04/05/2026
La Via diretta
IL CONFLITTO
Le tecniche che liberano da un conflitto presuppongono un altro conflitto, perché il conflitto sono io.
Attrazione, repulsione, voglio,
non voglio, ho paura, ho bisogno… Voler eliminare i conflitti è una mancanza di visione.
Non si può sopprimere nulla.
Ho bisogno del conflitto che ho.
Perché fuggirlo e crearne un altro quando ne ho già uno?
Va benissimo così.
Bisogna essere pigri.
Tengo i miei conflitti, non vale la pena inventarne di nuovi.
Li ascolto: in questo spazio, qualcosa di anteriore al conflitto può rivelarsi.
Non serve correggere tutto.
Dio non ha commesso errori che io debba riparare.
Ho bisogno di tutti i conflitti. Rivendico le cicatrici che porto. Nessuno ha il diritto di togliermele.
Se ne andranno quando dovranno andarsene.
Questo rispetto permette una trasformazione profonda.
Voler sistemare i problemi con i miei genitori, mia moglie, mio marito, il mio corpo, il mio passato… è senza fine!
Nelle vie progressive, si può eliminare un conflitto.
È facile, e può momentaneamente creare una grande apertura nella persona.
Ci si appropria di qualità, ci si libera di ciò che è fastidioso…
Ma non è che una forma di rinvio.
La via diretta, senza trasformazione, sembra più lunga. L’ambiente circostante può dire, vent’anni dopo, che la persona è cambiata molto poco, ma è solo un’apparenza.
Al momento della morte, si constata il vero cambiamento.
Se esiste la prospettiva di vivere questo spazio in noi, allora questa integrazione avverrà.
Una rettifica si compie – e non devo preoccuparmi di sapere se è illusoria o profonda.
Ciò che sento diventa l’oggetto della mia contemplazione, ciò che mi è più caro. Il conflitto che sento è il mio dono: lo scopro, lo ascolto.
Non devo liberarmene.
Ascoltarlo è liberarmene.
Éric Baret
Grazie alla pagina Yoga du cachemire