento.

Sapete cosa significa poter sperimentare la bellezza di una relazione intima e intensa senza perdersi nell’altro?
Significa scoprire che TUTTE le relazioni possono curare se capiamo che l’unica condizione necessaria é che ci sia un
|IO| e un |TU|

“La domenica sistemica”, “Che ne dice Freud?”: il nostro incontro ha avuto nomi e identità diverse. È diventato poi un a...
02/02/2026

“La domenica sistemica”, “Che ne dice Freud?”: il nostro incontro ha avuto nomi e identità diverse.
È diventato poi un appuntamento sporadico fatto sull’onda della nostalgia, ma non é questo il senso che voglio abbia.

Il mio desiderio é creare uno spazio accogliente di confronto che possa diventare un appuntamento fisso e che abbia come scopo quello di riflettere insieme sulla terapia e tutto ciò che ne consegue, provando a dipanare dubbi, rispondere alle domande e alle curiosità per fare in modo che la terapia diventi sempre di più la nostra quotidianità.

É così che nasce, in questo 2026 “FUORI SEDUTA”, un nome per me molto importante che serve a chiarire un messaggio imprescindibile: lo spazio della seduta è insostituibile, ma qui possiamo parlarne.
Mi sono divertita molto a crearne la grafica e quindi l’identità, con due elementi per me identificativi del mio studio: la adorata poltrona gialla e le piante.

Ogni settimana (di mercoledì, perché per me è stato fino ad ora il giorno più importante della settimana), se emergono delle domande che lo consentono, le approfondiremo con un post, in modo da non restare in superficie e provare insieme a divulgare quanto più possibile cultura ed educazione alla psicoterapia.

Può sembrare l’ennesimo Q&A, ma mi piace pensare che possa diventare molto di più.
In questo 2026 per me ricchissimo di cambiamenti importanti, faticosi, ma che mi aiutano a costruire sempre di più la mia identità personale e professionale, “FUORI SEDUTA” diventa un mattoncino piccolo ma fondamentale.

Vi aspetto MERCOLEDÌ ♥️

Nel mio studio è cambiato qualcosa. Un tavolino nuovo, apparentemente un dettaglio. E invece no.Qualcuno l’ha accolto, q...
26/01/2026

Nel mio studio è cambiato qualcosa. Un tavolino nuovo, apparentemente un dettaglio. E invece no.
Qualcuno l’ha accolto, qualcun altro l’ha sentito come una distanza. “La vedo più lontana”, mi è stato detto. E lì, come spesso accade, non si stava parlando solo di un tavolino.

Il cambiamento arriva così: senza chiedere permesso. Sposta poco fuori, ma dentro muove molto. Tocca ciò che era stabile, ciò che ci faceva sentire al sicuro, anche quando non stava bene davvero.

Ogni cambiamento è una nascita, sì, ma anche una fine. E le fini fanno paura. Perché anche ciò che ci ha fatto soffrire era qualcosa che conoscevamo. Era casa, in un modo storto, ma era casa.

Cambiare significa perdere un appoggio, anche se fragile. Significa attraversare un vuoto prima che qualcosa di nuovo prenda forma.
Forse è per questo che il cambiamento spaventa sempre, anche quando è desiderato, anche quando promette di essere migliore.

Si muore un po’ per poter vivere.
Si lascia andare una versione di sé, una distanza, una vicinanza, un equilibrio. E quel passaggio chiede tempo, ascolto, delicatezza.

A volte il cambiamento passa da un tavolino.
Ma quasi sempre ci chiede la stessa cosa:
accettare di perdere qualcosa di conosciuto, per dare spazio a una vita che ancora non sappiamo immaginare.

Sono anni che uso l’agenda del telefono, per averla sempre a portata di mano, per non dimenticarla da qualche parte, per...
05/01/2026

Sono anni che uso l’agenda del telefono, per averla sempre a portata di mano, per non dimenticarla da qualche parte, per non dover rispondere ai miei pazienti “al momento non ho l’agenda risentiamoci poi”.
Da quest’anno l’Ordine le ha rimesse a disposizione e io mi sono fatta convincere un po’ da qualche collega, un po’ dalla fascinazione per il cartaceo a riprovarci.
Scettica, lo ammetto.
Perché se me la dimentico? Se mi scrive qualcuno quando non ce l’ho? Se mi scrivono mentre sono fuori?
E allora oggi tornando a casa con la mia agenda di carta nella borsa pensavo che questo potrebbe essere il mio proposito per quest’anno nuovo: darmi un tempo.
Quest’anno è stato meraviglioso, ma anche pieno, intenso e a volte sfiancante.
E allora potrei concedermi un tempo scandito da “ho l’agenda con me” o “ora non ho l’agenda”, dalle mie fragilità (che prevedo abbastanza scontate) del tipo “ho dimenticato l’agenda allo studio?!?”, da un tempo dedicato al lavoro e un tempo libero da questo.

Un insieme di fogli rilegati come possibilità simbolica:
rinunciare all’idea di dover essere sempre pronta, sempre disponibile, sempre performante.
Di dover rispondere immediatamente per non deludere.

Il mio proposito è impegnarmi al massimo, ma accettare che possa non bastare.
Rispondere ai bisogni, senza annullare i miei.

Ho capito che esserci non vuol dire farlo ad ogni costo, sopratutto quando il costo è smarrirsi. Vuol dire avere uno spazio interno pronto ad accogliere, scelto e curato, che non pesi ma arricchisca.

Ieri si è tenuto l’ultimo training delle Falconi 15: il primo gruppo di specializzazione che ho seguito come allieva did...
16/12/2025

Ieri si è tenuto l’ultimo training delle Falconi 15: il primo gruppo di specializzazione che ho seguito come allieva didatta.

Non userò molte parole, quelle importanti, vere, piene d’amore e gratitudine ce le siamo già dette nell’intimità del nostro cerchio, con gli occhi pieni di lacrime ma le gambe pronte a scoprire nuove strade.

Grazie alle didatte che hanno guidato questo gruppo, passare dall’essere allieva all’essere allieva didatta mi ha aperto gli occhi sulla cura, l’amore, l’impegno e l’enorme attenzione con cui vi occupate della formazione delle/dei terapeute/i che scelgono l come istituto di formazione.

Grazie a che è uno psicoterapeuta, non lo FA. Perché il suo sguardo sistemico mi insegna ad essere in connessione col mondo, perché l’autenticità con cui vive gli insegnamenti che trasmette dà vita a una magnifica Opera.

Grazie a la mia compagna di viaggio, accoglierti a bordo è stata una fortuna e non vedo l’ora di cominciare una nuova avventura insieme

E infine grazie ad ognuna di voi, avete fatto nascere una parte nuova e inaspettata in me, di cui vi sarò sempre grata e che non smetterà di accompagnarmi in stanza di terapia con i/le miei/mie pazienti.
Mi avete dato infinitamente più di quanto io abbia provato a dare a Voi. .rosaria_ardito .mar.89

Scusami se non sono fuggita al primo segnale, se agli occhi del mondo ho dato l’impressione di restare per scelta e non ...
25/11/2025

Scusami se non sono fuggita al primo segnale, se agli occhi del mondo ho dato l’impressione di restare per scelta e non per sopravvivenza.
Scusami se qualcuno ha creduto che avessi barattato la pelle con un po’ di compagnia,
come se il dolore potesse essere un compromesso sensato.

Scusami se sono cresciuta in una terra dove alle donne insegnano a chiedere perdono anche per ciò che subiscono, dove l’amore si confonde con l’obbedienza
e il rispetto con la rinuncia.
Scusami se ho cercato dentro di me
la colpa che non avevo, come se ogni suo scoppio di rabbia fosse un refuso della mia carne.

Scusami per la paura della solitudine,
quella che a volte sembra più feroce dei lividi, più buia delle notti insonni.
Per le volte in cui ho creduto di meritare solo briciole, come se non meritassi una tavola imbandita.

Scusami se ho creduto che l’amore fosse un sacrificio silenzioso, una preghiera di resistenza tramandata da madre in figlia,
da storia a storia, da cultura a cultura.
Non ero fragile:
ero stata educata a portare pesi che non mi appartenevano.

Oggi posso vedere:
la violenza non comincia da un gesto,
ma da un’idea.
Un’idea che si annida nelle parole,
nelle fiabe che ci raccontano,
nei modelli che ci mostrano,
nei “sopporta”, “comprendi”, “non farlo arrabbiare”.

Non ero cieca.
Ero immersa in un’ombra antica,
una storia scritta molto prima di me.
E adesso che la vedo
posso finalmente scioglierla.

Ti prometto che
non ti chiederò più “perché non sei andata via?”.
Ti chiederò soltanto:
“come posso proteggerti, adesso?”.

E questa volta, amore mio,
sarò io a restare.

La psiche a volte confonde memoria con destino e allora crediamo che ciò che è stato debba per forza ripetersi. Che l’am...
11/11/2025

La psiche a volte confonde memoria con destino e allora crediamo che ciò che è stato debba per forza ripetersi.
Che l’amore farà male come allora.
Che ancora una volta subirò un abbandono.
Che avere paura sia la sola strada che ho.

Ma la memoria non è un oracolo, è il racconto di ciò che è stato che va letto e rivisto, corretto e revisionato per trasformarlo in ciò che sarà, per fare in modo che il ricordo della strada non diventi la strada stessa, per non chiamare destino ciò che è il nostro copione emotivo.

Il lavoro terapeutico è spesso questo: rimettere ogni cosa al suo posto. Restituire al passato il suo tempo, togliendogli il potere di scrivere il futuro. Guardare le memorie senza lasciarsi intrappolare. Riconoscere che non siamo tenuti a ripetere nulla.

Il destino, quello vero, lo creiamo quando smettiamo di obbedire ai vecchi racconti e ci concediamo di immaginarne uno nuovo.

La terapia di coppia è un luogo dove la relazione si posa, respira e si lascia guardare.Uno spazio che rende chiari i bi...
06/11/2025

La terapia di coppia è un luogo dove la relazione si posa, respira e si lascia guardare.
Uno spazio che rende chiari i bisogni, restituisce voce ai silenzi e apre strade nuove.
Un percorso che, in ogni caso, offre strumenti per scegliere come stare insieme.

Cara stanza,Contieni il suono dei silenzi,i respiri sospesi,le risate improvvise che alleggeriscono l’aria.Le lacrime ch...
04/11/2025

Cara stanza,
Contieni il suono dei silenzi,i respiri sospesi,
le risate improvvise che alleggeriscono l’aria.
Le lacrime che scendono piano e le parole che trovano finalmente spazio.
Assisti a ricostruzioni lente, a verità che nascono timide, a corpi che imparano di nuovo a respirare.

Sei il palco di incontri che cambiano qualcosa, a volte non senza dolore.

Grazie per saper contenere tutto:
la fatica, la bellezza, il dubbio e la rinascita.
Per essere ogni giorno un luogo di cura —
non solo per chi mi affida la sua storia,
ma anche per me.

Con affetto,
Ilaria

Il ghosting è una parola nuova per un gesto antico: sparire.Chi lo subisce resta spesso nel silenzio a chiedersi perché,...
30/10/2025

Il ghosting è una parola nuova per un gesto antico: sparire.
Chi lo subisce resta spesso nel silenzio a chiedersi perché, cercando nel vuoto una spiegazione, un senso, una colpa.

Ma quel silenzio non parla solo di disinteresse: parla di paura.
Di chi non sa come restare, di chi non ha parole per dire un addio,
di chi fugge per proteggersi da qualcosa che non sa reggere — la vulnerabilità dell’altro, o la propria.

Eppure, anche chi resta ha una parte nel copione.
Restare può voler dire attendere, idealizzare, inseguire una chiusura che non arriva.
Può voler dire non accettare che l’altro non voglia più esserci, e trasformare l’assenza in un enigma da decifrare.
Chi resta, a volte, resta troppo: nell’attesa, nella fantasia, nella speranza che il silenzio cambi forma.

Parlare di ghosting non serve a giudicare,
ma a riconoscere che entrambi — chi va e chi resta —
si muovono nello stesso terreno fragile:
quello della difficoltà a separarsi.

Sparire o restare sono due estremi della stessa paura:
quella di ferire o di essere feriti.

Capirlo non giustifica, ma apre uno spazio.
Uno spazio per dire, per capire,
per scegliere relazioni in cui si possa salutarsi — anche quando fa male.

Roma 04.10.25Il dolore non visto si espande, macera, fermenta e prima poi esce fuori in modo più o meno consapevole, più...
05/10/2025

Roma 04.10.25
Il dolore non visto si espande,
macera, fermenta e prima poi esce fuori in modo più o meno consapevole, più o meno violento.
Scavalcare il meccanismo di difesa della negazione, aggiustare l’esame di realtà, renderlo tollerabile è sintomo di un Io funzionale, per questo, uno dei compiti della psicoterapia.
In quella sistemica, poi, impariamo a prenderci cura degli ambienti e dei legami per poterci prendere cura del singolo.

Così accade nel mondo: non basta guarire un frammento se l’intero sistema continua a sanguinare. La responsabilità è collettiva: vedere, nominare, manifestare.
Perché la realtà non scompare solo perché scegliamo di non guardarla.

E solo se la riconosciamo, possiamo trasformarla.

Con il gruppo delle Falconi 15, parlavamo di cosa significhi fidarsi.Non “fidarsi con riserva”, cioè restando sempre in ...
15/09/2025

Con il gruppo delle Falconi 15, parlavamo di cosa significhi fidarsi.
Non “fidarsi con riserva”, cioè restando sempre in guardia, nel sospetto, nel timore di essere feriti.
Ma fidarsi davvero.

Vuol dire accogliere che l’altro, a volte, potrà farmi soffrire.
Vuol dire sapere che delusione, rabbia, tristezza troveranno spazio
e che non sarà la fine del mondo, ma parte di esso.

È la nostra umanità fragile e legittima, che si incrina e si ricompone.
È la consapevolezza che la sofferenza, nelle relazioni, non è un incidente da evitare a ogni costo, ma un rischio inevitabile se vogliamo incontrarci davvero.

Così, fidarsi è un atto di coraggio:
Scegliere l’altro, anche quando non possiamo proteggerci da tutto.
Perché senza quel rischio, non ci sarebbe incontro.

Fidarsi non è proteggersi dal dolore,
ma credere che dentro il dolore ci sia ancora la possibilità di vita,
e dentro la vita, la possibilità di amore.

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Via Delle Perle 16
Torre Del Greco
80059

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