14/04/2026
E le carote? Meglio cotte!
Se cotte, infatti, aumenta la biodisponibilità di composti come i carotenoidi, ad azione antiossidante.
E per i diabetici? Anche! Poveri, anche loro hanno bisogno di antiossidanti (a maggior ragione)… perché negarglieli!
Oltretutto suggeriscono fette biscottate e marmellata e dicono no alle carote cottte? Dei controsensi da paura!
E l’indice glicemico?
E qui cadiamo su una lacuna culturale. Di chi non conosce la differenza tra indice e carico glicemico!
L’indice glicemico non tiene conto, da solo, dell’impatto sulla glicemia, che invece dipenderà anche dalla quantità di carboidrati presenti nell’alimento. Ed ecco che interviene il CARICO GLICEMICO, il parametro che più ci interessa.
Il carico glicemico (CG) si ottiene semplicemente moltiplicando l’indice glicemico dell’alimento per i grammi di carboidrati contenuti nella porzione dell’alimento considerato e dividendo per 100 (quindi si calcola la percentuale di carboidrati). Ovvero:
CG = IG * g CARBOIDRATI / 100
👉 Se il risultato è uguale o inferiore a 10, il carico glicemico è basso.
👉 Se è uguale o superiore a 20 allora è alto e se è nel mezzo significa che è medio.
100 grammi di carote 🥕 cotte hanno un carico glicemico di 7,2 (quindi inferiore a 10).
Consideriamo oltretutto che i carotenoidi della carota (beta-carotene) sono maggiormente bio disponibili non solo con la cottura ma anche con l’aggiunta di grassi (olio extravergine d’oliva sarebbe il top) [1].
Ottime saltate in padella con olio extravergine d’oliva.
Approfondimenti nel mio libro 📕 “Questa non me la mangio” edito Terra Nuova Edizioni
Silvia Petruzzelli ©
[1] Alice S. Green, Andrea J. Fascetti. Meeting the Vitamin A Requirement: The Efficacy and Importance of β-Carotene in Animal Species. Scientific World Journal. 2016.