25/01/2026
💌 Guardo e riguardo la foto della scultura Nike, ormai virale sui social, e mi commuovo. Perché c’è qualcosa in quell’immagine che va oltre la cronaca, oltre il danno, oltre il ciclone.
È la Nike in bronzo di Carmelo Mendola, scultore catanese. Rimasta lì. Intatta. Impavida.
Sugli scogli di Giardini Naxos, a pochi passi dal parco archeologico che custodisce i resti della prima colonia greca di Sicilia. Fondata da greci calcidesi, come Catania. Come se la storia avesse voluto chiudere un cerchio.
Le onde colossali del ciclone Harry hanno sventrato belvedere, eroso terra, ridisegnato il paesaggio con violenza e fatto scomparire la piazzetta che la circonda. Eppure lei è rimasta lì. Con le ali spiegate verso il mare. Come una sentinella antica. Come una preghiera scolpita nella pietra.
Nike nella mitologia greca è la dea della Vittoria. Non solo quella delle guerre, ma anche quella delle gare atletiche, delle sfide, delle prove della vita. È la vittoria che arriva dopo la fatica, dopo la caduta, dopo la tempesta.
Era figlia di Stige, l’oscurità profonda, e del titano Pallante. Come a dire che la vera vittoria nasce dal dolore attraversato, non dai momenti facili.
Ed è qui che tutto diventa ancora più potente.
Perché quella Nike rimasta in piedi tra le macerie non è solo una statua che ha resistito al mare.
È il simbolo perfetto di una vittoria silenziosa.
Della fierezza e della forza del nostro popolo.
Di una Sicilia fragile e potentissima insieme.
Della capacità tutta nostra di restare in piedi anche quando tutto intorno crolla.
In molti ci vedono un segno di rinascita. E io non posso che essere d’accordo. Perché in quella Nike c’è la nostra storia millenaria. C’è la nostra bellezza esposta al mare. E c’è, soprattutto, la nostra ostinata voglia di restare in piedi, anche di fronte alle polemiche gratuite delle ultime ore.
È come se ci stesse dicendo: potete attaccarci con le parole, potete colpirci mille volte, potete spazzare via strade, piazze, certezze, ma finché restiamo fedeli a ciò che siamo, non ci abbatterete mai davvero.
Sì, adesso bisogna pulire. Sistemare. Ricostruire. Proteggere meglio la nostra costa e la nostra bellezza fragile. Ma prima ancora dei cantieri e dei fondi, io vedo una cosa semplice e potentissima: qualcosa che non si è arreso.
E mi piace pensare che, in silenzio, ci stia lasciando questo messaggio: “La vittoria non è non cadere mai. È restare in piedi dopo la tempesta.”
La Nike è rimasta in piedi.
Adesso tocca a noi fare lo stesso