10/01/2026
Sapete cos’è la teoria della “scimmia infinita”?
Un giorno del 2003, gli statistici all’Università di Plymouth, si misero in testa di dimostrare che delle scimmie, con un tempo infinito, potevano riprodurre l’Amleto e furono lasciate libere di interagire con una tastiera. Il risultato, dopo settimane, non fu nemmeno lontanamente una scena di Shakespeare, ma una serie caotica di lettere ripetute e casuali.
State buoni statistici. Tanaka riscatta la vostra idea. Tanaka infatti constata che l’Amleto è effettivamente stato scritto da un primate. Non da una scimmia qualsiasi, ma da una scimmia antropomorfa molto particolare: l’essere umano.
Jiro Tanaka sottolinea che l’Amleto non nasce però dal caso né da una combinazione infinita di tentativi scimmieschi, ma da una lunga storia evolutiva. Da una serie di australopitechi simili agli scimpanzé, si arriva a ominidi bipedi; da questi, a primati meno pelosi; e infine, in un tempo tutt’altro che infinito, a un primate capace di scrivere. La scrittura non è un miracolo statistico, ma l’esito di un processo umano, biologico e culturale.
Molto prima della letteratura, e persino prima dell’idea stessa di scrittura, gli esseri umani si riunivano intorno al fuoco per raccontarsi storie. Invenzioni, miti, racconti di animali, di eroi, di amori, di cacciatori, di spiriti e di stelle. Il racconto precede il libro, precede la pagina, precede la grammatica. È un comportamento primario, non un raffinato prodotto intellettuale.
Come specie, siamo dipendenti dalle storie. Le consumiamo ovunque — nei libri, a teatro, al cinema, nelle serie, nei sogni, parlando con gli amici. Anche quando il corpo dorme, la mente continua a raccontare. La narrazione non si spegne mai: è il modo naturale con cui la mente umana organizza l’esperienza. In pratica, abitiamo tutti l’isola che non c’è: un territorio immaginario in cui viviamo costantemente, anche se non ce ne rendiamo conto. È la nostra vera casa mentale. Non sappiamo spiegare del tutto perché desideriamo così intensamente le storie, né perché l’immaginazione sia così centrale per la nostra specie. Ma è certo che senza di esse non saremmo ciò che siamo.
Il racconto non è un ornamento culturale né un lusso per pochi: è una funzione fondamentale dell’umano, qualcosa che precede la letteratura stessa e che la rende possibile.
Se vuoi capire come e perché le storie riescono a farci entrare così profondamente — fino a commuoverci contro ogni previsione — nel corso sul trasporto narrativo lavoriamo proprio su questo: non sulla teoria astratta, ma sui meccanismi concreti che fanno sì che una storia ci attraversi e ci trasformi.
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