27/01/2026
Viviamo in un’epoca in cui l’etica sembra evaporata, come un’eco lontana, lasciando un vuoto che i nostri giovani abitano con occhi smarriti, cuori cinici o silenzi carichi di dolore, frustrazione, angoscia.
È un grido muto contro un mondo che ha smarrito il “perché” delle cose, il significato, e che chiede a loro di riempire quel vuoto con la performance.
Nietzsche lo aveva previsto con la “morte di Dio”, che ha scardinato le radici metafisiche dell’etica occidentale, aprendo la porta a un relativismo dove tutto è lecito se “funziona”.
Heidegger ha scritto l”oblio dell’essere”: una distrazione dal senso profondo che oggi si vede nella frenesia del consumo, del like, dell’apparire.
Zygmunt Bauman con la “modernità liquida” parla di valori attuali che si sciolgono come neve al sole: responsabilità usa e getta, empatia selettiva, giustizia solo quando conviene.
Le grandi narrazioni, Chiese, istituzioni, comunità, sono crollate,
e l’etica è diventata affare privato, stabile come un post che scade in 24 ore.
Soldi, potere, visibilità rapida, corrispondenza agli algoritmi di turno, soluzioni facili,
ogni ambito di vita è avvolto da questi nuovi dogmi.
Anche la psicologia divulgata sui social si sta trasformando in ideologia, avvolgendo le persone di ansia ulteriore, con richieste performative sul piano emotivo e relazionale, spesso avulse dal contesto e dai significati valoriali.
La spiritualità contemporanea è una vita ridotta a performance, dove silenzio e vulnerabilità sono tabù.
Eppure nelle tradizioni antiche, elleniche, cristiane e buddiste, ci insegnano che il “vuoto” può essere una soglia, non una tomba: lo spazio per riscoprire che l’io da solo non basta, che la vera libertà nasce dall’incontro, dalla cura.
Senza questo, l’egocentrismo si fa egoismo, e la solitudine ci morde l’anima.
I ragazzi di oggi che bussola hanno?
Pochi hanno modelli credibili: hanno adulti molli o ipocriti, lavoratori, consumatori, scrollatori di social, svuotati, senza contenuti profondi;
hanno istituzioni moraliste, ma corrotte.
Pochi sentono parlare di valori ed etica.
Pandemia, crisi climatica, precarietà: tutto amplifica la sfiducia.
Arriva come difesa il ritiro digitale, l’aggressività auto ed eterodiretta, relazioni contorte o “usa e getta”.
Forse ai giovani serve prossimità: famiglie, scuole, comunità dove l’etica sia comunicazione, gesto quotidiano, fuori dallo scrolling compulsivo e dai moralismi usa e getta.
In un mondo senza etica,
la responsabilità è ribellione.
La cura dell’altro diventa rivoluzione.
I nostri ragazzi meriterebbero di credere ancora nell’umano.
E noi adulti, di non tradirlo.
Immagine di Kirchner, del 1910