Itaca - Centro di Psicoterapia, Psichiatria e Neuropsichiatria infantile

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Itaca - Centro di Psicoterapia, Psichiatria e Neuropsichiatria infantile Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Itaca - Centro di Psicoterapia, Psichiatria e Neuropsichiatria infantile, Psicoterapeuta, Via Olimpica 15, Tricase.

Itaca è un luogo di cura e ascolto, nato dalla passione di uno psichiatra e due psicoterapeuti
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Orari per contattare il Centro Medico Itaca:
lun-ven 17:00-20:30, sab 10:00-12:00.

Un mare d’incertezzaL'incertezza, come il mare, a volte è burrascosa e torbida, a volte calma e smeraldina.A volte perce...
17/02/2026

Un mare d’incertezza

L'incertezza, come il mare, a volte è burrascosa e torbida, a volte calma e smeraldina.
A volte percepiamo la paura e il peso dell’ignoto, a volte il senso della libertà.

"In questa incertezza, chi ha il coraggio di tuffarsi?"
Sembra questa la domanda e la sfida che ci lancia Paolo Sorrentino col suo ultimo film La 𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎.
A ben guardare, è anche la sfida che attraversa ogni percorso di psicoterapia.

🧭 Oltre le risposte

Spesso pensiamo che stare bene significhi eliminare ogni dubbio. Ma la verità è un'altra: stare bene significa imparare a stare nel "non sapere", nel mare torbido e abissale dell’incertezza.

Non significa rassegnarsi all’impossibilità di trovare le risposte, ma piuttosto imparare a respirare in quel tempo sospeso che passa tra una domanda dolorosa e la sua risposta gentile.
• Perché non riesco a cambiare?
• Perché non riesco ad amarmi?
In psicoterapia vediamo chiaramente due tempi:
- un tempo oggettivo, fatto di secondi, ore, giorni, settimane, mesi, anni;
- un tempo emotivo, di genere proprio, fatto di momenti di sofferenza e di gentilezza.

✨ La via della 𝐺𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎

Sorrentino ci suggerisce una postura esistenziale precisa: quella della 𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎.
Non è un concetto astratto, ma un atto di estrema gentilezza verso se stessi.
Scegliere la 𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎 significa:
✅ Lasciare andare il controllo (non possiamo dominare il mare).
✅ Abbassare le spalle e fare un respiro profondo.
✅ Smettere di giudicarsi con durezza e concedersi il coraggio di nuotare oltre la paura.

⛵ Sulla "Nave dei Folli"

Concedersi la 𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎 significa imbarcarsi sulla stultifera navis: la “nave dei folli”, la nave di chi accetta il ritmo imperfetto della vita.
Di chi sceglie di navigare nell’incertezza.
Perché a volte occorre vagare senza meta per ritrovarsi.

💭 E tu, come vivi la tua incertezza?
Ti guardi con giudizio o scegli di concederti la 𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎?

Dott. Gionata Merico ✍🏻

Ci sono notizie che non entrano nella vita, la frammentano all’improvviso. Una diagnosi di tumore spesso arriva così: im...
10/02/2026

Ci sono notizie che non entrano nella vita, la frammentano all’improvviso. Una diagnosi di tumore spesso arriva così: improvvisa, fredda, incomprensibile e in pochi secondi cambia tutto: il tempo, i pensieri, le priorità, il futuro. Dal punto di vista psicologico, la malattia oncologica non è solo un evento medico: è un’esperienza potenzialmente traumatica.

La psico-oncologia oggi è una disciplina fondamentale, perché la ricerca mostra che:
- il supporto psicologico riduce ansia e depressione
- migliora l’aderenza alle cure
- sostiene la qualità della vita
- aiuta paziente e famiglia a elaborare il trauma

Non cura il tumore, ma può aiutare a curare la persona nella sua interezza. E a volte, in mezzo alla malattia, la cosa più terapeutica è una relazione sicura. La vicinanza umana, anche quando non risolve, può sostenere la vita.

✍ Dott.ssa Daniela Uglia

Un messaggio che non arriva. Uno sguardo che si distrae. Un'attenzione non ricevuta. Non accade nulla di esplicitamente ...
03/02/2026

Un messaggio che non arriva. Uno sguardo che si distrae. Un'attenzione non ricevuta. Non accade nulla di esplicitamente minaccioso, eppure qualcosa dentro di noi si contrae. Il corpo si tende, il respiro cambia, il pensiero corre veloce verso un’unica possibilità: si sta allontanando da me.

L’angoscia abbandonica si attiva proprio così: in assenza di una perdita reale, ma in presenza di segnali ambigui. È una risposta emotiva intensa che affonda le sue radici nelle prime esperienze di attaccamento, quando la vicinanza dell’altro ha rappresentato una condizione essenziale di sicurezza e sopravvivenza.

A livello neurale, questa attivazione coinvolge il sistema limbico, in particolare l’amigdala, che interpreta la distanza emotiva come una minaccia. La corteccia prefrontale, chiamata a regolare l’emozione, fatica a contenere l’allarme: il passato relazionale viene rapidamente riattivato e sovrapposto al presente. Esperienze di separazione, rifiuto o imprevedibilità affettiva diventano la lente attraverso cui leggiamo l’altro.

In questi momenti, corpo e mente sono tesi, ricercano solo protezione. Il sistema nervoso entra in uno stato di iperallerta, orientato a prevenire una perdita che, sul piano emotivo, viene vissuta come catastrofica. Così, il silenzio diventa disinteresse, la distanza diventa rifiuto, l’autonomia dell’altro diventa abbandono.

Lavorare su questa angoscia significa creare nuove possibilità di regolazione emotiva. La psicoterapia può aiutare a rafforzare le funzioni integrative favorendo una lettura più complessa e meno automatica delle relazioni. È un processo che consente di distinguere ciò che appartiene al presente da ciò che riattiva ferite antiche. Distinguere i segnali reali di perdita da quelli immaginati. Costruire un senso di continuità interna che non dipenda esclusivamente dalla presenza dell’altro.

Quando l’angoscia si placa, scopriamo che la distanza non è sempre abbandono. A volte è solo spazio.

✍ Dott. Giacomo Rescio

𝑫𝒆𝒓𝒆𝒂𝒍𝒊𝒛𝒛𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆,  𝒊𝒏𝒕𝒊𝒎𝒐 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒂𝒄𝒄𝒐In terapia mi capita spesso che i pazienti parlino di una sensazione difficile da nomin...
27/01/2026

𝑫𝒆𝒓𝒆𝒂𝒍𝒊𝒛𝒛𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆, 𝒊𝒏𝒕𝒊𝒎𝒐 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒂𝒄𝒄𝒐

In terapia mi capita spesso che i pazienti parlino di una sensazione difficile da nominare: il mondo è lì, intatto, ma non è più “sentito”. Le cose appaiono lontane, come osservate attraverso un vetro. Questo vissuto, che chiamiamo derealizzazione, non riguarda una perdita della realtà, bensì una crisi della presenza.

Da una prospettiva fenomenologica, la derealizzazione segnala una frattura nel rapporto immediato tra il soggetto e il mondo. Viene meno quell’ovvietà silenziosa che rende il reale abitabile. Non è il pensiero a essere compromesso, ma l’evidenza affettiva che sostiene l’esperienza. Il mondo smette di “rispondere”.

Nel lavoro clinico, osservo come questa condizione emerga spesso in pazienti sottoposti a un’eccessiva tensione interna, a un controllo emotivo rigido o a un’angoscia che non trova parole. In chiave psicodinamica, la derealizzazione può essere letta come un movimento difensivo: una presa di distanza dall’esperienza per evitare un contatto sentito come troppo invasivo o destabilizzante.

Nel mio impianto psicoterapico, non considero la derealizzazione un sintomo da eliminare rapidamente, ma un messaggio da ascoltare. Essa indica un’interruzione del contatto, una sospensione del coinvolgimento vitale. Il lavoro terapeutico non consiste nel forzare il ritorno alla “normalità”, ma nel ricostruire, passo dopo passo, una possibilità di presenza più tollerabile.

Quando l’esperienza viene riconosciuta e condivisa, il mondo può lentamente tornare a essere non solo visto, ma abitato.

✍ Dott. Andrea Zizzari

«𝑳𝒂 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒅𝒂 𝒅𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒉𝒊𝒂𝒕𝒓𝒊𝒂 𝒇𝒖𝒕𝒖𝒓𝒂, 𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒆𝒗𝒆 𝒂𝒇𝒇𝒆𝒓𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒏𝒐𝒄𝒄𝒊𝒐𝒍𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒊𝒐𝒏𝒆, 𝒆̀ 𝒅𝒖𝒏𝒒𝒖𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂: 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒔𝒐𝒍𝒐...
20/01/2026

«𝑳𝒂 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒅𝒂 𝒅𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒉𝒊𝒂𝒕𝒓𝒊𝒂 𝒇𝒖𝒕𝒖𝒓𝒂, 𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒆𝒗𝒆 𝒂𝒇𝒇𝒆𝒓𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒏𝒐𝒄𝒄𝒊𝒐𝒍𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒊𝒐𝒏𝒆, 𝒆̀ 𝒅𝒖𝒏𝒒𝒖𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂: 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒅𝒂 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒄𝒂.»

Itaca, sul sentiero tracciato da Carl Gustav Jung, considera il sintomo un fenomeno incarnato da trattare ad un livello biologico e psicologico. La direzione verso cui si muove il nostro agire non può prescindere dall’afferrare “il nocciolo”. Per evolvere è necessario guardare in faccia la nostra “ombra”, com-prenderla, averne consapevolezza profonda, rintracciarne le radici, consce e inconsce, organiche e relazionali, recenti e antiche, personali e collettive, che dalle loro diramazioni del “sottosuolo” convergono in superficie sul sintomo.
Senza questa dolorosa immersione nella psicologia della psicopatologia, non esiste cura.

Dott. Giuseppe Rizzo ✍🏻

𝐍𝐚𝐯𝐢𝐠𝐡𝐢 𝐥𝐞 𝐨𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐮𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐨 𝐧𝐞 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐯𝐨𝐥𝐭𝐨/𝐚? 🌊Spesso pensiamo che le emozioni siano qualcosa che "capita", ...
13/01/2026

𝐍𝐚𝐯𝐢𝐠𝐡𝐢 𝐥𝐞 𝐨𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐮𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐨 𝐧𝐞 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐯𝐨𝐥𝐭𝐨/𝐚? 🌊

Spesso pensiamo che le emozioni siano qualcosa che "capita", ma il modo in cui reagiamo fa tutta la differenza. La capacità di gestire l'impatto dell'emotività si chiama 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.

C'è una grande differenza tra:
✅ 𝐑𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: sentire rabbia, fare un respiro e parlare.
❌ 𝐃𝐢𝐬𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: sentire ansia, andare nel panico ed esplodere o evitare tutto.

Perché per alcuni è così difficile? Spesso il cervello resta bloccato in "modalità sopravvivenza" a causa di stress, traumi o modelli rigidi appresi nel passato. Non riesce a scegliere la risposta giusta, ma reagisce e basta.

👉 Scorri il carosello per scoprire come si apprende questa capacità e come la psicoterapia può aiutarti a svilupparla (sì, si può imparare sempre!).

💬 𝐓𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢? Scrivi nei commenti un'emozione che fatichi a gestire.

Siamo qui per accompagnarti ❤️

Dott.ssa Alessia Vilei

Anno nuovo, stesso tempo. Il fluire dello spazio psichico.Il nuovo anno non è solo una data che cambia, ma una soglia si...
06/01/2026

Anno nuovo, stesso tempo. Il fluire dello spazio psichico.

Il nuovo anno non è solo una data che cambia, ma una soglia simbolica che la mente utilizza per dare ordine al tempo. Il nostro sistema psichico ha bisogno di confini narrativi per orientarsi nell'esperienza. Ogni inizio porta la possibilità di interrompere una continuità che pesa e attribuire un senso diverso a ciò che verrà, trasformando il nuovo anno in uno spazio interno in cui riorganizzare, archiviare, fare posto.

Lo investiamo della funzione di una base sicura, come ci ha insegnato John Bowlby, un punto immaginario da cui ripartire, non tanto perché il cambiamento rassicuri, ma perché offre l'illusione di una nuova coerenza.
A livello neurobiologico, questo passaggio attiva circuiti profondi. Il cervello è un organo predittivo che vive proiettandosi nel futuro. Davanti a un nuovo inizio si attivano i sistemi dopaminergici legati all'anticipazione. L'aspettativa genera energia. La speranza modula l'arousal. Il sistema limbico risponde al potenziale di cambiamento, mentre la corteccia prefrontale costruisce nuovi scenari.

Il contributo della fenomenologia diventa prezioso. Il tempo non è una sequenza lineare, ma un'esperienza vissuta. Edmund Husserl descrive la temporalità come un flusso in cui il passato resta presente come ritenzione, il futuro è implicito come protensione, e il presente è il luogo in cui questi movimenti si intrecciano. Il nuovo anno non è una rottura, ma una riorganizzazione del tempo vissuto. Nulla viene azzerato. Tutto viene riabitato.

Come ricorda Maurice Merleau-Ponty, il tempo è vissuto attraverso il corpo. La nostra storia abita le posture, le abitudini, i modi automatici di sentire e reagire. Forse per questo i nuovi inizi ci toccano profondamente: rendono visibile il modo in cui stiamo nel tempo, non come qualcosa che scorre fuori da noi, ma come qualcosa che accade dentro di noi.

Il significato più profondo del nuovo anno forse non è cambiare, ma autorizzarsi a stare nella transizione, riconoscendo che il tempo non si resetta, ma si trasforma, e che il nuovo non è ciò che arriva, ma lo sguardo che scegliamo di portare su ciò che già c'è.

✍ Dott.ssa Selenia Greco

L’Illusione dell’Immutabilità: Tra Credenze e Realtà.Nella mia esperienza, ancor prima che la passione per la mente uman...
30/12/2025

L’Illusione dell’Immutabilità: Tra Credenze e Realtà.

Nella mia esperienza, ancor prima che la passione per la mente umana diventasse lavoro, ho notato quanto spesso le persone si definiscano attraverso l’idea di una personalità rigida e immutabile: “questo è il mio carattere e non si cambia”, “sono fatto così”, “sono nato tondo…”. Non sono semplici affermazioni: sono dichiarazioni di resa, come a voler sancire una sorte già scritta.

Henry Murray nel 1938 paragonava l’essere umano a una nuvola in costante cambiamento: la personalità è mutevole e sfuggente.

Il termine personalità deriva dal latino persona, “maschera”, e oggi indica una modalità strutturata di motivazioni, pensieri, affetti e comportamenti che caratterizza adattamento e stile di vita, risultando da fattori temperamentali, sviluppo ed esperienza sociale e culturale.

Il temperamento riguarda disposizioni innate; i tratti sono una miscela tra temperamento ed esperienza. Il carattere, il “marchio” di ciascuno, per Wilhelm Reich è un apparato psichico di protezione dall’angoscia: la “corazza caratteriale”. Se si irrigidisce, ostacola cambiamento, libertà psichica, autoconoscenza e adattamento.

I meccanismi di difesa, spesso automatici, mediano conflitti e proteggono dall’ansia, ma possono diventare fonte di disagio. La volpe e l’uva di Esopo: quando non otteniamo ciò che desideriamo, tendiamo a svalutarlo, attribuendo la colpa alle circostanze, invece di riconoscere i limiti e darci la possibilità di cambiare.

Oggi la personalità è vista come struttura in continua evoluzione, capace di adattarsi a eventi, fasi del ciclo vitale e relazioni significative. La plasticità del cervello umano mostra che le esperienze, anche relazionali e traumatiche, plasmano connessioni neuronali ed espressione genica, intrecciando patrimonio genetico e vicende della vita.

Dunque il cambiamento non è solo possibile: è inevitabile. Come la nuvola di Murray, ognuno è destinato a mutare forma. Resistere equivale a indossare una corazza che, anziché proteggerci, ci limita; accoglierlo permette di essere autenticamente se stessi e scoprire nuove possibilità.

✍ Dott.ssa Noemi Santoro

Auguriamo che queste feste siano uno spazio di quiete, relazione e respiro. Un tempo in cui la mente possa rallentare e ...
24/12/2025

Auguriamo che queste feste siano uno spazio di quiete, relazione e respiro. Un tempo in cui la mente possa rallentare e il corpo ritrovare il suo ritmo.

𝐁𝐮𝐨𝐧 𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐈𝐭𝐚𝐜𝐚.

Perché prendersi cura di sé?Perché oggi più che mai la psicoterapia rappresenta la strada elettiva per un maggiore benes...
23/12/2025

Perché prendersi cura di sé?
Perché oggi più che mai la psicoterapia rappresenta la strada elettiva per un maggiore benessere psicofisico?
Etimologicamente, dal greco psyché (anima) e therapéia (cura), psicoterapia significa “cura dell’anima”.
Prendersi cura della propria anima, della propria psiche, del proprio modo di stare al mondo e di farne esperienza.
È un processo basato sulla relazione e sulla parola, in grado di produrre cambiamenti nel modo di pensare, sentire e agire.
Si rivolge a chi sente che le proprie modalità di stare al mondo, di relazionarsi e di affrontare la vita siano poco soddisfacenti o piuttosto rigide.
Spesso, è attraverso la sofferenza - ansia, tristezza, paura, angoscia - che emerge il bisogno o il desiderio di un cambiamento.
Ognuno/a di noi reagisce agli ostacoli in modo diverso, perché siamo il risultato di fattori biologici, psicologici e sociali.
Come per il corpo, anche la mente a volte ha bisogno di cura.
La psicoterapia è quello spazio in cui è possibile rimuovere gli ostacoli che bloccano il nostro percorso verso l’autorealizzazione e promuovere strategie più efficaci per fare fronte a nuove sfide.
Prendersi cura della mente è un atto di coraggio.
La psicoterapia ti aiuta a tornare a ciò che sei in una versione più soddisfacente di te stesso/a.

✍🏻 Dott. Gionata Merico

Il perfezionismo non ha un solo volto.A volte è una carezza, altre una gabbia.C’è un perfezionismo che ti sussurra:“Puoi...
16/12/2025

Il perfezionismo non ha un solo volto.

A volte è una carezza, altre una gabbia.

C’è un perfezionismo che ti sussurra:

“Puoi crescere. Puoi migliorare. Prova ancora.”

È una spinta gentile, una fame sana di senso, un desiderio di fare bene perché c’è la cura verso ciò che parla di te.

Questo perfezionismo ti muove, ti accompagna mentre fai, sbagli, impari.

E poi c’è l’altro.

Quello che alza la voce.

Quello che dice:

“Non è abbastanza.”

“Aspetta.”

“Non sei pronta.”

È il perfezionismo patologico.

Non nasce dall’amore per ciò che fai, ma dalla paura di sbagliare, di deludere, di non valere.

Non ti fa crescere: ti immobilizza.

Ti fa rimandare, riscrivere mille volte, pensare all’infinito, senza mai agire.

Il primo ti chiede impegno.

Il secondo ti chiede di ridimensionare la tua essenza fino a perdere te stesso.

La differenza non è nel risultato, ma nel prezzo che paghi:

se mentre cerchi il “meglio” perdi te stessə, non è più ambizione.

È una prigione travestita da virtù.

Non hai bisogno di essere perfettə.

Hai solo bisogno di cominciare, di muovere il primo passo, anche tremando.

✍ Dott.ssa Daniela Uglia

𝐈𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐮𝐦𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥’𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞In psicologia dinamica, Bion ci ha insegnato che il trauma è ciò che non riusci...
02/12/2025

𝐈𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐮𝐦𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥’𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞

In psicologia dinamica, Bion ci ha insegnato che il trauma è ciò che non riusciamo a “pensare”. Un’esperienza troppo intensa per essere trasformata in significato che resta lì, grezza, come un’emozione che non trova casa.

Freud parlava di un “eccesso di eccitazione” che la psiche non riesce a elaborare; più tardi autori come Ferenczi e Winnicott hanno mostrato come il trauma diventi realmente tale quando la persona resta sola, senza un altro che possa contenere, nominare, proteggere. Il trauma è quindi l’incontro fra un impatto troppo forte e un ambiente troppo fragile. E nella pratica clinica lo vediamo ogni giorno.

Il trauma non sempre si presenta con grandi racconti, a volte arriva come una tensione nel corpo, una paura che non sappiamo spiegare, un gesto che si ripete senza motivo apparente. Il paziente spesso dice: “Non capisco perché mi succede”. E ha ragione, il trauma lavora proprio così, fuori dal linguaggio. In terapia proviamo allora a creare un luogo, dove ciò che è stato troppo, finalmente può essere guardato senza esserne travolti. Non si tratta di “rivivere” il passato, ma di costruire lentamente la capacità di dargli un nome, una forma, un senso. È un processo fatto di piccoli movimenti, una parola che prima mancava, un’emozione che finalmente si lascia riconoscere, un ricordo che si scioglie dal corpo e diventa pensiero. Quando questo accade, il trauma smette di comandare dall’ombra e torna a essere non tutta la storia ma solo una parte di essa.

✍🏻 Dott. Andrea Zizzari

Indirizzo

Via Olimpica 15
Tricase
73039

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00

Telefono

+393284703283

Sito Web

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