Centro Salute Torino

Centro Salute Torino IL CENTRO SALUTE nasce per la risoluzione delle problematiche muscolo scheletriche e non solo.

17/01/2026

♦️Il grasso viscerale non solo una questione estetica

E’ un acceleratore silenzioso di infiammazione sistemica, un attivatore endocrino che altera il metabolismo e compromette la salute cardiovascolare. Ecco perché combatterlo è un atto di rispetto verso il proprio corpo, non una rincorsa alla forma ideale.

📍Quando parliamo di grasso corporeo, troppo spesso ci soffermiamo sull’aspetto esteriore, su quello che vediamo riflesso nello specchio o su come ci stanno i vestiti. Ma esiste una forma di tessuto adiposo che nascosta in profondità nel nostro addome, rappresenta una delle minacce più serie e sottovalutate per la nostra salute.
A differenza del grasso sottocutaneo, quello che possiamo pizzicare tra le dita sui fianchi o sulle cosce, il grasso viscerale si annida strategicamente attorno a organi fondamentali come il fegato, lo stomaco, i reni e persino il cuore. Questa localizzazione non è un dettaglio anatomico irrilevante, ma il cuore stesso del problema. Le ricerche scientifiche degli ultimi anni hanno dimostrato che questo tessuto adiposo profondo è metabolicamente attivo in modo straordinario, funzionando quasi come un organo endocrino a sé stante, capace di rilasciare continuamente sostanze che interferiscono con il normale funzionamento del nostro organismo.
Gli studi più recenti hanno rivelato che il grasso viscerale produce quantità eccessive di citochine, proteine infiammatorie che agiscono come messaggeri del caos all’interno del nostro corpo. Queste molecole innescano uno stato di infiammazione cronica di basso grado, un fuoco che cova sotto la cenere, apparentemente invisibile ma devastante nel lungo periodo. Questa infiammazione sistemica è ormai riconosciuta come uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, creando le condizioni perfette per l’aterosclerosi, l’irrigidimento arterioso e gli eventi cardiaci acuti.

📍Ma il grasso viscerale non si limita a questo. Produce anche un precursore dell’angiotensina, una sostanza che provoca la costrizione dei vasi sanguigni, costringendo il cuore a p***are contro una resistenza maggiore e facendo salire pericolosamente la pressione arteriosa. È come se ogni kg di grasso viscerale aggiungesse una stretta invisibile al nostro sistema circolatorio, giorno dopo giorno, battito dopo battito. La letteratura scientifica degli ultimi cinque anni ha confermato ripetutamente il collegamento diretto tra accumulo di grasso addominale profondo e incremento esponenziale del rischio di diabete di tipo due, sindrome metabolica, steatosi epatica non alcolica e persino alcuni tipi di tumori.

♦️Cosa alimenta questa pericolosa accumulazione? La risposta risiede principalmente nelle nostre scelte alimentari quotidiane. Il vero nemico non è tanto il grasso alimentare in sé, quanto piuttosto il fruttosio nascosto che pervade la nostra dieta moderna. Non parliamo del fruttosio naturalmente presente nella frutta fresca, ma di quello aggiunto industrialmente in quantità massive nelle bevande zuccherate, negli alimenti trasformati, nei prodotti da forno commerciali. Questo tipo di zucchero viene metabolizzato prevalentemente dal fegato e, quando consumato in eccesso, viene convertito direttamente in grasso viscerale attraverso un processo chiamato lipogenesi de novo.
Le bevande gassate, anche quelle che si definiscono dietetiche e che ingannano i consumatori con la promessa di zero calorie, rappresentano uno dei veicoli principali di questo problema. Gli studi metabolici hanno dimostrato che gli edulcoranti artificiali possono alterare il microbiota intestinale e modificare la risposta insulinica, contribuendo paradossalmente all’accumulo di grasso addominale. Le bevande energetiche, i falsi drink sportivi colorati e zuccherati, i succhi di frutta industriali che contengono più zucchero di una bibita gassata sono tutti complici di questa epidemia silenziosa.
I cereali processati per la colazione, presentati come salutari nelle pubblicità ma carichi di zuccheri aggiunti, i fast food che combinano grassi trans con carboidrati raffinati, i cibi pre-confezionati che riempiono gli scaffali dei supermercati, persino gli yogurt alla frutta che vengono percepiti come scelte salutari ma che nascondono quantità impressionanti di zuccheri aggiunti, tutti contribuiscono al deposito progressivo di questo grasso pericoloso. Il pane bianco, la farina raffinata, lo zucchero da tavola, lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio che si nasconde sotto decine di nomi diversi nelle etichette nutrizionali, questi ingredienti onnipresenti nella dieta occidentale moderna sono i mattoni con cui costruiamo, giorno dopo giorno, il nostro rischio metabolico.

♦️Ma esiste una via d’uscita, una strategia nutrizionale supportata dalla scienza più recente. Aumentare l’assunzione di grassi insaturi, in particolare quelli ricchi di acidi grassi omega 3 provenienti da pesce grasso, semi di lino, noci e altri alimenti naturali, ha dimostrato di favorire la riduzione del grasso viscerale attraverso meccanismi antinfiammatori e di miglioramento della sensibilità insulinica. Questi grassi buoni non solo non contribuiscono all’accumulo adiposo, ma attivamente combattono l’infiammazione sistemica causata dal grasso viscerale esistente.
I polifenoli e gli antiossidanti presenti nel tè verde, nelle bacche di acai, nello zenzero e in altri superalimenti naturali agiscono come veri e propri modulatori metabolici. La ricerca pubblicata negli ultimi anni ha evidenziato come le catechine del tè verde, per esempio, possano aumentare l’ossidazione dei grassi e migliorare la termogenesi, aiutando letteralmente il corpo a bruciare il grasso viscerale. Gli antiossidanti contrastano lo stress ossidativo prodotto dal tessuto adiposo infiammato, spezzando un circolo vizioso che altrimenti si auto-alimenterebbe indefinitamente.

📍Dobbiamo cambiare radicalmente la nostra prospettiva sul grasso corporeo. Non si tratta semplicemente di un limite estetico, di qualcosa che ci impedisce di entrare in un paio di jeans o di sentirci a nostro agio in costume da bagno. Il grasso viscerale rappresenta una vera e propria fonte di stress organico continuo, un’aggressione quotidiana alla nostra fisiologia, un fattore di rischio modificabile che tiene letteralmente nelle nostre mani la possibilità di vivere più a lungo e in salute o di sviluppare patologie croniche invalidanti.
Sappiamo ora che ogni scelta alimentare che facciamo non è neutrale, ma invia segnali precisi al nostro metabolismo. Sappiamo che ridurre il grasso viscerale non significa solo pesare meno sulla bilancia, ma significa abbassare concretamente i marcatori infiammatori nel sangue, migliorare la sensibilità insulinica, ridurre la pressione arteriosa, proteggere il fegato dalla steatosi, salvaguardare la salute cardiovascolare.

16/01/2026

♦️ Come la mente plasma il corpo: il potere silenzioso dell’atteggiamento durante l’allenamento e non solo.

Esiste un nemico invisibile che troppo spesso sabota i risultati durante l’allenamento, vanifica l’alimentazione più accurata e compromette il recupero: l’atteggiamento mentale negativo. Non si tratta di retorica motivazionale, ma di un principio scientificamente dimostrato che ogni professionista del benessere dovrebbe padroneggiare per guidare efficacemente i propri atleti .

📍Chiunque entra in palestra portando con sé conflitti irrisolti, frustrazioni accumulate o pensieri ossessivi verso persone o situazioni negative, sta inconsapevolmente cedendo potere. Non solo potere emotivo, ma potere fisiologico concreto. La ricerca in psiconeuroimmunologia ha dimostrato che lo stress cronico e i pensieri negativi ricorrenti alterano i livelli di cortisolo, compromettono la qualità del sonno, aumentano gli stati infiammatori sistemici e riducono la capacità di recupero muscolare. In altre parole, quella rabbia trattenuta, quella preoccupazione costante, quell’ansia che accompagna l’atleta durante la sessione di allenamento non rimane confinata nella mente: si manifesta attraverso performance ridotte, difficoltà nel perdere grasso corporeo, recuperi più lenti e risultati estetici deludenti nonostante l’impegno.

📍Il professionista preparato riconosce questi segnali. Osserva l’atleta che arriva teso, che si allena con movimenti contratti, che non rispetta i tempi di recupero perché mentalmente altrove. Vede chi non segue il piano alla perfezione ma non ottiene risultati perché il suo corpo è in modalità difensiva costante, con il metabolismo rallentato dalla tempesta ormonale dello stress cronico. La neuroscienza ci insegna che il cervello sotto stress prolungato privilegia la sopravvivenza immediata rispetto agli obiettivi a lungo termine: ecco perché l’ipertrofia muscolare, la definizione o la performance diventano traguardi irraggiungibili quando la mente è ostaggio di conflitti e negatività.

📍Ma c’è una chiave d’accesso potente, spesso sottovalutata: la consapevolezza che l’atteggiamento mentale non è una condizione immutabile, ma una variabile modificabile. Il professionista evoluto non si limita a prescrivere esercizi, ma crea un ambiente dove l’allenamento diventa un rituale di trasformazione psicofisica. Insegna che ogni sessione in palestra non è solo un’opportunità per stimolare le fibre muscolari, ma un momento per riprogrammare la risposta allo stress, per trasformare l’energia della tensione in forza propulsiva.

📍La palestra, il campo di allenamento possono diventare lo spazio dove l’atleta impara a separare ciò che può controllare da ciò che non può. Le persone negative, i conflitti esterni, le situazioni frustranti esistono e continueranno a esistere, ma la scelta di quanto spazio occupano nella propria fisiologia è personale. Studi sulla mindfulness applicata allo sport dimostrano che tecniche di presenza mentale durante l’allenamento migliorano non solo la connessione mente-muscolo, ma riducono significativamente i livelli di cortisolo e aumentano la produzione di endorfine e serotonina. L’allenamento diventa così non una fuga dai problemi, ma un laboratorio dove costruire resilienza psicologica e fisica simultaneamente.

📍L’alimentazione stessa acquisisce un significato diverso quando viene affrontata con un atteggiamento costruttivo. Non è più una restrizione punitiva o un’imposizione esterna, ma un atto di cura verso se stessi. La ricerca comportamentale evidenzia che le persone che approcciano il piano con mentalità di abbondanza e gratitudine piuttosto che di privazione ottengono aderenza superiore e risultati più duraturi. Il tecnico saggio accompagna questo shift cognitivo, aiutando l’atleta a vedere ogni pasto come un mattone per costruire la versione migliore di sé, non come un campo di battaglia contro nemici invisibili.

📍Anche il riposo, elemento cruciale e spesso trascurato, viene rivoluzionato dall’atteggiamento mentale. Il sonno di qualità non è solo una questione di ore: è profondamente influenzato dalla capacità di “spegnere” i circuiti della preoccupazione. L’atleta che va a letto portando con sé i conflitti della giornata, che rumina su torti subiti o su persone che lo hanno ferito, compromette la fase REM e la produzione di ormone della crescita, vanificando gli sforzi fatti in palestra. Insegnare strategie di igiene mentale serale diventa quindi parte integrante del programma di allenamento.

📍Il vero potere sta nel trasmettere questa verità liberatoria: nessuna situazione esterna, nessuna persona tossica, nessun conflitto irrisolto merita di abitare nello spazio sacro del proprio benessere fisico. Quegli “nemici” non soffrono minimamente della rabbia o dell’ansia che generano, mentre chi le nutre paga un prezzo fisiologico altissimo. È un’equazione ingiusta che va riscritta attraverso la scelta consapevole dell’atteggiamento.

📍Il percorso verso l’obiettivo estetico, di salute o di performance diventa così anche un percorso di maturazione psicologica. Ogni serie completata con focus mentale, ogni pasto consumato con consapevolezza, ogni notte di riposo guadagnata attraverso il distacco emotivo dai conflitti, sono vittorie che costruiscono non solo un corpo migliore, ma una persona più forte, più centrata, più padrona del proprio destino fisico. Il tecnico che comprende questo non forma solo fisici trasformati, ma individui trasformati che portano questa consapevolezza in ogni area della vita. E questo è l’eredità più potente che si possa lasciare.​​​​​​​​​​​​​​​​..

13/01/2026

♦️Yogurt o illusione? Quando il probiotico è solo marketing

Oltre un secolo fa, Elie Metchnikoff, premio Nobel e pioniere dell’immunologia, lanciò un’idea rivoluzionaria: la salute dell’uomo poteva essere migliorata manipolando il microbioma intestinale attraverso l’assunzione di batteri “amici dell’ospite”, presenti nello yogurt fermentato.

📍Metchnikoff osservò che alcune popolazioni dell’Europa orientale, grandi consumatrici di yogurt, godevano di una longevità sorprendente. Ipotesi? I batteri lattici contenuti nello yogurt inibivano i processi putrefattivi del colon, riducendo la produzione di tossine e rallentando l’invecchiamento. Quei microrganismi vennero poi definiti “probiotici”, termine che oggi troviamo ovunque: etichette, spot, scaffali interi del supermercato.

📍Ma cosa significa davvero “probiotico”? Secondo la definizione ufficiale della FAO/OMS, un probiotico è un “microorganismo vivo e vitale che, somministrato in quantità adeguata, conferisce un beneficio alla salute dell’ospite”.
Non basta quindi che un prodotto contenga “fermenti lattici vivi”: deve contenere ceppi specifici, in quantità efficaci, e soprattutto deve dimostrare effetti benefici documentati.

📍Per essere considerato un vero probiotico, un ceppo batterico deve:
• Non essere patogeno né tossico per l’uomo;
• Resistere al passaggio attraverso lo stomaco e l’intestino, sopravvivendo all’acido cloridrico, ai sali biliari e agli enzimi digestivi;
• Aderire alla mucosa intestinale e colonizzare, almeno temporaneamente, il tratto gastrointestinale;
• Produrre acido lattico e altre sostanze antimicrobiche;
• Dimostrare, in studi clinici controllati, un effetto benefico sulla salute.

📍Ora, quanti degli yogurt che troviamo al supermercato rispettano questi criteri? Pochissimi. Molti prodotti si limitano a contenere i classici Lactobacillus bulgaricus e Streptococcus thermophilus, utili per la fermentazione ma incapaci di sopravvivere al transito gastrico o di colonizzare l’intestino. Inoltre, la quantità di batteri vivi è spesso irrisoria: sotto i 3 miliardi di UFC (unità formanti colonia) per porzione, un prodotto non può essere considerato totalmente efficace dal punto di vista probiotico.

📍E poi c’è il problema dello zucchero. Molti yogurt “alla frutta” o “cremosi” contengono più zuccheri che fermenti. Un paradosso: ci illudiamo di fare del bene al nostro intestino mentre alimentiamo l’infiammazione sistemica.

La scienza oggi ci offre strumenti più raffinati: sequenziamento del microbioma, ceppi probiotici personalizzati, sinbiotici (probiotici + prebiotici), e persino postbiotici (metaboliti prodotti dai batteri). Ma tutto parte da una domanda semplice: quello che stai mangiando è davvero un probiotico… o solo un dessert travestito?

📍Leggere le etichette, cercare prodotti con ceppi documentati (come Lactobacillus rhamnosus GG, Bifidobacterium lactis BB-12, Saccharomyces boulardii), e pretendere trasparenza è il primo passo. Il microbiota non si inganna con lo zucchero e le promesse pubblicitarie…

05/01/2026

♦️Il lattato non è un nemico: è un messaggio… e se lo ascolti, ti fa dimagrire meglio…

Parliamo di acido lattico, o meglio, di lattato. Quella sensazione di bruciore che sentiamo nei muscoli durante uno sforzo intenso non è un veleno da espellere, ma un segnale. Un indicatore che il nostro corpo sta lavorando in anaerobiosi, cioè in assenza di ossigeno sufficiente, e sta producendo energia in modo rapido ma meno efficiente. Il lattato è il risultato di questo processo, e se non viene gestito correttamente, può diventare un ostacolo alla performance, al recupero e persino al dimagrimento.

📍Ecco perché è fondamentale capire come smaltirlo. Perché il lattato, se resta intrappolato nei tessuti, può compromettere il microcircolo, rallentare il drenaggio linfatico e aumentare la ritenzione idrica. E questo vale per tutti: per l’atleta, per la signora che vuole perdere qualche chilo, per l’over 40 che ha ripreso ad allenarsi, per chiunque voglia sentirsi meglio nel proprio corpo.

📍La buona notizia? Bastano pochi minuti per fare la differenza. Studi come quelli di Christenson, adattati al contesto moderno del fitness funzionale, dell’allenamento quotidiano dimostrano che dopo un’ora di allenamento, sono sufficienti 6 minuti di cardio LISS (lento) per accelerare in modo significativo lo smaltimento del lattato rispetto a un recupero passivo.

📍E non parliamo di corsa o HIIT. Parliamo di camminata sul tapis roulant, cyclette leggera, ellittica a ritmo costante. Un’attività dolce, sostenibile, accessibile a tutti. Che però ha un impatto profondo: riattiva il flusso sanguigno, stimola il ritorno venoso, favorisce l’ossigenazione dei tessuti e libera il corpo da quel “peso invisibile” che è il lattato accumulato.

📍Perché se il lattato resta lì, non solo affatica il muscolo, ma può anche alterare il pH locale, rallentare il metabolismo e ostacolare i processi di lipolisi. In altre parole: può diventare un freno al dimagrimento. Ecco perché è così importante “scaricarlo” con intelligenza.

📍E allora, alla fine del tuo allenamento, non sederti subito. Non correre sotto la doccia. Regalati quei 6 minuti di cardio leggero. Fallo per i tuoi muscoli, per il tuo sistema linfatico, per la tua salute metabolica. Fallo per te.

📍Perché il recupero non è una pausa: è parte dell’allenamento. E se lo fai bene, il tuo corpo ti ringrazia. Anche sulla bilancia.

31/12/2025

Indicazioni per il Nuovo Anno

♦️Corsa,camminata, cardio e HIIT: quale scegliere per i tuoi obiettivi?
Quando il movimento giusto fa differenza tra risultati e illusioni

Corsa, camminata, cardio steady-state, HIIT e corsi aerobici sono tutti protagonisti della scena fitness, ma ognuno recita un copione metabolico completamente diverso.
La verità è che viviamo in un’epoca di confusione. Tutti corrono per dimagrire, molti fanno HIIT convinti di bruciare grassi a valanghe, altri camminano pensando di non fare abbastanza. Ma il corpo umano non funziona per slogan o mode del momento. Funziona attraverso meccanismi metabolici precisi, orchestrati dalla frequenza cardiaca e dall’intensità dell’esercizio. E quando scegliamo l’attività sbagliata per il nostro obiettivo, non solo non raggiungiamo i risultati sperati, ma spesso creiamo problemi collaterali che ci allontanano ancora di più dalla meta.

📍Prendiamo la corsa, per esempio. È probabilmente l’attività cardiovascolare più praticata al mondo, spesso vista come la soluzione universale per perdere peso e migliorare la salute. In realtà, quando corriamo a un’intensità significativa, superiore al 75-80% della nostra frequenza cardiaca massima, il corpo attiva prevalentemente il metabolismo glucidico. In parole semplici, brucia carboidrati, non grassi. Gli studi lo confermano da decenni: più corriamo intensamente, più il nostro organismo attinge alle riserve di glicogeno muscolare ed epatico. Questo ha delle conseguenze precise. Durante la corsa consumiamo calorie, certo, ma dopo l’allenamento il corpo richiede di ripristinare quelle riserve di carboidrati, stimolando l’appetito in modo significativo. Non è raro vedere corridori che mangiano di più e, paradossalmente, non perdono peso o addirittura ne prendono.

📍Ma c’è di più. La corsa continua e intensa, soprattutto se protratta nel tempo e combinata con una restrizione calorica, può favorire il catabolismo muscolare. Il corpo, sottoposto a uno stress prolungato e privo di energia sufficiente, inizia a smontare le proteine muscolari per ricavarne substrati energetici. Per chi frequenta la palestra con l’obiettivo di costruire massa muscolare, questo è un problema serio. La corsa non solo non aiuta l’ipertrofia, ma può attivamente ostacolarne i progressi, interferendo con gli adattamenti della forza. Gli atleti intermedi e avanzati lo sanno bene: correre troppo significa rubare risorse al recupero muscolare, compromettere le performance in sala pesi e rallentare i guadagni. Questo non significa che la corsa sia un nemico, significa semplicemente che va usata per quello che sa fare meglio: migliorare la capacità aerobica, l’efficienza cardiorespiratoria, la densità mitocondriale e la resistenza. Ma dimagrire? No, non è il suo ruolo principale.

📍Completamente diverso è il discorso della camminata. Sottovalutata, considerata troppo blanda, quasi noiosa. Eppure la camminata è uno degli strumenti più potenti per il dimagrimento e la salute metabolica. Quando camminiamo a un’intensità moderata, tra il 50 e il 65% della frequenza cardiaca massima, il nostro organismo privilegia l’ ossidazione dei grassi, in questo contesto l’80% dell’energia utilizzata proviene dai grassi. Questo significa che ogni passo che facciamo contribuisce direttamente al deficit calorico attingendo alle riserve adipose, senza stressare il sistema nervoso centrale, senza compromettere il recupero muscolare, senza impatti articolari significativi.

La camminata è sostenibile. Può essere praticata tutti i giorni, anche due volte al giorno, senza alcun problema. Non stimola eccessivamente l’appetito, non interferisce con l’allenamento della forza, non crea infiammazione sistemica. La camminata non è glamour, non fa sudare spettacolarmente, non ti fa sentire un atleta. Ma funziona. Funziona per il dimagrimento, funziona per la salute cardiovascolare, funziona per chi ha obiettivi di composizione corporea seri.

📍Il cardio steady-state, ovvero mantenere un’intensità moderata-bassa per periodi prolungati, tra 30 numero e 60 minuti alla frequenza cardiaca di 60-65% si inserisce in questo stesso filone. Che sia una bike, vogatore, ellittica o semplicemente camminando in salita, il principio è lo stesso: ottimizzare l’utilizzo dei grassi come substrato energetico migliorando al contempo l’efficienza cardiovascolare senza compromettere il sistema nervoso. È un’attività ripetibile, sostenibile nel tempo, che non crea debito di recupero eccessivo. Per chi si allena in palestra con pesi e ha obiettivi di composizione corporea, rappresenta la scelta più intelligente. Può essere fatto nei giorni di riposo dai pesi o anche lo stesso giorno, purché lontano dalla sessione di forza. Il corpo lo tollera bene, non crea interferenze e, soprattutto, aiuta davvero a dimagrire.

📍Poi c’è l’HIIT, l’High Intensity Interval Training, l’allenamento ad alta intensità che alterna picchi massimali a brevi recuperi. L’HIIT è esploso negli ultimi anni come la panacea del fitness moderno. Fa sudare, fa sentire produttivi, dura poco. Ma va capito per quello che è. L’HIIT non è un metodo per bruciare grassi durante l’allenamento. Durante gli intervalli ad alta intensità, il corpo brucia prevalentemente carboidrati, esattamente come nella corsa intensa. Il valore dell’HIIT sta altrove: negli adattamenti metabolici che produce. Studi dimostrano che l’HIIT aumenta il consumo di ossigeno post-esercizio, il cosiddetto EPOC, estendendo il dispendio calorico nelle ore successive all’allenamento. Migliora la sensibilità insulinica, aumenta la capacità del corpo di gestire il glucosio, sviluppa la potenza aerobica. Ma attenzione: è estremamente tassante per il sistema nervoso centrale. Fare HIIT ogni giorno o più volte a settimana significa andare incontro a overtraining, affaticamento cronico, calo delle performance, aumento del cortisolo e, ironicamente, difficoltà a perdere peso. L’HIIT va dosato con intelligenza, inserito strategicamente in un programma di allenamento equilibrato, non usato come sostituto di tutto il resto. E va capito che non è la strada principale per dimagrire.

📍I corsi aerobici, poi, hanno una collocazione particolare. Zumba, step, aerobica classica: hanno un’anima prevalentemente ludica. L’intensità è variabile, spesso non controllata attraverso la frequenza cardiaca, e dipende molto dal ritmo della lezione, dalla musica, dall’istruttore. Non sono strumenti di precisione per obiettivi metabolici specifici, ma hanno un valore enorme per la socializzazione, per la coordinazione motoria e, soprattutto, per l’aderenza psicologica. Molte persone non riuscirebbero mai a camminare da sole per un’ora, ma adorano ballare in gruppo per lo stesso tempo. E se questo significa muoversi regolarmente invece di rimanere seduti, allora i corsi aerobici hanno assolto perfettamente al loro compito. L’importante è non attribuire loro proprietà magiche che non hanno.

📍Il filo conduttore di tutto questo discorso è la frequenza cardiaca. È il regista invisibile che determina quale substrato energetico viene utilizzato, quale adattamento viene stimolato, quale impatto avrà l’allenamento sul nostro metabolismo. Allenarsi al 50% della frequenza cardiaca massima è metabolicamente diverso dall’allenarsi all’ 85%. Non è una sfumatura, è un cambio completo di copione. Nelle zone basse, tra il cinquanta e il 60% predomina l’ossidazione lipidica: bruciamo grassi. Nella zona intermedia, tra il settanta e l’ottanta percento, ci troviamo in una situazione mista, utile per migliorare la capacità aerobica generale. Nelle zone alte, sopra l’ottanta percento, il corpo brucia quasi esclusivamente carboidrati e sviluppa la potenza aerobica. Monitorare la frequenza cardiaca non è un vezzo da atleta professionista, è la chiave per scegliere consapevolmente quale strada percorrere verso i propri obiettivi. Senza questo controllo, ci si muove al buio, sperando che l’attività scelta funzioni, senza sapere se davvero lo sta facendo.

📍E poi c’è l’aspetto che spesso viene dimenticato, ma che diventa sempre più rilevante con l’avanzare dell’età: l’anti-aging. Diversi studi, tra cui quelli pubblicati su Cell Metabolism, dimostrano che l’esercizio aerobico moderato stimola la biogenesi mitocondriale, ovvero la produzione di nuovi mitocondri nelle cellule. I mitocondri sono le centrali energetiche del nostro organismo e mantenerli efficienti e numerosi significa rallentare l’invecchiamento cellulare. L’HIIT, in dosi controllate, migliora marcatori metabolici legati alla longevità e alla salute metabolica. Ma c’è un rovescio della medaglia: l’eccesso di corsa ad alta intensità può aumentare lo stress ossidativo e l’infiammazione sistemica, accelerando paradossalmente i processi di invecchiamento. Troppo cortisolo, troppo stress, troppa infiammazione: il corpo invecchia più rapidamente. La camminata e il cardio moderato, invece, offrono tutti i benefici anti-age senza le controindicazioni. Proteggono le articolazioni, preservano i muscoli, mantengono attivo il sistema immunitario senza sovraccaricarlo. Per chi guarda alla salute a lungo termine, non solo alla performance immediata, questo è un fattore decisivo.

Quindi, cosa scegliere? La risposta dipende interamente dall’obiettivo. Se l’obiettivo è dimagrire, camminata e cardio steady-state sono gli alleati principali. Creano un deficit calorico sostenibile, attingono direttamente ai grassi, non compromettono il recupero muscolare. Se l’obiettivo è migliorare la salute cardiovascolare, tutti gli approcci funzionano, ma il cardio moderato è il più sostenibile nel lungo periodo. Se l’obiettivo è costruire massa muscolare, correre e fare HIIT in eccesso diventano ostacoli, non aiuti. Meglio limitarsi a camminate e mantenere il focus sui pesi. Se l’obiettivo è migliorare la performance metabolica, la capacità di gestire il glucosio e la potenza aerobica, l’HIIT ha senso, ma va dosato con precisione e inserito lontano dalle sessioni di forza. Se l’obiettivo è la longevità e l’anti-aging, il movimento moderato e costante, con picchi occasionali, rappresenta la strada maestra.

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♦️La grande questione del cardio: HIIT vs LISS, quando scegliere l’uno o l’altra per la salute cardiovascolareNel ns mon...
18/11/2025

♦️La grande questione del cardio: HIIT vs LISS, quando scegliere l’uno o l’altra per la salute cardiovascolare

Nel ns mondo si è creata una polarizzazione quasi ideologica tra chi sostiene il cardio ad alta intensità e chi difende il cardio a bassa intensità. La verità è che entrambi gli approcci sono straordinariamente benefici per la salute cardiovascolare, ma funzionano attraverso meccanismi diversi e sono appropriati per persone diverse in momenti diversi del loro percorso di salute. Non si tratta di decidere quale sia migliore in assoluto, ma di capire quale sia la migliore soluzione in base alle esigenze specifiche

📍Studi recenti hanno dimostrato che l’allenamento ad intervalli ad alta intensità migliora significativamente la funzione vascolare, con riduzioni della pressione sistolica e diastolica e un miglioramento della dilatazione mediata dal flusso .

Ma cosa succede davvero quando fai HIIT? La combinazione di accelerazione della frequenza cardiaca e contrattilità miocardica potenziata, risultato dell’ipertrofia cardiaca indotta dagli adattamenti cardiovascolari dell’HIIT, non solo migliora la funzione cardiaca durante lo sforzo massimale ma influenza anche la risposta della pressione sistolica in modo tempo-dipendente durante l’esercizio ad alta intensità . In parole povere, il cuore diventa letteralmente più grande e più forte, capace di p***are più sangue con ogni battito. Questo è un cuore da atleta, un cuore che funziona in modo più efficiente anche a riposo. Inoltre, l’HIIT migliora significativamente la resistenza all’insulina rispetto all’allenamento continuo o alle condizioni di controllo, e porta a modeste riduzioni dei livelli di glucosio a digiuno e maggiore perdita di peso rispetto a chi non pratica attività fisica .

📍Ma c’è un altro aspetto fondamentale dell’HIIT che spesso viene sottovalutato: l’effetto sui vasi sanguigni. Studi hanno dimostrato che l’HIIT è efficace nel ridurre peso corporeo, grasso viscerale, indice di massa corporea e tessuto adiposo sottocutaneo in persone sovrappeso e obese, e questo riduce la produzione di citochine pro-infiammatorie che portano all’infiammazione e al deterioramento della rigidità arteriosa . Il tessuto adiposo in eccesso non è solo un peso morto: è un organo endocrino attivo che produce sostanze infiammatorie che danneggiano i vasi sanguigni. Riducendolo con l’HIIT, non stai solo perdendo peso, stai letteralmente spegnendo focolai infiammatori che stavano lentamente distruggendo il tuo sistema cardiovascolare.

📍L’HIIT è stato applicato in modo sicuro ed efficace a popolazioni ad alto rischio, individui con obesità, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari e sopravvissuti al cancro, con bassa incidenza di effetti avversi . Questo è un punto cruciale perché per anni si è pensato che l’esercizio ad alta intensità fosse troppo rischioso per persone con condizioni preesistenti. Uno studio di un gruppo di ricerca norvegese Smartex ha riportato un basso rischio nell’eseguire entrambi i tipi di esercizio Hiit e Liss

📍Ma ora arriviamo a chi davvero deve fare attenzione: le persone in sovrappeso significativo o obese che non sono allenate. Per queste persone, iniziare con l’HIIT può essere non solo difficile ma potenzialmente controproducente. E qui entra in gioco il cardio a bassa intensità costante, o LISS. Una network meta-analisi recente ha dimostrato che l’esercizio a intensità moderata ha modulato significativamente i livelli di TNF-alfa, proteina C-reattiva, IL-6, leptina e adiponectina, e l’analisi di ranking ha mostrato che l’esercizio a intensità moderata era il tipo di intensità più raccomandato per ridurre questi marcatori infiammatori in donne sovrappeso e obese.

📍Questo è un punto fondamentale che viene spesso frainteso. L’HIIT produce picchi di citochine infiammatorie acuti durante e immediatamente dopo l’esercizio, che poi vengono risolti e producono adattamenti anti-infiammatori a lungo termine. Ma in una persona obesa che ha già livelli elevati di infiammazione cronica, questi picchi acuti possono essere mal gestiti. Studi hanno dimostrato che l’esercizio con intensità da bassa a moderata e durata superiore a 8 settimane può meglio regolare “l’attivazione dell’inflammasoma” (pochi sanno il vero significato) con l’effetto regolatorio dell’esercizio più significativo nelle popolazioni obese e nelle femmine . L’inflammasoma è un complesso proteico che media la risposta infiammatoria, e quando è cronicamente attivato nell’obesità, diventa parte del problema. L’esercizio moderato spegne questo fuoco lentamente e in modo sostenibile.

📍Uno studio randomizzato controllato su donne postmenopausali obese ha dimostrato che dodici settimane di esercizio di camminata a intensità moderata hanno ridotto significativamente peso corporeo, indice di massa corporea, percentuale di grasso corporeo, proteina C-reattiva ad alta sensibilità, interleuchina-6 e fattore di necrosi tumorale alfa . Camminare. Semplicemente camminare a passo sostenuto per 12 settimane ha prodotto riduzioni misurabili e significative di tutti i principali marcatori infiammatori. Non serviva correre fino allo sfinimento o fare sprint massimali. Serviva consistenza, volume e intensità gestibile.

📍Il LISS attiva il sistema nervoso parasimpatico, responsabile della risposta di riposo e digestione, mentre l’HIIT può attivare il sistema nervoso simpatico, responsabile della risposta di lotta o fuga . Per persone che vivono già in uno stato di stress cronico, che hanno ritmi circadiani disturbati, che dormono male, aggiungere ulteriore stimolazione simpatica attraverso l’HIIT frequente può essere la goccia che fa traboccare il vaso. Il LISS, al contrario, offre un modo per muoversi, bruciare calorie, migliorare la funzione cardiovascolare senza aggiungere ulteriore stress sistemico. Diventa quasi una forma di terapia attiva.

📍La ricerca suggerisce che l’esercizio aerobico può aumentare l’attività del nervo vago, riducendo così l’infiammazione, e questo meccanismo può essere ottenuto attraverso la regolazione neuro-immunitaria tra il nervo vago e la risposta infiammatoria. Il nervo vago è il principale attore del sistema parasimpatico, e un tono vagale più alto è associato a migliore salute metabolica, minore infiammazione e maggiore resilienza allo stress. L’esercizio aerobico moderato stimola il nervo vago in modo da promuovere questi effetti benefici, creando un ciclo virtuoso di recupero e rigenerazione.

📍Studi hanno dimostrato che l’esercizio continuo a bassa intensità può incoraggiare il corpo a usare grassi per energia invece del glicogeno nei muscoli, e una ricerca ha trovato che l’esercizio in steady-state può ridurre il grasso corporeo totale meglio dell’HIIT in adulti sovrappeso. Questo perché durante il LISS, il corpo opera primariamente attraverso il metabolismo aerobico ossidativo, bruciando grassi in modo efficiente per periodi prolungati. Mentre l’HIIT brucia più calorie al minuto, il LISS permette durate molto più lunghe, e il totale calorico su sessioni di quarantacinque sessanta minuti può essere comparabile o superiore.

📍Ma la questione vera non è quale sia migliore, è quale sia appropriato per te adesso. Se sei una persona sedentaria in sovrappeso con marcatori infiammatori elevati, ipertensione, scarsa forma cardiovascolare, iniziare con LISS è non solo più sicuro ma probabilmente più efficace. Il LISS è ampiamente accessibile per tutti i livelli di fitness e tutte le età, è ottimo per principianti, per chi si sta riprendendo da infortuni, o per chiunque cerchi un modo meno intenso di rimanere attivo . Puoi camminare, andare in bicicletta, nuotare, usare l’ellittica a ritmo sostenibile. Puoi farlo ogni giorno se vuoi, perché il recupero richiesto è minimo. E nel corso di settimane e mesi, vedrai riduzioni sostanziali di peso, grasso viscerale, marcatori infiammatori, pressione sanguigna e miglioramenti nella funzione cardiovascolare di base.

Indirizzo

Via Giovanni Battista Niccolini 20/f
Turin
10146

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 12:00
13:00 - 20:00
Martedì 09:30 - 12:00
13:00 - 20:00
Mercoledì 09:30 - 12:00
13:00 - 20:00
Giovedì 09:30 - 12:00
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Venerdì 09:30 - 12:00
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