09/12/2025
Si racconta che per paura della morte anche gli dei praticavano il prāṇāyāma.
Patanjali descrive il quarto ramo dell’Ashtanga in YS 2.52:
“Dal kevala kumbhaka si dissolve lo schermo di luce (prakāśa-āvaraṇam)”.
Paragona gli effetti del pranayama all’allucinazione che si prova in certe esperienze mistiche descrivendolo come una luce in fondo al tunnel.
Nelle tecniche di ritenzione dell’aria si incamera meno ossigeno, tanto che la ventilazione può diminuire fino al 50% e generare aumento di anidride carbonica, con effetto sedativo sul cervello: rallentando i respiri al minuto, alteriamo il normale stato di coscienza. Roba da sballo.
Stiamo parlando ovviamente di processi controllati, raggiunti dopo adeguata pratica (la tradizione consiglia di iniziare dopo la intermediate); altrimenti risulterebbero tossici e pericolosi perché conducono all’anossi.
Diversi studi associano la mancanza di ossigeno nelle cellule con l’aumento della produzione di dimetiltriptamina (DMT), un potente psichedelico naturale presente nel nostro fluido cerebrospinale (e in alcune piante come l’ayahuasca), che provoca deliri intensi. In alcuni casi autoproduciamo DMT in quantità maggiori per proteggerci dallo shock di esperienze molto forti, come nascita e morte. In altri, si può assumere dall’esterno come droga per indurre sensazioni simili a quelle di chi ha avuto vere NDE (Near-Death Experiences ). Anche lo yogin arriva a tollerare grosse quantità di CO2 e di fatto si allena ad arrestare il respiro, condizione associata a śūnya, il vuoto. Facile che entri nel kevala kumbhaka, dove l’interruzione del respiro si fa spontanea. Quando il livello di ossigeno è bassissimo, la coscienza si altera. All’ennesimo kumbaka, lo yogin entra in stato allucinatorio: si ferma spontaneamente dal trattenere fiato nei polmoni ed ecco la luce in fondo al tunnel, da cui di solito riemerge immediatamente con un’inspirazione improvvisa, come quando si risale di botto da sott’acqua.
Se riuscisse a restare lì, percorrerebbe tutto il buio, andando davvero oltre: come racconta chi è già stato “dall’altra parte”, con queste tecniche possiamo toccare sensazioni di pace, calma, libertà.
E tu hai paura del buio?