18/03/2021
I giovani, la salute mentale e la pandemia.
"Spaventati? Siamo agghiacciati. Mi sembra totalmente surreale ritrovarsi chiusi in casa senza poter più abbracciare, ridere, starnutire, vivere la tua vita" dice Denise (in foto), 16 anni, di Cervia. "Mi manca Lucio, Mati, Nina, Bea, i ragazzi che ti prestano le felpe, chi ti offre un biglietto dell’autobus quando sei in difficoltà, chi ti abbraccia quando hai bisogno, chi legge nel bar" aggiunge Anna, 18 anni, bolognese. Questo è solo uno stralcio del loro personale "Elenco delle persone e delle cose che mi mancano per colpa della pandemia"
Denise e Anna, come tutti gli adolescenti d’Italia, fanno parte della “Generazione Z”, ritrovatasi suo malgrado “Generazione Covid”. Ma che dentro, in un sentimento inespresso, taciuto, compresso si sta rassegnando all’idea di essere la “Generazione Mi manca”.
"Mi manca". È quello che silenziosamente urlano gli occhi di Sofia e Aron, Giorgia, Luca e Riccardo, Cheyenne e Matteo, tornando nei loro luoghi dell’anima, luoghi vuoti, spenti, assopiti. Un campo da basket, una piscina, una sala da biliardo, le scale di una scuola, un club, un centro giovani.
“I ragazzi non stanno bene”. Non solo è il titolo del progetto curato da “Parallelo Zero”, è qualcosa di più: è una consapevolezza necessaria e urgente, che dobbiamo fare nostra. È responsabilità delle istituzioni, delle famiglie, delle agenzie educative prenderne atto per elaborare presto - e in maniera efficace – strategie e azioni di intervento. "Ho paura che mia figlia si stia abituando a tutto questo", ha detto un Fiorello commosso poche settimane fa, interpretando un timore diffuso e giustificato che risiede nella pancia di migliaia di madri e padri. Questo anno drammatico non verrà restituito a nessuno. Alle nuove generazioni però dobbiamo restituire la fiducia.
L'articolo completo, con le storie raccolte e raccontate da Federico Taddia, è su La Stampa
Foto di Marco Trinchillo/PARALLELOZERO