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Quali sono le mete da visitare a giugno, 5 vacanze tutto incluso sotto i 400 euroGiugno è il momento ideale per prenotar...
27/05/2026

Quali sono le mete da visitare a giugno, 5 vacanze tutto incluso sotto i 400 euro

Giugno è il momento ideale per prenotare una vacanza senza spendere una fortuna: le temperature sono già calde, le spiagge non sono ancora prese d’assalto dal solito overtourism e i prezzi restano molto più bassi rispetto all’alta stagione. Un’occasione che molti italiani sembrano voler cogliere al volo. Nonostante la situazione geopolitica internazionale e l’aumento generale del costo della vita, la voglia di partire non sembra essere diminuita. Secondo il recente report dell'Eurostat, il traffico aereo registrato ad aprile è cresciuto rispetto allo scorso anno e anche al mese di marzo, mentre diverse agenzie e associazioni di consumatori, tra cui Altroconsumo, segnalano un forte interesse per le partenze estive. Fanpage ha selezionato cinque destinazioni dove è possibile trascorrere una settimana con meno di 400 euro a persona, voli e soggiorno inclusi. Dalle isole greche alle città balcaniche, passando per il Marocco e le Canarie, si tratta di mete ancora relativamente lontane dai circuiti dell’overtourism estivo.

Come abbiamo svolto la ricerca
Per confrontare i prezzi dei voli abbiamo utilizzato la piattaforma online di Skyscanner, prendendo come riferimento il periodo compreso tra il 20 e il 27 giugno e verificando le tariffe delle principali compagnie low cost come Ryanair, Wizz Air ed easyJet. Per gli alloggi, invece, abbiamo confrontato le strutture disponibili su Booking, privilegiando luoghi che avessero buone recensioni e allo stesso tempo prezzi accessibili per due persone.

Skiathos, la location di Mamma Mia diventa reale
Skiathos è una delle isole più amate delle Sporadi, nel Mar Egeo occidentale, oltre che una delle principali location dell’iconico film con Meryl Streep, Mamma Mia. Famosa per le sue spiagge dal mare trasparente, come Koukounaries, Lalaria e Banana Beach, l’isola presenta anche piccoli villaggi, taverne tradizionali e sentieri immersi nella vegetazione mediterranea più incontaminata e paradisiaca. Tra i luoghi da visitare rientra sicuramente anche il monastero Evangelistria e il centro storico di Skiathos Town, con le sue case bianche affacciate sul porto. Per i voli, Ryanair propone partenze da Milano a circa 125 euro andata e ritorno, mentre da Roma si trovano offerte intorno anche ai 95 euro. Su Booking i soggiorni per una settimana partono da circa 400-450 euro totali per due persone. In totale, il costo finale oscilla tra i 300 e i 350 euro a persona.

Skopje e il fascino dei Balcani
Skopje è una delle capitali più sorprendenti, e anche sottovalute, dei Balcani. Attraversata dal fiume Vardar che la divide in due parti, unisce architettura ottomana, statue monumentali e quartieri moderni. Tra i luoghi da vedere ci sono il Vecchio Bazar, cuore storico e culturale della città, la Fortezza, un grande complesso militare, il Memoriale di Madre Teresa (Skopje era infatti la sua città natale), e il suggestivo Ponte di Pietra che collega le due anime della città. A pochi chilometri dal centro si trova anche il canyon Matka, meta perfetta per una gita in giornata tra una natura mozzafiato. Le offerte più convenienti si trovano con Wizz Air: da Milano si parte con circa 38 euro andata e ritorno, mentre da Roma i voli costano intorno ai 52 euro; gli alloggi su Booking partono da circa 220 euro complessivi per due persone. Una settimana può quindi costare tra i 150 e i 200 euro a persona.

Dubrovnik, la città di Game of Thrones
Dubrovnik continua a essere una delle città più scenografiche del Mediterraneo. Conosciuta per le sue imponenti mura medievali e per il centro storico patrimonio UNESCO, è diventata ancora più celebre grazie alla serie Game of Thrones, che qui ha ambientato diverse scene di King’s Land. Passeggiare lungo lo Stradun, la via principale e più famosa della città, visitare il Forte Lovrijenac o salire sulla funivia panoramica sono solo alcune delle esperienze da fare in questa città incredibile. A giugno i prezzi restano poi ancora accessibili. Ryanair offre voli da Milano a circa 32 euro andata e ritorno e da Roma a circa 49 euro. Per gli alloggi, su Booking si trovano sistemazioni intorno ai 440 euro complessivi per due persone. Il costo finale varia quindi tra i 250 e i 300 euro a persona.

Fuerteventura e le dune selvagge delle Canarie
Fuerteventura è la seconda isola più grande delle Canarie ed è famosa per il suo paesaggio quasi desertico, le spiagge vulcaniche e il vento costante che la rende una meta ideale per surfisti e amanti degli sport acquatici. Una delle zone più apprezzate è Corralejo, nel nord dell’isola, celebre per il parco naturale con immense dune di sabbia bianca e spiagge incontaminate affacciate sull’oceano Atlantico e per trovarsi in una posizione strategica vicino anche a Lanzarote. Qui gli appartamenti e le strutture su Booking partono da circa 180 euro per due persone. I voli Ryanair da Milano costano circa 140 euro a persona, mentre da Roma si trovano combinazioni Vueling e Wizz Air con scalo intorno ai 200 euro. Il totale finale è di circa 250 euro a persona partendo da Milano e intorno ai 300 euro da Roma.

Fes tra riad tradizionali e centri storici
Fes è una delle città più affascinanti del Marocco e conserva ancora oggi una delle medine medievali meglio preservate al mondo. Passeggiare tra i souk, visitare la Madrasa Bou Inania, una prestigiosa scuola coranica medievale, le celebri concerie Chouara e i vicoli della città vecchia significa immergersi in un’atmosfera unica fatta di profumi, mosaici e architetture storiche. Ryanair propone voli da Milano a circa 73 euro andata e ritorno. Per quanto riguarda il soggiorno, i tipici riad a conduzione familiare disponibili su Booking partono da circa 200 euro totali per una settimana. Complessivamente, il costo finale si aggira intorno ai 200 euro a persona, rendendo Fes una delle mete più economiche per chi vuole viaggiare fuori dall’Europa senza spendere troppo.

fonte:"fanpage.it"

Un cerotto hi-tech con cellule staminali potrebbe riparare il cuore senza chirurgia invasivaUn nuovo cerotto cardiaco sv...
26/05/2026

Un cerotto hi-tech con cellule staminali potrebbe riparare il cuore senza chirurgia invasiva

Un nuovo cerotto cardiaco sviluppato dai ricercatori della Mayo Clinic potrebbe cambiare radicalmente il trattamento dell’insufficienza cardiaca, una delle principali cause di morte nel mondo. La tecnologia combina cellule staminali, materiali biocompatibili e adesivi chirurgici avanzati per riparare il cuore danneggiato senza dover ricorrere alla tradizionale chirurgia a cuore aperto.

Per milioni di pazienti, oggi le opzioni terapeutiche disponibili restano limitate a trapianti di cuore oppure a dispositivi meccanici particolarmente invasivi. Questo nuovo approccio, invece, punta a offrire una soluzione meno traumatica, più accessibile e soprattutto più sicura anche per chi non può affrontare interventi chirurgici complessi.

Come funziona il nuovo cerotto cardiaco
Il dispositivo è stato progettato utilizzando tessuto cardiaco coltivato in laboratorio a partire da cellule staminali adulte riprogrammate. Una volta preparato, il cerotto viene applicato direttamente sulla superficie del cuore attraverso una piccola incisione toracica, evitando quindi l’apertura completa del torace.

La struttura è estremamente flessibile e, una volta posizionata, aderisce naturalmente al muscolo cardiaco grazie a uno speciale adesivo biocompatibile. Questo sistema elimina la necessità di punti di sutura e riduce sensibilmente il trauma per il paziente.

Secondo i primi risultati ottenuti nei test preclinici, il cerotto sarebbe in grado di migliorare la funzionalità del cuore, favorire la formazione di nuovi vasi sanguigni e limitare la formazione di tessuto cicatriziale, uno dei principali problemi dopo un infarto.

Perché il cuore fatica a rigenerarsi
Dopo un infarto, molte cellule cardiache muoiono a causa della mancanza di ossigeno. Il corpo sostituisce queste cellule con tessuto cicatriziale che però non riesce a contrarsi né a trasmettere correttamente gli impulsi elettrici. A differenza di altri organi, il cuore umano adulto possiede capacità rigenerative molto limitate, motivo per cui l’insufficienza cardiaca cronica resta una patologia difficile da trattare.

Negli ultimi anni le terapie basate sulle cellule staminali hanno mostrato risultati promettenti, ma la loro applicazione clinica è stata spesso frenata dalla complessità degli interventi chirurgici necessari. Il nuovo cerotto sviluppato da Mayo Clinic punta proprio a superare questo limite grazie a una procedura decisamente meno invasiva.

La tecnologia dietro il progetto
Il cerotto è realizzato con una sofisticata rete di nanofibre e microfibre rivestite in gelatina, utilizzata come supporto biologico per cellule del muscolo cardiaco, fibroblasti e cellule vascolari. Tutti questi elementi derivano da cellule staminali pluripotenti indotte, conosciute anche come iPSC.

Prima dell’impianto, il tessuto viene arricchito con fattori bioattivi che aiutano la sopravvivenza cellulare e stimolano la crescita dei vasi sanguigni. Questo processo aumenta le probabilità che il nuovo tessuto si integri correttamente nel cuore danneggiato.

I risultati pubblicati sulla rivista scientifica Acta Biomaterialia mostrano che il cerotto non solo sopravvive dopo l’impianto, ma contribuisce attivamente alla rigenerazione cardiaca, riducendo l’infiammazione e migliorando la cicatrizzazione del tessuto lesionato.

Verso terapie cardiache personalizzate
I ricercatori stanno ora lavorando per ampliare i test e verificare sicurezza ed efficacia prima dell’avvio degli studi clinici sull’uomo. L’obiettivo finale è sviluppare tessuti cardiaci personalizzati, creati direttamente a partire dalle cellule del paziente, così da ridurre il rischio di rigetto e migliorare i risultati terapeutici.

Il progetto rientra nella Genesis Initiative della Mayo Clinic, un programma dedicato allo sviluppo di terapie rigenerative avanzate. Se i prossimi studi confermeranno i risultati ottenuti finora, questa tecnologia potrebbe rappresentare una vera alternativa ai trapianti di cuore e rivoluzionare il trattamento dell’insufficienza cardiaca a livello globale.

CaroFlex, l’impianto elastico che potrebbe dire addio alle suture contro l’ipertensioneLa medicina cardiovascolare sta e...
26/05/2026

CaroFlex, l’impianto elastico che potrebbe dire addio alle suture contro l’ipertensione

La medicina cardiovascolare sta entrando in una nuova fase grazie all’incontro tra biotecnologie, materiali intelligenti e stampa 3D. Tra le innovazioni più promettenti c’è CaroFlex, un impianto elastico sviluppato dai ricercatori della Pennsylvania State University pensato per trattare l’ipertensione resistente ai farmaci in modo meno invasivo rispetto alle tecniche tradizionali.

Il dispositivo rappresenta un importante passo avanti perché elimina la necessità di utilizzare punti di sutura durante l’impianto. Grazie alla sua struttura flessibile e biocompatibile, il sistema riesce infatti ad aderire direttamente ai tessuti del corpo adattandosi ai movimenti naturali dell’arteria.

Alla base della tecnologia c’è un idrogel elastico progettato per imitare il comportamento dei tessuti biologici. Questa soluzione consente all’impianto di restare stabile senza provocare le complicazioni spesso associate ai dispositivi rigidi utilizzati oggi nelle terapie cardiovascolari.

Come funziona il nuovo impianto CaroFlex
CaroFlex viene applicato vicino al seno carotideo, una zona del collo fondamentale per la regolazione della pressione sanguigna. Una volta posizionato, il dispositivo è in grado di monitorare le variazioni della pressione e inviare impulsi elettrici a bassa frequenza per stimolare il cosiddetto baroriflesso.

Questo meccanismo fisiologico aiuta il corpo a mantenere valori pressori equilibrati attraverso segnali nervosi che regolano l’attività cardiovascolare. L’adesione del dispositivo avviene grazie allo strato di idrogel biocompatibile, eliminando così la necessità di suture chirurgiche e riducendo sensibilmente il rischio di danni ai tessuti.

Secondo i ricercatori della Penn State, i sistemi tradizionali possono provocare nel tempo complicazioni dovute proprio alla presenza di punti di sutura e materiali rigidi. Il design morbido ed elastico di CaroFlex punta invece a garantire una maggiore integrazione con il corpo umano.

I vantaggi rispetto ai dispositivi tradizionali
Prima di arrivare ai test sugli animali, il team di sviluppo ha sottoposto il dispositivo a numerose prove di laboratorio per verificarne resistenza e affidabilità. L’idrogel utilizzato ha dimostrato di poter sopportare un allungamento superiore al doppio delle sue dimensioni iniziali, mantenendo allo stesso tempo ottime proprietà adesive anche dopo mesi di conservazione.

Durante gli esperimenti sui ratti, CaroFlex ha ottenuto risultati particolarmente promettenti. Il sistema è riuscito a ridurre la pressione sanguigna con un’efficacia superiore di oltre il 15% rispetto agli elettrodi tradizionali in platino impiegati nelle terapie convenzionali.

Le analisi effettuate due settimane dopo l’impianto hanno inoltre evidenziato bassi livelli di infiammazione e una risposta immunitaria ridotta. Questo suggerisce una migliore compatibilità biologica e una minore invasività rispetto alle soluzioni disponibili oggi.

La medicina personalizzata guarda ai materiali intelligenti
L’arrivo di CaroFlex conferma quanto la medicina personalizzata stia evolvendo rapidamente grazie all’integrazione tra ingegneria avanzata e materiali intelligenti. La possibilità di creare impianti flessibili tramite stampa 3D apre infatti la strada a dispositivi sempre più adattabili alle esigenze specifiche di ogni paziente.

Questa tendenza si inserisce in un panorama più ampio di innovazioni sanitarie che puntano a trattamenti meno invasivi, più sicuri e capaci di ridurre tempi di recupero e complicazioni post-operatorie.

Le tecnologie elastiche e adesive potrebbero in futuro trovare applicazione non solo nelle patologie cardiovascolari, ma anche in altri ambiti della medicina cronica e della bioelettronica avanzata.

Quali sono i prossimi passi
Il team della Pennsylvania State University sta ora lavorando all’ottimizzazione del progetto prima di avviare eventuali sperimentazioni cliniche sull’uomo. L’obiettivo è perfezionare ulteriormente il design del dispositivo e aumentarne la durata nel lungo periodo.

Se i risultati continueranno a essere positivi, CaroFlex potrebbe rappresentare una svolta nel trattamento dell’ipertensione resistente, offrendo ai pazienti una soluzione più sicura, flessibile e meno traumatica rispetto alle tecniche chirurgiche tradizionali.

Google e Samsung svelano gli occhiali intelligenti con Android XRDurante il Google I/O 2026, Google e Samsung hanno pres...
25/05/2026

Google e Samsung svelano gli occhiali intelligenti con Android XR

Durante il Google I/O 2026, Google e Samsung hanno presentato ufficialmente una nuova generazione di occhiali intelligenti basati su Android XR, la piattaforma software sviluppata in collaborazione con Qualcomm per i dispositivi di realtà estesa e wearable di nuova generazione.

L’azienda ha mostrato il design dei primi modelli in arrivo, confermando anche una finestra di lancio indicativa. Gli smart glasses saranno realizzati in collaborazione con marchi specializzati nell’eyewear come Warby Parker e Gentle Monster, che proporranno varianti personalizzate costruite sull’hardware sviluppato da Samsung.

Android XR debutta sugli smart glasses
Il cuore del progetto sarà Android XR, il nuovo sistema operativo creato da Google per dispositivi indossabili intelligenti e piattaforme immersive. A differenza di molti visori AR tradizionali, questi occhiali non integreranno un display visibile direttamente davanti agli occhi.

Google definisce infatti il dispositivo come una sorta di “audio glasses”: l’interazione avverrà principalmente tramite comandi vocali, microfoni avanzati e una fotocamera integrata, sfruttando le capacità dell’assistente AI Gemini.

Gemini sarà il vero protagonista
Gli occhiali saranno costantemente collegati alle funzioni di Gemini, consentendo agli utenti di accedere rapidamente all’assistente attraverso input vocali e flussi audio-video in tempo reale.

Tra le funzionalità annunciate troviamo:

Accesso immediato a Gemini tramite voce e fotocamera
Navigazione guidata con indicazioni vocali in tempo reale
Riproduzione musicale direttamente dagli occhiali
Gestione di chiamate e messaggi completamente hands-free
Registrazione video e scatto di fotografie
Modifica delle immagini tramite comandi vocali usando Nano Banana
Traduzione simultanea di testo e voce
Funzioni agentiche AI, come prenotazioni automatiche
Interazione con app esterne, ad esempio ordinare un Uber senza prendere lo smartphone
Un ecosistema costruito con Samsung e Qualcomm
Google ha confermato che il progetto nasce dalla collaborazione con Samsung e Qualcomm, due partner fondamentali per la parte hardware e per l’ottimizzazione della piattaforma Android XR.

L’obiettivo dell’azienda è creare un ecosistema completo di dispositivi intelligenti indossabili, integrando sempre più profondamente l’intelligenza artificiale nella vita quotidiana degli utenti.

I primi modelli sviluppati insieme a Warby Parker e Gentle Monster arriveranno sul mercato nell’autunno del 2026. Al momento Google non ha ancora comunicato il prezzo ufficiale dei nuovi occhiali smart.

Proteggere gli occhi dai riflessi solari all’aperto: guida praticaConoscete questa sensazione sgradevole? Quel momento i...
25/05/2026

Proteggere gli occhi dai riflessi solari all’aperto: guida pratica

Conoscete questa sensazione sgradevole? Quel momento in cui il sole si riflette bruscamente sull’acqua durante una giornata in spiaggia, o quell’improvviso abbagliamento sulla carreggiata bagnata che vi costringe a socchiudere gli occhi.

Questi piccoli inconvenienti quotidiani vanno ben oltre un semplice fastidio passeggero: rappresentano un vero problema per la salute visiva e per il comfort durante le vostre escursioni all’aperto. Che siate sportivi nautici, escursionisti della domenica o automobilisti regolari, imparare a gestire questi riflessi diventa indispensabile per godersi serenamente ogni attività, sia in estate che in inverno.

Comprendere i riflessi solari e il loro impatto sulla vista
Origine dei riflessi e meccanismi fisici
I riflessi solari nascono da un fenomeno fisico ben preciso. Quando la luce del sole colpisce superfici orizzontali – come l’acqua, l’asfalto o la neve – non si disperde in tutte le direzioni come di consueto. Al contrario, rimbalza in modo ordinato, creando quella che viene definita polarizzazione della luce. I raggi luminosi si allineano quindi principalmente in direzione orizzontale, generando quell’abbagliamento intenso che ci costringe a storcere il viso.

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Mentre la luce naturale si diffonde armoniosamente, questa luce polarizzata forma una vera e propria barriera visiva.

Conseguenze per gli occhi
Esporsi regolarmente a questi riflessi intensi non è mai innocuo. Il sistema visivo ne risente: mal di testa improvvisi, sensazione de bruciore agli occhi, difficoltà a mantenere la concentrazione visiva e perdita di nitidezza. Ma il disagio immediato è solo la punta dell’iceberg.

Sport e tempo libero su terra o neve
Che siate ciclisti su strade umide dopo un acquazzone, sciatori che scendono in pista sotto un sole splendente o escursionisti che attraversano un campo di neve fresca, la situazione non cambia.

I riflessi riducono drasticamente la percezione dei contrasti. Questa perdita di definizione visiva complica la valutazione dei rilievi, il rilevamento degli ostacoli e l’anticipazione dei cambiamenti di terreno. Prestazioni e sicurezza ne risentono inevitabilmente.

Guida e spostamenti urbani
Al volante, l’abbagliamento causato dall’asfalto bagnato, dai cofani lucidi degli altri veicoli o dalle vetrine può creare zone cieche temporanee. Questi pochi secondi di perdita di visibilità, per quanto brevi, aumentano pericolosamente il rischio di incidenti, particolarmente nelle ore in cui il sole è basso all’orizzonte, all’inizio o alla fine della giornata.

Soluzioni efficaci per attenuare i riflessi
Scelta delle protezioni ottiche adatte
Fortunatamente, la tecnologia ottica ha fatto enormi progressi. Oggi, filtri specifici bloccano selettivamente la luce polarizzata orizzontale, ovvero quella che abbaglia. Il risultato è una visione nitida, con colori vivaci e naturali, senza quell’abbagliamento parassita che rovina la vista.

Se praticate regolarmente attività all’aperto, optare per dei buoni occhiali da sole polarizzati costituisce una scelta tecnica saggia, che unisce filtrazione performante e comfort visivo quotidiano.

Consigli pratici per un utilizzo ottimale
L’efficacia della protezione non dipende solo dal filtro polarizzatore. Verificate sistematicamente che i vostri dispositivi offrano una protezione UV al 100%. È fondamentale: filtrare i riflessi non significa automaticamente bloccare gli ultravioletti. Un piccolo test per verificare la qualità polarizzante dei vostri occhiali: ruotateli davanti a uno schermo digitale o a una superficie riflettente. Dovreste notare una netta variazione dell’intensità luminosa.

Consiglio: Non esitate a consultare ottici specializzati. La loro competenza vi garantirà l’autenticità dei filtri polarizzatori e una scelta adatta alle vostre reali esigenze.

Manutenzione e buone pratiche per una protezione duratura
I vostri dispositivi ottici dureranno molto più a lungo se ne avrete cura. Pulite le lenti con prodotti specifici che rispettino i trattamenti polarizzanti, evitando tessuti abrasivi che graffiano. Riponeteli sistematicamente in una custodia rigida, lontano da fonti di calore che potrebbero deformare la montatura o danneggiare i filtri.

Un ciclista esperto racconta di aver raddoppiato la durata dei suoi occhiali semplicemente applicando questi piccoli gesti quotidiani.

Conclusione
Proteggere efficacemente gli occhi dai riflessi solari inizia dalla comprensione dei fenomeni ottici in gioco. Successivamente, tutto dipende dalla scelta di attrezzature realmente adatte alle vostre attività. Combinando protezioni tecniche performanti, un utilizzo consapevole e una manutenzione regolare, trasformerete le vostre uscite all’aria aperta in momenti visivamente confortevoli e sicuri.

Prendete il tempo di analizzare le vostre esigenze e affidatevi a professionisti per beneficiare di una visione ottimale, senza fatica inutile.

fonte:"sportoutdoor.it"

Caffè e pressione sanguigna: cosa devi sapereIl caffè innalza temporaneamente la pressione sanguigna, ma nella maggior p...
23/05/2026

Caffè e pressione sanguigna: cosa devi sapere

Il caffè innalza temporaneamente la pressione sanguigna, ma nella maggior parte delle persone non è associato a un rischio di ipertensione a lungo termine. Il caffè fa parte della vita umana da oltre 600 anni, evolvendosi da bevanda regionale a una delle bevande più consumate al mondo.

Oggi, in media, ogni persona consuma quasi due chilogrammi di caffè all’anno, spesso con una forte preferenza per specifici tipi di chicchi, stili di preparazione e metodi di infusione. La quantità consumata è in parte determinata dalla genetica, in particolare da quei fattori che influenzano la risposta del cervello alle ricompense e la velocità con cui il corpo metabolizza la caffeina.

La caffeina può causare un temporaneo aumento della pressione sanguigna, soprattutto nelle persone che non bevono caffè regolarmente o che presentano già valori elevati.

Tuttavia, questo effetto a breve termine non significa necessariamente che il caffè debba essere evitato da chi soffre di pressione alta o ha a cuore la propria salute cardiovascolare. La moderazione è fondamentale.

Quindi, in che modo esattamente il caffè influisce sulla pressione sanguigna e qual è la quantità considerata sicura per chi ha valori elevati?

Capire cosa si intende per pressione alta
La pressione sanguigna è la forza che il sangue esercita sulle pareti delle arterie quando il cuore p***a. Si misura con due valori:

La pressione sanguigna sistolica, il valore più alto tra i due, riflette la pressione esercitata quando il cuore si contrae e spinge il sangue attraverso le arterie verso il resto del corpo.
La pressione diastolica, il valore inferiore, misura la pressione nelle arterie quando il cuore si rilassa e si riempie nuovamente di sangue tra un battito e l’altro.
La pressione sanguigna normale è definita come una pressione sistolica inferiore a 120 millimetri di mercurio (mmHg) e una pressione diastolica inferiore a 80 mmHg.

Quando i valori raggiungono costantemente 140/90 o più, la pressione sanguigna è considerata alta. Questa condizione è anche chiamata ipertensione.

Conoscere i propri valori di pressione sanguigna è importante perché l’ipertensione è asintomatica. Se non viene trattata o non è ben controllata, aumenta il rischio di infarti e ictus, e peggiora le patologie renali e cardiache preesistenti.

Circa il 31% degli adulti soffre di ipertensione e la metà di questi non ne è consapevole. Tra coloro che assumono farmaci per l’ipertensione, circa il 47% non la tiene ben controllata.

In che modo il caffè influisce sulla pressione sanguigna?
La caffeina contenuta nel caffè è uno stimolante muscolare che in alcune persone aumenta la frequenza cardiaca. Ciò può potenzialmente contribuire a un battito cardiaco irregolare, noto come aritmia.

La caffeina stimola anche le ghiandole surrenali a rilasciare adrenalina. Questo fa ba***re il cuore più velocemente e restringere i vasi sanguigni, aumentando la pressione sanguigna.

I livelli di caffeina nel sangue raggiungono il picco tra 30 minuti e due ore dopo aver bevuto una tazza di caffè. L’emivita della caffeina è di 3-6 ore, il che significa che i livelli nel sangue si riducono di circa la metà durante questo periodo.

La variabilità è dovuta all’età (i bambini hanno fegati più piccoli e meno maturi, quindi non riescono a metabolizzarlo così velocemente), alla genetica (le persone possono metabolizzare più o meno velocemente) e al fatto che lo si consumi abitualmente (chi lo consuma regolarmente lo smaltisce più rapidamente).

L’impatto della caffeina sulla pressione sanguigna, derivante dal caffè (e da cola, energy drink e cioccolato), è variabile. Le revisioni della letteratura scientifica riportano aumenti della pressione sistolica compresi tra 3 e 15 e un aumento della pressione diastolica tra 4 e 13 dopo il consumo.

L’effetto della caffeina dipende anche dalla pressione sanguigna abituale di una persona. Un aumento della pressione sanguigna può essere più rischioso in caso di ipertensione e di patologie cardiache o epatiche preesistenti, quindi è consigliabile discutere del consumo di caffè con il proprio medico.

Cos’altro contiene il caffè?
Il caffè contiene centinaia di fitochimici: composti che contribuiscono al sapore, all’aroma o che influenzano la salute e le malattie.

Tra i fitochimici che influenzano direttamente la pressione sanguigna vi sono le melanoidine, che regolano il volume dei fluidi corporei e l’attività degli enzimi che contribuiscono a controllare la pressione sanguigna.

L’acido chinico è un altro fitochimico che ha dimostrato di abbassare la pressione sanguigna sistolica e diastolica migliorando il rivestimento dei vasi sanguigni, consentendo loro di adattarsi meglio agli aumenti di pressione.

Il caffè può causare ipertensione?
In una revisione di 13 studi che hanno coinvolto 315.000 persone, i ricercatori hanno esaminato le associazioni tra il consumo di caffè e il rischio di ipertensione.

Durante il periodo di follow-up dello studio, 64.650 persone hanno sviluppato ipertensione e i ricercatori hanno concluso che il consumo di caffè non è associato a un aumento del rischio di sviluppare tale patologia.

Anche analizzando i dati in base al sesso, alla quantità di caffè consumato, al tipo di caffè (decaffeinato o con caffeina), al fumo o agli anni di follow-up, il consumo di caffè non è risultato associato a un aumento del rischio di sviluppare ipertensione.

Le uniche eccezioni che suggeriscono un rischio inferiore riguardano cinque studi provenienti dagli Stati Uniti e sette studi di bassa qualità, il che significa che tali risultati dovrebbero essere interpretati con cautela.

Uno studio giapponese separato ha seguito più di 18.000 adulti di età compresa tra 40 e 79 anni per 18,9 anni. Tra questi, circa 1.800 persone presentavano una pressione sanguigna molto elevata (ipertensione di grado 2-3), con pressione sistolica pari o superiore a 160 o pressione diastolica pari o superiore a 100.

In questo studio, il rischio di morire per malattie cardiovascolari, tra cui infarto o ictus, era doppio tra coloro che bevevano due o più tazze di caffè al giorno rispetto ai non bevitori.

Non sono state riscontrate associazioni con la mortalità per malattie cardiovascolari nei soggetti con pressione sanguigna normale o ipertensione lieve (grado 1) (pressione sistolica 140-159 o pressione diastolica 90-99).

Legg ache: Troppo caffè può indebolire le ossa nelle donne anziane

In definitiva
Non c’è bisogno di rinunciare al caffè. Ecco cosa fare in alternativa:

È importante conoscere i propri livelli di pressione sanguigna, la propria storia clinica e quali alimenti e bevande contengono caffeina, in modo da poter fare scelte consapevoli.
Quando decidete cosa mangiare e quanto siete attivi, tenete conto di tutti i fattori che influenzano la pressione sanguigna e la salute generale, inclusi l’anamnesi familiare, la dieta, l’assunzione di sale e l’attività fisica.
Presta attenzione a come il tuo corpo reagisce alla caffeina ed evita di consumarla prima di aver controllato la pressione sanguigna.
Limita l’assunzione di caffeina nelle ore serali per evitare che interferisca con il sonno.
Per moderare il consumo di caffè, limitalo a quattro tazze al giorno oppure opta per le versioni decaffeinate.
Se la pressione sanguigna sistolica è pari o superiore a 160 o la pressione sanguigna diastolica è pari o superiore a 100, si consiglia di ridurre l’assunzione a una tazza al giorno e di consultare il medico.

Fonte: SciTechDaily

Manzo contro pollo: risultati sorprendenti da un nuovo studio sul prediabeteNegli Stati Uniti, oltre 135 milioni di adul...
23/05/2026

Manzo contro pollo: risultati sorprendenti da un nuovo studio sul prediabete

Negli Stati Uniti, oltre 135 milioni di adulti convivono con il diabete di tipo 2 (T2D) o sono a rischio di svilupparlo, il che evidenzia la crescente necessità di indicazioni dietetiche chiare e basate su evidenze scientifiche per promuovere una migliore salute e ridurre il rischio di complicanze.

Un nuovo studio clinico randomizzato e controllato (RCT) offre spunti di riflessione su una questione spesso dibattuta: il consumo di carne rossa peggiora la salute metabolica nelle persone già a rischio?

Secondo i risultati dello studio, il consumo di 170-198 grammi di carne bovina al giorno non ha avuto effetti negativi sui marcatori legati al diabete di tipo 2 o alla salute cardiovascolare negli adulti con prediabete.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Current Developments in Nutrition.

Prove derivanti da uno studio controllato
“I risultati di questo studio clinico randomizzato di riferimento si basano sulle evidenze scientifiche esistenti che dimostrano come il consumo di carne bovina, nell’ambito di una dieta sana, favorisca la salute cardiovascolare e non influisca negativamente sulla regolazione della glicemia o sull’infiammazione”, ha affermato Kevin C. Maki, PhD, professore a contratto presso la Indiana University School of Public Health-Bloomington e autore senior dell’articolo. “Quando la carne bovina viene consumata nell’ambito di una dieta sana, contribuisce a colmare carenze nutrizionali essenziali e non ha un impatto negativo sul profilo di rischio cardiometabolico rispetto al pollame”.

Lo studio ha coinvolto 24 adulti (17 uomini e 7 donne, di età compresa tra i 18 e i 74 anni) in sovrappeso o obesi e con prediabete, ma altrimenti in buone condizioni di salute. I ricercatori hanno utilizzato un disegno sperimentale crossover, il che significa che ogni partecipante ha seguito due periodi di dieta separati di 28 giorni, con un periodo di sospensione di 28 giorni tra i due.

Durante ciascuna fase, i partecipanti consumavano due portate principali al giorno a base di manzo o pollame. Ogni pasto conteneva da 85 a 99 grammi di carne cotta ed era preparato in diverse preparazioni, come fajitas, stufato, hamburger, burritos o piatti saltati in padella, mentre i partecipanti mantenevano le loro normali abitudini alimentari.

Leggi anche: Carne macinata di manzo o alternative vegetali?

Misurazione della salute metabolica
Il diabete di tipo 2 si sviluppa spesso dopo anni di insulino- resistenza, accompagnata da un graduale declino della funzione delle cellule β pancreatiche, che producono insulina. Per valutare l’influenza della dieta su questi processi, i ricercatori hanno misurato la funzione delle cellule β e i livelli degli ormoni coinvolti nella regolazione del glucosio prima e dopo ciascun periodo di dieta di 28 giorni.

Dopo aver consumato da 170 a 198 grammi (da 6 a 7 once) di carne bovina o pollame non trasformata al giorno, i partecipanti non hanno mostrato differenze statisticamente significative nella funzione delle cellule β, nella sensibilità all’insulina o in parametri metabolici correlati.

“I risultati dello studio suggeriscono che un consumo regolare di carne bovina non influisce negativamente sui fattori di rischio metabolici o infiammatori rispetto al pollame in una popolazione prediabetica a rischio”, ha osservato Indika Edirisinghe, PhD, professoressa di Scienze dell’alimentazione e nutrizione presso l’Illinois Institute of Technology. “Sebbene la durata dello studio sia stata relativamente breve (un mese), questo lasso di tempo è generalmente considerato sufficiente per rilevare risultati metabolici misurabili“.

fonte:"Current Developments in Nutrition "

Indirizzo

Viale Roma 59
Tresigallo
44039

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 12:30
15:30 - 19:00
Martedì 08:30 - 12:30
15:30 - 19:00
Mercoledì 08:30 - 12:30
15:30 - 19:00
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