13/01/2026
Lucia è una gran lavoratrice.
Di quelle che stringono i denti, vanno avanti, non si fermano mai davvero.
Quando è tornata da me l’ultima volta, la spalla destra le faceva male.
Non un fastidio leggero: un dolore che limitava i movimenti, che si infilava nei gesti quotidiani, che le ricordava continuamente che qualcosa non stava scorrendo.
Abbiamo iniziato dal corpo.
Schiena e collo, per allentare le tensioni più evidenti.
Poi ho introdotto il massaggio metamerico: un lavoro profondo, che scolla i tessuti ma soprattutto dialoga con ciò che quei tessuti custodiscono.
Schiena, spalla, braccio. Zone che parlano di carico, responsabilità, trattenere.
Seduta dopo seduta ho sentito che potevamo andare oltre.
Con il suo consenso, ho mappato la spalla attraverso la pelle, utilizzando i fiori di Bach corrispondenti, e con il coaching l’ho invitata ad ascoltare la narrazione emotiva che stava emergendo.
A un certo punto qualcosa ha ceduto.
Non forzato.
Non spinto.
Semplicemente ascoltato.
Il giorno dopo Lucia mi ha scritto.
Non aveva preso l’antinfiammatorio.
E soprattutto sentiva che, dentro, qualcosa si era sbloccato.
È questo il punto in cui il massaggio smette di essere solo un trattamento.
Quando il corpo si sente visto, la mente si rilassa.
E l’anima trova spazio per lasciare andare ciò che teneva stretto da troppo tempo.
Se anche tu senti che il tuo corpo sta parlando da un po’
e vuoi essere ascoltata davvero,
scrivimi in privato.
Possiamo iniziare da lì.