16/03/2026
📢 "Oh, raga.. io sbrocco!"
Sorrido a ripensare a quanto l'esperienza delle doglie si articoli in maniera diversa, portando con sé espressioni linguistiche delle proprie radici.
Questa frase mi riporta a dicembre.
Una donna fa spazio. Alterna grinta a frustrazione. Affronta delle lunghe giornate di prodromi.
Sembra che tutto parta, ma poi il ritmo non incalza, il collo si modifica troppo lentamente per incoraggiarla sentendo più vicina la nascita.
👫Nonostante questo lei e il suo compagno gestiscono il tempo di attesa, riposano, mangiano, massaggiano, si adattano.
Dopo una lunga notte arriva il momento in cui lei perde la bussola, lui mi chiama, hanno bisogno di sostegno.
Al mio arrivo mi accoglie questa frase "oh raga, io sbrocco". Sorrido, ma comprendo quanto in profondità la stia portando questo lavoro di utero, di respiro, di pazienza, di tenacia.
E non sbrocca affatto, anzi! Continua a lavorare, ad adattarsi, a muoversi, a chiamare il suo bambino.
🛁Il sollievo che le da il bagno caldo la stupisce e la aiuta a tuffarsi finalmente in un travaglio vigoroso e ritmato.
Da lì tutto prende il via, e la strada per abbracciare il suo bambino si fa chiara, la meta è vicina, nasce in serata.
🤱Il termine sbroccare lo ritrovo nel puerperio: descrive un allattamento intenso, un bimbo nato grandicello che mette tutte le sue energie a richiamare una produzione efficace di latte: riuscire a tenere il ritmo, ad assecondare le sue esigenze richiede tanta energia che a momenti sembra mancare.
E invece ancora una volta con il sostegno del compagno, con l'aiuto pratico dei nonni, con l'ascolto e la valorizzazione del suo lavoro e con le competenze del piccolo che si affinano crescendo, questa donna si adatta ad una nuova quotidianità, diversa da quanto conosciuto fin prima ma affrontabile.
E no, ancora una volta, non sbrocca! 💪