Studio di fisioterapia Sabrina Nepomuceno

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14/04/2026

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

03/04/2026

Muscolo GASTROCNEMIO: ecco perché ti può causare FASCITE PLANTARE.

Se ti dicessero che uno dei principali responsabili del dolore sotto al piede è un muscolo che sta a metà gamba, probabilmente ti sembrerebbe strano.

Eppure il gastrocnemio, il muscolo che forma la parte "bombata" del polpaccio, ha un collegamento diretto e potentissimo con la fascia plantare.

E capire come funziona questo collegamento ti fa guardare la fascite con occhi completamente diversi.

Il gastrocnemio è un muscolo particolare: parte da dietro il ginocchio (si aggancia al femore, l'osso della coscia) e scende lungo tutta la gamba fino a fondersi nel tendine d'Achille.

Attraversa due articolazioni: il ginocchio e la caviglia.

Questo lo rende un "ponte" tra quello che succede nella parte alta della gamba e quello che succede al piede.

Il tendine d'Achille si inserisce sul calcagno, cioè l'osso del tallone.

E dal lato opposto dello stesso osso parte la fascia plantare, che corre sotto il piede fino alle dita.

In pratica, il calcagno è una specie di puleggia: la tensione che arriva dall'alto attraverso il tendine d'Achille "gira" intorno all'osso e si trasmette direttamente sotto il piede.

Gastrocnemio, tendine d'Achille e fascia plantare sono meccanicamente un unico sistema.

Ora, il gastrocnemio è uno dei muscoli che più facilmente diventa rigido nella vita quotidiana.

Stai seduto molte ore? Il gastrocnemio resta in accorciamento.

Stai molto in piedi? Il gastrocnemio lavora costantemente senza mai allungarsi.

Cammini sempre con le scarpe? Il tallone rialzato tiene il gastrocnemio accorciato.

E un gastrocnemio rigido tira costantemente il tendine d'Achille verso l'alto, che tira il calcagno, che scarica tensione sulla fascia plantare.

Ogni singolo passo, tutto il giorno, tutti i giorni.

La fascia plantare non è un muscolo: è tessuto connettivo, fibre di collagene dense e compatte.

Non si "stanca" e si riprende come un muscolo: si logora.

Lentamente, progressivamente, fino a quando il tessuto inizia a degenerarsi.

Ecco cos'è la fascite plantare: non un'infiammazione (nonostante il nome), ma una degenerazione da sovraccarico cronico.

E quel sovraccarico, nella grande maggioranza dei casi, arriva dall'alto.

Ma c'è un altro aspetto importante: siccome il gastrocnemio attraversa anche il ginocchio, la sua tensione non dipende solo da lui.

Ischiocrurali rigidi tirano il ginocchio, che aumenta la tensione sul gastrocnemio.

Glutei deboli cambiano la meccanica del bacino, che cambia il carico sulla gamba, che cambia la tensione sul polpaccio.

Il gastrocnemio è il punto dove tutta la rigidità della catena posteriore si concentra prima di scaricarsi sul piede.

Ecco perché un buon protocollo per la fascite plantare dedica moltissimo lavoro al gastrocnemio e a tutta la catena che gli sta sopra.

Lavorare solo sul piede è come trattare il sintomo ignorando la causa.

Ricondizionare il gastrocnemio, allungare gli ischiocrurali, riattivare i glutei: questo toglie davvero carico alla fascia plantare 💪

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03/04/2026

Accavalli le gambe e poi ti fa male la SCHIENA? Il problema non è il gesto, è cosa c'è sotto.

Quante volte hai sentito dire "non accavallare le gambe, fa male alla schiena"?

È uno di quei consigli che girano ovunque, e che suona logico.

Peccato che ci siano milioni di persone che accavallano le gambe tutto il giorno senza il minimo fastidio.

E altre che lo fanno per dieci minuti e si ritrovano con un dolore profondo nella bassa schiena.

Se il gesto fosse davvero il problema, dovrebbe fare male a tutti.

La vera domanda non è "accavalli le gambe?" ma "perché il tuo corpo non riesce a gestire quel gesto?"

Per capirlo, bisogna partire da una struttura che quasi nessuno conosce per nome: l'articolazione sacro-iliaca.

Mettiti le mani sulla bassa schiena, appena sopra i glutei.

Senti quelle due piccole "fossette" ai lati della colonna? Ecco, sotto quelle fossette c'è la sacro-iliaca: il punto esatto dove la colonna si collega al bacino.

Non è un'articolazione che si muove molto: il suo lavoro è trasferire tutto il peso del corpo dalla colonna alle gambe, ad ogni passo.

Per farlo bene, deve essere stabile. E la stabilità dipende dai muscoli intorno.

Quando il gluteo medio è forte e attivo, "abbraccia" la sacro-iliaca dall'esterno e la tiene ferma come una morsa.

In quella condizione puoi accavallare, incrociare, sederti storto: il bacino regge, la sacro-iliaca resta stabile, e non succede nulla.

Il problema nasce quando il gluteo medio è debole (e ha mille motivi per esserlo).

Senza la sua protezione, la sacro-iliaca è esposta.

Ogni asimmetria diventa un problema: stare più su una gamba, sedersi sempre girato da un lato, e sì, anche accavallare sempre la stessa gamba.

Il bacino si carica in modo disomogeneo, la sacro-iliaca di un lato si irrita, e da lì parte quel dolore profondo nella "fossetta" che molti conoscono bene.

Un dolore sordo, difficile da localizzare, che a volte scende nel gluteo, a volte sembra spostarsi nell'inguine.

Ecco perché il consiglio "non accavallare le gambe" è un cerotto: ti toglie il gesto ma non risolve il motivo per cui quel gesto ti dà fastidio.

La soluzione non è stare seduto come una statua per il resto della vita.

La soluzione è avere muscoli che stabilizzano il bacino così bene da poter gestire qualsiasi posizione.

Quando il gluteo medio torna a fare il suo lavoro, la sacro-iliaca è protetta, il bacino è stabile, e puoi sederti come ti pare senza che la schiena protesti.

Non è il gesto che fa il danno: è il muscolo che manca a renderlo pericoloso 💪

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03/04/2026

Dolore al tallone la MATTINA: ecco cosa succede davvero durante la notte.

Ti alzi dal letto, appoggi il piede a terra, e senti quella f***a sotto il tallone che ti fa zoppicare per i primi passi.

Poi cammini un po' e migliora.

Ti siedi per un'ora, ti rialzi, e la f***a torna.

È il sintomo più classico della fascite plantare, e quasi tutti quelli che ce l'hanno lo descrivono nello stesso identico modo.

Ma perché succede proprio al mattino, e perché poi migliora?

Il meccanismo è affascinante, e capirlo ti fa guardare il problema in modo molto diverso.

Di notte, quando dormi, il piede si rilassa in una posizione naturale con la punta leggermente verso il basso.

In questa posizione la fascia plantare si accorcia: le fibre di collagene si "rilassano" e il tessuto danneggiato inizia un piccolo processo di riparazione.

Durante la notte, il corpo cerca di aggiustare le micro-lesioni della fascia depositando nuovo collagene.

Fin qui tutto bene.

Il problema è quello che succede al primo passo.

Quando appoggi il piede a terra e ti alzi, il peso del corpo stira la fascia di colpo.

Quelle fibre che si erano parzialmente riparate durante la notte vengono ri-stressate all'improvviso, come ti**re una corda che si stava ancora incollando.

Le micro-riparazioni si ri-lacerano, e il sistema nervoso risponde con un segnale di dolore forte e immediato.

Poi cammini, la fascia si "scalda", si adatta progressivamente alla tensione, e il dolore cala.

Non perché il problema sia sparito, ma perché il tessuto si è ri-adattato al carico.

Stessa cosa quando ti rialzi dopo essere stato seduto a lungo: la fascia si era di nuovo accorciata, e il primo passo la stira di nuovo.

Ora, c'è una buona notizia in tutto questo.

Il fatto che il dolore migliori con il movimento è un segnale relativamente positivo: significa che la fascia riesce ancora ad adattarsi al carico.

La situazione diventa più preoccupante quando il dolore resta costante anche camminando, ma nella maggior parte dei casi non è così.

Il punto chiave è un altro: quelle fibre che si ri-lacerano ogni mattina lo fanno perché la fascia è sotto troppa tensione.

E la tensione non arriva solo dal piede.

Arriva dalla catena posteriore: polpacci rigidi, ischiocrurali accorciati, glutei che non lavorano.

Tutta quella rigidità si scarica verso il basso, e ogni mattina la fascia paga il conto.

Ecco perché il protocollo giusto non lavora solo sul piede: lavora su tutta la catena che gli sta sopra, per togliere la tensione che ogni notte mette la fascia in condizione di ri-lacerarsi al mattino.

Meno tensione dall'alto, meno stress sulla fascia, risvegli meno dolorosi 💪

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03/04/2026

SPINA CALCANEARE: quello che la radiografia non ti dice (e che conta molto di più).

Vai dal medico per un dolore al tallone, ti prescrivono una radiografia, e sul referto leggi: "presenza di spina calcaneare".

A quel punto nella tua testa si accende un'immagine molto precisa: c'è uno sperone osseo appuntito che ti punge il piede da dentro.

Sembra tutto chiaro: ecco il colpevole, ecco perché fa male.

Ma la radiografia ti sta raccontando solo una parte della storia, e neanche la più importante.

La spina calcaneare è una piccola protuberanza ossea che si forma nel punto dove la fascia plantare si aggancia al calcagno.

La trovi tra il 10% e il 20% della popolazione, e la maggior parte di queste persone non ha nessun dolore.

Camminano, corrono, fanno sport, e non sanno nemmeno di averla.

Questo ti dice una cosa fondamentale: quello che vedi sulla lastra non è necessariamente la causa del tuo dolore.

La spina è una risposta dell'osso a una tensione prolungata: la fascia plantare tira sul calcagno per mesi o anni, e l'osso reagisce producendo tessuto extra.

Come un callo sulla mano: non è il callo che ti fa male, è la presa che lo ha creato.

La radiografia fotografa il callo, ma non fotografa la presa.

E la "presa", nel caso del tallone, è molto più interessante di quello che si vede sulla lastra.

La fascia plantare è sotto tensione perché è l'ultimo anello di una catena muscolare che arriva da molto più in alto.

Dal calcagno risali al tendine d'Achille, poi ai muscoli del polpaccio, poi agli ischiocrurali, poi ai glutei, fino alla colonna.

È la catena posteriore: una sequenza continua di muscoli e tessuti dove la tensione si trasmette dall'alto verso il basso.

Quando un punto qualsiasi di questa catena è rigido, chi sta sotto si ritrova sovraccaricato.

E in fondo alla fila c'è la fascia plantare, che tira sul calcagno, che nel tempo produce la spina.

Niente di tutto questo compare sulla radiografia.

La lastra ti mostra un pezzetto di osso in più, ma non ti mostra i polpacci rigidi, gli ischiocrurali accorciati, i glutei che non lavorano.

Non ti mostra la catena di tensione che ha creato quel pezzetto di osso.

Ecco perché concentrarsi sulla spina è fuorviante: stai guardando il messaggio, non il mittente.

Il mittente è la tensione muscolare che arriva dall'alto.

E l'unico modo per "rispondere" è togliere quella tensione: ricondizionare i polpacci, lavorare sugli ischiocrurali, riattivare i glutei, e progressivamente adattare la fascia a reggere meglio il suo carico.

Quando la tensione cala, il dolore cala.

La spina resta lì sulla lastra, ma diventa quello che è sempre stata: un testimone silenzioso, non un colpevole 💪

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03/04/2026

Il GLUTEO è il muscolo più potente del corpo. Ed è anche quello che si spegne più facilmente.

Se dovessi scegliere il muscolo più importante del corpo umano, sceglierei il gluteo senza pensarci un secondo.

Non per l'estetica (quella è un bonus, e ci arrivo alla fine).

Ma perché il grande gluteo è il muscolo che ti permette di fare praticamente tutto quello che fai durante il giorno.

Ti alzi da una sedia? Gluteo.

Sali le scale? Gluteo.

Cammini? Gluteo ad ogni singolo passo.

Ti pieghi per raccogliere qualcosa e poi ti raddrizzi? Gluteo.

È il motore principale del corpo: il muscolo più grande, più potente, e più importante per il movimento.

Il paradosso è che è anche quello che si spegne con più facilità.

E il motivo è semplice: il gluteo è progettato per lavorare tanto, ma noi lo teniamo schiacciato su una sedia per la maggior parte della giornata.

Ore seduti, il gluteo resta inattivo, compresso, mai chiamato a contrarsi.

Il cervello ragiona in termini di efficienza: se un muscolo non viene mai usato, smette di attivarlo.

Non lo "perde", ma lo mette in standby.

Col tempo il gluteo diventa progressivamente più debole e meno reattivo, e il corpo inizia a trovare alternative.

E qui arrivano i guai.

Perché quando il gluteo non lavora, qualcun altro deve fare il suo mestiere.

Il primo a pagare è la colonna lombare: ogni passo che il gluteo non spinge, la lombare compensa con una piccola estensione. Moltiplicalo per migliaia di passi al giorno e la schiena si ritrova a fare gli straordinari, ogni giorno, senza mai riposare.

Il secondo a pagare è il piriforme: questo muscoletto profondo nel bacino deve stabilizzare quello che il gluteo non stabilizza più. Si sovraccarica, si contrae, e spesso irrita il nervo sciatico che gli passa accanto. Quel dolore profondo al gluteo che tanti conoscono spesso nasce qui.

Il terzo a pagare è l'anca: senza il gluteo che la controlla, l'articolazione perde stabilità e si sovraccarica ad ogni movimento.

In pratica, un gluteo spento mette sotto pressione tutta la catena, dalla schiena fino al ginocchio.

Ora, quando si parla di "rinforzare il gluteo", la prima cosa che viene in mente sono squat e affondi con pesi importanti.

Non c'è niente di male in questi esercizi: sono ottimi per chi vuole sviluppare forza massima.

Ma dal punto di vista funzionale, non centrano il problema.

Il gluteo non ha bisogno di imparare a sollevare un carico pesante: ha bisogno di riattivarsi nei gesti della vita quotidiana.

Stabilizzare il bacino quando cammini. Controllare la rotazione dell'anca quando scendi le scale. Proteggere la sacro-iliaca quando stai su una gamba. Fare da contrappeso allo psoas che tira il bacino in avanti.

Queste funzioni si allenano con un lavoro funzionale: esercizi che insegnano al gluteo a "riaccendersi" nel contesto dei movimenti reali, non solo a spingere un bilanciere.

E il lavoro funzionale non riguarda solo il gluteo isolato: riguarda tutto il bacino.

Lo psoas che deve rilassarsi, il gluteo medio che deve stabilizzare, i rotatori profondi che devono coordinare, gli addominali che devono sostenere.

Quando tutto il sistema torna a funzionare insieme, succedono diverse cose.

La schiena si scarica, perché non deve più compensare.

L'anca si stabilizza, perché il gluteo la controlla.

Quel dolore profondo al bacino migliora, perché il piriforme smette di sovraccaricarsi.

E sì, anche l'aspetto cambia: un muscolo che lavora tutti i giorni ha un tono e un volume diverso da uno che dorme.

Non diventerai un modello da copertina, ma la differenza si vede e si sente.

È il classico "due piccioni con una fava": ti alleni per la schiena, per l'anca, per muoverti meglio, e come bonus il profilo migliora.

L'estetica non è il motivo per cui lo fai. Ma è un bel regalo che arriva insieme al resto 💪

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03/04/2026

TACHICARDIA "senza motivo": quando il cuore accelera e il problema è nel COLLO

Premessa doverosa: se hai episodi di tachicardia, la prima cosa da fare è un controllo cardiologico. Sempre. Quello che racconto qui riguarda le situazioni in cui il cuore è stato controllato, è sano, e la tachicardia c'è lo stesso.

Detto questo, parliamo di una cosa che vive un sacco di persone e che genera un'ansia enorme.

Ti succede così: sei tranquillo, magari seduto sul divano o a lavorare, e all'improvviso il cuore parte. Accelera senza motivo apparente, a volte lo senti "ba***re forte", a volte sembra saltare un colpo.

Corri dal cardiologo, che ti fa l'elettrocardiogramma, l'holter, magari anche l'ecocardiogramma. Risultato: cuore perfettamente sano.

"Sarà lo stress", ti dicono.

Possibile. Ma se capita soprattutto nei periodi in cui il collo è più rigido, o dopo giornate lunghe al computer, o quando senti il trapezio particolarmente duro, c'è un collegamento molto più concreto di quanto pensi.

E quel collegamento ha un nome: nervo vago.

Il nervo vago è il più lungo nervo cranico del corpo. Parte dalla base del cranio, scende lungo il collo, e arriva fino al cuore, ai polmoni, allo stomaco e all'intestino.

È il "freno" del sistema nervoso: quello che rallenta il cuore, calma la respirazione, favorisce la digestione. Tutto ciò che il corpo fa quando è in modalità "relax" passa dal nervo vago.

Ed ecco il punto: nel suo percorso lungo il collo, il nervo vago passa in mezzo ai muscoli cervicali. Scorre accanto allo sternocleidomastoideo, vicino agli scaleni, a strettissimo contatto con le strutture che già conosciamo bene.

Quando questi muscoli sono rilassati, il nervo vago lavora indisturbato. Il "freno" funziona, il cuore mantiene il suo ritmo regolare, e il sistema nervoso resta in equilibrio.

Ma quando la muscolatura cervicale è cronicamente tesa, il nervo vago si trova in un ambiente costantemente "disturbato".

Non è una compressione meccanica diretta come un tubo schiacciato: è più un'irritazione di fondo. I muscoli tesi, lo stato infiammatorio locale, la rigidità cronica creano un ambiente in cui il nervo vago non riesce a funzionare al massimo dell'efficienza.

In pratica, il "freno" del cuore si allenta un po'.

E quando il freno si allenta, l'acceleratore prende il sopravvento: il sistema simpatico (quello che accelera il cuore) diventa dominante.

Il risultato è quel cuore che ogni tanto "parte" senza motivo, quelle palpitazioni che arrivano quando meno te le aspetti, quella sensazione di battito forte nel petto che ti fa pensare al peggio.

È lo stesso meccanismo che spiega perché la cervicale cronica spesso si accompagna ad altri disturbi "vagali": gonfiore addominale, digestione lenta, sensazione di nodo alla gola. Il nervo vago gestisce tutto questo, e se è disturbato nel collo, gli effetti si sentono ovunque lungo il suo percorso.

C'è un dettaglio che rende la situazione ancora più fastidiosa.

La tachicardia genera ansia. L'ansia irrigidisce i muscoli del collo. I muscoli del collo disturbano ulteriormente il nervo vago. E il cuore accelera ancora.

Riconosci lo schema? È lo stesso circolo vizioso di cui abbiamo parlato per l'ansia cervicale, solo che questa volta il sintomo è il cuore invece della rigidità.

E come per l'ansia, il circolo non si spezza da solo.

Rilassarsi non basta, perché il loop gira indipendentemente dalla tua volontà. E concentrarsi sul cuore non serve, perché il cuore sta benissimo: è il "freno" che funziona male.

Quello che serve è andare alla radice: rimettere in efficienza la muscolatura cervicale perché il nervo vago torni a lavorare in un ambiente favorevole.

Quando i muscoli del collo ritrovano elasticità e la tensione cronica si riduce, il "freno" torna a funzionare, il sistema simpatico si riequilibra, e quegli episodi di tachicardia inspiegabile si diradano.

Molte persone che iniziano a lavorare sulla cervicale scoprono che il cuore si calma come "effetto collaterale". Non è un caso: è lo stesso nervo che finalmente torna a fare il suo lavoro 💪

Se vuoi fare un lavoro ordinato e completo, scopri i miei nuovi ALLENAMENTI GRATUITI della serie "Cervicale a nuovo"!

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12/03/2026

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

31/01/2026

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20/01/2026

Il diaframma non vive nel vuoto.
Vive in un corpo che pensa, sente, reagisce.

Se è sempre in allerta, non sta rispondendo solo a un carico meccanico. Sta rispondendo anche a un contesto. A un sistema nervoso che non molla mai. A una soglia di sicurezza che si è abbassata. A uno stress che non fa rumore, ma occupa spazio.

Perché il respiro non è solo aria che entra ed esce.

È regolazione.
È percezione di sicurezza.
È dialogo continuo tra corpo e ambiente.

Quando una persona è stanca, preoccupata, sotto pressione, il diaframma non “si contrae per sbaglio”. Si organizza per proteggere.

E allora sì, possiamo lavorare sul muscolo. Ma se non consideriamo la persona che lo abita, stiamo intervenendo solo su una parte del problema. Il corpo non separa il biologico dal psicologico e dal sociale. Lo vivono già insieme.

Sempre.

E forse, più che chiedere al diaframma di rilassarsi, dovremmo chiederci se tutto il sistema.. carichi, aspettative, ritmo, paura del dolore.. glielo sta davvero permettendo.

20/01/2026

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

13/01/2026

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