13/10/2020
~ Ridere col terapeuta ~
Lo studio di nell'immaginario comune richiama quasi istantaneamente le . I kleenex in effetti sono sempre lì a ricordarci che in questo luogo é del tutto lecito. Ma si parla assai poco della risata in psicoterapia, quando quell'espressione scatta inavvertitamente rendendo complici paziente e terapeuta, creando talvolta un'intima persino maggiore a quella sprigionata dalle lacrime.
La risata in psicoterapia é il presente che irrompe segnando una condivisione che richiama seraficamente la compartecipazione al mondo interno dell'altro, in un modo reciproco e paritario. Perché se il terapeuta generalmente sta bene in guardia dal lasciarsi contagiare dal pianto del paziente (e se dovesse capitare, va bene così e se ne parla!), non c'è alcun divieto che proibisca di ridere con l'altro.
É pur vero che mi capita di restare assolutamente impassibile, e dentro dolorante, ai momenti in cui la persona che ho di fronte ride di sé sbeffeggiandosi, dando sfogo ad un autogiudizio nemmeno lontanamente parente con l'autoironia.
La risata di cui parlo, invece, é la che - parafrasando Calvino - ci permette di planare dall'alto sulle cose, con uno sguardo compassionevole su noi stessi. Ad Orta San Giulio uno degli aforismi sparsi su quell'isola del silenzio e della meditazione recita: "il saggio sbaglia e sorride".
Trovo che la saggezza terapeutica si esprima proprio attraverso quel sorriso condiviso rivolto con gentilezza a tutto ciò che reputiamo i nostri errori, fallimenti, sbagli. E quando compare in , si prende in quell'istante che c'è una svolta nel percorso.
Eppure, quante lacrime versate per arrivare a quel sorriso.
@ Torino,Italy