Il Portolano Scrittura Narrativa e Autobiografica

Il Portolano Scrittura Narrativa e Autobiografica Il Portolano organizza laboratori di scrittura autobiografica, narrativa, creativa, medicina narrati

Organizza laboratori di scrittura autobiografica, e corsi di scrittura creativa e narrativa, collaborando con scrittori e professionisti del mondo della letteratura. Affianca e cura il lavoro di chi vuole scrivere autobiografie, novelle di vita, tranche de vie, racconti e romanzi. Si occupa di valutazione manoscritti, correzione bozze, revisione dei testi, editing, di biografie di famiglia, d’artista e di azienda. Il Portolano, organizza eventi legati al mondo della cultura e in particolare della scrittura. Organizza e cura eventi per il festival CartaCarbone 'Autobiografia e dintorni'. Ha la direzione di Carvifoglio, una collana di narrativa contemporanea per Ronzani Editore.

20/01/2026

E tu, per che cosa saresti disposto a metterti in cammino, con questa convinzione?

16/01/2026

Cosa fai quando capisci che il posto c’è, ma non è tuo?

"Nella sala odorosa di vaniglia, di vino, di cipria, Don Fabrizio si aggirava alla ricerca di un posto. Da un tavolo Tancredi lo vide, batté la mano su una sedia per mostrargli che vi era da sedersi; accanto a lui Angelica cercava di vedere nel rovescio di un piatto d’argento se la pettinatura era a posto. Don Fabrizio scosse la testa, sorridendo, per rifiutare. Continuò a cercare.

Da un altro tavolo si udiva la voce soddisfatta di Pallavicino: «La più alta emozione della mia vita…». Vicino a lui vi era un posto vuoto. Ma che gran seccatore. Non era meglio, dopo tutto, ascoltare la cordialità forse voluta ma rinfrescante di Angelica, la lepidezza asciutta di Tancredi? No: meglio annoiarsi che annoiare gli altri."

Il lavoro sul trasporto narrativo comincia qui: quando una storia ci fa abitare una vita che non è la nostra, eppure può sembrarlo.

14/01/2026

Perché (non) è un bravo ragazzo, nessuno lo può negar!

Ti è mai capitato di parteggiare per un personaggio che, a pensarci bene, non è affatto una brava persona? Non è una distrazione morale. È un meccanismo narrativo preciso.
Un personaggio negativo può suscitare empatia se la storia ti costringe a stare con lui abbastanza a lungo. La frequentazione narrativa conta: più tempo passi dentro il suo punto di vista, più inizi a riconoscerne le sfumature, e soprattutto i conflitti, le contraddizioni. Sono queste che lo rendono umano. E come accade nella vita reale, con chi conosci bene diventi più indulgente.
Inoltre, il nostro coinvolgimento non dipende tanto dalla moralità del personaggio, quanto dai suoi obiettivi. Amore, successo, potere, riconoscimento: sono spinte universali. Quando un personaggio agisce con decisione verso uno scopo chiaro, seguiamo il percorso prima ancora di giudicarne i mezzi.
A questo si aggiunge un altro fattore: carisma, bellezza, forza, intelligenza. Anche quando l’empatia vacilla, il coinvolgimento resta. Non approviamo, ma continuiamo a leggere.
Nel lavoro sul trasporto narrativo analizziamo anche questo: come il tempo di esposizione, la chiarezza degli obiettivi e la costruzione dell’azione rendano un personaggio coinvolgente al di là del giudizio morale. Perché una storia funziona quando riesce a tenerci dentro, anche contro le nostre stesse convinzioni.
Per info sul corso in partenza a febbraio: leggi il primo commento 👇

10/01/2026

Sapete cos’è la teoria della “scimmia infinita”?

Un giorno del 2003, gli statistici all’Università di Plymouth, si misero in testa di dimostrare che delle scimmie, con un tempo infinito, potevano riprodurre l’Amleto e furono lasciate libere di interagire con una tastiera. Il risultato, dopo settimane, non fu nemmeno lontanamente una scena di Shakespeare, ma una serie caotica di lettere ripetute e casuali.
State buoni statistici. Tanaka riscatta la vostra idea. Tanaka infatti constata che l’Amleto è effettivamente stato scritto da un primate. Non da una scimmia qualsiasi, ma da una scimmia antropomorfa molto particolare: l’essere umano.
Jiro Tanaka sottolinea che l’Amleto non nasce però dal caso né da una combinazione infinita di tentativi scimmieschi, ma da una lunga storia evolutiva. Da una serie di australopitechi simili agli scimpanzé, si arriva a ominidi bipedi; da questi, a primati meno pelosi; e infine, in un tempo tutt’altro che infinito, a un primate capace di scrivere. La scrittura non è un miracolo statistico, ma l’esito di un processo umano, biologico e culturale.
Molto prima della letteratura, e persino prima dell’idea stessa di scrittura, gli esseri umani si riunivano intorno al fuoco per raccontarsi storie. Invenzioni, miti, racconti di animali, di eroi, di amori, di cacciatori, di spiriti e di stelle. Il racconto precede il libro, precede la pagina, precede la grammatica. È un comportamento primario, non un raffinato prodotto intellettuale.
Come specie, siamo dipendenti dalle storie. Le consumiamo ovunque — nei libri, a teatro, al cinema, nelle serie, nei sogni, parlando con gli amici. Anche quando il corpo dorme, la mente continua a raccontare. La narrazione non si spegne mai: è il modo naturale con cui la mente umana organizza l’esperienza. In pratica, abitiamo tutti l’isola che non c’è: un territorio immaginario in cui viviamo costantemente, anche se non ce ne rendiamo conto. È la nostra vera casa mentale. Non sappiamo spiegare del tutto perché desideriamo così intensamente le storie, né perché l’immaginazione sia così centrale per la nostra specie. Ma è certo che senza di esse non saremmo ciò che siamo.
Il racconto non è un ornamento culturale né un lusso per pochi: è una funzione fondamentale dell’umano, qualcosa che precede la letteratura stessa e che la rende possibile.

Se vuoi capire come e perché le storie riescono a farci entrare così profondamente — fino a commuoverci contro ogni previsione — nel corso sul trasporto narrativo lavoriamo proprio su questo: non sulla teoria astratta, ma sui meccanismi concreti che fanno sì che una storia ci attraversi e ci trasformi.

Per info sul corso in partenza a febbraio: leggi il primo commento 🐒👇

05/01/2026

Con i naufragi Herman Melville aveva una certa dimestichezza. Non si aspettava però quello editoriale, arrivato con Moby-Dick, oggi caposaldo dell’Ottocento e all’epoca un clamoroso fiasco editoriale, con un pubblico spiazzato da struttura ingombrante e digressioni infinite. Ce ne parla Silvia, cympari in mano (a voi la soluzione della crasi), per ricordarci anche quanto sia importante credere in quello che si fa e perseverare. Al giudizio finale, come sempre, penserà il tempo.

Perché le storie ci fanno sentire disgusto (o amore)? La scienza del "rispecchiamento"Ti sei mai chiesto perché, leggend...
04/01/2026

Perché le storie ci fanno sentire disgusto (o amore)? La scienza del "rispecchiamento"

Ti sei mai chiesto perché, leggendo, provi le stesse emozioni dei personaggi? Non è magia, è scienza. Tutto parte dai neuroni specchio: circuiti cerebrali che si attivano non solo quando facciamo un'azione, ma anche quando vediamo qualcun altro farla. È il meccanismo biologico dell'empatia.
Immagina di guardare un video in cui una persona assaggia il surströmming (aringa fermentata svedese dal gusto terribile) e fa una smorfia di disgusto. Probabilmente ti si rivolta lo stomaco senza averlo assaggiato. I tuoi neuroni specchio hanno "simulato" la sua reazione, per proteggervi.
E nella letteratura? Funziona allo stesso modo. Uno scrittore che descrive un'emozione o un'azione in modo vivido, attiva il sistema motorio ed emotivo del lettore come se la stesse vivendo lui.

📌 Trasporto Narrativo nasce qui: imparare a costruire pagine che attivano il lettore.
Per info: scrivici in privato o visita il sito ilportolano.org
(date, costi e corsi in partenza).

02/01/2026

Ci sono percorsi che partono da ciò che è già accaduto e altri da ciò che torna a bussare senza ancora una forma. I corsi in partenza al Portolano nascono tutti da qui: dalla scrittura come pratica concreta, fatta di tentativi, scarti, riscritture.

PRISMI 2026 è un attraversamento lungo, scandito per tappe. Si parte da materiali autobiografici minimi — una stanza, una figura familiare, un oggetto, una scena ricorrente — e li si guarda da angolazioni diverse. Il lavoro non punta alla confessione, ma alla messa in forma: come in certi testi di Annie Ernaux o Natalia Ginzburg, l’esperienza personale diventa materia leggibile quando trova una distanza, una struttura, una sequenza.

Con Trasporto narrativo il fuoco si stringe sul lettore. Si lavora su azioni, personaggi, immagini, tempo narrativo, per capire cosa fa restare dentro una scena. Il riferimento è una scrittura che non commenta ma dispone — da Carver a Munro, da certi passaggi di McEwan al cinema che lavora per sottrazione. Ogni incontro alterna studio e editing: i testi vengono letti, smontati, riscritti, finché non iniziano a reggere.

Dall’idea al romanzo è pensato per chi ha una storia che insiste ma non ha ancora trovato un passo lungo. Il corso parte dai progetti dei partecipanti e cresce insieme a loro. Si lavora su struttura, personaggi, voce e revisione, con un’attenzione costante al processo: come insegna chi il romanzo lo costruisce per stratificazioni, l’editing non è un intervento finale, ma il luogo in cui la storia prende davvero forma.

Il Corso base di scrittura per ragazzi è uno spazio di esplorazione guidata. Si gioca con il linguaggio, si osserva il mondo, si inventano personaggi e situazioni. I ragazzi scrivono, riscrivono, leggono ad alta voce. Il riferimento è una tradizione che prende sul serio l’immaginazione, senza semplificarla ma dandole il risalto che merita.

Quattro percorsi diversi, un metodo comune: scrivere, guardare meglio, riscrivere.
Non per arrivare subito a un testo “finito”, ma per costruire un modo di lavorare che resti.

Per ricevere il programma completo, le date e la quota di partecipazione, scrivici un messaggio privato o lascia un commento qui sotto. 📌 Link nei commenti (Corsi brevi).

22/12/2025

Buone Feste da Il Portolano. Che il tempo vi lasci una pagina buona.

“Come andrà a finire?”Alla base di ogni buon racconto ci sono due pilastri: un personaggio e un conflitto.Il protagonist...
19/12/2025

“Come andrà a finire?”

Alla base di ogni buon racconto ci sono due pilastri: un personaggio e un conflitto.
Il protagonista può essere anche un oggetto o un animale, ma deve comportarsi come un essere umano: avere un’intenzione, fare scelte, muoversi dentro una tensione. Senza personaggio o senza conflitto, l’interesse si spegne.
Il motivo è semplice: viviamo immersi nel conflitto.
Ogni giorno scegliamo senza sapere davvero se stiamo facendo la cosa giusta. Ci muoviamo tra dubbi, desideri, paure, cercando di evitare il dolore e inseguire una forma di equilibrio, di felicità, di senso.

E sopra ogni scelta aleggia sempre la stessa domanda: come andrà a finire?

È questa incertezza — quotidiana ed esistenziale — che rende le storie necessarie. Raccontare significa mettere in scena quel movimento continuo tra aspirazione e paura, tra tentativi e conseguenze.
In fondo, una storia funziona quando intercetta questo punto: la vita come qualcosa che nessuno sa usare davvero. Si impara solo provando.

È una delle domande da cui nasce il lavoro che stiamo facendo in questi mesi. Se ti va, scrivici.

Che cos’è la raccontabilità?Uno dei requisiti perché delle frasi messe insieme vengano considerate ‘storie’ è la loro “r...
16/12/2025

Che cos’è la raccontabilità?
Uno dei requisiti perché delle frasi messe insieme vengano considerate ‘storie’ è la loro “raccontabilità”. Non basta che succedano delle cose in ordine cronologico, né che ci sia un personaggio con delle intenzioni.
Se qualcuno si sveglia, fa colazione e va a comprare il giornale, abbiamo una sequenza logica e coerente. Ma non v’è nulla di interessante.
La raccontabilità nasce quando qualcosa devia dal canone, quando ciò che dovrebbe accadere non accade, o accade in modo inatteso.
Quella deviazione crea una frattura, una dissonanza, una domanda.
Da lì in poi, il personaggio deve reagire, cercare di capire, risolvere, affrontare.
È questo movimento — non la semplice successione di azioni — a rendere una storia interessante.
In altre parole:
• una storia raccontabile rompe uno script abituale;
• introduce un conflitto o un’anomalia;
• genera tensione mentale;
• costringe qualcuno a fare qualcosa che prima non era previsto.
Più una storia produce questa tensione, più diventa memorabile, condivisibile, degna di essere raccontata.

16/12/2025

Ogni storia lascia una traccia.

Indirizzo

Via Montello, 5
Treviso
31100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:30
14:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 12:30
14:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 12:30
14:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 12:30
14:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 12:30
14:00 - 19:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Il Portolano Scrittura Narrativa e Autobiografica pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Il Portolano Scrittura Narrativa e Autobiografica:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram