04/02/2026
I due orologi della vita
Nella vita non esiste un solo tempo, ma due orologi che non sempre procedono in sintonia. Il primo è l’orologio biologico–spirituale: nasce, cresce, raggiunge un apice e poi declina, senza negoziare e senza chiedere consenso. Lo spirito, nel senso profondo, non si oppone a questo movimento ma lo accompagna, perché non nasce per negare il limite ma per renderlo abitabile.
Accanto a questo tempo esiste un secondo orologio, quello psicologico, che può fermarsi, rallentare o restare agganciato a fasi precedenti. È qui che nasce il conflitto. Quando la vita biologica e spirituale iniziano la discesa, l’Io continua spesso a voler crescere, confondendo la crescita con il mantenimento delle vecchie forme identitarie. In questo scarto la vita psicologica si attarda, e l’attardamento diventa fonte di inquietudine.
Quest’inquietudine non è un errore né un difetto: è la voce dell’Anima. L’Anima chiede all’Io di accelerare il cambiamento attraverso piccole morti: rinunce, perdite di immagine, cedimenti di ruolo, fine di certe identificazioni. Quando l’Io rifiuta queste morti parziali, non resta semplicemente fermo ma diventa disallineato, e il disallineamento si traduce in sofferenza e senso di vuoto.
Possono generarsi allora delle nevrosi. In Carl Gustav Jung la nevrosi non è una patologia da correggere, ma il segnale di un conflitto temporale: l’orologio della vita ha cambiato fase, quello dell’Io no. Nella seconda metà della vita la nevrosi nasce spesso quando l’Io continua a voler espandersi mentre la vita chiede riduzione. Il sintomo non è un nemico, ma un tentativo mancato di trasformazione, di ricerca di senso.
Inquietudine cronica, nostalgia, ripetizioni ossessive, momenti depressivi non indicano che qualcosa si è rotto, ma che qualcosa non vuole morire. Quando l’Io accetta la morte simbolica che l’Anima propone, il sintomo perde funzione; quando resiste, il sintomo insiste.
Il vero desiderio di crescere, in particolare nella seconda metà della vita, consiste nel riallinearsi al tempo biologico e spirituale, accettando che la vita cambi direzione. Perché non voler morire, nel senso psichico del termine, equivale a non voler vivere la vita fino in fondo.
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