Dott.ssa Alessandra Daniele - psicoterapia e yoga

Dott.ssa Alessandra Daniele - psicoterapia e yoga neuropsicologia, psicoterapia, yoga, psicologia dello sport e mental training

24/04/2026

Meno schermi - Più carattere🥋

Il futuro dei tuoi figli si costruisce oggi.
Sul tatami imparano disciplina, rispetto e sicurezza in sé stessi… mentre si divertono davvero!

Il Brazilian Jiu-Jitsu non è solo uno sport:
è fiducia, controllo, crescita, rispetto e sicurezza in sé stessi… divertendosi davvero!

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È stato un piacere e un onore lavorare con una Donna così attiva e prodiga per gli altri, sempre in prima linea, sempre ...
23/04/2026

È stato un piacere e un onore lavorare con una Donna così attiva e prodiga per gli altri, sempre in prima linea, sempre dalla parte di chi aveva bisogno. Instancabile, hai dato valore al mio lavoro e al benessere di tanti pazienti. Donna rara e una grandissima perdita per Aism. Ciao cara Anna❤️

Con grande tristezza dobbiamo comunicarvi che ci ha lasciati la nostra cara Anna. Lascia un grande vuoto per tutti noi che la conoscevamo e per la nostra associazione.
Appena avremo data ed orari delle funzioni le pubblicheremo.

10/10/2025
20/06/2025
11/06/2025
09/06/2025

Il Master MAPS 2024/2025 si è concluso: un percorso intenso, condiviso e ricco di prospettive futureFelici ed orgogliosi vi presentiamo i nostri nuovi Psicologi dello Sport

09/06/2025

⭕️LA LEZIONE DELLA SCONFITTA

Gli adolescenti della generazione Z sono terrorizzati dall’idea di fallire, cadere, non essere abbastanza.
Sullo sfondo c’è la nostra ansia ed il terrore che ogni loro caduta possa essere letale.

Anche questa sera l’esempio di Jannik è prezioso.
Dopo 5 ore di scambi infuocati ha perso la finale di Parigi contro Alcaraz.
Come ha detto lui stesso a fine partita: “Credo che stanotte non riuscirò a dormire.”

Perdere fa male, ma fa parte della vita.
Nella società della prestazione però perdere equivale a morire e, questa angoscia di fondo, fa sì che molti giovani si ritirano:
- gli Hikikomori si ritirano dalla società;
- i ragazzi drop-out si ritirano da scuola;
- i NEET smettono di cercare lavoro;
- gli INCEL si ritirano dagli affetti.

Dobbiamo riflettere con gli adolescenti sul fatto che perdere non equivale a morire, ma, se proprio vogliamo parlare di sconfitta, l’unica vera sconfitta è non tentare.
Jannik ha perso, ma ha lottato per più di 5 ore con un avversario che, sulla terra rossa, è più forte di lui.

Nello stadio del Rolland Garros campeggia una scritta:
𝙇𝙖 𝙫𝙞𝙩𝙩𝙤𝙧𝙞𝙖 𝙖𝙥𝙥𝙖𝙧𝙩𝙞𝙚𝙣𝙚 𝙖𝙞 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙩𝙚𝙣𝙖𝙘𝙞.

Io la ribalterei così:
“Essere tenaci è LA vittoria.”

L’educazione della generazione Z deve ripartire da questo ribaltamento.
Se hai dato tutto e hai perso, probabilmente non dormirai stanotte, ma non perderai il rispetto e la stima di te.
Ed è questa la vittoria più importante.

Su questo tema ho scritto il fortunato libro:
Lezioni d’amore per un figlio.
(Feltrinelli)
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Volersi bene e saper essere tenaci sono due qualità che salvano la vita.

Educhiamoli alla sacralità del sacrificio.

P.S. Aiutami a condividere questo post.

12/05/2025
10/05/2025

Con profonda indignazione apprendiamo dell’arresto di un primario dell’Azienda Usl di Piacenza, accusato di violenza sessuale aggravata e atti persecutori nei confronti di più colleghe. I dati sono allarmanti: in 45 giorni di intercettazioni ambientali, gli inquirenti hanno documentato 32 episodi di violenza sessuale, comprese aggressioni, rapporti sessuali completi e rapporti orali imposti. Un vero e proprio sistema di abuso strutturato e reiterato, all’interno di un reparto ospedaliero, diretto da chi aveva potere gerarchico e controllo organizzativo.

Di fronte a un simile scenario, è inaccettabile che le indagini si siano protratte così a lungo, consentendo il ripetersi delle violenze prima dell’arresto. Le modalità investigative — basate su intercettazioni ambientali audio e video, senza intervento immediato — devono essere oggetto di seria riflessione. Quando la Polizia e la Magistratura assistono a reati in corso, il principio costituzionale di tutela dei diritti fondamentali IMPONE un bilanciamento tra esigenze probatorie e doveri di protezione immediata.
Non impedire un reato equivale a cagionarlo.
Tollerare la reiterazione della violenza per rafforzare un impianto accusatorio espone a responsabilità istituzionali gravi. Non si documenta solo la violenza: la si ferma.
È necessario anche accertare eventuali omissioni da parte della direzione aziendale, che potrebbe aver ignorato segnali, segnalazioni informali o un clima lavorativo segnato da terrore e sudditanza.

Chiediamo che venga garantita piena tutela alle coinvolte, che sia attivato un sostegno psicologico e legale indipendente, e che si avvii una valutazione urgente dei protocolli interni alla sanità pubblica contro e abusi.

Ribadiamo con forza: il luogo di lavoro non può essere un luogo di violenza.
Il silenzio, l'attesa, l'indifferenza istituzionale sono forme di complicità.


(foto da Corriere della Sera on line)

Indirizzo

Piazza Milano 8
Tortona
15057

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