Stefano Serluca, Ph.D. Psicoterapia dell' Adolescenza e dell'Età Adulta

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Stefano Serluca, Ph.D. Psicoterapia dell' Adolescenza e dell'Età Adulta Risultati reali.
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Psicoterapeuta a Torino | 20+ anni di esperienza con adolescenti e adulti
Disturbi alimentari • Dell'umore • Di personalità • Ansia • Crisi di coppia • Identità LGBTQIA+...
Approccio concreto.

LA COAZIONE A RIPETERE DA FREUD AI GIORNI NOSTRI: RECENTI SVILUPPI TEORICI                        La coazione a ripetere...
12/01/2026

LA COAZIONE A RIPETERE DA FREUD AI GIORNI NOSTRI: RECENTI SVILUPPI TEORICI


La coazione a ripetere rappresenta uno dei costrutti più affascinanti della psicoanalisi contemporanea. Introdotto da Freud in "Al di là del principio di piacere" (1920), descrive la tendenza inconscia a riprodurre esperienze dolorose o traumatiche, in apparente contrasto con il principio di piacere.
Freud (1920) osservò che pazienti traumatizzati tendevano a rivivere compulsivamente esperienze negative attraverso sogni ricorrenti e acting out comportamentali, portandolo a postulare l'esistenza di una pulsione di morte operante "al di là del principio di piacere".
Gli sviluppi contemporanei hanno arricchito questa concettualizzazione. La neurobiologia del trauma ha fornito sostegno empirico: van der Kolk (2014) ha dimostrato come le esperienze traumatiche alterino i circuiti neurali della memoria, favorendo la riattivazione involontaria di pattern disfunzionali. La ricerca ha identificato il ruolo cruciale dell'amigdala e dell'ippocampo nei meccanismi di memoria traumatica.
La prospettiva relazionale ha reinterpretato la coazione a ripetere come tentativo di padroneggiamento: Mitchell e Black (1995) sottolineano come la ripetizione rappresenti un tentativo inconscio di trasformare una situazione passiva in un'esperienza attivamente controllata, assumendo così una valenza adattiva sebbene disfunzionale.
Gabbard (2014) ha integrato la teoria dell'attaccamento, evidenziando come i modelli operativi interni insicuri predispongano alla ricreazione di dinamiche relazionali problematiche. La coazione si manifesta nella scelta ricorrente di partner inadeguati o nella riproduzione di pattern conflittuali.
La ricerca empirica contemporanea ha validato parzialmente queste ipotesi: studi longitudinali dimostrano correlazioni significative tra traumi infantili e pattern relazionali ripetitivi in età adulta (Compas et al., 2017).
In conclusione, la coazione a ripetere rimane centrale per comprendere la resistenza al cambiamento in psicoterapia. L'integrazione tra psicoanalisi classica, neuroscienze e teoria dell'attaccamento offre nuove prospettive per interventi clinici più efficaci, orientati all'interruzione dei cicli ripetitivi attraverso la consapevolizzazione e l'elaborazione delle matrici traumatiche sottostanti.
Riferimenti:
Compas, B. E., et al. (2017). Psychological Bulletin, 143(9), 939-991.
Freud, S. (1920). Al di là del principio di piacere. Torino: Boringhieri.
Gabbard, G. O. (2014). Psychodynamic psychiatry in clinical practice. Arlington: American Psychiatric Publishing.
Mitchell, S. A., & Black, M. J. (1995). Freud and beyond. New York: Basic Books.
van der Kolk, B. A. (2014). The body keeps the score. New York: Viking Press.

Meccanismi di Difesa Non Sono il Nemico: Sono la Mappa del Dolore Non Detto                   Quando un paziente raziona...
07/01/2026

Meccanismi di Difesa Non Sono il Nemico: Sono la Mappa del Dolore Non Detto


Quando un paziente razionalizza, proietta o nega, non sta "resistendo". Sta mostrandoci dove fa troppo male guardare.

Dalla Teoria alle Neuroscienze (2025)

Le neuroscienze mostrano che le difese hanno substrati neurali specifici. La "first-person neuroscience" di Northoff ha dimostrato che coinvolgono corteccia orbitofrontale, prefrontale mediale e cortecce premotorie. Una revisione su Research in Psychotherapy (2025) sottolinea che rappresentano un "linguaggio unificante" tra psicodinamica, psicologia empirica e neuroscienze.

Il PDM-3: Nuova Diagnostica

Nel Psychodynamic Diagnostic Manual-3 (2025), le difese hanno ruolo centrale nella valutazione di personalità e capacità mentali. Il come una persona gestisce l'angoscia è più rivelatore del cosa manifesta.
Predittori di Outcome
Studi con la Defense Mechanism Rating Scale dimostrano che il passaggio verso difese mature predice migliori outcome indipendentemente dal trattamento. I cambiamenti difensivi sono "fattore comune" del cambiamento terapeutico.
Principi Clinici Essenziali
Procedere da "superficie a profondità"
Iniziare con difese usate come resistenza
Adattare supporto-interpretazione al funzionamento difensivo
Troppa interpretazione precoce correla con outcome peggiori. L'arte sta nel calibrare.

Riflessioni

I meccanismi di difesa non sono bug da eliminare, ma strategie di sopravvivenza da comprendere. Come terapeuti, non smantelliamo difese ma aiutiamo a sviluppare un repertorio più flessibile.
Dietro ogni proiezione c'è un'emozione troppo minacciosa, dietro ogni razionalizzazione una verità troppo dolorosa. Quando le difese diventano più mature, i pazienti stanno meglio non perché hanno smesso di difendersi, ma perché hanno imparato modi più adattivi di farlo.

Dal Caos alla Mentalizzazione: Il BPD Non è Instabilità, è Ricerca Disperata di Coerenza                     Il Disturbo...
06/01/2026

Dal Caos alla Mentalizzazione: Il BPD Non è Instabilità, è Ricerca Disperata di Coerenza

Il Disturbo Borderline di Personalità non è "instabilità emotiva". È un'intolleranza dell'essere soli che guida comportamenti frantici per evitare l'abbandono. È ipersensibilità interpersonale che trasforma ogni relazione in un campo tra bisogno e terrore.
Nuove Scoperte (2024-2025)
La ricerca recente rivela che gli individui con BPD sperimentano solitudine più elevata della popolazione generale, con reti sociali più piccole e meno soddisfacenti. La scoperta rivoluzionaria? L'esperienza soggettiva di solitudine persiste anche controllando le caratteristiche sociali oggettive.
Gli studi di neuroimaging mostrano una firma distinta: ipersensibilità interpersonale ed emotiva che differenzia il BPD da altri disturbi psichiatrici.
L'Approccio Psicodinamico: La TFP
La Transference-Focused Psychotherapy (TFP) di Otto Kernberg è oggi uno dei trattamenti evidence-based più efficaci. Uno studio del 2007 ha dimostrato che solo la TFP ha ridotto rabbia e aggressività, migliorato la funzione riflessiva e cambiato lo stile di attaccamento: il 28,6% dei pazienti è passato da attaccamento insicuro a sicuro in un anno.
Gli elementi chiave:
Lavoro sul transfert: analisi di come i pattern relazionali precoci si attualizzano nella relazione terapeutica
Cambiamento strutturale: dalla scissione all'integrazione delle rappresentazioni, creando identità coerente
Mentalizzazione: comprendere il comportamento come guidato da stati mentali
Un volume del gennaio 2025 estende i principi TFP a molteplici setting: day hospital, degenze, terapia di gruppo, ambulatori.
La Solitudine Come Target Terapeutico
Secondo i pazienti, l'aumento della connessione sociale è un obiettivo primario del trattamento. La ricerca (Harvard Review of Psychiatry, 2025) sottolinea l'importanza di ampliare il trattamento per includere la riabilitazione sociale come obiettivo centrale.
Riflessioni
Come clinici psicodinamici, guardiamo oltre i comportamenti disturbanti per riconoscere: non instabilità, ma ricerca disperata di coerenza in un mondo interiore frammentato. Non manipolazione, ma sopravvivenza all'intollerabile solitudine esistenziale.
Riferimenti: Choi-Kain (2025) Harvard Review, Hersh & De Panfilis (2025) Implementing TFP Principles.

Quando il Sé si Frammenta: La Dissociazione Non è un Difetto, è Sopravvivenza               La dissociazione traumatica ...
06/01/2026

Quando il Sé si Frammenta: La Dissociazione Non è un Difetto, è Sopravvivenza


La dissociazione traumatica non è una rottura della personalità, ma un'architettura di sopravvivenza costruita dall'inconscio per proteggere ciò che non può essere integrato.
Il Modello della Dissociazione Strutturale
La Teoria della Dissociazione Strutturale di Van der Hart, Nijenhuis e Steele (2006) offre un framework rivoluzionario: il trauma frammenta la personalità in parti distinte, ciascuna con funzioni e memorie differenti.
Parti Apparentemente Normali (ANP): mantengono il funzionamento quotidiano, evitando memorie trauma-correlate per preservare la stabilità.
Parti Emozionali (EP): rimangono fissate agli eventi traumatici immagazzinando emozioni irrisolte, sensazioni fisiche e intense risposte difensive (lotta, fuga, congelamento, collasso).
La teoria identifica tre livelli progressivi di frammentazione dissociativa: primaria (trauma singolo), secondaria (PTSD complesso), terziaria (Disturbo Dissociativo dell'Identità).
Gli Approcci Psicodinamici Recenti (2024-2025)
Fino a poco tempo fa, il trattamento per DID consisteva principalmente in psicoterapia psicodinamica orientata alle fasi, con effetti limitati sui sintomi dissociativi. Oggi, nuove evidenze empiriche hanno portato all'adattamento di trattamenti evidence-based altamente efficaci.
Il Trattamento Fase-Orientato
La psicoterapia psicodinamica fase-orientata si articola in tre fasi:
Fase 1: sicurezza, stabilizzazione, riduzione dei sintomi, creazione della relazione terapeutica, promozione della cooperazione interna tra identità, apprendimento della regolazione emotiva.
Fase 2: elaborazione traumatica (solo quando il paziente è stabile).
Fase 3: integrazione e consolidamento dell'identità.
Le linee guida ISSTD (2011) specificano controindicazioni per procedere alla fase di elaborazione: basso funzionamento cronico, gravi problemi di attaccamento, minime capacità di coping o dipendenza attiva da sostanze.
Il Dolore Cronico Come Manifestazione Dissociativa
Una prospettiva innovativa (2025) riconosce il dolore cronico non solo come disturbo sensoriale, ma come interruzione dell'esperienza del sé. Il trauma interrompe il Default Mode Network, che sostiene memoria autobiografica, introspezione e senso del sé. La frammentazione risultante si manifesta anche somaticamente.
Il lavoro con la dissociazione traumatica richiede:
Competenza nel riconoscimento delle caratteristiche dissociative
Prospettiva relazionale sul ruolo del trauma passato
Approccio integrato con psicoeducazione e sviluppo di competenze
Gestione del controtransfert come fonte di informazioni sul trauma originale
La dissociazione non è un meccanismo difensivo da eliminare, ma un'intelligenza di sopravvivenza da rispettare, comprendere e gradualmente integrare attraverso una relazione terapeutica sicura e compassionevole.

                 L'ADHD come Fenomeno Relazionale: La Prospettiva PsicodinamicaI trattamenti attuali per l'ADHD, inclusi...
06/01/2026



L'ADHD come Fenomeno Relazionale: La Prospettiva Psicodinamica

I trattamenti attuali per l'ADHD, inclusi farmaci stimolanti e modificazione comportamentale, spesso non affrontano le dinamiche inter/intrapersonali alla base del disturbo. È qui che la psicoterapia psicodinamica offre un contributo unico e complementare.
Il Cultivating Compassion ADHD Project
Un approccio innovativo proposto da Francine Conway (2019) parte da una premessa radicale: cambiare il modo in cui i bambini con ADHD sono visti dai loro caregiver e da loro stessi. Questo progetto integra interventi basati sulla mentalizzazione con concettualizzazioni psicodinamiche, coinvolgendo attivamente familiari e insegnanti nel processo terapeutico.

L'approccio psicodinamico riconosce che gli adulti con ADHD condividono comuni configurazioni difensive secondarie agli effetti che l'ADHD può avere sulle interazioni bambino-caregiver e sulla formazione di strutture psicologiche successive. L'underachievement cronico e il disadattamento sociale creano ferite narcisistiche profonde che richiedono elaborazione terapeutica.

Mentalization-Based Treatment (MBT) per Adolescenti con ADHD
La terapia basata sulla mentalizzazione sta emergendo come approccio promettente per gli adolescenti con ADHD. La mentalizzazione è la capacità immaginativa di comprendere il comportamento umano come guidato da stati mentali.

Perché la MBT per l'ADHD?
Le difficoltà socioemozionali rappresentano caratteristiche chiave dell'ADHD adulto che non solo contribuiscono negativamente al basso funzionamento sociale e ai minori risultati professionali, ma rispondono anche poco ai farmaci e non sono specificamente affrontate dai trattamenti psicologici evidence-based attuali.

La ricerca mostra che gli adolescenti con ADHD presentano:
Difficoltà nella regolazione emotiva
Deficit nella comprensione degli stati mentali propri e altrui
Pattern di attaccamento insicuro che possono potenzialmente peggiorare i sintomi dell'ADHD
Distorsioni nella percezione del tempo (cronocezione).

L'Approccio Terapeutico Integrato
Uno studio recente (Rinaldi, 2024) sul British Journal of Psychotherapy esplora come una terapia focalizzata su transfert, affetto e relazione possa effettuare cambiamenti duraturi per le persone con ADHD in modi che gli approcci comportamentali e farmacologici non fanno.
Gli elementi chiave della psicoterapia psicodinamica nell'ADHD includono:
Lavoro sul transfert: esplorazione di come i pattern relazionali precoci si ripetono nella relazione terapeutica.
Regolazione affettiva: sviluppo della capacità di riconoscere, nominare e tollerare le emozioni
Elaborazione delle esperienze di fallimento: trasformazione delle ferite narcisistiche legate all'underachievement cronico
Comprensione delle dinamiche familiari: coinvolgimento dei genitori nel processo di mentalizzazione reciproca.

L'Evidenza dell'Efficacia
Sebbene la psicoterapia psicodinamica per l'ADHD sia stata storicamente meno studiata rispetto agli interventi comportamentali, l'evidenza sta crescendo:
Lo studio del Centro Anna Freud su 135 bambini con disturbi esternalizzanti ha mostrato che il 46% del campione ha mostrato miglioramenti, con il 69% di coloro che sono rimasti in trattamento che hanno beneficiato della terapia.
Uno studio controllato (Laezer, 2015) su 73 bambini di età 6-11 con ODD o ADHD ha mostrato miglioramenti clinicamente significativi.
Gli approcci basati sulla mentalizzazione mostrano risultati promettenti nella riduzione dei sintomi e nel miglioramento del funzionamento globale.

La Terapia Come "Esperienza Emotiva Correttiva"
Ciò che rende la psicoterapia psicodinamica particolarmente preziosa per gli adolescenti con ADHD è la sua capacità di offrire un'esperienza relazionale nuova. In un contesto terapeutico sicuro e non giudicante, l'adolescente può:
Sperimentare di essere "tenuto in mente" dal terapeuta in modo costante.
Sviluppare una narrazione coerente della propria esperienza.
Riparare le rotture relazionali in tempo reale
Costruire fiducia nella propria capacità di comprendere se stessi e gli altri.

Verso un Approccio Integrato
La direzione più promettente non è "farmaci vs. psicoterapia", ma un'integrazione intelligente di interventi:
Farmacoterapia: per la gestione dei sintomi core e il miglioramento dell'arousal
Psicoterapia psicodinamica/MBT: per affrontare le difficoltà relazionali, la disregolazione emotiva e le ferite identitarie
Coinvolgimento familiare: per trasformare i pattern relazionali disfunzionali
Supporto scolastico: per adattamenti ambientali appropriati.

Riflessioni Conclusive
L'ADHD è attualmente la seconda causa principale di disabilità infantile, con sintomi che interferiscono con il rendimento scolastico, il funzionamento sociale e l'armonia familiare, estendendosi spesso nell'età adulta.
La sfida è guardare oltre l'etichetta diagnostica per vedere la persona nella sua interezza: non solo un cervello che "funziona diversamente", ma un individuo con una storia relazionale, ferite emotive da curare e potenzialità da sviluppare.
La ricerca ci mostra che possiamo intervenire su molteplici livelli: neurobiologico, cognitivo, emotivo e relazionale. L'integrazione di questi approcci offre agli adolescenti con ADHD non solo la gestione dei sintomi, ma la possibilità di costruire un senso di sé più integrato e relazioni più soddisfacenti.
Come clinici, siamo chiamati a coltivare compassione e curiosità, spostando la nostra posizione dall'accusa morale all'empatia, per vedere oltre il comportamento disturbante e riconoscere la sofferenza sottostante.

Bibliografia
Conway, F., & Lyon, S. (2019). Cultivating Compassion ADHD Project: A Mentalization Informed Psychodynamic Psychotherapy Approach. Journal of Infant, Child, and Adolescent Psychotherapy, 18(3).
Kay, B.P., et al. (2025). Stimulant medications affect arousal and reward, not attention networks. Cell, 188(26), 7529.
Rinaldi, R. (2024). Psychodynamic Psychotherapy for Time Distortion in Attention Deficit Hyperactivity Disorder. British Journal of Psychotherapy.
Hauschild, S., et al. (2023). Mentalization-based treatment with adolescents with conduct disorder. Frontiers in Psychology.
Fonagy, P., & Target, M. (1996). Predictors of outcome in child psychoanalysis: A retrospective study of 763 cases at the Anna Freud Centre. Journal of the American Psychoanalytic Association, 44, 27-77.
Midgley, N., et al. (2021). The Evidence-Base for Psychodynamic Psychotherapy With Children and Adolescents: A Narrative Synthesis. Frontiers in Psychology.
Laezer, K.L. (2015). Effectiveness of psychoanalytic psychotherapy and behavioral therapy treatment in children with ADHD and ODD. Journal of Infant, Child, and Adolescent Psychotherapy, 14(2), 111-128.

D.N.A.: quando il corpo diventa linguaggio                                                  Sono un linguaggio che può e...
03/01/2026

D.N.A.: quando il corpo diventa linguaggio



Sono un linguaggio che può essere tradotto, compreso e trasformato. Non parlano di cibo. Parlano attraverso il cibo.
Sono messaggi complessi che il corpo invia quando le parole non bastano più, quando la storia emotiva si inceppa, quando il senso di sé diventa fragile o frammentato.

Nel D.N.A. non c’è colpa, debolezza o scelta.
C’è un tentativo di regolare il dolore, di riprendere controllo, di trovare un equilibrio possibile in un mondo che a volte chiede troppo e ascolta poco.

La psicoterapia restituisce voce alla persona, ricostruisce significati, riapre spazi di libertà.
Permette di riconoscere ciò che il disturbo stava cercando di dire e di trasformarlo in un modo più sicuro, più umano, più sostenibile di stare al mondo.

Guarire non significa cancellare ciò che è stato.
Significa imparare a raccontarlo in un altro modo.

28/12/2025

Psicologo clinico e psicoterapeuta. Da oltre 20 anni aiuto persone, coppie e famiglie ad attraversare i momenti più difficili e a ritrovare il proprio equilibrio.
Lavoro con un approccio psicodinamico breve e sequenziale: vado in profondità, rispettando tempi ed esigenze individuali. Niente percorsi infiniti, ma interventi mirati ed efficaci.
Dopo il Dottorato in Psicodinamica delle Relazioni all'Università di Torino e anni di docenza universitaria, ho fatto una scelta precisa: dedicarmi interamente alla clinica. Oggi ricevo come libero professionista e lavoro con chi affronta ansia, depressione, disturbi alimentari, crisi di coppia, traumi relazionali e blocchi esistenziali.
Le mie aree di specializzazione:
Disturbi della nutrizione e dell'alimentazione (collaboro con le ASL dal 2012)
Identità di genere e supporto alla comunità LGBTQIA+
Violenza di genere e trauma
Psichiatria e riabilitazione psicosociale in contesti complessi
Esperienza sul campo:
Ho operato in comunità psichiatriche con pazienti gravi, coordinato servizi residenziali, lavorato per oltre dieci anni nelle scuole come responsabile dei servizi di ascolto psicologico. Ho formato docenti, genitori e studenti su affettività, emozioni e inclusione.
Un'esperienza che mi ha formato profondamente: l'etnopsichiatria con persone migranti, rifugiati, minori e vittime di violenza. Mi ha insegnato a lavorare oltre i confini culturali, in situazioni dove la complessità è la norma.
Ricerca e formazione continua:
Autore di differenti pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali, relatore a congressi di Psicologia Individuale. Non smetto mai di formarmi: la psicoterapia evolve, e io con lei.
Il mio metodo:
La psicoterapia non è qualcosa che "faccio a" qualcuno. È un cammino condiviso. La coppia terapeutica – paziente e terapeuta – è il motore del cambiamento. Dove il paziente non è passivo ma protagonista del suo percorso. Io ti accompagno, ma sei tu a camminare. E lo facciamo insieme.
La relazione terapeutica è uno spazio sicuro dove esplorare, comprendere, trasformare. Dove trovare nuove strade per vivere con autenticità e benessere.
Per un primo colloquio conoscitivo ecco i contatti:
📞 +39 375 106 0020
📧 serluca@hotmail.com

SOCIAL NETWORK E MODIFICAZIONI DELL'IMMAGINE CORPOREA ATTRAVERSO L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE “We shape our tools, and the...
26/12/2025

SOCIAL NETWORK E MODIFICAZIONI DELL'IMMAGINE CORPOREA ATTRAVERSO L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE

“We shape our tools, and thereafter our tools shape us.” — Marshall McLuhan

Negli ultimi anni i social network non si limitano più a mostrarci immagini: le creano.
Grazie all’intelligenza artificiale, oggi possiamo modificare il nostro volto o il nostro corpo in pochi secondi. Pelle più liscia, lineamenti più simmetrici, muscoli più definiti, occhi più luminosi. Tutto immediato, tutto possibile.

Ma c’è un effetto collaterale di cui si parla ancora troppo poco: quando ci abituiamo a vedere una versione “migliorata” di noi stessi, il corpo reale inizia a sembrarci sbagliato.
È qui che nasce la dismorfia digitale: non ci confrontiamo più con gli altri, ma con la nostra versione artificiale.

I social alimentano questo meccanismo. Ogni like rinforza l’idea che quella versione filtrata sia più accettabile, più desiderabile, più “giusta”. E così, senza accorgercene, iniziamo a inseguire un’immagine che non esiste fuori dallo schermo.

Sul piano psicologico, questo può aumentare:

- la vergogna corporea
- la sensazione di non essere mai abbastanza
-la ricerca compulsiva di perfezione
- il confronto continuo con standard irrealistici

Sul piano sociale, l’identità diventa sempre più performativa: non ciò che siamo, ma ciò che riusciamo a mostrare. E ciò che mostriamo è spesso il risultato di un algoritmo che decide cosa valorizzare e cosa cancellare.
L’intelligenza artificiale non è “il problema”.
La difficoltà nasce quando smettiamo di riconoscerci senza di lei.
“Se l’immagine diventa più credibile del corpo, il rischio non è cambiare aspetto, ma perdere autenticità.”

QUANDO UN RAGAZZO SMETTE DI MANGIARE: L’ANORESSIA MASCHILE Ci sono adolescenti che riducono drasticamente l’alimentazion...
26/12/2025

QUANDO UN RAGAZZO SMETTE DI MANGIARE: L’ANORESSIA MASCHILE

Ci sono adolescenti che riducono drasticamente l’alimentazione non per “diventare magri”, ma per modulare ansia, identità e controllo. Nei maschi, questo può assumere forme cliniche difficili da intercettare.
L’anoressia maschile in adolescenza rimane un fenomeno raro e sottodiagnosticato nei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione. La letteratura recente evidenzia traiettorie specifiche che richiedono strumenti valutativi sensibili al genere.
Nagata (2020) documenta come la restrizione nei ragazzi venga spesso normalizzata all’interno di contesti sportivi ad alta richiesta prestazionale.
Murray (2022) sottolinea un ritardo diagnostico significativo, con esordi che si manifestano attraverso rigidità alimentare, esercizio compulsivo e riduzione selettiva della massa grassa.
Accurso (2022) evidenzia il ruolo della vergogna e dello stigma di genere nel ritardare la richiesta di aiuto.
Sul piano fenomenologico, i maschi presentano pattern distintivi:
orientamento alla composizione corporea più che alla magrezza estetica,
ipercontrollo mediato dall’esercizio fisico,
razionalizzazioni legate alla performance,
difficoltà nella mentalizzazione degli stati interni.
Strother (2021) descrive questo quadro come “una forma di anoressia che si maschera da disciplina”.
Dal punto di vista terapeutico, i modelli contemporanei offrono linee di intervento differenziate:
la CBT‑E (Fairburn, 2020) per lavorare su perfezionismo, rigidità cognitiva e credenze corporee;
la FBT (Lock & Le Grange, 2020) per intervenire precocemente sul sistema familiare e decostruire la normalizzazione sportiva;
gli approcci psicodinamici e mentalizzanti (Tchanturia, 2020; Harrison, 2022) per esplorare identità, regolazione emotiva e vissuti di inadeguatezza;
i modelli digitali e ibridi (Fitzsimmons‑Craft, 2022; Levinson, 2023) per monitoraggio, engagement e continuità terapeutica.
Riconoscere l’anoressia maschile significa ampliare il nostro sguardo clinico e intercettare precocemente forme di sofferenza che rischiano di rimanere invisibili.
Rendere visibile l’invisibile inizia da qui. Condividi la tua esperienza

LIMERENZA: TRAIETTORIE NEURO‑AFFETTIVE E DINAMICHE RELAZIONALI DI UN FENOMENO ANCORA POCO COMPRESO IntroduzioneLa limere...
26/12/2025

LIMERENZA: TRAIETTORIE NEURO‑AFFETTIVE E DINAMICHE RELAZIONALI DI UN FENOMENO ANCORA POCO COMPRESO

Introduzione
La limerenza non è “infatuazione”, né semplice attrazione.
È uno stato neuro-affettivo complesso, caratterizzato da iperfocalizzazione, idealizzazione, craving relazionale e oscillazioni emotive intense.
Un fenomeno che la letteratura contemporanea colloca all’incrocio tra regolazione affettiva, sistemi dopaminergici e pattern di attaccamento.
Gli studi più recenti (Tennov, 1999; Wakin & Vo, 2020) mostrano come la limerenza possa emergere in condizioni di iperattivazione del sistema motivazionale, vulnerabilità narcisistiche, disregolazione interocettiva e contesti relazionali ambigui.
Dal punto di vista clinico, la limerenza può funzionare come:
• strategia di regolazione (IMDR: Idealizzazione–Minimizzazione–Dissociazione Relazionale)
• copione ripetitivo centrato sulla ricerca di conferme (RCC: Relational Confirmation Cycle)
• attivazione dopaminergica intermittente, simile ai meccanismi del reward unpredictability
• difesa dall’angoscia identitaria, soprattutto in soggetti con pattern ansioso o disorganizzato
Non è un “capriccio romantico”: è un processo neuropsicologico e relazionale che può diventare disorganizzante, soprattutto quando l’oggetto limerente è inaccessibile o ambiguo.
Riconoscerla significa aiutare la persona a:
• decodificare la funzione del sintomo
• distinguere desiderio da dipendenza relazionale
• recuperare agency e regolazione emotiva
• trasformare l’idealizzazione in contatto con il reale
La limerenza non è patologica in sé.
Diventa clinicamente rilevante quando sostituisce la relazione con l’altro con una relazione con la fantasia dell’altro.
“Non è l’altro che cerchi. È l’idea dell’altro che ti trattiene.”

14/12/2025

Indirizzo

Turin
10123

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