Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Trento

Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Trento Pagina ufficiale dell'OMCeO della provincia di Trento

Conseguenze sanitarie ed ambientali degli impianti di incenerimento di rifiuti. In Italia una quota significativa di rif...
12/02/2026

Conseguenze sanitarie ed ambientali degli impianti di incenerimento di rifiuti.

In Italia una quota significativa di rifiuti urbani indifferenziati è ancora destinata all’incenerimento. Secondo le direttive europee la pratica dell’incenerimento , anche con recupero energetico, è una soluzione che nella scala gerarchica di gestione dei rifiuti si pone al penultimo posto, prima della discarica.
I prodotti generati da questo processo possono contaminare l’ambiente e molte sostanze sono tossiche per l’uomo.
I risultati degli studi epidemiologici sono spesso utilizzati per sostenere tesi diverse, ponendosi il settore dei rifiuti al centro di controversie e di interessi ,anche economici ,contrapposti. In Italia ,unici, usiamo il termine “termovalorizzatore” per indicare un impianto di incenerimento dei rifiuti solidi urbani o speciali, progettato per recuperare energia termica ed elettrica dalla combustione. Si pone così l’accento sulla produzione di energia a partire dai rifiuti, mitigando la percezione negativa collegata al termine “inceneritore”, così come viene ad ogni modo designato nella normativa europea . Altri trattamenti termici dei rifiuti sono la pirolisi, che si svolge in assenza di ossigeno, e la gassificazione, che prevede in un'ossidazione parziale.
In senso lato, si parla di "incenerimento" anche quando all'interno del processo sono presenti fasi di pirolisi e di gassificazione.Dalla combustione dei rifiuti si generano soprattutto emissioni gassose in atmosfera ed altre che interessano anche l’acqua e il suolo: i rifiuti con l’incenerimento non spariscono ma sono trasformati in emissioni più o meno inquinanti, acque di processo contaminate , ceneri da combustione e scorie , che devono a loro volta essere smaltite. L’incenerimento dei rifiuti immette in atmosfera : inquinanti gassosi (CO, CO2, acido cloridrico, ossidi di zolfo e d’azoto), particolato (PM10, PM 2,5, PM1, PM 0,1),microinquinanti (PCB, diossine, furani, metalli pesanti, IPA).Si considerano ora anche aspetti emergenti dell’inquinamento, come quello prodotto dall’incenerimento della plastica, una delle principali fonti di rilascio di microplastiche nelle matrici ambientali. Queste danneggiano la salute direttamente ed anche come vettori di contaminanti chimici e metalli pesanti .
Gli inceneritori, anche di nuova generazione, producono particolato con dimensioni ridotte( inferiori a 2.5 μm) e nel range delle nanoparticelle (tra 1 e 999 nm) ,il più pericoloso per la salute. Sfugge ai sistemi di filtraggio degli impianti e nell’organismo supera la barriera polmonare ed altre, raggiungendo con la circolazione del sangue tutti i distretti corporei. La concentrazione delle polveri ultrafini non è regolamentata da alcuna normativa, pur rappresentando un rischio per la salute umana. Per effetto degli agenti atmosferici queste esercitano i loro effetti in un raggio molto più ampio rispetto alle PM10 e PM2,5 , che siamo abituati a considerare e monitorare come uno degli indici della qualità dell’aria.
Per quanto le tecnologie aiutino a minimizzare le emissioni, l’esempio di nuovi inquinanti emergenti e non monitorati non consente di sottovalutare il rischio ambientale e per la salute .La complessità e numerosità dei composti chimici emessi dagli inceneritori impedisce di fatto che molti siano individuati. Gli effetti sulla salute di inquinanti più rari o il possibile effetto congiunto di diverse sostanze non sono ancora completamente noti e richiedono più studi. È importante sottolineare inoltre che non esiste, dal punto di vista biologico,una soglia sotto la quale gli inquinanti siano certamente innocui per la salute umana ,soprattutto nei bambini e nei più fragili. In letteratura numerose pubblicazioni scientifiche prendono in esame le conseguenze sanitarie ed ambientali degli impianti di incenerimento di rifiuti , pur operanti nel rispetto dei limiti emissivi e degli standard previsti dalle migliori tecnologie disponibili.
Dal punto di vista sanitario si tratta soprattutto di malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, nascite pretermine ed abortività spontanea , oltre a tumori maligni. Gli impianti di nuova generazione hanno concentrazioni di emissione molto inferiori rispetto agli inceneritori storici ,ma trattano un volume di rifiuti maggiore e la quantità assoluta di inquinanti emessi è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuti trattati. Un grande impianto emette milioni di metri cubi di fumi /anno e ciò significa che, pur rispettando i limiti di legge , emetterà in atmosfera parecchie tonnellate di sostanze inquinanti e pericolose. È difficile sostenere, ed anche intuitivo, che questo possa essere indifferente per l’ambiente circostante e per la popolazione residente. C’è necessità di svolgere indagini più approfondite sulle emissioni dai termovalorizzatori per caratterizzare le sostanze emesse dagli impianti ; ulteriori informazioni possono essere fornite da studi di biomonitoraggio di popolazioni o lavoratori esposti e da valutazioni di impatto sulla salute basate su stime quantitative degli inquinanti.
Anche gli impianti di pirolisi e gassificazione per il trattamento dei rifiuti , producono emissioni in atmosfera di gas acidi, diossine e furani, NOx, VOCs, metalli, particolato fine. In questi impianti, per la ridotta presenza di ossigeno si formano anche idrocarburi policiclici aromatici ( IPA) ,noti cancerogeni. Negli impianti di pirolisi le emissioni di PCDD/F, ( diossine/ furani) seppur contenute, sono proporzionali al quantitativo di materiale trattato e destano preoccupazione per le loro caratteristiche di lunghissima persistenza nell’ambiente e possibilità di bioaccumulo e biomagnificazione.
Gli inceneritori, inclusi i termovalorizzatori, emettono significative quantità di gas serra durante la combustione dei rifiuti, CO2 ed altri, contribuendo al riscaldamento globale e al cambiamento climatico, con danni notevoli per l’ambiente e per la salute . Sebbene producano energia, la loro impronta carbonica è considerevole,soprattutto a causa del trattamento delle plastiche. Italia la problematica dei termovalorizzatori è affrontata in base a posizioni ideologiche, politiche, valutazioni economiche e tecniche, dimenticando spesso l’indirizzo dato dalla Comunità Europea.
L’UE privilegia infatti la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo. La normativa comunitaria (Direttiva n. 851 del 30 maggio 2018 )conferma la gerarchia stabilita ancora nel 2008 ( Direttiva n. 98 del 19 novembre 2008) per la lotta all’inquinamento da rifiuti e introduce i principi della sostenibilità e della economia circolare , considerando espressamente i rifiuti come risorsa da valorizzare. Per questo aggiunge la nuova definizione di “recupero di materia” differenziandola con chiarezza dal recupero di energia e ponendo il primo come priorità.
In Europa già da qualche anno i Paesi del Nord hanno predisposto piani per ridurre drasticamente il numero di inceneritori e il trend si sta spostando verso l'abbandono dell'incenerimento. Puntare ora sugli inceneritori rischia anche di disincentivare gli investimenti in tecnologie più avanzate per il recupero di materiali , senza considerare i lunghi tempi di realizzazione, i costi notevoli e i tempi ancor più lunghi per rientrare dall’ investimento, nonché la “penalizzazione” per la popolazione e il territorio interessati dall’installazione .
Dal 2026-2028, l'UE prevede anche l'inclusione degli inceneritori nel sistema ETS per tassare le emissioni, con l'obiettivo di responsabilizzare gli impianti sulla loro impronta di carbonio.Gli impianti, pur ammessi per ridurre l'uso delle discariche, non sono sostenibili e sono esclusi dai finanziamenti PNRR. Il principio DNSH (Do No Significant Harm, non arrecare un danno significativo all'ambiente ) è una Linea Guida europea obbligatoria per il PNRR , per garantire che gli investimenti pubblici non provochino danni ambientali e l’incenerimento dei rifiuti è considerato come “attività che arreca significativo danno ambientale “ , e il danno ambientale correla strettamente a quello per la salute .
L’impatto climalterante dell’incenerimento è cospicuo , ostacolando anche gli obiettivi di neutralità climatica per il prossimo futuro.La complessità dell’argomento dovrebbe essere affrontata anche nell’ottica della sostenibilità considerando che viviamo ora in un mondo e in un modo dove le risorse e le materie prime si stanno esaurendo rapidamente e dove i rifiuti devono quindi diventare risorse , riutilizzabili come materia e non combusti. La sostenibilità ambientale e la salute umana sono strettamente interconnesse secondo l'approccio "One Health", che riconosce come la salute di persone, animali ed ecosistemi sia inseparabile. Mentre il dibattito sulle emissioni dei moderni impianti rimane aperto, l'incenerimento è tuttavia una reale minaccia , che ha effetti a lungo termine su tutte le forme di vita e di salute.

https://www.ordinemedicitn.it/wp-content/uploads/2022/11/Bollettino-Medico-N.3_2022.pdf

https://www.ordinemedicitn.it/termovalorizzatoriinceneritorigassificatori-alcune-considerazioni-sul-loro-impatto-sulla-salute/

https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/rifiuti/quantita-di-rifiuti-urbani-inceneriti-e-numero-di-impianti-di-incenerimento

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https://www.isde.it/wp-content/uploads/2025/02/ISDE-positionpaper-INQUINAMENTO-ATMOSFERICO.pdf

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https://va.mite.gov.it/File/Documento/621979

https://lexambiente.it/index.php/materie/rifiuti/dottrina179/inceneritori_termovalorizzatori

https://www.rigeneriamoterritorio.it/ets-e-inceneritori-cosa-cambia-dal-2028/

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https://economiacircolare.com/inceneritori-termovalorizzatori-inquinamento-impatto-ambientale

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https://notiziescientifiche.it/i-5-migliori-libri-sui-termovalorizzatori/

I cittadini attivi e partecipi per contrastare    l’antibiotico -resistenza. Ha registrato grande partecipazione l’incon...
31/01/2026

I cittadini attivi e partecipi per contrastare l’antibiotico -resistenza.

Ha registrato grande partecipazione l’incontro ,nella serata di ieri ,coi cittadini a Borgo Valsugana sul tema cruciale dell’antibiotico resistenza . Gli antibiotici fino a quando funzioneranno? Dipende da noi, da tutti , contrastare questa emergenza sanitaria.
All’incontro hanno partecipato più di 100 cittadini, a dimostrazione dell’interesse per un problema che riguarda la salute di tutti. Ogni anno in Italia si registrano circa 12.000 decessi, un terzo degli oltre 35.000 nell’Unione Europea , collegati ad infezioni provocate da batteri resistenti agli antibiotici. La serata è stata organizzata dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri , assieme all’Ordine delle Professioni Infermieristiche, Ordine dei Farmacisti e Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Trento , comprovando che il contrasto all’antibiotico-resistenza necessita di un approccio multidisciplinare e collegiale .
La serata si è aperta con il saluto e le presentazioni del Dott. Paolo Bortolotti, neurologo e Coordinatore della Commissione Ambiente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Tn.
Ha moderato l’incontro la Dott.ssa Tiziana Dal Lago, Presidente dell’Ordine dei Farmacisti. La prima relazione , che ha affrontato il fenomeno dell’antibiotico-resistenza dal punto di vista epidemiologico e clinico, è stata presentata dal Prof. Massimiliano Lanzafame, Direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive di ASUIT.
Sono intervenuti quindi :
-il Dottor Michele Caliari, medico di medicina generale,
-la Dott.ssa Michela Fedrizzi, pediatra
-la Dott.ssa Elisa Menguzzo e Dott.ssa Irene Canistro, infermiere di famiglia e comunità,
-il Dott. Marco Ghedina, Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari,
-il Dott. Roberto Tezzele, Direttore del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria ASUIT
Il dialogo col pubblico, da cui sono state poste numerose domande, indice di partecipazione e desiderio , oltre che di necessità , di capire , è stato stimolante, costruttivo e molto fruttuoso.
A chiusura la Dott.ssa Giancarla Carraro, infermiera specialista in rischio infettivo, ha sintetizzato i messaggi chiave emersi nel corso dell’incontro : informazione, uso corretto degli antibiotici e responsabilità condivisa.
Una serata di grande importanza e valore sia dal punto di vista sanitario che civico, per la partecipazione al contrasto all'antibiotico-resistenza: una sfida prioritaria che unisce la tutela della salute pubblica al senso civico individuale e collettivo e che richiede cooperazione tra Istituzioni e società civile, dove il cittadino non é solo un utente , ma un attore importante , un alleato che promuove buone pratiche nella propria comunità e guarda all'efficacia degli antibiotici come ad un bene comune.

Save  the  date : 30 gennaio a Borgo Valsugana , gli Ordini ( Medici, Farmacisti, Infermieri, Veterinari) incontrano i c...
15/01/2026

Save the date : 30 gennaio a Borgo Valsugana , gli Ordini ( Medici, Farmacisti, Infermieri, Veterinari) incontrano i cittadini. “Antibiotici, fino a quando funzioneranno? “

L’antibiotico resistenza è un problema e una minaccia per la salute pubblica e per i sistemi sanitari a livello globale.
Se le tendenze non si invertiranno entro il 2050 potrebbe divenire la prima causa di morte, prima dei tumori e delle malattie cardiovascolari.
L’ Italia detiene in Europa il primato per diffusione di germi resistenti e la situazione è critica anche per il consumo di antibiotici rispetto alla media europea, sia in ambito umano che veterinario.
Gli Ordini Professionali dei Medici, Infermieri, Farmacisti e Veterinari della Provincia hanno deciso, dopo aver effettuato aggiornamenti specifici per i Professionisti, di rivolgersi direttamente alle persone,per migliorarne la consapevolezza.
Ogni anno in Europa le morti collegate all’antibiotico resistenza sono circa 35.000 , di cui più di un terzo ,cioè 12. 000, in Italia.
L’utilizzo eccessivo ed improprio degli antibiotici negli ultimi 50 anni ha esercitato una pressione selettiva sui batteri, favorendo la selezione di ceppi resistenti e multi-resistenti con una progressiva perdita di efficacia di un numero sempre più elevato di questi farmaci . La resistenza batterica è più rapida dello sviluppo di nuove molecole per affrontarla , con conseguente aumento del rischio per la salute , non solo nelle procedure complesse (chirurgiche, terapia intensive, oncologiche , trapianti , ecc.), ma anche nel controllo delle infezioni comuni. La crescente minaccia della resistenza antimicrobica richiede un intervento multidisciplinare secondo la visione One Health, che riconosce l'interconnessione tra salute umana, animale e ambientale , coinvolgendo tutti i settori interessati : comunità, ospedali, allevamenti animali, sistema dei rifiuti e acque reflue.
ll contrasto al fenomeno deve svilupparsi su diversi fronti, fra cui la sensibilizzazione e consapevolezza delle persone e l’impegno dei sanitari per la prescrizione ed impiego appropriati degli antibiotici in medicina umana e veterinaria . È fondamentale creare un'alleanza tra gruppi professionali diversi,ma è soprattutto necessario farli incontrare e dialogare coi cittadini.
Il primo degli incontri con la popolazione è programmato il 30 gennaio a Borgo Valsugana dalle 20 alle 21,30 presso la Sala Lenzi, sede della Comunità di Valle, piazzetta Ceschi, 1 . Non si tratta di un incontro didattico ma pensato per rispondere direttamente alle domande delle persone , collegate alla loro vita pratica , ai loro problemi. Un momento per raccontare ,valorizzando l'esperienza vissuta come leva di consapevolezza . Un incontro dove sono a disposizione per rispondere e colloquiare il medico di famiglia, il pediatra di base, l’infettivologo, l’odontoiatra , il farmacista , l’infermiere e non ultimo il veterinario.
Senza la collaborazione attiva dei cittadini, le strategie sanitarie per combattere l'antibiotico-resistenza rischiano di fallire: l'educazione e la partecipazione pubblica sono un pilastro fondamentale per contrastare un problema di salute che ci riguarda tutti.
Per questo vi aspettiamo numerosi.

È Natale. La più  bella “favola” di Natale è quella della vigilia del 1914 quando , durante la Prima Guerra Mondiale sol...
24/12/2025

È Natale.

La più bella “favola” di Natale è quella della vigilia del 1914 quando , durante la Prima Guerra Mondiale soldati britannici , tedeschi e francesi decisero spontaneamente un “cessate il fuoco” , scambiandosi parole e abbracci , piccoli doni , mostrine e bottoni delle divise, qualche sigaretta , caffè, cioccolata , un po’ di grappa . Accesero piccole candele per addobbare alberelli di Natale e illuminare la notte . Cantarono insieme e giocarono perfino una partita di calcio il 25 dicembre nelle vicinanze di Ypres in Belgio, nello spazio che divideva le trincee britanniche da quelle tedesche. “Buon Natale! Non sparate, noi non spariamo” compariva nei cartelli con cui i soldati comunicavano dalle opposte trincee. Gli episodi si susseguirono e in gran parte del fronte occidentale nelle Fiandre si diffuse un prodigioso “contagio” . Furono scritte molte lettere dal fronte ai familiari e inviate foto , che ci rimangono a preziosa documentazione e testimonianza della “ Tregua di Natale” . E il soldato Tom nella lettera alla sorella così si esprimeva : “ Non si può fare a meno di immaginare cosa accadrebbe se lo spirito che si è rivelato qui fosse colto dalle nazioni del mondo.. Questi non sono i ‘barbari selvaggi’ di cui abbiamo tanto letto. Sono uomini con case e famiglie, paure e speranze e, sì, amor di patria. Insomma sono uomini come noi. Come hanno potuto indurci a credere altrimenti? Ma che succederebbe se i nostri governanti si scambiassero auguri invece di ultimatum? Canzoni invece di insulti? Doni al posto di rappresaglie? Non finirebbero tutte le guerre?”
Una favola , un sogno ben presto interrotto con ogni mezzo e con la censura. E ben presto dimenticata, mentre la guerra continuava . E continua.
Ma a noi piace ricordare oggi questo piccolo miracolo , esempio toccante e intenso di come l’umanità possa emergere anche nei momenti più bui della storia e la luce tornare a illuminare dopo la notte più nera ; credere che sia possibile porre e mantenere al centro la persona , l’uomo, in ogni ambito , contesto e situazione , sempre; credere che sia possibile il cambiamento .
E questo è anche il nostro augurio, pensando soprattutto a chi soffre per malattia ,a casa ,negli ospedali e in ogni parte del mondo dove sono in atto persecuzioni , violenze, ingiustizie, guerre. Auguri ai Colleghi e Colleghe impegnati sempre nella difesa della vita , testimoni di pace , agli operatori sanitari e a tutti coloro che non si risparmiano di fronte al bene comune , al servizio dei più bisognosi in ogni scenario di malattia , dolore e sofferenza.

Buon Natale e Buon Anno!

https://www.storicang.it/a/natale-1914-tregua-sul-fronte-occidentale_15945 #

https://www.focus.it/cultura/storia/favola-natale-pace-trincea-soldati-prima-guerra-mondiale?fbclid=IwdGRjcAO373dzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEetIsMfq_jQ4N7LwslWrUGvZDvRn8EgWMQCJTDN6VJNQ0UlOinHBSzCq6DUE0

https://www.tumblr.com/con-una-lettera/116830953007/il-soldato-inglese-tom-alla-sorella-janet-ypres

https://www.amazon.it/tregua-Natale-Lettere-dal-fronte/dp/8833532488

Tanti problemi sul tavolo  della  Sanità e qualche opinione. Il Presidente dell’OMCeO di Trento, Dott. Giovanni de Preti...
23/12/2025

Tanti problemi sul tavolo della Sanità e qualche opinione.

Il Presidente dell’OMCeO di Trento, Dott.
Giovanni de Pretis, ha rilasciato un’intervista che tocca vari problemi della Sanità trentina e nazionale ,meritevoli di approfondimento . Uno dei più sentiti attualmente è quello della carenza di medici di base , i medici di famiglia. La carenza di medici di base in Italia come in Trentino è un'emergenza strutturale destinata a crescere, tenuto conto dei pensionamenti e dello scarso interesse dei giovani medici per questa professione.
Un disagio grave sia per i cittadini che per i medici in servizio , con sovraccarico inammissibile di assistiti. Le cause vanno ricercate principalmente in una programmazione del passato errata e nella scarsa attrattività attuale della professione.
A tale proposito la riforma delle modalità di ammissione a Medicina ,con l’abolizione dei test d’ingresso, superamento del numero chiuso con istituzione di un semestre aperto e successivi esami di merito per proseguire, è solo un escamotage per cercare di gestire in modo improprio un problema di carenza e fuga di medici dal SSN. Il sistema attuale produce in realtà troppi medici ,in generale, i quali però non sono attratti dal Sistema Sanitario pubblico o da certe specializzazioni in aree cruciali per il funzionamento del SSN : medicina d’emergenza-urgenza, chirurgia generale, medicina di comunità e delle cure primarie, radioterapia e tutte le specialità di laboratorio. Il vero problema non è quindi formare più medici, ma fermare la loro fuga dal Servizio Sanitario Nazionale, rendere più attrattive le specialità meno ambite e restituire prestigio alla professione e alla carriera nel pubblico, in particolare per i medici di famiglia e le specialità disertate.
Altrimenti si continuerà ad investire per laureare medici per il libero mercato o per l’estero. La riforma di Medicina, con Il semestre filtro per l’accesso ,ha spalancato le porte a numeri da record di studenti , molti dei quali non riusciranno a proseguire, con frustrazione , pressione e perdita di tempo prezioso. Un fallimento , come peraltro era stato previsto da tutti gli organi accademici inclusa la Conferenza dei Rettori e il Consiglio Universitario Nazionale . “Un disastro assoluto , ha commentato il Dott. de Pretis , nato da un uso populista della Sanità , sfruttato a fini elettorali”, che non ha eliminato il numero chiuso ma solo spostato lo sbarramento , una soluzione inefficace e costosa che non risolve i veri problemi della professione medica in Italia , oltre a non premiare il merito .
La proposta del Presidente, per provare a dare risposta a questa carenza, è l’idea di istituire una “specialistica” per la medicina di base:un unicun in Italia molto attrattivo, possibile in Trentino grazie alla neonata Asuit , l’Azienda Sanitaria Integrata. Ad oggi in Italia non esistono specializzazioni universitarie del genere , ma solo Scuole di Medicina come quella che a Trento è gestita congiuntamente dall’Ordine dei Medici, Provincia, Fbk, Apss e Università. La specialità sarebbe una scelta strategica per il Servizio Sanitario Provinciale e Nazionale , presupposto per una reale riforma delle cure primarie: adeguata formazione, valorizzazione delle specifiche competenze e adeguamento agli standard europei.
Anche gli organici degli ospedali in Trentino,come altrove, sono in sofferenza ,e lo saranno nei prossimi anni, perché mancano di fatto i medici. In realtà l’Italia ha un numero di medici superiore alla media Ocse. Secondo i dati Ocse, aggiornati al 5 dicembre 2025 e riferiti a tutti i medici attivi in Italia dalla laurea al pensionamento, nel 2023 se ne contavano 5,4 ogni 1.000 abitanti. Un valore superiore sia alla media OCSE (3,9) sia alla media dei paesi europei (4,1), che colloca l’Italia in seconda posizione tra i 31 paesi che forniscono il dato . I laureati in Medicina e Chirurgia nel 2023 sono stati 16,6 per 100.000 abitanti, valore superiore alla media OCSE (14,3) e poco al di sopra della media dei paesi europei (16,3). Bisogna quindi essere attrattivi : servono stipendi adeguati , un sistema che offra possibilità di fare ricerca , nuove tecnologie, e serve , non ultimo , sostenere la qualità della vita dei professionisti. Nella nostra Provincia il rinnovo del Contratto del Comparto Sanità per il triennio 2025-2027 è un bel risultato, un motivo di vanto per la nostra Sanità, portando aumenti salariali significativi e nuove tutele per il personale medico e sanitario.
Anche il nuovo ospedale , che urge di date certe per la realizzazione , potrebbe avere un gran peso sul reclutamento dei giovani e il futuro della Sanità trentina. Non basta tuttavia che la nascita dell’Asuit sia stata
deliberata dalla Provincia. La vera difficoltà è “costruirla “ , integrando le sue componenti ospedaliera ed universitaria , assistenza sanitaria , didattica e ricerca con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza, sostenere la crescita professionale degli operatori sanitari e promuovere l’innovazione.
Una sfida ambiziosa per i prossimi anni : costruire insieme una realtà dove esercizio della professione, ricerca e docenza lavorano di concerto, perché tutti si sentano e siano protagonisti e che possa tradursi realmente in cure e servizi d’eccellenza per tutti i cittadini.

https://www.apss.tn.it/Novita/Notizie/Una-nuova-identita-per-la-sanita-trentina-nasce-Asuit

https://www.apss.tn.it/Novita/Notizie/A-breve-in-busta-paga-gli-aumenti-del-6-per-38.000-dipendenti-pubblici-trentini #

https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/accesso-a-medicina-gimbe-il-flop-annunciato-di-una-riforma-superflua-il-problema-non-e-carenza-ma-fuga-dal-pubblico-e-specialita-non-attrattive/

https://www.mur.gov.it/it/news/mercoledi-04062025/universita-il-ministro-bernini-firma-il-decreto-di-attuazione-della-riforma

https://www.scienzainrete.it/articolo/test-dingresso-medicina-dal-caos-al-disastro-cronaca-di-riforma/gilberto-corbellini/2025-06

https://www.gimbe.org/pagine/341/it/comunicati-stampa

https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/2025/12/

Appropriatezza in sanità. Tutti ne parlano.. parliamone. Non esiste una definizione universalmente riconosciuta e accett...
02/12/2025

Appropriatezza in sanità. Tutti ne parlano.. parliamone.

Non esiste una definizione universalmente riconosciuta e accettata di appropriatezza
in sanità. È un concetto complesso che deve tener conto dell’evidenza scientifica, del punto di vista del paziente e dei valori della società. Il suo uso , come criterio di valutazione delle cure , compare negli anni ‘80 ma prende impulso in Italia negli anni ‘90 , con l’aziendalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale . Nel Glossario del Ministero della Salute l’appropriatezza è definita come “un intervento sanitario (preventivo , diagnostico, terapeutico, riabilitativo ) che risponde al bisogno del paziente (o della collettività), fornito nei modi e tempi adeguati, sulla base di standard riconosciuti, con un bilancio positivo tra benefici, rischi e costi”.
Col Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 ha assunto rilevanza diventando uno dei criteri per la definizione di LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) .
L’appropriatezza , con le sue due principali componenti, professionale e organizzativo/ amministrativa , è imprescindibile per la qualità e la sostenibilità di qualsiasi sistema sanitario. Per la Fondazione GIMBE ( Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze ) un servizio/intervento/ prestazione in sanità è appropriato quando viene erogato “alla persona giusta, nel momento giusto, nel posto giusto, per la giusta durata e dal professionista giusto”.
Dal punto di vista professionale quindi un
intervento sanitario è appropriato quando
è di provata efficacia secondo le evidenze ed è prescritto al paziente giusto nel momento giusto, per la giusta durata , con un profilo beneficio/rischio favorevole .
Dal punto di vista organizzativo un intervento sanitario è appropriato quando viene erogato nel posto giusto , dai professionisti giusti, impiegando una quantità appropriata di risorse .
Strettamente correlata al concetto di appropriatezza è la Medicina Basata sulle Evidenze (EBM) ; nata negli anni ‘90, è alla base di ogni pratica medica di qualità ed è il cardine delle Linee Guida di cui medici e operatori sanitari si avvalgono nel proprio lavoro.Integra le loro competenze ed esperienze con le migliori evidenze disponibili prodotte dalla ricerca scientifica, tenuto conto anche dei valori e preferenze del paziente , come pure delle condizioni cliniche dello stesso e del contesto reale in cui ci si trova ad operare . In Italia il movimento “Slow Medicine” promuove una medicina “sobria, rispettosa, giusta”, basata su sostenibilità, attenzione alla persona e all’ambiente , equità e appropriatezza delle prescrizioni e cure secondo la EBM. Il suo progetto “ Fare di più non significa fare meglio – Choosing Wisely Italy” , focalizza l’attenzione su esami diagnostici, trattamenti e procedure a rischio di “inappropriatezza” , non necessari o che possono essere dannosi, affinché le scelte dei pazienti/ cittadini siano informate e condivise e le risorse disponibili vengano utilizzate in modo appropriato , contrastando gli sprechi.
Secondo le stime della Fondazione GIMBE il 20% delle risorse della sanità pubblica italiana sarebbe “sprecato”. Senza entrare in ulteriori dettagli e percentuali gli sprechi e inefficienze della sanità pubblica sono collegabili a : frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, inefficienze amministrative e organizzative, destinazione di risorse a servizi e prestazioni non necessari , alla gestione degli effetti avversi dovuti a sovra-diagnosi e sovra-trattamento e del
peggioramento degli esiti di salute per mancata erogazione di prestazioni efficaci e appropriate. Per quanto riguarda la spesa sanitaria privata out of pocket( di tasca propria) il 40% sarebbe utilizzato dai cittadini per acquistare beni e servizi inefficaci e/o inappropriati ,dettati anche dal consumismo sanitario e che non determinano alcun miglioramento degli esiti di salute , o addirittura li peggiorano. L’Italia è il primo paese in Europa per out of pocket. Gli sprechi si annidano , come detto sopra , a tutti i livelli e le cause dell’inappropriatezza vanno ricercate nelle scarse e insufficienti risorse destinate alla sanità , nell’organizzazione dei servizi sanitari , nelle aspettative irrealistiche dei pazienti e pressione prescrittiva esercitata da loro sui medici , nella fiducia eccessiva riposta nella tecnologia , nell’aggressività delle strategie commerciali delle aziende , nella diffusione di una cultura della salute acritica nei confronti di un’informazione perlopiù scorretta sostenuta da siti internet, social media ed altro, nella espansione di assicurazioni e fondi sanitari e promozione di “pacchetti di prevenzione” (con proposte di esami di screening che illudono i cittadini circa la tutela della propria salute) , nella medicina difensiva .
Competenze, ruoli e responsabilità per affrontare questi problemi sono molteplici e diversi , ma ognuno è chiamato a portare il proprio fondamentale e responsabile contributo. Contenere l’inappropriatezza intervenendo solo sulle prescrizioni mediche è illusorio. Le politiche sull’appropriatezza , inoltre, dovrebbero essere finalizzate non tanto a contrarre la spesa sanitaria quanto a ridistribuire le risorse , disinvestendo e riallocando e aumentando adeguatamente gli investimenti per il miglioramento dei servizi , il finanziamento dell’ innovazione e della digitalizzazione, e non ultimo l’adeguamento delle retribuzioni del personale sanitario.
I medici , consapevoli del proprio ruolo, sono impegnati a garantire l’equità in salute attraverso l’appropriatezza costantemente aggiornata e le buone pratiche , contrastando sovradiagnosi , sovratrattamenti e medicina difensiva : un dovere professionale per garantire più cure, più giuste , per più persone. Anche i cittadini possono e devono usare , informati e responsabili, i servizi del sistema sanitario ,che non può contare su risorse illimitate, di modo che possa rimanere sostenibile. È fondamentale contrastare la “medicalizzazione” della vita che vorrebbe far coincidere il concetto di salute con quello di prestazioni sanitarie.

https://www.salviamo-ssn.it/var/contenuti/8_Rapporto_GIMBE_SSN.pdf

https://salviamo-ssn.it/var/contenuti/Report_Osservatorio_GIMBE_2025.02_Spesa_sanitaria_privata_2023.pdf

https://www.scienzainrete.it/articolo/gli-sprechi-nel-servizio-sanitario-nazionale-possibile-fornire-raccomandazioni-combatterli #:~:text=La%20crisi%20del%20SSN%20italiano,nell'erogazione%20di%20servizi%20sanitari.

https://www.scienzainrete.it/articolo/evidence-based-medicine-realt%C3%A0-o-illusione/simonetta-pagliani/2022-06-21

https://www.slowmedicine.it/slow/wp-content/uploads/2015/02/Slow-medicine-un-nuovo-paradigma-in-medicina_2015.pdf

https://www.slowmedicine.it/slow-medicine-un-nuovo-paradigma-in-medicina/ #:~:text=di%20Antonio%20Bonaldi%20%7C%20Sandra%20Vernero,sempre%20meglio%20fare%20di%20pi%C3%B9.

https://www.simg.it/Riviste/rivista_simg/2002/04-05_2002/11.pdf

https://www.gimbe.org/eb/ambiti.html

https://www.gimbe.org/eb/definizione.html

https://www.slowmedicine.it/slow/wp-content/uploads/2024/05/Appropriatezza-secondo-SM-002.pdf

https://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/1148376

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(16)32585-5/abstract

https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1826_allegato.pdf

https://research.manchester.ac.uk/en/publications/appropriateness-in-health-care-application-to-prescribing/?

https://academic.oup.com/intqhc/article-abstract/6/3/231/1936655?redirectedFrom=fulltext&login=false&utm_

https://www.gimbe.org/report_attivita/pubblicazioni/articoli/20160806-OdM_Brescia.pdf

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