Samadhi Yoga Studio APS -Tortona - Marchio Registrato

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Sutra III.2 – Dhyāna“Dhyāna è il flusso continuo della mente verso lo stesso oggetto.”Taimni spiega che qui Patañjali de...
23/03/2026

Sutra III.2 – Dhyāna

“Dhyāna è il flusso continuo della mente verso lo stesso oggetto.”

Taimni spiega che qui Patañjali descrive il passaggio dalla semplice concentrazione (Dharana) alla vera meditazione.
• In Dharana: la mente si sforza di rimanere sull’oggetto
• In Dhyana: lo sforzo diminuisce e nasce una continuità naturale

La differenza chiave:
• Dharana = attenzione interrotta
• Dhyana = attenzione ininterrotta

La meditazione non è qualcosa che “facciamo”, ma qualcosa che accade quando le interruzioni cessano.

La mente normalmente:
• salta da un pensiero all’altro
• perde continuamente l’oggetto

In Dhyana invece:
si crea un flusso stabile, come un filo d’olio che scorre senza spezzarsi

Nella concentrazione torni sull’oggetto mille volte.
Nella meditazione, smetti di perderlo

• Dhyana non è rilassamento
• non è immaginazione
• non è “pensare a qualcosa di bello”

È uno stato di attenzione pura e continua.
AM

Yoga Sutra III.1 — Dharana“Deśa-bandhaḥ cittasya dhāraṇā”La concentrazione (dharana) è il fissare la mente su un punto.C...
23/03/2026

Yoga Sutra III.1 — Dharana

“Deśa-bandhaḥ cittasya dhāraṇā”
La concentrazione (dharana) è il fissare la mente su un punto.

Con questo sutra entriamo nella terza sezione, chiamata Vibhuti Pada, dedicata agli stati più avanzati della mente.

Secondo Taimni, dharana è il primo passo reale verso la meditazione profonda. Non è ancora meditazione completa, ma è la capacità di:
tenere la mente ferma su un oggetto scelto

Questo “oggetto” può essere:
• il respiro
• un punto del corpo
• un’immagine interiore
• un’idea o principio spirituale

Taimni sottolinea che la mente, normalmente, è dispersa e instabile.
Dharana è un atto di disciplina: limitiamo volontariamente il campo della mente.

Non significa eliminare i pensieri, ma:
impedire alla mente di vagare continuamente

È come raccogliere la luce diffusa e trasformarla in un raggio focalizzato.

La mente è come una fiamma al vento.
Con dharana, creiamo uno spazio protetto dove la fiamma può restare stabile.

• All’inizio, la concentrazione è interrotta frequentemente
• Il lavoro non è “non distrarsi”, ma tornare gentilmente all’oggetto
• Ogni ritorno è già pratica di dharana

Taimni insiste su questo punto:
la continuità arriverà dopo, qui si costruisce la base

Dharana è il primo gradino di una progressione:
1. Dharana – concentrazione
2. Dhyana – meditazione fluida
3. Samadhi – assorbimento totale

Questi tre insieme formano il Samyama, il cuore della pratica
Ogni volta che riporti la mente al presente, stai già praticando dharana.
Non è la perfezione che conta, ma la direzione.
Anna Maria Bello

Sutra II.54“Svaviṣayāsaṁprayoge cittasya svarūpānukāra ivendriyāṇāṁ pratyāhāraḥ.”Traduzione essenziale:Pratyāhāra è il r...
16/03/2026

Sutra II.54

“Svaviṣayāsaṁprayoge cittasya svarūpānukāra ivendriyāṇāṁ pratyāhāraḥ.”

Traduzione essenziale:
Pratyāhāra è il ritiro dei sensi dai loro oggetti, per cui i sensi imitano la natura della mente.

Secondo Taimni, questo sutra descrive un cambiamento nel rapporto tra mente e sensi.

Normalmente accade questo:
• I sensi corrono verso gli oggetti esterni
• La mente segue i sensi
• La coscienza resta dispersa nel mondo esterno.

Con Pratyāhāra succede il contrario:
• La mente si ritira dentro
• I sensi smettono di inseguire gli oggetti
• I sensi seguono la mente, non il mondo esterno.

Taimni sottolinea un punto importante:
non è repressione sensoriale.

Non significa:
• chiudere gli occhi con forza
• combattere i sensi
• bloccare le percezioni

Significa invece:

la mente diventa così raccolta che i sensi smettono spontaneamente di rivolgersi all’esterno.

Primi quattro membri:
• Yama
• Niyama
• Asana
• Pranayama

→ lavorano soprattutto sul corpo e sul comportamento

Da Pratyāhāra in poi:
• Dharana
• Dhyana
• Samadhi

→ lavorano direttamente sulla mente.

Sutra II.55

“Tataḥ paramā vaśyatendriyāṇām.”

Traduzione:
Da questo deriva il perfetto dominio sui sensi.

Quando Pratyāhāra diventa stabile, accade qualcosa di molto profondo:

i sensi non sono più tiranni della mente.

Nella vita ordinaria:
• vediamo qualcosa → nasce desiderio
• sentiamo qualcosa → nasce reazione
• un odore, un suono, un ricordo → trascina la mente.

Secondo Taimni questo significa che:

la coscienza è schiava degli stimoli sensoriali.

Con Pratyāhāra invece:
• gli oggetti non ipnotizzano più la mente
• i sensi diventano strumenti volontari
• la mente può dirigere l’attenzione dove vuole.

Questa è la vera “padronanza dei sensi”.

Non è insensibilità.
È libertà interiore.

Un esempio ;
Una persona senza Pratyāhāra è come qualcuno che:
• apre il telefono per 1 minuto
• e dopo 40 minuti è ancora sui social

La mente è stata catturata.

Una persona con Pratyāhāra:
• vede lo stimolo
• ma sceglie se seguirlo o no.

Questa libertà è indispensabile per la meditazione.

Sutra 54:
Pratyāhāra è il ritiro dei sensi dagli oggetti; i sensi smettono di inseguire il mondo e seguono la mente.

Sutra 55:
Da questo nasce il vero controllo dei sensi.

In pratica:

Pratyāhāra è il momento in cui:
• l’attenzione smette di essere dispersa
• la mente diventa raccolta
• la meditazione diventa possibile.

Finché i sensi guidano la mente, la meditazione è impossibile.
Quando la mente guida i sensi, nasce lo Yoga interiore.
Buona lettura Anna Maria Bello

https://www.salusnetwork.eu/la-forza-del-silenzio-entra-nelle-istituzioni-la-meditazione-come-nuova-frontiera-della-salu...
07/03/2026

https://www.salusnetwork.eu/la-forza-del-silenzio-entra-nelle-istituzioni-la-meditazione-come-nuova-frontiera-della-salute-pubblica/?fbclid=IwY2xjawQYC4ZleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR45JGZyFa5UpbzR-igna4gpCq7FzZbtHM4Ry5hU4PbuVJVIAWua6qy6uhA9Qw_aem_uwAsn2zGnNYJXn-qCZORAw

“Meditazione come strategia di promozione della salute. Conoscenze antiche e prove scientifiche moderne”Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva, Piazza della Minerva 3824 febbraio 2026 – dalle 9:30 alle 13:30 Dalla promozione della salute alla prevenzione, ...

06/03/2026

Sutra II.51

“Bāhya-abhyantara-viṣaya-ākṣepī caturthaḥ.”

Dopo aver descritto le forme di pranayama basate su inspiro, espiro e ritenzione, Patanjali introduce una quarta forma più sottile.

Secondo Taimni, questo pranayama:
• non dipende più dal controllo volontario del respiro
• trascende inspirazione ed espirazione
• nasce spontaneamente quando la mente diventa molto calma

In pratica, il respiro diventa così sottile da sembrare quasi sospeso.

questo significa capire che:
• all’inizio il pranayama è una tecnica
• con la pratica diventa uno stato naturale di quiete

Non si tratta quindi di trattenere il respiro con sforzo, ma di arrivare a una respirazione spontaneamente silenziosa, prodotta dalla calma mentale.

Sutra II.52

“Tataḥ kṣīyate prakāśa-āvaraṇam.”

Patanjali dice che, grazie al pranayama:

il velo che copre la luce interiore si assottiglia.

Taimni spiega che questa “luce” è la chiarezza naturale della coscienza.

Normalmente essa è coperta da:
• agitazione mentale
• emozioni
• distrazioni
• tensioni del sistema nervoso

Il pranayama agisce come una pulizia del sistema mente-energia.

Quindi
• il respiro non serve solo a rilassarsi
• serve a rendere la mente trasparente

Quando il respiro diventa più armonioso, la mente diventa più luminosa e lucida.

Sutra II.53

“Dhāraṇāsu ca yogyatā manasaḥ.”

Questo sutra spiega perché il pranayama è così importante nello yoga.

Il risultato è che:

la mente diventa capace di concentrazione (dharana).

Secondo Taimni:
• senza equilibrio del respiro
• la mente resta instabile e dispersa

Il pranayama rende il sistema nervoso più stabile, e quindi la mente diventa capace di:
• restare su un oggetto
• mantenere attenzione
• entrare nella meditazione

In altre parole:
asana stabilizza il corpo
pranayama stabilizza l’energia
e questo rende possibile la concentrazione.

Questi tre sutra mostrano il vero scopo del pranayama:
1. il respiro diventa sempre più sottile
2. la mente diventa più chiara e luminosa
3. nasce la capacità di concentrazione profonda

Quindi il pranayama non è solo un esercizio respiratorio, ma un ponte tra il corpo e la meditazione.
Buon fine settimana Anna Maria Bello

Contesto – Sezione II (Sādhana Pāda)La seconda sezione degli Yoga Sutra tratta la pratica (sādhana): come purificare la ...
03/03/2026

Contesto – Sezione II (Sādhana Pāda)
La seconda sezione degli Yoga Sutra tratta la pratica (sādhana): come purificare la mente, attenuare i kleśa (afflizioni) e avanzare verso il samādhi.

I sutra 48, 49 e 50 si trovano nella parte dedicata agli āsana e al prāṇāyāma, cioè alla stabilizzazione del corpo e alla regolazione del respiro come preparazione agli stadi interiori.

Sutra II.48
“Tato dvandvānabhighātaḥ”
Allora non si è più disturbati dalle coppie degli opposti.

Dopo aver stabilito l’āsana come posizione stabile e confortevole (II.46) e averne realizzato la perfezione attraverso il rilassamento e la meditazione sull’Infinito (II.47), accade qualcosa di molto importante:
Il corpo non è più causa di disturbo.

Le “coppie degli opposti” (dvandva) sono:

caldo / freddo

piacere / dolore

successo / fallimento

lode / biasimo

Secondo Taimni, questo sutra non significa che il caldo o il freddo scompaiano, ma che la coscienza non reagisce più automaticamente.
Il corpo diventa uno strumento stabile, non un centro di reazioni.

Quando l’āsana è realmente padroneggiata:

non si cambia posizione per ogni minimo disagio,

il sistema nervoso si equilibra,

la mente può interiorizzarsi senza interferenze.

Non è una questione di flessibilità fisica, ma di equilibrio nervoso e psichico.

Sutra II.49
“Tasmin sati śvāsa-praśvāsayor gati-vicchedaḥ prāṇāyāmaḥ”
Stabilito questo (l’āsana), il prāṇāyāma è l’interruzione del movimento inspirazione-espirazione.

Il prāṇāyāma inizia solo dopo la stabilità dell’āsana.

Taimni sottolinea che Patanjali non parla semplicemente di esercizi respiratori, ma di:
regolazione cosciente del flusso vitale (prāṇa) attraverso il controllo del respiro.

“Interruzione” non significa blocco forzato, ma:

rallentamento,

regolazione,

sospensione naturale del ritmo automatico.

Il respiro è il ponte tra:

corpo fisico

sistema nervoso

mente

Quando il respiro si calma, la mente si calma.

Il prāṇāyāma non è ginnastica respiratoria.
È un mezzo per:

ridurre l’attività mentale,

armonizzare le energie,

preparare al raccoglimento interiore (pratyāhāra).

Sutra II.50
“Bāhya-abhyantara-stambha-vṛttiḥ deśa-kāla-saṅkhyābhiḥ pari-dṛṣṭaḥ dīrgha-sūkṣmaḥ”
Il prāṇāyāma ha tre modalità (esterna, interna, sospesa), regolato secondo luogo, tempo e numero, e diventa lungo e sottile.

Patanjali distingue tre fasi:

Bāhya – ritenzione dopo l’espirazione

Abhyantara – ritenzione dopo l’inspirazione

Stambha – sospensione spontanea

Secondo Taimni:

inizialmente il controllo è volontario,

con la pratica diventa naturale,

infine il respiro si fa così sottile da sembrare quasi assente.

“Luogo, tempo e numero” indicano:

dove si concentra l’attenzione,

quanto dura ogni fase,

quante ripetizioni si fanno.

Ma l’obiettivo non è la tecnica in sé.
È rendere il respiro lungo (dīrgha) e sottile (sūkṣma).

Quando il respiro diventa sottile:
anche i movimenti mentali diventano sottili.

🧎‍♀️
Questi tre sutra mostrano una progressione chiara:

Āsana stabilizzato → il corpo non disturba più

Respiro regolato → il sistema nervoso si equilibra

Respiro sottile → la mente si prepara al silenzio

Secondo Taimni, qui Patanjali sta costruendo il ponte tra:

disciplina esteriore

controllo energetico

interiorizzazione della coscienza

Non è ancora meditazione profonda, ma è la condizione indispensabile perché essa avvenga.
Buona lettura
Anna Maria Bello

II.45samādhi-siddhir īśvara-praṇidhānātLa realizzazione del samādhi avviene attraverso l’abbandono a Īśvara. • Īśvara-pr...
24/02/2026

II.45

samādhi-siddhir īśvara-praṇidhānāt
La realizzazione del samādhi avviene attraverso l’abbandono a Īśvara.

• Īśvara-praṇidhāna = resa totale al Principio supremo.
• Non è devozione emotiva soltanto.
• È abbandono dell’ego, dell’idea “sono io che faccio”.

Il vero ostacolo al samādhi è l’ego.
Quando l’io personale si rilassa e si affida al Sé superiore:
• la tensione mentale diminuisce
• il senso di controllo si dissolve
• la coscienza si raccoglie naturalmente

La resa diventa un mezzo diretto per il samādhi.

II.46

sthira-sukham āsanam
La postura deve essere stabile e confortevole.

Qui Patanjali definisce l’āsana in modo essenziale:
• Sthira = stabile, fermo
• Sukha = comodo, senza sforzo

Non si parla di molte posture, ma della posizione meditativa.

Lo scopo dell’āsana è:
• rendere il corpo immobile
• eliminare disturbi fisici
• permettere alla mente di interiorizzarsi

Quando il corpo è dimenticato, la meditazione diventa possibile.

II.47

prayatna-śaithilya-ananta-samāpattibhyām
La postura si perfeziona attraverso il rilassamento dello sforzo e la contemplazione dell’Infinito.

Questo sutra spiega come rendere perfetta l’āsana.

1. Prayatna-śaithilya

Rilassamento dello sforzo.

Non significa mollezza, ma:
• eliminazione dello sforzo inutile
• abbandono della tensione muscolare
• economia energetica

L’āsana non si mantiene con rigidità, ma con equilibrio.

2. Ananta-samāpatti

Assorbimento nell’Infinito.

Taimni spiega che:
• Ananta può riferirsi al principio infinito della coscienza.
• Quando la mente si espande verso l’illimitato,
• il senso del corpo si dissolve.

La postura diventa stabile non per forza fisica, ma per espansione della coscienza.
Cari saluti
Anna Maria Bello

Sūtra 2.41sattvaśuddhisa umanasyaikāgryendriyajayātmadarśana-yogyatvāni ca  Traduzione essenziale:“La purezza di sattva,...
21/02/2026

Sūtra 2.41

sattvaśuddhisa umanasyaikāgryendriyajayātmadarśana-yogyatvāni ca

Traduzione essenziale:
“La purezza di sattva, la chiarezza mentale, l’unificazione dell’attenzione, la vittoria sui sensi e l’idoneità alla visione del Sé.” 

• Taimni interpreta questo sūtra come una descrizione dei risultati interni delle norme (niyama) e della pratica yogica: quando la mente è purificata da attaccamenti, passioni, conflitti interiori, sattva (la qualità di chiarezza, equilibrio e armonia) domina.
• Saumanasya – uno stato di pace e benessere interiore – diventa stabile.
• Ekāgrya – la mente diventa capace di focalizzarsi su un unico punto senza distrarsi.
• Questa purezza evolve fino a rendere la mente vincente sulle impressioni sensoriali (i sensi non dominano più l’attenzione), e così la mente diventa idonea a percepire la propria vera natura (la visione del Sé). 

Coltivare atteggiamenti di purezza mentale, equilibrio emotivo e disciplina interiore non solo “fa stare bene”, ma prepara la mente a un livello di percezione più profondo , un passo indispensabile prima di avanzare nella meditazione profonda.

Sūtra 2.42

saṃtoṣādanuttamasukhalābhaḥ

Traduzione:
“Dal contentamento deriva la felicità suprema.” 

• Per Taimni santoṣa (contentamento) non significa mera passività o rassegnazione, ma un luogo interiore di soddisfazione indipendente dalle condizioni esterne. 
• Quando la mente non cerca sempre “qualcosa in più” (oggetti, successi, emozioni), la gioia emerge da dentro invece che da fuori.
• Taimni sottolinea che questa felicità è “non superata” (anuttama sukha): non è transitoria, né dipende da piaceri sensoriali.

Applicazione pratica:
La pratica dello yoga orienta verso una “pace racchiusa dentro”, che non dipende da approvazioni o risultati.

Sūtra 2.43

kāyendriyasiddhirāśuddhīkṣayāt tapasaḥ

Traduzione:
“Perfezione del corpo e dei sensi sorge dalla disciplina che distrugge le impurità.”

• Tapas qui indica disciplina, rigore nel controllo delle tendenze impulsive e volontà forte.
• Secondo Taimni, il risultato di tapas non sono “poteri” come hobby o curiosità, bensì il dominio su se stessi: il corpo e i sensi cessano di essere schiavi delle abitudini e delle reazioni automatiche.
• L’“eliminazione delle impurità” è interna: rimuovere attaccamenti, desideri e paure che turbano l’equilibrio mentale.

Vediamo tapas non come sofferenza, ma come decisione cosciente di essere sinceri con se stessi: rispettare impegni, praticare costanza, affrontare le proprie debolezze.

Sūtra 2.44

svādhyāyād-iṣṭadevatā-samprayogaḥ

Traduzione:
“Dal svādhyāya (auto-studio) deriva il congiungimento con la Deità prescelta.”

• Svādhyāya significa auto-studio: studio di testi sacri, di sé stessi, riflessione profonda e introspezione.
• Per Taimni e nella sua interpretazione la connessione con la Deità scelta (iṣṭa-devatā) è simbolo della profonda relazione interiore con l’Assoluto o la realtà ultima che la pratica svela.
• Non si tratta di devozione esteriore, ma di un aumento della consapevolezza e connessione con il proprio centro spirituale.

Sottolinea l’importanza della riflessione personale, della lettura sacra e dell’osservazione dei propri processi mentali come parte integrante del cammino yogico, non meramente come “aggiunta” alla pratica fisica.

1. Pace interiore e chiarezza (2.41): La mente viene affinata e resa stabile attraverso la purificazione interiore.
2. Contentamento profondo (2.42): La felicità yoga nasce dentro, non dalle condizioni esterne.
3. Disciplina trasformativa (2.43): Il rigore porta a una padronanza reale di corpo e sensi, libera da abitudini impulsive.
4. Auto-studio e connessione spirituale (2.44): La conoscenza di sé e l’impegno interiore conducono a un’unione profonda con la realtà ultima.
Buona giornata Anna Maria Bello

30/01/2026

Yoga Sutra – Sādhana Pāda (Sezione II)

Sutra II.34

Sanskrito
Vitarka hiṁsādayaḥ kṛta-kāritā-anumoditā
lobha-krodha-moha-pūrvakā
mṛdu-madhya-adhimātrā
duḥkha-ajñāna-anantaphalā iti pratipakṣa-bhāvanam

Traduzione
I pensieri negativi come la violenza, sia che vengano compiuti direttamente, fatti compiere ad altri o semplicemente approvati,
originati da avidità, rabbia o ignoranza,
di intensità lieve, media o forte,
producono come frutto sofferenza e ignoranza senza fine.
Su questi va praticata la coltivazione del pensiero opposto.

Taimni sottolinea che la violenza non è solo un’azione fisica, ma un movimento mentale profondo.
Anche pensare, giustificare o approvare la violenza crea samskāra (impressioni) che rafforzano l’ignoranza.

Punto chiave :
• Non basta “non fare del male”
• È necessario trasformare il modo di pensare

La pratica indicata è Pratipakṣa Bhāvanam:
quando sorge un pensiero distruttivo, si coltiva consapevolmente il suo opposto (benevolenza, comprensione, chiarezza).

Secondo Taimni, questa pratica:
• indebolisce gradualmente le tendenze negative
• purifica il campo mentale
• prepara la mente alla meditazione profonda

Sutra II.35

Ahiṁsā-pratiṣṭhāyāṁ tat-sannidhau vaira-tyāgaḥ

Traduzione
Quando la non-violenza è saldamente stabilita,
in presenza di tale persona ogni ostilità viene abbandonata.

Qui Taimni evidenzia un punto potentissimo:
Ahimsa non è un comportamento morale, ma uno stato dell’essere.

Quando la non-violenza è:
• stabile
• spontanea
• priva di sforzo

allora diventa una forza reale, che agisce sull’ambiente.

E’ importante capire che:
• non si tratta di “controllarsi”
• ma di trasformare la coscienza

Una persona radicata in Ahimsa:
• non genera paura
• non provoca reazioni aggressive
• crea armonia semplicemente con la sua presenza

Taimni interpreta questo sutra come una legge naturale:
la mente completamente pacificata neutralizza il conflitto intorno a sé.

• II.34 → osservare e trasformare i pensieri negativi
• II.35 → il risultato naturale di una mente non violenta
• Ahimsa è una disciplina interiore, non solo etica
• La pratica mentale precede sempre la trasformazione esterna

Buona lettura Anna Maria Bello

Mercoledì 4 febbraio ore 20.30Bagno di Gong con Paola Simonelli
24/01/2026

Mercoledì 4 febbraio ore 20.30
Bagno di Gong con Paola Simonelli

Indirizzo

Via Cavalieri Di Vittorio Veneto 4/a
Tortona
15057

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 18:30
Martedì 16:00 - 19:00
Mercoledì 16:00 - 19:00
Giovedì 16:00 - 18:30

Telefono

+393389357661

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