03/03/2026
Ci sono canzoni che, a furia di repeat, penetrano nelle cellule. Una di queste è l’ultima di .mille. Non parla di guarire, parla di restare.
Nel corpo, nel dolore, nel presente. Perché la felicità rimane inaccessibile se non ci apriamo a dukkha: la sofferenza fa parte di ogni percorso yogico e arriva quando siamo pronti per attraversarla per intero e farne tesoro. É così che possiamo trasformarci e ridarci significati.
Ci voleva Mille a cantare perché 💙
Ci sono giorni in cui servono istruzioni per restare vivi, anzi urge un bugiardino: effetti collaterali, dosaggi, avvertenze. Solo che il farmaco sei tu, al di là di ogni posologia. “Prima respirare sembrava un gioco, adesso è tutto diverso”. Oggi mi dico “iniziamo convinti e poi vediamo come va”. Comprendi che dirigere la corrente secondo la tua volontà è mera illusione. Come fai a scappare da qualcosa che spaventa quando te lo porti dentro? Intanto resta nel flusso, senza sfidarlo e allo stesso tempo adàttati alle circostanze in modo da ricavarne il meglio. Metti in pratica l’ashtanga yoga come prescrive Patanjali nel III pada: acquisendo superpoteri. Quali?
Stai nella fiducia che la vita ti vuole sempre bene.
Fàtti di funghi maitake, clorella e fiori di Bach made with love.
Decidi su chi contare quando non sei nella tua versione migliore: i miei spiriti liberi e il nostro Purusha, maestro di tutti i Maestri; i compagni di pratica torinesi e quelli sparsi per il mondo in questi mesi vissuti bene ma non benissimo; la mia family e tutte le diverse forme di legami e reti d’amore e d’amicizia che mi sono costruita fin qui.
E’ da certe esperienze meditative che acquisisci le Vibhuti: capita quando l’ego rimane limitato, rafforzi il senso di umiltà e ti senti parte di un infinito splendore. A me è successo in Indonesia come le balinesi nei giorni di festa: in cima al tappetino con Kino e Tim a Ubud, dove sono rinata meglio di Julia Roberts in Mangia, Prega, Ama. Un post che dedico a chi si sa (far) accogliere pur stando male, consapevole che in una società algofobica e ipocondriaca come la nostra, la Cura è continuare il viaggio. Stai nel corpo, artefice del tuo miracolo. Credici, il buio non è per sempre.