Studio di fisioterapia Sabrina Nepomuceno

Studio di fisioterapia Sabrina Nepomuceno Dal lunedì al venerdì

15.00-20.00

20/01/2026

Il diaframma non vive nel vuoto.
Vive in un corpo che pensa, sente, reagisce.

Se è sempre in allerta, non sta rispondendo solo a un carico meccanico. Sta rispondendo anche a un contesto. A un sistema nervoso che non molla mai. A una soglia di sicurezza che si è abbassata. A uno stress che non fa rumore, ma occupa spazio.

Perché il respiro non è solo aria che entra ed esce.

È regolazione.
È percezione di sicurezza.
È dialogo continuo tra corpo e ambiente.

Quando una persona è stanca, preoccupata, sotto pressione, il diaframma non “si contrae per sbaglio”. Si organizza per proteggere.

E allora sì, possiamo lavorare sul muscolo. Ma se non consideriamo la persona che lo abita, stiamo intervenendo solo su una parte del problema. Il corpo non separa il biologico dal psicologico e dal sociale. Lo vivono già insieme.

Sempre.

E forse, più che chiedere al diaframma di rilassarsi, dovremmo chiederci se tutto il sistema.. carichi, aspettative, ritmo, paura del dolore.. glielo sta davvero permettendo.

20/01/2026

Scopri consigli pratici e approfondimenti sul benessere fisico e la fisioterapia. Leggi i nostri articoli su EduCare Fisio.

13/01/2026
17/12/2025

Hai mai provato a ti**re fuori la chiave dalla tasca mentre hai le mani intorpidite dal freddo? Fai quei movimenti strani, ti cade tutto, provi a stringere ma non senti bene le dita.. e intanto ti chiedi:

“Ma perché cavolo le mie mani fanno come gli va?”

Ecco.
Spesso non sono le mani.
Sono le tre “linee telefoniche” che partono dal gomito e arrivano alle dita: il nervo mediano, il nervo radiale e il nervo ulnare.

Tre fili. Tre storie.
E quando uno si infiamma.. il segnale va in tilt.

Questa immagine mostra i tre nervi più importanti dell’avambraccio, colorati e tracciati sulla pelle come mappe stradali.

NERVO MEDIANO (giallo)

È il nervo del “controllo fine”. Passa attraverso il tunnel carpale, innerva i flessori e dà sensibilità a pollice–indice–medio. Se soffre puoi avere formicolio notturno, presa debole e difficoltà a fare il “pinch”.

NERVO RADIALE (rosso)

Il nervo dell’estensione, dell’“apri tutto”. Dà forza a polso e dita quando devi afferrare, aprire e ti**re su. Se viene irritato puoi avere dolore laterale al gomito, mano “che cade” e difficoltà a estendere polso e dita.

NERVO ULNARE (blu)

Il nervo dell’anulare e del mignolo. Passa nel famoso “tunnel cubitale” al gomito, quello dove senti la scossa se ti picchi. Quando è irritato magicamente il mignolo è addormentato, la presa è instabile e hai perdita di forza ai muscoli intrinseci della mano.

Tutti credono che il formicolio sia: “Circolazione”, “freddo”, “cattiva postura”, “tunnel carpale”.

La verità?

Se formicola il pollice, non c’entra l’ulnare.
Se si addormenta il mignolo, NON è tunnel carpale.
Se fa male il gomito, potrebbe NON essere tendinite.
Se senti una scossa quando pieghi il gomito.. è l'ulnare infastidito.

Il punto in cui senti il formicolio dice già qual è il nervo coinvolto.

La mano non si addormenta “a caso”.
Si addormenta seguendo la linea elettrica del nervo che protesta.

Come quando un interruttore salta: tu vedi il buio, ma il guasto è più lontano.

Mediano: sindrome del tunnel carpale, pronator syndrome, compressioni del lacerto fibroso.

Radiale: radial tunnel syndrome, PIN entrapment, crossover con ECRB in epicondilalgia.

Ulnare: cubital tunnel syndrome, Guyon’s canal, tensione fasciale anteriore del flessore ulnare del carpo.

Pattern differenziabili al 99% da distribuzione sensitiva, debolezze selettive, test di provocazione, tensione al gliding neurale.

“E QUINDI?”

Se una persona dice: “Mi si addormentano le dita” la domanda giusta non è perché?
È: QUALI dita?

Da lì sai già cosa valutare: mediano, radiale, ulnare.

E soprattutto.. dove intervenire.

I nervi non sbagliano mai strada.
Siamo noi che leggiamo male i segnali.

Quando ti formicola la mano.. quale dito senti per primo?

Pollice?
Indice?
Mignolo?
Lato del polso?
Palmo?

La prossima volta che ti dicono “Ma è solo stress” tu sorridi: il tuo corpo non inventa.
Invia segnali. E, con la mappa giusta, si capiscono benissimo.

Post divulgativo. Non sostituisce la valutazione fisioterapica.

13/12/2025

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e leggerezza!"

Oggi parliamo di un infortunio che chi pratica sport conosce bene: la diastasi acromion-claveare. Sì, quell’episodio in cui cadi, ti rialzi.. e la spalla sembra dire: “Io resto qui, ma la clavicola sale un po’ più su, grazie!”

Cos’è e dov’è?

La diastasi acromion-claveare è una lesione dei legamenti che uniscono la clavicola alla scapola, precisamente tra acromion e clavicola. Quando questi legamenti cedono, le due ossa si separano più del normale.

Risultato?

Una sporgenza sulla spalla, detta anche “tasto di pianoforte”, perché se la premi.. rimbalza!

Curiosità divertente

Nei campi da rugby o mountain bike è praticamente un meme vivente: “Se non hai almeno una diastasi acromion-claveare.. non ti sei allenato abbastanza!” Ovviamente non è un invito a procurarsela, ma rende l’idea di quanto sia comune negli sport di contatto.

Come si sviluppa?

Di solito nasce da una caduta diretta sulla spalla, spesso con braccio addotto.
In base alla gravità (Rockwood I→VI), possono lesionarsi: i legamenti acromion-clavicolari, i legamenti coraco-clavicolari e nei casi peggiori, l’intera unità sospensoria della clavicola.

In parole semplici: più forti sono la botta e la trazione, più “si allarga” il rapporto tra acromion e clavicola.

Nella vita quotidiana

I sintomi classici includono: dolore nella parte superiore della spalla, fastidio nei movimenti sopra la testa, difficoltà a sollevare pesi, sensazione di “instabilità” o di spalla che “non è al suo posto” e la famosa protuberanza sulla clavicola.

Anche abbottonare una camicia o mettere la cintura dell’auto può diventare una missione da supereroe!

Parole complicate, spiegate semplici

Articolazione acromion-claveare: dove scapola e clavicola si toccano.

Legamenti coraco-clavicolari: le “corde” principali che mantengono la clavicola al suo posto.

Rockwood: la classificazione che dice “quanto è larga” la separazione.

Accenni di fisioterapia

Il trattamento dipende dal grado. Per i gradi I–II (i più comuni): gestione del dolore, recupero del movimento scapolo-toracico, rinforzo dei muscoli stabilizzatori (trapezio medio e basso, dentato anteriore), progressione del carico sulla spalla. Per gradi III (variabile) e superiori: valutazione ortopedica per eventuale stabilizzazione chirurgica

La fisioterapia mira a ridare controllo alla scapola, migliorare la cinematica e recuperare la funzionalità completa, anche negli sport overhead.

Curiosità scientifica

Nel 70% dei casi, anche con diastasi evidente, il paziente recupera piena funzionalità con il solo trattamento conservativo. Molti atleti professionisti continuano a giocare con una deformità residua.. senza alcun limite significativo. La sporgenza estetica dovuta al “tasto di pianoforte” può rimanere anche dopo la guarigione, ma non influisce sulla forza.

Conclusione

La diastasi acromion-claveare è un infortunio scenografico, ma spesso meno drammatico di quanto sembri. Con una buona riabilitazione, una spalla mobile e una scapola stabile, si torna alla vita quotidiana.. e agli sport più velocemente di quanto si pensi!

A sabato prossimo per il prossimo episodio! 👏

10/12/2025
05/12/2025

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