10/03/2017
Concludo oggi la serie di abstract degli incontri APeC (avvicinare Psicologia e Cittadini) 2016
Associazione culturale e scientifica Psicologi Clinici Trento
Mercoledì 13 aprile 2016
UN BEL GIOCO DURA POCO
Relatrice: dott.ssa Giulia Tomasi – Psicologa
e-mail: giuliatomasiq@gmail.com
La nostra società si contraddistingue rispetto alle precedenti per la continua ricerca del piacere. Siamo sempre più abituati a volere nell'immediatezza una gratificazione e sempre meno a saper aspettare e stare nella frustrazione.
Ai nostri giorni risulta verosimile poter avere tutto subito e, spesso, a poco prezzo. Il gioco d'azzardo può apparire perciò la scorciatoia perfetta: una soluzione facile e comoda per risolvere i propri problemi.
I meccanismi alla base della maggior parte dei giochi sono complessi, non solo nei termini di statistiche matematiche, ma anche quando si parla di meccanismi psicologici. Infatti, nonostante sia statistico che al gioco si perde nella stra grande maggioranza dei casi, le persone continuano a giocare. Continuano a sperare.
Già nel 1700 Adam Smith diceva “Non è mai esistita e mai esiterà al mondo, un lotteria perfettamente equa. Tuttavia, nessun uomo, per quanto sano, è immune dall’assurda fiducia nella propria fortuna”. Attualmente, proprio facendo leva su questo concetto, i giochi d'azzardo sviluppano sempre più tecniche raffinate e subdole per attrarre le persone, per convincerle che giocare e, sopratutto, vincere è estremamente facile. Grazie a quest'evoluzione esponenziale dei meccanismi alla base dei giochi d'azzardo, nel 2015 la raccolta complessiva del gioco d'azzardo si aggirava intorno agli 88 miliardi (Vicedirettore dei Monopoli di Stato, Aronica).
Risulta interessante pertanto domandarsi “quali sono i giochi a cui giocano gli Italiani?”. Al primo posto (55%) ci sono gli apparecchi (slot e video-lottery); al secondo posto (13%) le lotterie istantanee (gratta e vinci). Sfortunatamente non è possibile al momento quantificare quale sia l'entrata relativa al gioco d'azzardo on-line, per quanto si stimi che il volume di questo fenomeno sia via via aumentando, soprattutto tra i giovani.
Queste stime riguardano globalmente il fenomeno del gioco d'azzardo, ma quanti italiani sono colpiti dalla dipendenza? Quante persone soffrono di gioco d'azzardo patologico (GAP). Si stima che il fenomeno colpisca 1-3% della popolazione italiana.
Ma si stima che per ogni giocatore patologico ci siano circa sette persone con lui coinvolte dai problemi conseguenti a tale patologia: un familiare o un amico, il datore di lavoro o persone alle quali sono stati richiesti prestiti. Ma quando il gioco diventa patologia? Quando la nostra ricerca di piacere, che ci spinge a giocare, diventa fuga dal dolore, che ci fa rifugiare nel gioco? Quando smettiamo di essere liberi di scegliere e diventiamo dipendenti?
E' chiaro che non si può generalizzare e dare una risposta che comprende tutte le singolarità di ogni persona. Custer (1985), uno dei primi studiosi nel campo del gioco d'azzardo patologico, aveva però tentato di identificare delle ricorrenze nella carriera dei giocatori. Ha così creato la “Scala di Custer”: una
scala composta da tre fasi discendenti, che descrivono la discesa verso la patologia. Secondo Custer le fasi caratterizzanti il percorso del giocatore sono tre: una prima fase detta “delle vincite”, alla quale si succede poi una seconda fase definita “delle perdite” ed infine la fase della “disperazione”. Il primo step è contraddistinto dalla voglia di giocare per divertirsi e passare il tempo distraendosi: la persona è convinta di poter smettere in ogni momento, di avere la situazione sotto controllo, di aver solamente trovato un nuovo passatempo; sperimenta l’eccitazione legata al gioco. Si ha l’impressione netta di vincere la maggior parte delle volte ed ci si ritene particolarmente abili nel gioco, ci si convince di essere in un periodo decisamente fortunato; si tiene conto soprattutto degli esiti positivi. La conseguenza diretta è che si aumenta la frequenza della giocate e la quantità di denaro scommesso. Le perdite sono solamente “rari ed isolati” casi, al quale si attribuisce facilmente una scusa, come per esempio la sfortuna; mentre invece le vincite sono merito di particolari capacità che la persona possiede. A questa fase inziale segue quella delle perdite: il gioco inizia ad essere un’attività sempre più solitaria ed è molto più presente nella vita della persona, sia per quantità di tempo investito sia per la quantità di pensieri che vi si rivolgono anche quando non si sta giocando. Il giocatore comincia ad accorgersi che, oltre a vincere, sta anche perdendo e le perdite sono sempre più rilevanti. Tutto ciò viene letto come “un voltafaccia della sorte” ed un personale fallimento, il periodo in cui si era baciati dalla fortuna è finito e le abilità sviluppate in tutte le precedenti partite non sono più sufficienti ad evitare la perdita. Nella vita quotidiana cominciano le menzogne e i segreti: diviene sempre più difficile giustificare le assenze da casa, i ritardi, le perdite di giornate al lavoro e la mancanza di denaro; inoltre il malumore conseguente all’essere “cosi sfortunati” inizia ad intaccare le sfere più personali del soggetto. Le bugie sommate alle continue perdite non fanno altro che aumentare irritabilità, rabbia, depressione e sensazioni negative.
Il pensiero martellante è quello di rientrare delle perdite, di chiudere questo brutto periodo e ritornare al più presto con un solo colpo magico alla vita spensierata di prima.
La persona tende a ripetersi che non appena avrà vinto un’ingente somma potrà finalmente smettere di giocare, ormai però si è troppo coinvolti nel gioco, non si è più in grado di uscire dal vortice nel quale si è stati risucchiati: comincia così la “rincorsa delle perdite”. Nel momento in cui ha la consapevolezza di non poter saldare i propri debiti, ci si auto-giustifica raccontandosi che si sta giocando solamente per guadagnare il denaro chiesto in prestito, per poterlo quindi restituire. Ciò innesca un pericoloso circolo vizioso, in quanto questo pensiero che continua a ripetersi viene utilizzato anche come “garanzia” a terzi per chiedere altri prestiti. Spesso giocando si tenta di fuggire da questa realtà opprimente e ansiogena: si aliena dalla realtà giocando ininterrottamente, creandosi una propria isola felice all’interno della quale nulla e nessuno può disturbarlo; i problemi non esistono più e così anche l’ansia e la depressione. Quando però poi si smette di giocare si viene rigettati nel mondo reale, con tutti i suoi problemi e le sue preoccupazioni, con tutti i debiti e le bugie raccontate; la situazione risultata talmente disperata che per fuggire, anche solo per delle ore, si ritorna immediatamente a giocare, o comunque si vorrebbe poterlo fare. Il gioco è ormai il centro del proprio mondo, è divenuto una realtà “magica” dove tutti i numeri sono combinazioni vincenti, le ricorrenze divengono giornate fortunate ed è possibile sviluppare un controllo sopra le macchine e il gioco stesso. Le menzogne ormai non sono più credibili e le persone vicine non si fidano più, il che scatena nel soggetto rabbia, irritabilità e accuse. Iniziano le telefonate a casa da parte dei creditori e spesso è la famiglia a riceverle; il giocatore può anche ostentare sicurezza ma lentamente si comincia a perdere la speranza. Così si entra nella terza fase: la disperazione.
Risulta evidente che i debiti non possono essere pagati, rendersi conto della reale situazione economica crea angoscia e disperazione e la situazione familiare ne risente gravemente: non sono rari casi di richieste di separazione o di divorzio. Ciò aumenta nel soggetto la disperazione e il senso di fallimento: cominciano i pensieri di suicidio e possono avvenire anche dei tentativi di togliersi la vita. La situazione è talmente critica che si rischia di compiere atti illegali, sempre per poter trovare denaro da poter giocare: non è più possibile chiedere prestiti, ma si possono rubare soldi, commettere rapine ad altri atti di genere. Nonostante la situazione sia estremamente degradata sotto differenti punti di vista il soggetto non riesce a smettere di giocare. Nonostante tutto vi è l’illusione di potersi ancora rifare con una grossa vincita. Come si può uscire da quest’ultima fase? Si aprono quattro possibili strade: la carcerazione (conseguente agli atti illegali ), la fuga, il suicidio oppure la richiesta d’aiuto.
In realtà, può anche accadere che queste alternative compaiano sporadicamente ela costante di base rimanga il gioco. Dalla dipendenza da gioco d'azzardo si può uscire. Ma se la strada che ci ha portato alla dipendenza era facile, veloce e piacevole il percorso per uscirne sarà estremamente lungo e difficile. Iniziare una terapia personale è necessario, come risulta molto utile anche la frequenza dei gruppi di automutuo-aiuto.
Anche i familiari possono intraprendere un percorso se lo desiderano, aiutando in questo difficile momento la persona-giocatrice. Risulta però necessario che il giocatore sia motivato al cambiamento e desideri smettere di giocare. Anche riguardo a questa mancanza o poco motivazione esitono interventi specifici e mirati che possono aiutare la persona ad intraprendere un percorso.
Come diceva Bob Proctor: il cambiamento è inevitabile, la crescita personale è una scelta.
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