04/01/2026
A volte abbiamo l’impressione di capire, eppure non ci muoviamo.
È che cambiare richiede di lasciare andare qualcosa che, senza accorgercene, ci tiene in piedi.
La nostra storia, per quanto dolorosa, ci dà un senso.
Ci spiega chi siamo.
Ci dice perché reagiamo così.
Ci protegge dal sentirci sbagliati.
E non c’è niente di sbagliato in questo.
Anzi, spesso è stato l’unico modo possibile per andare avanti.
Il punto non è smettere di capire o capire ancora meglio.
Il punto è accorgersi di quando il capire diventa un rifugio.
Un luogo sicuro in cui restare, invece di essere una porta che si apre.
La vera consapevolezza non è vedere il trauma,
ma vedere cosa ottieni restando lì.
Quale bisogno soddisfi…
Finché questo non è visibile, la persona non è bloccata: è identificata.
Stare meglio, a volte, non chiede di fare di più.
Chiede solo di notare domande semplici ma scomode:
“Chi sarei io senza questa spiegazione?”
“C’è una parte di me che non riesce a stare senza?”
Non serve rispondere subito.
Basta ascoltare cosa si muove, quando la domanda resta lì.
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