31/08/2025
Esiste una tradizione in Sardegna: regalare su coccu, un piccolo ciondolo nero che, secondo la credenza popolare, serve a proteggere dal malocchio e dalle energie negative.
Lo si regala soprattutto ai bambini, come se quel piccolo oggetto potesse fare da scudo invisibile.
Da bambina mi affascinava l’idea che un ciondolo potesse tenere lontano ciò che faceva paura.
Oggi so che, in fondo, su coccu racconta qualcosa che appartiene a tutti noi: il bisogno di sentirci al sicuro, protetti da ciò che non possiamo controllare.
È un bisogno antico, che ci accompagna da sempre: ci fa cercare rifugi, abbracci, rituali che ci rassicurano.
Non è segno di debolezza: è parte della nostra natura umana. Senza quel bisogno non avremmo imparato a costruire case, a stringerci gli uni agli altri, a creare simboli che ci proteggessero dalle paure invisibili.
Nella vita ognuno trova i propri “coccu”: oggetti, gesti, persone, luoghi che diventano piccoli talismani interiori.
E non importa se abbiano davvero il potere di proteggerci. Importa ciò che rappresentano: la possibilità di affrontare il mondo con un po’ più di coraggio.
Forse non smettiamo mai davvero di avere bisogno di amuleti. Cambiano solo le forme: da un ciondolo a una mano che ci stringe, da un gesto a una parola che ci ricorda che non siamo soli.