dott.ssa Gabriella Sossi Psicologa Psicoterapeuta a Trieste

dott.ssa Gabriella Sossi Psicologa Psicoterapeuta a Trieste Psicoterapeuta sistemico-relazionale. Supervisore EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).

Approfondimenti su temi di terapia Individuale e di Coppia, risoluzione dei ricordi traumatici Approfondimenti e riflessioni su temi di:
Psicotraumatologia e Terapia EMDR - Disturdi d'Ansia e Attacchi di Panico - risoluzione dei ricordi Traumatici - Abuso sessuale - Terapia di Coppia - Training Autogeno -
Psicologia dello Sviluppo del Bambino e dell'Adolescente -
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Terapia EMDR (Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) per la risoluzione dei ricordi traumatici -
Corsi individuali e di Gruppo su Tecniche di rilassamento e Training Autogeno

07/03/2026
24/02/2026

Questa non è fragilità.
È neurobiologia.

Restare a lungo in modalità sopravvivenza insegna al cervello alcune associazioni disfunzionali:

- che la calma è pericolosa
- che il riposo è una perdita di controllo
- che la pace è solo una breve pausa prima di una nuova minaccia

Quando lo stress diventa cronico, il sistema nervoso ricalibra il proprio “normale”.
La quiete non viene più letta come sicurezza, ma come anomalia.

Non è dipendenza dal dramma.
È un cervello che ha imparato a funzionare in stato di allerta permanente.

Le ricerche mostrano che lo stress prolungato altera il funzionamento e la connettività tra:

- amigdala (rilevazione della minaccia)
- ippocampo (memoria e contesto)
- corteccia prefrontale (regolazione, controllo, flessibilità cognitiva)

Queste modifiche rendono più difficile “spegnere” l’allarme anche quando l’ambiente è oggettivamente sicuro.
Il corpo resta preparato alla minaccia, anche in assenza di pericolo.

Per questo la guarigione non coincide con il “sentirsi bene” subito.
Coincide con un processo di riapprendimento della sicurezza.

Dal punto di vista neuroscientifico, guarire significa permettere al sistema nervoso di aggiornare queste associazioni:

- la calma può essere sicura
- il riposo non compromette la sopravvivenza
- la pace non è una vulnerabilità

All’inizio, questa fase può sembrare piatta, silenziosa, persino noiosa.
Ma è esattamente così che il cervello ricostruisce la regolazione.

Non sei rotto.
Stai ricalibrando un sistema che ha fatto il possibile per proteggerti.

👉 Segui per scoprire altre ricerche spiegate in modo semplice e chiaro.

Fonti:
McEwen, B. S. (2007).
Physiology and neurobiology of stress and adaptation: Central role of the brain. Annals of the New York Academy of Sciences.

Arnsten, A. F. T. (2009).
Stress signalling pathways that impair prefrontal cortex structure and function. Nature Reviews Neuroscience.

Shonkoff, J. P., et al. (2012).
The lifelong effects of early childhood adversity and toxic stress. Pediatrics.

National Institute of Mental Health (NIMH).
Stress and the brain.

Harvard Center on the Developing Child.
Toxic Stress and the Developing Brain.

01/02/2026

Daniela Lucangeli, professoressa di Psicologia dello sviluppo all'Università di Padova, affronta ai microfoni di Rai Scuola il tema della dipendenza da cellulare negli adolescenti con un approccio che parte dalle neuroscienze.

24/01/2026

Una notte senza dormire non ti rende solo più stanco.
Cambia come il tuo cervello filtra la realtà.

La ricerca mostra che la deprivazione di sonno riduce drasticamente l’attività della corteccia prefrontale, l’area responsabile di logica, autocontrollo e regolazione emotiva.
Quando questa funzione si indebolisce, il sistema di controllo si abbassa.

Nel frattempo, l’amigdala, il centro della minaccia, entra in iperattivazione.
Il risultato non è “pensare male”, ma non riuscire più a fermare i pensieri negativi.

Paura, ansia, impulsi, pensieri intrusivi e cicli mentali ripetitivi diventano più intensi perché il cervello sta lavorando senza il suo filtro emotivo.
Ecco perché di notte tutto sembra più grave, più definitivo, più scuro.

Gli studi confermano che la mancanza di sonno compromette la capacità del cervello di inibire le informazioni emotive negative, aumentando il rischio di:

- depressione
- ansia
- impulsività
- rimuginio mentale persistente

Questo non significa che tu sia fragile.
Significa che il tuo cervello è biologicamente esposto.

Il sonno non è solo recupero fisico.
È un meccanismo di protezione neuro-emotiva.
Una vera e propria barriera che mantiene equilibrio tra ragione ed emozione.

A volte lo strumento più potente per la salute mentale non è la forza di volontà, né la motivazione.
È dormire.

Proteggere il sonno significa proteggere la capacità di pensare con chiarezza, regolare le emozioni e non identificarsi con i pensieri più bui.
Perché quando il cervello riposa, non combatte contro se stesso.

👉 Segui per altre ricerche spiegate in modo semplice e chiaro.

Fonti:
Yoo, S.S., 2007, The human emotional brain without sleep — a prefrontal–amygdala disconnect, Current Biology

Walker, M.P., 2009, The role of sleep in cognition and emotion, Annals of the New York Academy of Sciences

Goldstein, A.N., Walker, M.P., 2014, The role of sleep in emotional brain function, Annual Review of Clinical Psychology

Tempesta, D., 2010, Sleep deprivation and emotional processing: effects on brain activity and behavior, Sleep Medicine Reviews

Krause, A.J., 2017, The sleep-deprived human brain, Nature Reviews Neuroscience.

19/11/2025

Un nuovo studio pubblicato su Molecular Psychiatry ha fatto luce su una scoperta relativa a un processo chiamato apprendimento difensivo adattivo, un meccanismo che ci permette di non vivere costantemente in allerta e che permette al cervello di riconoscere quando un pericolo è reale e quando è solo apparente.
Quando percepiamo una minaccia, il nostro cervello reagisce in frazioni di secondo con risposte automatiche: immobilizzarsi, fuggire o attaccare. Sono reazioni antiche e indispensabili. Ma cosa succede se il pericolo non arriva mai? Se un’ombra minacciosa compare più volte senza trasformarsi in un predatore?
Continuare a vivere in allerta sarebbe uno spreco di energie. E qui entra in gioco una piccola struttura del mesencefalo, finora poco studiata: il nucleo interpeduncolare (IPN). Lo studio mostra che questa minuscola area funziona come un vero regista della paura, modulando quando dobbiamo restare vigili e quando possiamo rilassarci ed esplorare.
I ricercatori hanno simulato un predatore proiettando un’ombra scura in espansione. All’inizio i topi reagivano nascondendosi, ma dopo giorni senza conseguenze reali hanno iniziato a uscire di più e a esplorare l’ambiente. Contemporaneamente, grazie a una tecnica chiamata fotometria a fibre, è stato possibile osservare l’attività dei neuroni dell’IPN in tempo reale.
Una popolazione di neuroni mostrava un’alta attivazione all’inizio dell’esperimento, ma la sua attività diminuiva man mano che gli animali imparavano che la minaccia era innocua. E quando questi neuroni venivano inibiti artificialmente, la paura calava quasi del tutto. Ma non è tutto: un altro gruppo di neuroni dell’IPN — quelli che esprimono somatostatina (Sst) — non si adattava e continuava ad attivarsi. Secondo gli autori, questa “iper-reattività” potrebbe essere alla base dell’ansia generalizzata, quella sensazione di pericolo costante anche in assenza di reali minacce.
Queste scoperte ci aiutano a capire meglio come il cervello distingue i pericoli veri da quelli percepiti. In altre parole, gettano luce sui meccanismi biologici che ci permettono di sviluppare resilienza, calmare la paura e regolare l’ansia e potrebbe aprire la strada a nuovi approcci per trattare disturbi d’ansia e condizioni in cui la minaccia è sempre “accesa”, anche quando non dovrebbe esserlo.

19/10/2025

La scala dell'autostima di Rosenberg consta di dieci domande per valutare questa dimensione essenziale per il benessere psicologico.

15/08/2025

Oggi il cardinale Matteo Maria Zuppi ha fatto qualcosa che resterà nella storia di questo Paese, della Chiesa e di questo tempo.

È andato nella chiesa di Casaglia, a Monte Sole, luogo simbolo di una delle più grandi stragi nazifasciste mai commesse, dove furono trucidati 770 civili di cui 52 bambini.

E, una volta lì, ha iniziato a pronunciare una lista di nomi. Una lista infinita.

Oltre 12mila nomi di bambini.

I 12.227 nomi di bambini palestinesi e israeliani morti ammazzati. Di cui 12.211 sono i bambini palestinesi sterminati nel genocidio a Gaza.

Ci vorranno ore per leggerli tutti. Non uno di meno.

E, nel farlo, ha aggiunto: “Se non ci fermiamo nemmeno davanti a loro…”

Da laico, da non credente, mi inchino dinnanzi alla grandezza di questo prete, di quest’uomo di fede e soprattutto di pace.

Riesco solo a immaginare quello che avrebbe potuto fare per l’Umanità da Papa uno come Matteo Maria Zuppi da Bologna.

Un gigante. In mezzo al vuoto. O quasi.

26/05/2025

Edith Bruck ha 94 anni, è una scrittrice e poetessa ebrea e soprattutto è una sopravvissuta all’Olocausto.

Eppure - o forse proprio per questa ragione - ha appena pronunciato parole su Gaza, Israele e Netanyahu di una forza e di una lucidità e di una onestà sconvolgenti.

“Quello che accade a Gaza è molto, molto doloroso per me, e credo che sia lo stesso per tutti” ha detto al ‘Quotidiano nazionale’. “Netanyahu sta provocando uno tsunami di antisemitismo, perché tutti identificano gli ebrei con il governo israeliano. Ma la maggioranza degli ebrei e degli israeliani non è assolutamente d’accordo col governo Netanyahu”.

“Ma non basta. Gli israeliani devono protestare di più. Non solo il sabato, ma tutti i giorni, anzi giorno e notte. Anche assediando la casa-bunker di Netanyahu e della moglie. Questo è il momento di ribellarsi.
Tutti, nell’esercito, dovrebbero ribellarsi e non eseguire ordini che sono disumani. Bisogna dire di no”.

E poi:

“Usare Dio per uccidere è una cosa mostruosa. Lo hanno fatto tutti, anche i nazisti. Ricordo le fibbie sulle cinture delle SS ad Auschwitz: c’era scritto “Gott mit uns”, Dio è con noi. Quando uscii dal campo mi dissi: povero Dio, in nome tuo hanno ucciso milioni di persone”.

E ancora:

“Le vite dei palestinesi a Gaza vengono trattate come vite di serie b. È l’ora di creare uno Stato palestinese, a quel punto cambierebbe tutto”.

Non lo ha detto qualche pericoloso sovversivo con la kefiah e la bandiera palestinese ma una donna ebrea sopravvissuta allo Shoah.

Accusate anche lei di antisemitismo ora, se avete il coraggio.

19/07/2024

Author Details Author Details Anna De Simone Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia. Scrittrice e founder ... Leggi tutto

04/07/2024
04/07/2024

Nella scena post credit di Inside Out 2 viene svelato il Segreto Oscuro di Riley, un ricordo che nel suo inconscio assume le sembianze di un mostro

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