Bruno Loiacono - Psicologo

Bruno Loiacono - Psicologo Psicologo con competenze neuropsicologiche e formato in psicoterapia cognitivo-costruttivista.

Ricevo adolescenti e adulti per percorsi individuali presso lo studio 'Psicologia Vanchiglia' in via Artisti 29 bis ~

Un post pubblicato lo scorso anno sul blog, scritto nel tempo, già da aggiornare ed oggi ancora più urgente.
17/05/2021

Un post pubblicato lo scorso anno sul blog, scritto nel tempo, già da aggiornare ed oggi ancora più urgente.



I più comuni pregiudizi sull'omosessualità 10 pregiudizi, 10 risposte, 10 film per provare a capire 1. L'omosessualità è contro natura. Se per natura si intende qualcosa che sia presente in altre specie animali allora l'omosessualità si accorda pienamente alla natura. Dai gabbiani ai pinguini, ...

Una storia di Draghi, pandemie e psicologi salta-coda...Ricevete l'invito per un party, siete caldamente invitati a part...
09/04/2021

Una storia di Draghi, pandemie e psicologi salta-coda...

Ricevete l'invito per un party, siete caldamente invitati a partecipare e anzi dal primo aprile avete l'obbligo di prendervi parte, vi presentate e in un secondo momento vi viene detto: "che ingrati senza coscienza, con un buffet così risicato avreste dovuto rifiutare l'invito per far partecipare i non-invitati".
Ma se il buffet é scarso allora perché inviti tanta gente? E se quelli più bisognosi rischiano di non accedere al buffet, perché non hai invitato loro? La responsabilità dell'organizzazione del party é di chi viene invitato oppure di chi li predispone gli inviti?

Un po' come se ti chiamassi per darti un regalo con la speranza che tu lo rifiuti, urlando poi in pubblica piazza che ti sei impossessato di un bene che non ti spettava. Ma allora perché offrirmelo?!
Si dimentica forse che questi famigerati psicologi 35enni senza coscienza 'che saltano le liste' sono stati convocati dagli ordini delle categorie previo accordo con il ministero competente!
Non solo, dal primo aprile é previsto anche per noi l'obbligo vaccinale per poter continuare ad esercitare la professione, come a dire che l'invito per quel party é obbligatorio nonostante desiderino che non partecipi. Non vi sembra un paradosso?

Concordo pienamente con la ratio del discorso di Draghi, avremmo dovuto essere convocati in un secondo momento, il punto però é proprio questo: non siamo noi ad aver predisposto le liste né chiesto di passare avanti. É come se l'organizzatore della festa se la prendesse con l'invitato che si è presentato! Perché non sono stati adottati criteri sensibili all'età anagrafica anche all'interno delle categorie professionali? Perché non introdurre distinzioni tra chi svolge attività privata e chi invece lavora in condizioni maggiormente a rischio? Ma a chi spettava fare questi distinguo, al cittadino o a chi governa?

Io ho aderito alla campagna con non poche perplessità che rispecchiavano proprio l'idea di Draghi. Le percezioni sociali delle scelte e dei messaggi in questa emergenza pandemica però cambiano di settimana in settimana. Non dimentichiamoci che quando é partita la campagna vaccinale rifiutare il vaccino ti connotava come 'no vax' (ricordate le foto con tanto di icona 'io mi vaccino' perché si diveniva testimonial di un messaggio di fiducia nella scienza utile al paese?), venivi etichettato come irresponsabile che mette a repentaglio la sicurezza non solo propria ma anche dei pazienti con cui si lavora, finendo persino per rappresentare un ingrato che rifiuta ciò che tanti avrebbero voluto ma non potevano avere. Si faceva passare il messaggio che il buffet era grande abbastanza e che era importante che più gente possibile vi prendesse parte. Poi la campagna si rivela un disastro e ovviamente non ci si assume la responsabilità dello scempio.

Draghi immagino sappia che le liste non le abbiamo mica scritte noi.

La fine del 2020 é praticamente l'evento più atteso dell'anno! C'è chi in questa fase fa bilanci - quasi che il nostro t...
01/01/2021

La fine del 2020 é praticamente l'evento più atteso dell'anno! C'è chi in questa fase fa bilanci - quasi che il nostro tempo debba essere un investimento economico da far fruttare - o elenca buoni propositi da far naufragare già nella seconda metà di gennaio.

Poviamo invece a concederci l'opportunità di guardare da dove stiamo arrivando e cosa ci ha consentito di giungere sin qui.

Nelle avversità di una pandemia, quali sono le mie abilità che mi hanno permesso di fronteggiarle? Mentre abbiamo attraversato una quotidianità stravolta, cosa mi ha consentito di continuare a riconoscermi? Quali sono le qualità personali che sono germogliate sotto la tempesta?

E se per alcuni la risposta ricadrà sul contributo dato dalla presenza altrui, non accontentiamoci di questa risposta: quali aspetti di te hanno consentito di costruire, coltivare e custodire queste relazioni?

Se l'altro ci é stato d'aiuto, forse siamo stati capaci nel chiederlo.
É un'abilità, diamole valore.

Il mio augurio per celebrare una fine che davvero speriamo segni un nuovo inizio é quello di poter prendere consapevolezza delle risorse personali che il cammino attraverso le avversità ci permette di conoscere.

Dal 25 dicembre è disponibile su Disney+ il nuovo film d'animazione Pixar: "SOUL". Vederlo è stata un'occasione per assa...
26/12/2020

Dal 25 dicembre è disponibile su Disney+ il nuovo film d'animazione Pixar: "SOUL".
Vederlo è stata un'occasione per assaporare richiami variegati, tra Platone e mindfulness, temperamento e talento.
E la contemporaneità fatta di precarietà professionale, incertezze economiche e il costante spettro del fallimento.

Questa la mia riflessione su Oltre la Caverna

Soul, un viaggio ultraterreno tra consapevolezza e talento Dal 25 dicembre, "Soul" è disponibile su Disney+. Lo abbiamo visto ed ecco cosa ne pensiamo... Se nelle fiabe e nei cartoni animati divenuti classici si lottava per conquistare l'amore o un regno, oggi la precarietà del lavoro e le incerte...

   Mi trovo in grande difficoltà quando ho desiderio di intervenire sul tema della violenza sulle donne, temo che il mio...
25/11/2020




Mi trovo in grande difficoltà quando ho desiderio di intervenire sul tema della violenza sulle donne, temo che il mio genere sia di ingombro alle parole e magari anche giustamente. Spesso il silenzio é stata la mia forma di partecipazione e condivisione. Oggi ho deciso di non tacere e di entrare in punta di piedi, provando a rendere quel mio ostacolo alle parole un'opportunità per dare un contributo indiretto, parlando agli uomini.

Si tratta forse del modo più tacito, delicato e rispettoso che ho trovato per giocare la mia parte in questa battaglia. Anche questo potrebbe risultare scortese, si potrebbe considerare inopportuno spostare proprio oggi lo sguardo dalla vittima al suo carnefice; se qualcun* si sente offes* spero che almeno il mio intento sia perdonabile. Penso, però, che a mantenere l'attenzione su entrambi ci sia un guadagno per tutti, accedendo ad una chiave di intervento che riveli davvero la sua efficacia.

Perciò mi rivolgo a chi teme di sconfinare nel maltrattamento, a chi riconosce in sé i segnali che minacciano la sicurezza altrui, a chi sente che certe emozioni fuori controllo possano esplodere in comportamenti disregolati: prima di inquinare le tue relazioni con la violenza, fermati e lavoraci su. Oltre a tutelare l'altra persona, inizi a rispettare te stesso.

I panni della vittima sono atroci da indossare.
Quelli del carnefice sono disumani. Liberatene prima ancora di indossarli.

~ La lotta inesistente ~A volte alcuni pazienti avvertono difficoltà a comunicare di ricorrere in certe situazioni agli ...
20/11/2020

~ La lotta inesistente ~

A volte alcuni pazienti avvertono difficoltà a comunicare di ricorrere in certe situazioni agli psicofarmaci, trasmettendo tutta la fatica di una 'confessione' sofferta tra mille titubanze e un certo imbarazzo legato, forse, al timore di suscitare le ire del terapeuta. Ma i farmaci non sono in alcun modo gli avversari al lavoro psicologico!
Si tratta di strumenti complementari che possono combinarsi efficacemente, quando opportuno, dando un contributo utile a creare le condizioni ottimali per il lavoro terapeutico.

La biochimica cerebrale può essere attivata attraverso strade diverse: ogni nostra esperienza é mediata dalla biochimica (anche l'innamoramento o l'apprezzamento artistico). Sono davvero tanti oramai gli studi di neuroimaging che evidenziano come la psicoterapia modifichi il cervello, facilitando la comunicazione tra gli emisferi e andando a strutturare nuovi circuiti che si affiancano a quelli che avvertiamo come disfunzionali per regolarli e modularli.

Il lavoro di psicoterapia non è un sostituto del farmaco e viceversa. I farmaci rendono più blandi i sintomi, possono sedare ma non cambiano il modo in cui ci riferiamo l'esperienza in corso. La farmacoterapia può abbassare il volume ma non può decidere per noi di cambiare musica.

La psicoterapia mira a incentivare libertà e potere, a renderti capace di autoregolare il tuo stato e soprattutto di poterlo comprendere, usandolo quindi in modo funzionale. Se il farmaco ti tira fuori dalla trappola, il lavoro di psicoterapia punta a renderti consapevole di come tu ti sia costruito quella trappola, diventando un esperto dell'ingranaggio che saprai riconoscere anche in seguito.

Per questo non c'è alcun problema a parlarne col terapeuta, abbandoniamo pure il timore che possa risultare un ostacolo alla relazione o addirittura motivo di vergogna. Si perderebbe un pezzo di conoscenza importante per mettere a fuoco in quali condizioni e per quali difficoltà si avverte maggiormente il bisogno di ricorrere ad un interruttore esterno alla persona.

~ Concedersi tempo ~Patiamo l'ansia del poco tempo e corriamo, accorciandolo ulteriormente. Si parla di slow food per in...
16/11/2020

~ Concedersi tempo ~

Patiamo l'ansia del poco tempo e corriamo, accorciandolo ulteriormente. Si parla di slow food per indicare prodotti di qualità, di slow city dove la vivibilità è migliore eppure a quale velocità conduciamo la nostra quotidianità? Più si corre e più si ha l'impressione che il tempo sia breve, così l'angoscia aumenta e stretti nella sua morsa vorremmo scappare ancora più forte.

Raggiungere tutti gli obiettivi, senza mai mancarli, in fretta, di corsa! Questo sembra il mantra costante che in questo momento segna trasversalmente diverse generazioni. Ma sappiamo che se vogliamo assaporare davvero un buon piatto, per gustarlo intensamente, per apprezzarne i singoli sapori, coglierne gli aromi, dobbiamo rallentare e concederci il tempo di abbracciarli nel nostro campo percettivo. In fondo la qualità é un discrimine centrale tra lo slow food ed il fast food.

E la cosa meravigliosa é scoprire, poi, che rallentando il tempo si dilata, si moltiplica. La vita premia la lentezza, forse non a caso la tartaruga gigante delle Galapagos è tra gli animali più longevi al mondo (fino a 180 anni!). E' correre che accorcia il tempo.
Ciò che di più significativo coltiviamo necessita di tempo e cura.

~ Giustificarsi il bene? ~Quante volte avrete detto anche voi: basta, mi merito proprio una vacanza? Oppure: ma sì, mi c...
10/11/2020

~ Giustificarsi il bene? ~

Quante volte avrete detto anche voi: basta, mi merito proprio una vacanza? Oppure: ma sì, mi concedo questo sfizio, me lo merito!
L'idea che le attenzioni che ci rivolgiamo debbano essere regali seguiti da accurata giustificazione é fortemente radicata in tanti.

Fin da bambini il ritornello é 'se ti comporti bene ti darò una caramella', regola così interiorizzata che da adulti si continua a rispettarla anche senza che qualcun* ce lo ripeta. Il senso di colpa, poi, viene a dare man forte al giudice interno quando si sente bistrattato.

Ma perché mai dovrei 'meritarmi' di star bene? Non sono tenuto a giustificare i miei atti di cura, semmai dovrei motivare a me stess* tutte le condotte che mi provocano fastidio e sofferenza!
Abbiamo tutto il diritto di occuparci del nostro benessere, senza giustificazioni.

Quando avvertiamo il personale bisogno di un atto di self-care, non serve nessun'altra autorizzazione esterna, abbiamo tutto ciò che serve. Certamente non sempre sarà possibile o opportuno soddisfare quel desiderio, lo capisco, ma il punto qui é un altro: legittimarlo.

Prendersi cura di sé é sempre lecito, non necessita di permessi, non é un trofeo da conquistare. Facciamo spazio a quel bisogno che chiede solo di essere ascoltato, riconosciuto e nominato.

~ Se la realtà diventa irreale ~La   é una sensazione di irrealtà e di estraneità rispetto al mondo esterno, in genere l...
20/10/2020

~ Se la realtà diventa irreale ~

La é una sensazione di irrealtà e di estraneità rispetto al mondo esterno, in genere legata a stati dissociativi. La persona che la prova vive un distacco autentico da ciò che la circonda, come se la realtà assumesse le fattezze di un o di un'allucinazione. L'effetto di straniamento é potente, tanto da accompagnare esperienze di .

Traghettando fuori dalla clinica questa condizione, a quanti di noi é capitato di assaggiarla in questo periodo? Penso che nella nostra 'epoca ' questa, ora, sia la fase della derealizzazione. La fine dell'estate non é stata come quando ti risvegli da un incubo, riprendi sonno e ricominci quello stesso incubo da dove si era interrotto? Abbiamo smesso di contare le fasi (questa é la 1bis?), non c'è più una progettualità su cui basarsi, date spartiacque che scandiscano passaggi a condizioni nuove.

Se il alimentava il desiderio di uscita verso quel mondo disabitato ma familiare, questa surreale condizione attuale - che non ha nome - sembra spingere all'auto-clausura per ritrovare la normalità tra le quattro mura di casa. Delle volte si é interdetti e non si sa più bene se sia il covid ad essere penetrato nei nostri sogni o se i nostri incubi siano fuoriusciti disperdendosi nel mondo.

E non si capisce ancora se la derealizzazione, in questo momento, sia un passo verso l'adattamento all'irrealtà o se ci aiuti a mantenere viva l'immagine del mondo a noi noto, a resistere in qualche modo. Solo in quello straniamento ritorna, oggi, il mondo che conoscevamo.

Nella tensione tra il nuovo ed il noto spetta a ciascuno di noi capire come ci si colloca lungo questo traballante e frammentato continuum.

@ Moncalieri

~ Diagnosi, tra mania e fobia ~Capita talvolta che i pazienti mi chiedano una   o che si descrivano già prendendo in pre...
15/10/2020

~ Diagnosi, tra mania e fobia ~

Capita talvolta che i pazienti mi chiedano una o che si descrivano già prendendo in prestito le etichette del (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali). In quei momenti mi fa sorridere notare come la persona che ho di fronte sia molto più occupata a incasellarsi di quanto lo sia io!

Il pensiero comune vede lo come l'etichettatore per eccellenza, che se tace é solo perché sta 'psicanalizzando', mentre in stanza di quello che spesso mi ritrovo a fare é chiedere alla persona di sollevare lo sguardo, di lasciar perdere la famelica etichetta e di ammirare il (suo) fantastico dipinto che ci stiamo perdendo.
[Quest'opera di , intitolata "The label", la trovo straordinaria!]

La compulsione diagnostica é spesso una tendenza che appartiene al paziente più che al terapeuta. La nomenclatura del DSM parla di un soggetto che non esiste nella realtà, come andare in libreria e confondere le sezioni 'narrativa/saggistica/gialli' con i titoli dei .

Per conoscere la storia dobbiamo leggere il libro, apporre l'etichetta 'narrativa russa' non ci dice nulla su Anna Karenina! Così dire 'sono depresso' o 'bipolare'' non mi dice assolutamente nulla sulla tua esperienza, su ciò che significa per te.

Le classificazioni sono convenzioni utili a favorire il dialogo tra professionisti, siamo noi ad averne bisogno (così come la divisione per generi in una libreria é prima di tutto utile al libraio per orientarsi nella ricerca del titolo richiesto!).

Le etichette nascondo alla vista molto più di quanto mostrano.

@ Torino,Italy

~ Ridere col terapeuta ~Lo studio di   nell'immaginario comune richiama quasi istantaneamente le  . I kleenex in effetti...
13/10/2020

~ Ridere col terapeuta ~
Lo studio di nell'immaginario comune richiama quasi istantaneamente le . I kleenex in effetti sono sempre lì a ricordarci che in questo luogo é del tutto lecito. Ma si parla assai poco della risata in psicoterapia, quando quell'espressione scatta inavvertitamente rendendo complici paziente e terapeuta, creando talvolta un'intima persino maggiore a quella sprigionata dalle lacrime.

La risata in psicoterapia é il presente che irrompe segnando una condivisione che richiama seraficamente la compartecipazione al mondo interno dell'altro, in un modo reciproco e paritario. Perché se il terapeuta generalmente sta bene in guardia dal lasciarsi contagiare dal pianto del paziente (e se dovesse capitare, va bene così e se ne parla!), non c'è alcun divieto che proibisca di ridere con l'altro.

É pur vero che mi capita di restare assolutamente impassibile, e dentro dolorante, ai momenti in cui la persona che ho di fronte ride di sé sbeffeggiandosi, dando sfogo ad un autogiudizio nemmeno lontanamente parente con l'autoironia.

La risata di cui parlo, invece, é la che - parafrasando Calvino - ci permette di planare dall'alto sulle cose, con uno sguardo compassionevole su noi stessi. Ad Orta San Giulio uno degli aforismi sparsi su quell'isola del silenzio e della meditazione recita: "il saggio sbaglia e sorride".

Trovo che la saggezza terapeutica si esprima proprio attraverso quel sorriso condiviso rivolto con gentilezza a tutto ciò che reputiamo i nostri errori, fallimenti, sbagli. E quando compare in , si prende in quell'istante che c'è una svolta nel percorso.

Eppure, quante lacrime versate per arrivare a quel sorriso.

@ Torino,Italy

~   ~'Non voglio andare dallo psicologo, ce la devo fare da solo. Intraprendere un percorso farebbe di me un debole.'Ma ...
10/10/2020

~ ~

'Non voglio andare dallo psicologo, ce la devo fare da solo. Intraprendere un percorso farebbe di me un debole.'

Ma se mi iscrivo in palestra e chiedo ad un personal trainer di orientarmi vuol forse dire che gli addominali non saranno più i miei? Se vado dal dentista per l'igiene dentale, significa che non sono bravo a lavarmi i denti da solo? Rivolgersi ad una nutrizionista per trovare il piano alimentare appropriato, fa di me un debole?

Ogni volta che abbiamo a cuore il nostro benessere chiediamo aiuto ad uno specialista.

Occuparsi di sé rivolgendosi ad uno psicologo é solo un gesto di responsabilità, null'altro. Non c'è bisogno di avere un disturbo per prendersi cura della propria salute mentale.

Arrivare insieme alla meta non cancella la strada che hai fatto.




@ Torino,Italy

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Via Artisti 29 Bis
Turin
10124

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
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