Susanna Roici - Psicologa

Susanna Roici - Psicologa Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Susanna Roici - Psicologa, Psicologo, Trieste.

- Colloqui psicologici
- Psicoterapia
- Diagnosi ed intervento sui disturbi dell'apprendimento (DSA) e di attenzione (ADHD)
- Valutazione in caso di difficoltà scolastiche
- Interventi di potenziamento delle strategie e abilità di studio

21/04/2026

Quello che è accaduto a Vasto, con la morte di Andrea Sciorrilli, non somiglia affatto al classico delitto che esplode dal nulla. Somiglia, piuttosto, a una tragedia che matura lentamente, dentro le pareti di casa, nel logoramento progressivo di una famiglia che per troppo tempo ha convissuto con una condizione di tensione, paura e crescente percezione di pericolosità.

Secondo quanto riportato dalle fonti di cronaca, il padre ha confessato l’omicidio, dicendo agli inquirenti che il figlio “era un violento”; inoltre, a carico del giovane era stato attivato nel 2024 un codice rosso per violenza domestica dopo una denuncia presentata dal padre e dalla sorella.

È stato anche riferito un ulteriore episodio di lite violenta avvenuto nei mesi scorsi. 

Ed è proprio qui che bisogna fermarsi a riflettere, senza cedere né al moralismo facile né alla scorciatoia ideologica.

Perché quando in una famiglia si arriva a questo punto, quasi mai si tratta di un singolo litigio andato male. Più spesso ci si trova davanti a una escalation relazionale tossica, fatta di conflitti ripetuti, intimidazione, rabbia mal gestita, aggressività sempre più difficile da contenere, e di quella sensazione devastante che in molte case arriva a colonizzare ogni cosa:

la paura di chi dovrebbe essere invece un figlio, un fratello, un affetto.

Le ricostruzioni giornalistiche parlano infatti di rapporti familiari molto tesi e di una lite sfociata nella tragedia, apparentemente nata da un contrasto su una opportunità lavorativa. 

Naturalmente nessuno può tracciare una diagnosi seria da un fatto di cronaca. Ma sul piano psicologico alcuni elementi sono già riconoscibili. Quando un soggetto appare disregolato, impulsivo, incapace di tollerare frustrazione e limite, ogni discussione rischia di trasformarsi in un campo minato. In questi profili, il conflitto non viene vissuto come un confronto, ma come un affronto.

Il “no” diventa un’umiliazione. Il contenimento diventa provocazione. Il richiamo alla responsabilità viene percepito come attacco personale.

E allora la rabbia non è più solo rabbia: diventa pretesa di dominio, bisogno di imporre la propria forza, convinzione crescente che gli altri debbano piegarsi.

Questo è il punto in cui, nella mente dei familiari, il congiunto problematico smette di essere solo “difficile” e comincia a essere percepito come una minaccia concreta.

È questo il cuore più oscuro della vicenda, non l’idea di un padre mostruoso che improvvisamente si trasforma in assassino, ma quella di un padre che, dentro una spirale familiare deteriorata da anni, arriva a un punto di rottura estremo.

E sia chiaro: capire non significa giustificare.

Un omicidio resta un omicidio. Ma se vogliamo leggere davvero questa tragedia, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che certe decisioni estreme non nascono in un pomeriggio.

Nascono quando una famiglia si sente progressivamente senza vie d’uscita, quando la minaccia viene percepita come cronica, quando le denunce non sembrano bastare, quando i confini saltano uno dopo l’altro e l’idea stessa della convivenza diventa insostenibile.

Il fatto che nel 2024 fosse già stato attivato un codice rosso rende ancora più evidente che il disagio e il pericolo, almeno secondo quanto denunciato dai familiari, non sarebbero stati episodici. 

Ed è proprio questo il punto più inquietante. Perché vicende come questa sono purtroppo paradigmatiche di ciò che molte famiglie stanno vivendo…case dentro cui non si vive più, ma si resiste; relazioni in cui l’affetto viene divorato dalla paura; genitori e fratelli che non sanno più se stanno aiutando una persona in difficoltà o semplicemente rimandando la prossima esplosione.

In questi contesti, la violenza non arriva sempre con l’eclatanza immediata delle grandi tragedie pubbliche. Spesso si presenta come una erosione quotidiana della sicurezza, fatta di scatti, minacce, umiliazioni, aggressioni, tensione costante.

E ogni volta che queste situazioni vengono sottovalutate, minimizzate, trattate come “problemi di famiglia”, si fa un regalo al disastro.

La vera domanda, allora, è un’altra: questo ragazzo poteva essere fermato prima?

Alla luce di quanto emerso pubblicamente, la questione è legittima. Se vi era già stata una denuncia, se vi era già stata una segnalazione formale di violenza domestica, se il clima di pericolosità era già percepito all’interno del nucleo familiare, allora il sistema avrebbe dovuto essere in grado non solo di registrare il problema, ma di intercettarlo davvero, contenerlo, monitorarlo, proteggere chi viveva accanto a lui e forse anche lui stesso dalla propria deriva. 

Perché il punto, in fondo, è sempre lo stesso: quando una persona diventa stabilmente violenta e fuori controllo, non basta auspicare che “si calmi”.

Non basta aspettare. Non basta confidare nel buon senso domestico. Serve una presa in carico seria, tempestiva, autorevole. Serve la capacità di leggere i segnali prima che diventino sangue. Serve soprattutto smettere di lasciare le famiglie sole dentro inferni privati che poi esplodono in pubblico, quando ormai non c’è più nulla da salvare se non le macerie.

La storia di Andrea Sciorrilli, per come oggi viene raccontata dalle fonti disponibili, sembra dirci proprio questo:
la tragedia finale è soltanto l’ultimo anello di una catena molto più lunga. E ogni volta che una catena del genere viene ignorata, spezzata a metà, trattata come una faccenda minore, il prezzo rischia di diventare mostruoso. Non perché qualcuno sia “nato mostro”. Ma perché, troppo spesso, la violenza cresce sotto gli occhi di tutti finché qualcuno, dentro quella casa, arriva a convincersi che per salvare il salvabile resti soltanto l’estremo.

E quando una famiglia arriva a percepire questo, significa che il fallimento non è solo individuale. È anche collettivo.

Mamma, come stai?Papà, e tu come stai?Quand’è l’ultima volta che qualcuno te lo ha chiesto?E soprattutto, quand’è l’ulti...
19/04/2026

Mamma, come stai?
Papà, e tu come stai?
Quand’è l’ultima volta che qualcuno te lo ha chiesto?
E soprattutto, quand’è l’ultima volta che tu te lo sei chiesto?

Io la chiamo “la solitudine dei numeri pari”.

I genitori sono una coppia, sono una famiglia, ma paradossalmente possono sentirsi molto soli dall’arrivo dei figli.

Non è solo questione di stanchezza, ma è solitudine: la rete di amicizie si disfa, il tempo scorre più in fretta, il lavoro ti assorbe, la casa ti fagocita, e sembra che la società ce l’abbia con te, nonostante ti chieda di aumentare la natalità.

Per questo motivo, Unicef vuole capire cosa sta succedendo alle famiglie e dare loro voce, perché solo se raccogliamo i dati di come stanno le cose realmente possiamo poi usarli per arrivare alla politica, per attivare certi cambiamenti che, ve lo dico da Pediatra, sono davvero necessari.

Unicef ti chiede: come stai?

Se vuoi rispondere, puoi farlo qui: https://bit.ly/3NZcY3i 👈🏼


Dalla pagina di

Take this survey powered by surveymonkey.com. Create your own surveys for free.

19/04/2026
18/04/2026

L’EFFETTO DUNNING-KRUGER

Il Dunning-Kruger Effect descrive un bias cognitivo sistematico in cui individui con scarse competenze in un dominio tendono a sovrastimare drasticamente le proprie capacità. Secondo gli esperimenti condotti da Kruger e Dunning, questo avviene perché le abilità necessarie per eseguire correttamente un compito, come ragionamento logico, valutazione critica e capacità metacognitiva, sono le stesse richieste per valutare accuratamente la propria performance. Chi ne è privo subisce quindi un “doppio deficit”: commette errori e, allo stesso tempo, non possiede gli strumenti cognitivi per riconoscerli. Questo genera un’illusione di superiorità che può ostacolare l’apprendimento, la crescita professionale e la capacità di prendere decisioni informate.

Il percorso verso la competenza reale mostra spesso una dinamica opposta: quando le persone iniziano ad acquisire conoscenze, la loro fiducia cala bruscamente perché diventano consapevoli della complessità del campo e dell’estensione della propria ignoranza. Questo “declino della sicurezza” non è un fallimento, ma un segnale di progresso cognitivo: indica il passaggio dall’ignoranza inconsapevole alla consapevolezza informata.

Con l’aumento dell’esperienza, la fiducia risale, ma è ora fondata su una comprensione accurata del compito e dei propri limiti, non su una distorsione percettiva. Questa traiettoria, sovrastima iniziale, calo critico, risalita informata, è stata osservata empiricamente nelle valutazioni di humor, ragionamento logico e grammatica analizzate nello studio originale.

Segui different. se sei appassionato di scienza e divulgazione.

Fonte: “Unskilled and Unaware of It: How Difficulties in Recognizing One's Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments”, Justin Kruger & David Dunning, Journal of Personality and Social Psychology, 1999
Credit foto: Justin Kruger & David Dunning, Journal of Personality and Social

17/04/2026

Una ricerca lo conferma: per imparare bene le tabelline serve capire, non solo ricordare. E ogni bambino può trovare il suo metodo.

13/04/2026

“La guerra comincia nella mente degli uomini; è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace.” Preambolo della Costituzione UNESCO

Da settimane assistiamo, con dolore crescente, a un flusso ininterrotto di dichiarazioni provenienti dall’amministrazione Trump che ha ormai costruito un linguaggio riconoscibile e coerente: la minaccia come strumento ordinario di governo, il disprezzo come risposta a chiunque non si sottometta, la disumanizzazione dell’altro come premessa di ogni decisione. Un linguaggio che non conosce pause, che non distingue tra nemici dichiarati e voci di pace, che tratta con la stessa violenza verbale un popolo da cancellare e un Papa che chiede la fine della guerra.

Ogni tradizione spirituale, ogni grande civiltà umana, ha riconosciuto nella parola qualcosa di sacro: la capacità di nominare il mondo, di creare legami, di portare comprensione tra gli esseri. Nel buddhismo, il parlare retto è uno dei cardini del Nobile Ottuplice Sentiero, non come questione di galateo, ma perché le parole costruiscono realtà. Le parole precedono le azioni. Le parole preparano il terreno a ciò che poi accade nel mondo.

Il linguaggio dell’amministrazione Trump ha invertito questa funzione. Non nomina la realtà: la distorce. Non costruisce comprensione: produce terrore. Non cerca di convincere: schiaccia. Nelle minacce di cancellare un’intera civiltà in una notte, nell’annuncio del blocco navale, negli insulti a chi invoca la pace, non vi è traccia del benché minimo senso di umanità. Nessuna esitazione, nessuna coscienza della gravità di ciò che si dice, nessuna percezione che dietro quella “civiltà” ci siano volti, nomi, corpi. È la piattezza del tono, più ancora della brutalità del contenuto, a rivelare fino in fondo la natura di questo linguaggio: la disumanizzazione amministrata. E questa forma di disumanizzazione, nella storia, ha sempre preceduto le peggiori atrocità.

La tradizione buddhista ha riflettuto a lungo sui meccanismi della mente, su come essa possa conoscere con chiarezza oppure distorcere la realtà, scambiando le proprie proiezioni per verità. Trump non parla dell’Iran: parla di un’immagine dell’Iran, costruita, ridotta, svuotata di vita. Novantadue milioni di esseri umani scompaiono dietro la parola “civiltà” pronunciata con il tono di chi gestisce un problema tecnico. È la struttura di una mente che ha smesso di interrogarsi sulla validità di ciò che vede. Non è l’ignoranza di chi non sa: è, più pericolosamente, la certezza di chi è sicuro di sapere. Una certezza che, in Trump e in molti dei suoi sostenitori, si salda con il fanatismo religioso, con la convinzione di agire per volontà divina, di essere dalla parte giusta di una guerra santa travestita da politica. È la combinazione più pericolosa che esista: il potere assoluto che si crede benedetto.

Sentiamo il dovere di essere chiari: queste parole non intendono in alcun modo giustificare i regimi oppressivi. Ma una risposta fondata sul terrore e sulla distruzione indiscriminata non è la soluzione: è un’ulteriore catastrofe.

Non esiste strategia geopolitica, interesse economico o controllo di uno stretto marittimo che valga la vita di un essere umano; tantomeno di migliaia di vite. Lo sappiamo: la guerra non distingue tra regimi e popoli: distrugge entrambi, indiscriminatamente.

Il buddhismo insegna che alla radice di ogni violenza vi è un’illusione fondamentale: credere di essere separati dagli altri, non riuscire a vedere in ogni altro essere la stessa vita che pulsa in noi. Da questa cecità del cuore nascono tutte le illusioni che guidano le scelte di certi potenti: l’illusione che distruggere un paese significhi vincere, che la forza militarepossa comprare la pace, che un popolo possa essere eliminato senza che questo produca odio per generazioni. Chi non vede l’altro non vede nemmeno sé stesso. La storia lo ha già dimostrato, troppe volte.

Chiediamo con forza al Governo italiano e all’Unione Europea di alzare la voce in modo inequivocabile. Ci uniamo alla richiesta di un cessate il fuoco immediato e permanente. Sosteniamo gli sforzi di mediazione diplomatica e chiediamo che la diplomazia torni al centro, che si abbandoni il linguaggio degli ultimatum e della distruzione, che si apra una via verso una pace negoziata che tuteli la dignità di tutti i popoli coinvolti.

Che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza.
Che tutti gli esseri, senza eccezione, trovino pace.

Indirizzo

Trieste

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Susanna Roici - Psicologa pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare