06/05/2026
Oggi è la Giornata mondiale della salute mentale perinatale.
Mi occupo spesso di donne in gravidanza o nel post-partum che arrivano in visita con una frase quasi sempre simile:
“Dovrei essere felice, e invece sto male.”
A volte c’è ansia.
A volte tristezza.
A volte insonnia, pensieri che spaventano, paura di non farcela, senso di colpa, irritabilità, attacchi di panico.
A volte c’è la sensazione di non riconoscersi più.
E una delle prime cose da dire è questa: non è colpa tua.
Stare male in gravidanza o dopo il parto non significa essere una madre “sbagliata”.
Non significa non amare il proprio bambino.
Non significa essere deboli.
Significa che anche in questa fase della vita, così intensa e delicata, la salute mentale può avere bisogno di attenzione, ascolto e cura.
I disturbi ansiosi, depressivi, ossessivi e del sonno nel periodo perinatale sono più frequenti di quanto si pensi. E soprattutto: possono essere trattati.
Con una valutazione adeguata, con un percorso psicoterapeutico, con il supporto della rete familiare e, quando serve, anche con terapie farmacologiche compatibili con gravidanza e allattamento.
Parlarne non deve fare vergogna.
Chiedere aiuto non rende meno madri.
Spesso è proprio il primo passo per tornare a sentirsi presenti, vive, capaci di respirare di nuovo.
La maternità non ha bisogno di donne perfette.
Ha bisogno di donne non lasciate sole.
È tutto questo vale anche per i padri.