29/06/2022
Riflessione sulle relazioni, incluse quelle di coppia.
Quante volte ci diciamo o sentiamo dire “non posso stare senza di te”, “sei il mio mondo”, “per me sei tutto”, “sei la mia vita”?
Quante volte lasciamo che la nostra identità si plasmi sull’altro - sia esso un partner, un collega, un amico, un lavoro, una qualunque condizione?
L’uso comune dell’ausiliare ESSERE (“sono sposato”, “sono ragioniere”, “sono diabetico”, “sono disoccupato”) rende fertile il terreno dentro di noi per far scendere sempre più in profondità le radici dell’identificarsi in un qualcosa. “Siamo” in funzione di una certa relazione, un certo mestiere, una certa condizione.
Qualora la relazione, il mestiere o la condizione in questione vengano a mancare, si modifichino, mutino, si evolvano, vengano a compimento sentiamo vacillare la nostra identità - proprio perché in essa ci eravamo identificati.
L’uso invece del verbo AVERE (“ho un partner”, “ho un lavoro”, “ho una malattia”) facilita la comprensione e l’accettazione del mutare delle condizioni umane (ora ho una macchina, ora non ce l’ho) - dalle più semplici alle più complesse.
Questa vignetta secondo noi è un ottimo spunto di riflessione!
E il vostro universo com’è fatto? 🪐