Tiziana Bravi - Psicologa Psicoterapeuta

Tiziana Bravi - Psicologa Psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Tiziana Bravi - Psicologa Psicoterapeuta, Psicologo, Via Poscolle n. 8/c, Udine.

🧑‍🧑‍🧒‍🧒 Sono una psicologa specializzata in psicoterapia sistemico-relazionale: lavoro con bambini, adolescenti, genitori e coppie
👧🏻👶🏻 Mi occupo di Mediazione familiare
🌱 Svolgo attività di supervisione al personale educatore della 1ª infanzia

31/01/2026

Cari colleghi e care colleghe,
è con grande gioia che vi annunciamo la nascita dell’Associazione EMDR018 – Cultura e Clinica del Trauma in età evolutiva.

EMDR018 nasce dall’esperienza della rete che abbiamo costruito in questi anni e dal desiderio di darle una forma più strutturata, capace di accogliere, sostenere e promuovere iniziative formative, cliniche e culturali dedicate all’età evolutiva.

Vi invitiamo alla serata di presentazione dell’associazione, che si terrà online lunedì 2 febbraio alle ore 21.00 a questo link: 
https://us02web.zoom.us/j/84579306192?pwd=1z1UFUYrWRwXnMbpPsrajO0Axxbjaj.1

Se desiderate associarvi o avere informazioni scrivete a info@emdr018.com





31/01/2026
05/01/2026

“Mentre il "giovane presente" chiede pace — come dichiarato da uno dei superstiti ai microfoni di Quarto Grado — è necessario interrogarsi sul "grande assente": l’adulto. Non l’adulto inteso come genitore, ma come garante della sicurezza, supervisore e scudo protettivo.

Il paradosso neuroscientifico: perché l'allarme non è scattato

La critica più frequente riguarda l'apparente inerzia dei ragazzi dinanzi al pericolo. Le neuroscienze, tuttavia, spiegano che non si è trattato di apatia, ma di un fallimento biologico del sistema di allerta. L’amigdala, la centralina della paura, non rileva il pericolo in modo oggettivo, ma per confronto di pattern. Il sistema si attiva solo se lo stimolo viola le aspettative di sicurezza o somiglia a un trauma già vissuto. In una discoteca a Capodanno, elementi come fumo, calore, luci intermittenti e rumori assordanti sono stimoli congruenti con lo scenario. Il cervello dei ragazzi ha catalogato ciò che stava accadendo come parte della festa, non come una minaccia vitale. Se il contesto è "divertimento", il sistema inibisce i segnali che in una biblioteca farebbero scattare la fuga immediata. Secoli di civilizzazione hanno inoltre indebolito i nostri istinti ancestrali, come la paura del fuoco, rendendo la gestione del rischio un processo che deve essere guidato, non lasciato all'istinto.

La Psicologia delle F***e e l'Anima Collettiva

A complicare il quadro interviene la dinamica della massa. Come teorizzato da Gustave Le Bon nel suo fondamentale La psicologia delle f***e (1895), l'individuo immerso in una moltitudine cessa di essere un'entità razionale per diventare parte di un'"anima collettiva". In questo stato, la responsabilità individuale si diluisce e prevale l'inconscio. La folla è un organismo primitivo, impulsivo e suggestionabile. Se a questo aggiungiamo l'atmosfera di euforia tipica di un evento di fine anno, magari amplificata dall'uso di alcol, diventa chiaro che non si può pretendere da un minorenne una gestione lucida dell'emergenza. I ragazzi erano nel posto giusto, nel modo giusto: a festeggiare.

Incolpare i ragazzi per non aver "capito" o per aver ripreso la scena significa ignorare come siamo fatti biologicamente e socialmente. A Crans-Montana non è mancata la disciplina dei giovani, è mancata la tutela degli adulti. La responsabilità non va cercata negli smartphone di chi era lì per divertirsi, ma nelle planimetrie, nelle autorizzazioni e nella vigilanza di chi aveva il dovere di proteggere quella spensieratezza. Gli assenti, tragicamente, siamo noi.”
Agnese Scappini

Leggi l’articolo⤵️
https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/01/03/news/a_crans-montana_il_fallimento_della_sicurezza_non_della_gioventu-20873434/

Il Natale viene raccontato come tempo di magia, luci, famiglia.E per molti lo è davvero.Ma c’è anche un altro Natale, pi...
21/12/2025

Il Natale viene raccontato come tempo di magia, luci, famiglia.
E per molti lo è davvero.
Ma c’è anche un altro Natale, più silenzioso.
Quello in cui il dolore si riacutizza,
le assenze pesano di più,
le ferite che durante l’anno sembravano cicatrizzate tornano a farsi sentire.
Le feste amplificano tutto:
la gioia, ma anche la nostalgia,
la gratitudine, ma anche il senso di vuoto,
l’appartenenza… e la solitudine.

E forse la vera magia del Natale non è “stare bene a tutti i costi”, ma permettersi di sentire, di fare spazio a emozioni scomode,
di essere gentili con sé stessi proprio quando è più difficile.

Lo stupore è un’emozione gentile:rallenta, apre, riconnette.A Natale torna a farsi sentire, se sappiamo fermarci ad asco...
16/12/2025

Lo stupore è un’emozione gentile:
rallenta, apre, riconnette.
A Natale torna a farsi sentire, se sappiamo fermarci ad ascoltarlo.✨

01/12/2025
30/11/2025

Parlare di educazione affettiva e sessuale a scuola significa offrire a ragazze e ragazzi strumenti per comprendere sé stessi, le relazioni e il rispetto reciproco.

Il testo di questo mese – intenso e illuminante – ci ricorda quanto sia importante creare momenti strutturati e sicuri, guidati da professioniste e professionisti formati, capaci di ascoltare, rispondere e accompagnare gli studenti nelle domande che ogni giorno emergono spontaneamente nelle classi.

Promuovere questi spazi significa investire nel benessere, nella consapevolezza e nella crescita delle nuove generazioni.

Il testo è di Nicolò Targhetta e la grafica di Amandine Delclos.


Buona lettura!

- Prof?
- Sì?
- Massimo mi ha chiamata tr***.
- Cos’è che ha fatto?
- Mi ha chiamata tr***.
- Ma è gravissimo. Adesso ci fermiamo un attimo e affrontiamo per bene la questione.
- Grazie prof.
- Aspetta, ce l’hai il consenso?
- Il consenso?
- Il consenso firmato dei tuoi per poter fare educazione sentimentale e sessuale a scuola?
- No.
- Sicura?
- Sì.
- Va bene, T***a era un’antica città dell’Asia Minore, resa celebre dai poemi omerici per la lunga guerra scoppiata dopo il rapimento di Elena. Hai domande?
- Non ho capito.
- Tranquilla, poi approfondiamo quando leggiamo l’Iliade.
- Ma prof, io veramente…
- Qualcun altro?
- Prof, Sara mi ha detto che il mio corpo fa schifo.
- Terribile, davvero terribile. Questa è violenza verbale, e io sono pronto a spiegarti tutto dopo che, cortesemente, mi hai mostrato il consenso firmato dei tuoi.
- Non ce l’ho.
- Lo sapevi che nell’arte greca il Corpo Ideale nel canone di Policleto prevedeva proporzioni precise, che peraltro oggi considereremmo irrealistiche?
- Mi ha fatto piangere.
- Mi dispiace, ma hai qualche domanda su Policleto?
- No.
- Benissimo, e anche questa è fatta.
- Prof, ieri un ragazzo mi ha toccata senza che io glielo chiedessi.
- Cosa?
- Ieri un…
- Consenso firmato?
- No.
- E allora fisica: quando due corpi entrano in contatto...
- Veramente io vorrei sapere cosa devo fare se succede ancora.
- Non posso dirtelo senza consenso firmato dai tuoi. Quello che posso dirti è l’anno della caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
- Prof, i miei amici dicono che se non faccio certe cose sono uno sfigato. Lei che dice?
- Consenso firmato?
- No.
- E allora, caro mio, io dico 476 d.C.
- Prof, è normale che il mio ragazzo si arrabbi se esco con altre persone?
- Consenso firmato?
- No.
- La Carta delle Nazioni Unite del 1945 dice che ogni entità sovrana ha diritto alla libera autodeterminazione.
- Prof, mi ha chiesto una foto… e se poi la manda in giro?
- Nel Rinascimento il concetto di nudo…
- Prof ci spiega il consenso?
- Hai il consenso firmato dei tuoi?
- No.
- E allora senza consenso non posso spiegarti il consenso.
- Prof.
- Sì?
- Non stiamo capendo niente.
- Ah, voi non state capendo niente? Immaginate di essere me, intrappolato in un doppio paradosso. Da una parte per fare educazione affettiva ho bisogno di un consenso dei vostri genitori. Consenso che prevede la visione preventiva di tutto il materiale del corso, cosa che fra parentesi non accade per le altre materie. Senza scomodare l’articolo 33 della Costituzione, ci sarebbe anche da far notare che questo sottintende neanche troppo velatamente che i genitori sappiano meglio della scuola cosa serva ai ragazzi dal punto di vista educativo. Dall’altra parte, per quanto la scuola possa definire quali siano le esigenze dei ragazzi, non sempre riesce a mettere in pratica questa risposta a una necessità sempre più evidente. Perché questa educazione è spesso affidata a noi docenti che con le nostre lauree non abbiamo neppure ricevuto una formazione specifica che ci aiuti a trattare al meglio un argomento così complesso e delicato.
E l'Italia è l'unico paese europeo che non ha gli psicologi scolastici come figura strutturata.
- E quindi?
- E quindi indovina chi rimane fregato? Bravissimi, giù le mani.

Riflessioni importanti…
25/11/2025

Riflessioni importanti…

LA FAMIGLIA NEL BOSCO: QUANDO POSSIAMO DEFINIRE “SBAGLIATO” IL MODO IN CUI UN GENITORE AMA IL PROPRIO FIGLIO?

Ho decine di messaggi che mi chiedono di esprimere un giudizio sul caso “famiglia nel bosco”. Settimana scorsa ha rifiutato numerose interviste di media nazionali su questo caso. Non mi sono espresso perché non “so esattamente” i contorni di questa specifica vicenda. non so su quali evidenze la “tutela minori” abbia preso la decisione che ha preso.

Di recente, riferendomi al caso di Luca (il bambino che praticamente dalla nascita viveva con la famiglia che lo ha avuto in affido ponte e che poi è stato dato in adozione ad altra famiglia nonostante la famiglia affidataria si fosse dichiarata disponibile ad adottarlo per garantirne la continuità affettiva) ho preso una posizione molto precisa contro la decisione della Giustizia Minorile. L’ho fatto perché di quel caso ho cercato di conoscere tutto, ogni singolo passaggio, ogni elemento. Quindi mi sono espresso a ragion veduta. Cosa che non posso fare con il caso della “famiglia nel bosco”, di cui conosco solo la narrazione resa disponibile al pubblico tramite i media.

Se devo esprimere un parare di massima, indipendentemente dal caso specifico, credo che la cosa che più va garantita ad un minore è la continuità degli affetti. Ma la continuità degli affetti non può prescindere dalla tutela del bene maggiore del minore che si basa anche sulla valutazione di condizioni oggettive. Mi spiego meglio: due genitori potrebbero rifiutarsi di sottoporre il proprio bambino a cure mediche più che necessarie per la sua sopravvivenza. Può lo stato interferire, in questo caso, con la decisione genitoriale? Un genitore potrebbe decidere che il suo bambino deve alimentarsi in modo non funzionale alla sua sopravvivenza per credenze personali che sono però incompatibili con la tutela della salute del bambino (è già capitato). Può lo stato intervenire in tale caso? Si tratta di condizioni in cui un genitore può essere molto competente sul piano affettivo ed essere riconosciuto come “base sicura” dal proprio bambino, che nei suoi confronti perciò sviluppa un attaccamento sano.

Al tempo stesso, però, quel genitore affettivamente competente, potrebbe mettere a repentaglio la salute e il benessere del corpo del bambino oppure togliere al bambino dei diritti che gli appartengono (il diritto all’istruzione, il diritto alla socialità, il diritto alla salute). Quando sei bambino puoi sentirti amato e amare un genitore che non tutela tutti i tuoi diritti, ma che ti vuole bene a modo suo, seguendo la sua cultura e i suoi principi che non necessariamente possono essere tutelanti il bene maggiore del bambino. Credo che in questi casi, chi tutela la salute dei bambini deve – nella continuità affettiva - garantire al bambino il ripristino delle condizioni oggettive che ne tutelano i diritti senza eventualmente interrompere la continuità affettiva.

Nel caso specifico della “famiglia nel bosco”, forse l’opinione pubblica sarebbe stata meno “divisa” se questa famiglia fosse stata tenuta unita e spostata in un luogo in grado di proteggere e garantire le condizioni di vita ottimali dei bambini. Dare una casa a questa famiglia, riscaldata e pulita, senza separarla, probabilmente non avrebbe generato il clamore che oggi accompagna la narrazione pubblica intorno a questo caso. in questo momento la famiglia non vive nel bosco, ma in un luogo protetto. Viene osservata da personale con competenze psicoeducative. I bambini nel frattempo convivono con la madre e non con il padre. il fatto che il padre sia “altrove” e non con i suoi figli è la cosa che ci turba. Perché è accaduto? Non lo sappiamo.

Questo caso è finito oggi nel frullatore della polarizzazione ideologica che la politica, i media, la gente comune alimentano di continuo quando c’è qualcosa che turba profondamente le nostre credenze più profonde. Può un genitore che ama molto, amare in modo pericoloso, tanto da rendere il suo amore un rischio oggettivo per il benessere del minore? La questione che ci turba è tutta qui. Abbiamo imparato nell’amore tra adulti, a parlare di “amore tossico” ed oggi ne comprendiamo il senso. Possiamo applicare lo stesso termine anche nella relazione tra un genitore e un figlio? Quali sono le condizioni che rendono possibile il ricorso a questa definizione nel caso in cui sia coinvolta la relazione genitore-figlio e non la relazione amorosa tra due adulti? E’ molto difficile definirle. Perché un genitore su un figlio ha la piena e autonoma responsabilità della crescita.

Un ceffone tra partner amorosi oggi può essere denunciato alla giustizia. Ma quasi nessuno denuncia un ceffone dato ad un figlio, perché un figlio lo “incorpora” nella regola che quel ceffone appartiene di diritto alla scelta educativa del genitore che ti cresce. E quindi non denuncerà mail la violenza che subisce per autodeterminazione educativa del genitore che lo cresce. Di fronte a bambini picchiati a scopo correttivo, lo stato può intervenire e proteggere, allontanando il minore dall’adulto maltrattante. Lo fa anche quando l’adulto è trascurante. In letteratura internazionale si chiama “child neglect”. Esiste il “neglect” affettivo/emotivo, così come esiste il “neglect” delle cure concrete.

Noi psicoterapeuti a volte lavoriamo con adulti che sono stati cresciuti, quando erano figli in modo davvero violento e disfunzionale, oppure trascurati sul piano fisico o emotivo. Da bambini, quei figli non si sono accorti del “mal-amore” di cui erano oggetto. Da grandi hanno compreso che qualcuno avrebbe dovuto metterli in salvo, ma non è accaduto. Perciò, si trovano a dover curare ferite e cicatrici di cui nessuno si è preso cura. Da fuori spesso sembravano figli di famiglie perfette. Dentro, quelle famiglie erano invece altamente imperfette.

Il dibattito pubblico oggi è proprio legato a queste domande: quella famiglia vista da fuori per molti è meravigliosa, per altri trascurante. Quella famiglia vista da fuori per molti è competente, per altri gravemente trascurante. Dove sta la verità? Chi siamo noi per poterlo decidere leggendo la notizia su un giornale? Io non ne sono in grado. Ma forse ho compreso perché questo caso ci sta turbando così tanto.

Se pensi che questo scritto aiuti a rendere il dibattito su questo caso, meno diviso e più composto, condividilo con altri genitori ed educatori in dialogo su questo tema.

Quando un bambino si sente visto, accolto e rispettato… cresce.L’educazione è un giardino che coltiviamo insieme, un ges...
24/11/2025

Quando un bambino si sente visto, accolto e rispettato… cresce.
L’educazione è un giardino che coltiviamo insieme, un gesto alla volta. 🌱

Molte persone pensano di avere poca autostima…ma spesso è solo il risultato di una voce interna troppo severa.Le parole ...
21/11/2025

Molte persone pensano di avere poca autostima…
ma spesso è solo il risultato di una voce interna troppo severa.

Le parole con cui ci parliamo ogni giorno contano:
possono diventare un sostegno oppure un peso.
Spesso quella voce non è davvero “nostra”: è ciò che abbiamo imparato crescendo, tra aspettative, richieste e confronti.

La domanda che può fare la differenza è semplice:
👉 “Mi rivolgerei così a qualcuno a cui voglio bene?”

Se la risposta è no, allora c’è spazio per iniziare a cambiare.
Non servono grandi rivoluzioni: basta un tono un po’ più gentile.

🌿
Dott.ssa Tiziana Bravi

A volte il confronto con gli altri non è ispirazione: è fatica.Accade quando guardiamo il risultato degli altri e diment...
21/11/2025

A volte il confronto con gli altri non è ispirazione: è fatica.
Accade quando guardiamo il risultato degli altri e dimentichiamo il nostro percorso, i nostri tempi, la nostra storia.

L’autostima non si costruisce paragonandosi agli altri,
ma riconoscendo ciò che stai facendo tu:
anche se non è perfetto,
anche se non è visibile,
anche se ti sembra poco.

Prova a chiederti:
👉 “Sto confrontandomi per crescere o per svalutarmi?”
La risposta spesso fa già chiarezza.

🌿
Dott.ssa Tiziana Bravi

18/11/2025

Indirizzo

Via Poscolle N. 8/c
Udine
33100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Tiziana Bravi - Psicologa Psicoterapeuta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Tiziana Bravi - Psicologa Psicoterapeuta:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare