Dr. Alessandro Vismara Biologo Nutrizionista e Chinesiologo

Dr. Alessandro Vismara Biologo Nutrizionista e Chinesiologo Biologo Nutrizionista e Chinesiologo con oltre 10 anni di esperienza. Offro programmi di allenamento e nutrizione personalizzati.

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27/04/2026

Il dibattito sul consumo di carne è spesso inquinato da posizioni ideologiche, ma se guardiamo alla realta' scientifica scopriamo che la risposta corretta è, come sempre, "dipende dal soggetto". Esistono profili metabolici e genetici specifici per i quali la riduzione, o in alcuni casi l'eliminazione della carne, non è una scelta etica ma una necessità fisiologica per preservare la salute a lungo termine.

Uno dei parametri principali da valutare è l'efficienza nel gestire il ferro eme e la predisposizione all'accumulo di ferritina. Soggetti con polimorfismi legati all'emocromatosi o con livelli di ferro cronicamente alti dovrebbero limitare drasticamente la carne rossa, poiché l'eccesso di ferro agisce come un potente pro-ossidante, innescando stress ossidativo e danni cellulari. In questi casi, il rischio di infiammazione sistemica supera i benefici nutrizionali dell'alimento.

Un altro fronte critico riguarda l'assetto lipidico e la salute cardiovascolare. Individui con ipercolesterolemia familiare o con una spiccata sensibilità ai grassi saturi dovrebbero moderare il consumo di carni grasse e processate per evitare un peggioramento del profilo LDL e dei marcatori di rischio vascolare. Allo stesso modo, chi soffre di patologie renali croniche deve monitorare l'apporto proteico totale, e le carni rappresentano spesso una fonte troppo densa che può sovraccaricare la funzione di filtrazione dei reni.

Infine, non dobbiamo dimenticare l'impatto sulla salute intestinale e sul microbiota. In presenza di forti disbiosi o patologie infiammatorie intestinali, un consumo eccessivo di carni rosse può favorire la crescita di batteri proteolitici che producono metaboliti potenzialmente tossici. Per questi soggetti, spostare la bilancia proteica verso fonti vegetali o pesci di piccola taglia può favorire un ambiente intestinale più equilibrato e meno infiammato.

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27/04/2026

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22/04/2026

Avete mai sentito parlare di ormesi? È un concetto fondamentale in biologia, che spesso dimentichiamo quando pensiamo alla nostra alimentazione. In parole povere, l'ormesi è il fenomeno per cui l'esposizione a una bassa dose di una sostanza potenzialmente tossica o dannosa induce effetti benefici sull'organismo, mentre dosi più elevate causano danni. È l'essenza del detto "ciò che non ti uccide, ti rende più forte".

Il concetto di ormesi è indissolubilmente legato alla legge della dose-risposta, che ribalta la logica lineare a cui siamo abituati. Se nel senso comune pensiamo che se una cosa fa bene, allora "più ne prendo e meglio è", la biochimica ci dice l'esatto contrario. La curva ormetica ha una tipica forma a "U inversa": esiste una finestra specifica, un dosaggio ideale, in cui lo stimolo stressogeno è sufficiente a scatenare la reazione di adattamento e potenziamento delle nostre cellule.

Questo principio si applica sorprendentemente bene anche alla nutrizione. Tendiamo a pensare che il cibo "sano" sia solo quello che ci fornisce nutrienti puri e privi di qualsiasi "difesa". In realtà, molte delle sostanze più benefiche negli alimenti di origine vegetale sono, di fatto, ormetiche.

Prendiamo, ad esempio, i tanto decantati polifenoli e antiossidanti presenti in frutta, verdura, tè e caffè. Queste sostanze sono state sviluppate dalle piante come meccanismi di difesa contro predatori e fattori di stress ambientale. Sono essenzialmente tossine a bassissima dose per noi. Tuttavia, quando le ingeriamo in quantità adeguate (quelle che troviamo comunemente in una dieta ricca di vegetali), il nostro corpo reagisce a questo lieve "stress nutrizionale".

Questa reazione ormetica è incredibilmente potente. Invece di esserne danneggiato, il nostro organismo risponde attivando le proprie riserve antiossidanti e i percorsi metabolici di riparazione cellulare. È come se stessimo allenando il nostro sistema di difesa antiossidante, rendendolo più robusto ed efficiente nel combattere l'invecchiamento e le malattie.

Ma l'ormesi nutrizionale non si ferma qui. L'esercizio fisico intenso, che induce temporaneamente stress ossidativo e danni muscolari, è un classico esempio di stimolo ormetico che porta a un adattamento positivo e a una maggiore forza. Allo stesso modo, il digiuno intermittente o la restrizione calorica possono essere visti come stress metabolici che, se gestiti correttamente, attivano processi ormetici che promuovono la longevità e la salute cellulare.

Il segreto, come sempre in biologia, sta nella dose e nella frequenza. Troppo stress, anche quello nutrizionale, può portare a danni e malattie.

Ma non dimentichiamo, il corpo e l'individuo, ha bisogno di stimoli, spesso, anche quelli negativi!

I semi sono dei giganti della nutrizione, capaci di trasformare ogni piatto in una fonte di salute. Dai semi di lino e c...
21/04/2026

I semi sono dei giganti della nutrizione, capaci di trasformare ogni piatto in una fonte di salute. Dai semi di lino e chia, ricchi di Omega-3 e fibre, ai semi di zucca, pieni di proteine e zinco, ognuno offre benefici unici. Aiutano a regolare la digestione, supportano il sistema cardiovascolare e combattono l'infiammazione. Usateli su insalate, vellutate o yogurt.

Il ferro non è tutto uguale in quanto a biodisponibilita'. Se la tua dieta include regolarmente carne rossa, fegato o mo...
21/04/2026

Il ferro non è tutto uguale in quanto a biodisponibilita'. Se la tua dieta include regolarmente carne rossa, fegato o molluschi, la tua preoccupazione riguardo all'assorbimento è minima. Il motivo? Il ferro eme.

Il ferro di origine animale è già legato a una proteina (eme) che lo protegge. Il corpo lo assorbe direttamente e facilmente, indipendentemente dal pH dello stomaco o da ciò che mangi insieme.

Il ferro di origine vegetale invece (non-eme), presente in legumi, cereali e spinaci, è molto più "instabile". È estremamente sensibile agli inibitori (come i fitati dei cereali o i tannini del tè) che ne bloccano il passaggio nel sangue.

Per chi segue una dieta plant-based o riduce drasticamente la carne, la Vitamina C (acido ascorbico) diventa l'unico vero alleato. Agisce convertendo il ferro vegetale (Fe 3+) nella sua forma ferrosa (Fe 2+), l'unica che l'intestino riesce a captare. Senza l'ambiente acido creato dalla vitamina C, gran parte del ferro vegetale che ingerite viene semplicemente eliminato.

19/04/2026

Molti pensano che per ottenere risultati serva fare sempre di più. Ma nella fisiologia dell'allenamento, il segreto non è fare il massimo possibile, ma il massimo recuperabile.

Per programmare con successo l'allenamento, dobbiamo muoverci tra quattro soglie dinamiche:

- MV (Maintenance Volume): Il minimo per non perdere i muscoli costruiti (utile in periodi di alto stress).

- MEV (Minimum Effective Volume): Il punto di partenza per innescare una crescita.

- MAV (Maximum Adaptive Volume): Lo sweet spot in cui ottieni i massimi guadagni.

- MRV (Maximum Recoverable Volume): Il tuo limite massimo. Oltre questo, non costruisci: rischi l'infortunio.

Un errore comune è contare le serie senza considerare lo sforzo. Il volume varia in base all’intensità. Se porti ogni serie a cedimento (RPE 10), il tuo MRV si abbassa drasticamente. Non puoi tollerare lo stesso volume di un allenamento con "buffer" (ripetizioni di riserva).

Portare tutto al limite riduce la capacità di allenarsi con la frequenza necessaria, satura il sistema nervoso ma al contrario, serie intense riducono il numero di set necessari (MEV) per vedere risultati.

In generale meglio non accumulare "volume spazzatura". Più le serie sono intense, meno ne servono. Il segreto di una ricomposizione corporea efficace, è trovare la dose minima di lavoro che garantisce la massima progressione.

Per esperienza dipende molto dal soggetto, dal suo genotipo e dall'esperienza, ad ognuno il suo volume individuale.

Uno studio del 2023 (Trommelen et al.)  ha dimostrato che consumare 100g di proteine in una volta sola attiva una rispos...
18/04/2026

Uno studio del 2023 (Trommelen et al.) ha dimostrato che consumare 100g di proteine in una volta sola attiva una risposta anabolica che dura più di 12 ore. La fine dell'era delle 20-30g di proteine a pasto. L'intestino non "butta via" l'eccedenza, semplicemente modula la velocità di assorbimento per nutrire i tessuti nel tempo.
Meno paranoie sul timing e piu sul fabbisogno giornaliero, aldila' della distribuzione.

Troppe donne vivono la diagnosi di PCOS come una condanna genetica o un problema confinato esclusivamente all'apparato r...
15/04/2026

Troppe donne vivono la diagnosi di PCOS come una condanna genetica o un problema confinato esclusivamente all'apparato riproduttivo. Questa visione parziale spinge spesso verso soluzioni estreme, diete da fame o eliminazione totale dei carboidrati, per non parlare di altre follie che non mi sento neanche di citare. Il tutto tralasciando completamente i pilastri biochimici della patologia.

La PCOS è, nella maggior parte dei casi, una manifestazione di iperinsulinemia e resistenza insulinica. L'eccesso di insulina stimola le ovaie a produrre androgeni, bloccando la maturazione dei follicoli e innescando il tipico quadro clinico.

Ma c'è un aspetto che raramente viene menzionato: nella mia esperienza professionale, le donne con PCOS sono tra le più forti che io abbia mai seguito in sala pesi. Questo profilo ormonale, se gestito e canalizzato correttamente, diventa un vantaggio atletico straordinario.

La chiave è smettere di combattere contro il proprio corpo e iniziare a sfruttare questa predisposizione. L'allenamento contro resistenze non serve a 'bruciare calorie', ma a creare nuovi recettori per il glucosio nel muscolo, migliorando la sensibilità insulinica e abbassando il carico ormonale sulle ovaie.

Sul piano nutrizionale, l'errore più comune è la restrizione calorica cronica, che spesso peggiora lo stress surrenale e la risposta ormonale. La strategia vincente si basa sulla stabilità glicemica: non è necessario eliminare i carboidrati, ma occorre gestirne il carico e la densità, abbinandoli sempre a quote adeguate di proteine e grassi sani per rallentare l'assorbimento degli zuccheri.

Un trucco semplice ma potente è invertire l'ordine di assunzione dei nutrienti: iniziare il pasto con fibre (verdure) e proteine permette di ridurre drasticamente il picco di insulina post-prandiale. Questo approccio non 'cura' solo il sintomo, ma agisce sulla causa radice, togliendo benzina al fuoco dell'iperandrogenismo senza la frustrazione delle diete da fame.

In conclusione, spesso, nel tentativo di gestire la PCOS, ci si perde in un labirinto di consigli contraddittori e dettagli trascurabili: l’ultimo integratore di tendenza, l'eliminazione ossessiva di singoli alimenti o protocolli di digiuno estremi.

La verità scientifica è più semplice, ma richiede più disciplina: nessuna soluzione "magica" può compensare la carenza dei pilastri fondamentali. La gestione del sonno per regolare il ritmo circadiano del cortisolo, una nutrizione basata su alimenti densi di nutrienti, il controllo dello stress e l'alternanza strategica tra fasi di deficit calorico e fasi di costruzione metabolica sono i veri motori del cambiamento. Senza una solida architettura interna fatta di abitudini e organizzazione, i dettagli rimangono solo rumore. La PCOS si vince con la costanza sui grandi numeri, non con la perfezione sui piccoli dettagli.

15/04/2026

Nel panorama della nutrizione, il latte vaccino è spesso ridotto a una scelta binaria: o sei intollerante al lattosio o non hai problemi. Ma questa visione ignora come le proteine del latte interagiscano con il nostro sistema immunitario e metabolico. Molti dei miei clienti, pur non manifestando deficit enzimatici evidenti per il lattosio e non avendo varianti che inducono intolleranza al lattosio nel gene LCT, sperimentano segnali di infiammazione sistemica che si traducono in ritenzione idrica, alterazioni cutanee, dolori articolari o un peggioramento dei marker infiammatori.

Il problema risiede spesso nella Beta-caseina A1, la proteina dominante nel latte commerciale. Durante la digestione, questa variante può liberare la Beta-casomorfina-7 (BCM-7), un peptide che in molti soggetti innesca risposte infiammatorie sistemiche. Non è una semplice indigestione, è una cascata biochimica che altera l'omeostasi intestinale. A questo si aggiunge un indice insulinico sproporzionato rispetto al carico glicemico del latte. Questa spinta ormonale attiva con forza il pathway mTOR, un regolatore della crescita cellulare che, se stimolato costantemente in un adulto, agisce come un acceleratore dei processi di invecchiamento.

Un discorso a parte meritano i prodotti derivati, come lo yogurt o i formaggi stagionati oltre i 24-36 mesi. In questi alimenti, il processo di fermentazione e la stagionatura riducono drasticamente il contenuto di lattosio e, soprattutto, iniziano una parziale predigestione delle proteine. Questo rende la matrice lattiero-casearia spesso più tollerabile e meno impattante sulla risposta infiammatoria sistemica rispetto al latte liquido. Inoltre, la scelta di prodotti derivati da piccoli ruminanti, come capra o pecora, offre un profilo proteico naturalmente privo di Beta-caseina A1, rappresentando un compromesso strategico per chi non vuole rinunciare a questi nutrienti ma punta a preservare l'integrità della propria barriera intestinale e la salute metabolica.

Il mio approccio non si basa su divieti dogmatici, ma sull'analisi della risposta individuale e, se necessario, sull'analisi del genotipo del paziente. In alcuni casi, ma non tutti, sostituire il latte vaccino con fonti meno immunogeniche o eliminarlo temporaneamente è la chiave per spegnere quel rumore infiammatorio di fondo che boicotta la propria salute.

14/04/2026

Molti guardano l'acido urico nelle analisi del sangue e pensano: 'Non ho la gotta, quindi sono a posto'.

Dal punto di vista della biochimica clinica, questa è una visione pericolosamente miope. L'iperuricemia (anche quella definita 'asintomatica' o 'borderline') è in realtà un potente segnale di disfunzione metabolica e stress ossidativo intracellulare.

L'acido urico non è solo un prodotto di scarto; è un fattore che contribuisce attivamente a svariate patologie.

Alti livelli di urato inibiscono la biodisponibilità di ossido nitrico, essenziale per la funzione vascolare e il trasporto di glucosio; stimolano il sistema renina-angiotensina, alzando la pressione arteriosa prima ancora che compaiano altri sintomi ed agiscono come pro-ossidanti all'interno delle cellule, accelerando l'invecchiamento dei tessuti.

Invece di limitare solo le purine (la classica dieta 'senza carne rossa'), dobbiamo guardare al vero colpevole moderno: il fruttosio aggiunto e l'insulina alta, che bloccano l'escrezione renale di acido urico.

L'acido urico è un marker fondamentale per valutare la tua salute complessiva.

Sappiamo tutti che l'eccesso di grasso viscerale non è l'ideale esteticamente parlando. Ma la scienza moderna ci dice qu...
14/04/2026

Sappiamo tutti che l'eccesso di grasso viscerale non è l'ideale esteticamente parlando. Ma la scienza moderna ci dice qualcosa di molto più profondo: il tessuto adiposo disfunzionale è uno dei principali motori dell'invecchiamento accelerato. Lo chiamiamo Adipaging.

Il grasso viscerale non è un inerte deposito di energia. È un organo endocrino attivo che, quando ipertrofico, inizia a secernere citochine pro-infiammatorie (come IL-6 e TNF-alfa). Questo crea uno stato di infiammazione cronica di basso grado (inflammaging) che danneggia i tessuti sani.

L'Adipaging non riguarda solo le rughe, ma la biologia dell'organismo nel complesso:

- Senescenza cellulare: Le cellule adipose 'vecchie' smettono di dividersi ma non muoiono, emettendo segnali tossici che 'infettano' le cellule vicine.

- Accorciamento dei telomeri: L'infiammazione costante accelera l'usura del nostro orologio biologico.

- Resistenza Insulinica: L'adipaging boicotta la capacità dei muscoli di utilizzare il glucosio, alimentando un circolo vizioso di invecchiamento metabolico.

La buona notizia? L'adipaging è reversibile.
Non si tratta solo di 'mettersi a dieta', ma di ripristinare la funzionalità del tessuto adiposo attraverso la ricomposizione corporea e lo stimolo meccanico sui tessuti ostemuscolari.

Nel mio modo di lavorare, non puntiamo alla magrezza fine a se stessa, ma ad un corpo veramente sano. La vera longevità inizia dalla gestione della tua composizione corporea.

13/04/2026

Vi ricordate il film Erin Brockovich o, più recentemente, Cattive Acque? Spesso pensiamo che l'inquinamento da PFAS sia un problema industriale lontano, confinato a qualche falda acquifera contaminata. La realtà è che molti lo portano in tavola ogni giorno.

Gli PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono definiti 'forever chemicals' perché non si degradano. Nel nostro corpo agiscono come potenti interferenti endocrini, legandosi ai recettori ormonali e alterando il metabolismo lipidico e la funzionalità tiroidea.

Incredibile come alcune aziende siano ancora in grado di vendere prodotti con queste sostanze al loro interno!

In cucina, il rischio maggiore arriva dalle padelle antiaderenti in Teflon (PTFE) danneggiate. Quando il rivestimento si graffia o viene surriscaldato oltre i 260°C, inizia a rilasciare fumi tossici e microplastiche direttamente nel cibo.

Cosa consiglio ai miei clienti per una cucina davvero 'Evidence-Based'?

- Acciaio Inox: Inerte, eterno, perfetto per cotture ad alta temperatura.

- Ghisa o Ferro: Richiedono manutenzione, ma sono sicuri e migliorano la distribuzione del calore.

- Ceramica di alta qualità: Una buona alternativa se cercate l'antiaderenza, a patto che sia certificata PFAS-free.

La salute non si costruisce solo con i macro, ma anche eliminando ciò che silenziosamente boicotta il nostro corpo. Avete già controllato lo stato delle vostre padelle oggi?

Indirizzo

Trecate
28069

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 18:00

Sito Web

https://www.miodottore.it/z/BCxDra

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