Dott.ssa Martina Zuliani, Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Martina Zuliani, Psicologa Psicoterapeuta Psicoterapia per :
ansia , attacchi di panico, disturbi dell'alimentazione, sostegno alla genitoria Sedute individuali e di gruppo di Training Autogeno.

Ambiti d'intervento: disturbi dell’alimentazione, disturbi d’ansia, attacchi di panico colloqui individuali con adulti e adolescenti, colloqui di coppia. Esperta di tecniche di rilassamento e tecniche immaginative.

Il SENTIMENTO Della GELOSIA La “solitudine” è ciò che l’ uomo teme maggiormente. La possibilità dell’ abbandono è quanto...
31/05/2023

Il SENTIMENTO Della GELOSIA

La “solitudine” è ciò che l’ uomo teme maggiormente. La possibilità dell’ abbandono è quanto il narcisismo individuale non può tollerare, poiché implica un disconoscimento della propria persona.
Essere abbandonati significa sempre, nella mente di chi vive e sente il legame come una fondamentale fonte di rassicurazione, essere abbandonati per qualcun altro. Per un “lui” migliore.
Per impedire che ciò avvenga è necessario che l’ altro non venga in contatto con persone diverse. Da qui hanno origine, per esempio, i pedinamenti, i sospetti infondati, il trasformare i gesti dell’ altro in simboli di un futuro abbandono.
Ma, attenzione: chi più teme il tradimento è chi sente dentro di sé la possibilità di metterlo in atto in prima persona. E trasferisce sul partner ogni colpa.
Vivere in bilico tra il bisogno di affidarsi completamente al partner e la paura incessante di ve**re abbandonato è come non potersi mai concedere lo spazio del presente. La vita diventa costante bisogno di una pace che sembra accessibile ogni volta che si interroga l’ altro sulla sua fedeltà e si ricevono risposte rassicuranti, ma che ben presto si vanifica perché le risposte non sono mai del tutto convincenti. Per tenere l’ altro avvinto a sé, l’ uomo mette in atto un semplice, istintivo meccanismo: tentare di possederlo. L’ uomo adulto, tuttavia, non può sequestrare un’ altra persona, o non potrebbe farlo, e allora diventa per lui necessario “controllarla”. Imporle il proprio parere e la propria volontà, seguirne le mosse, soprattutto impedire che l’ altro agisca autonomamente. Perché nella libertà dell’ altro l’ individuo geloso avverte il pericolo di essere abbandonato.
Non esiste “cura” per la gelosia, non c’ è nulla che possa farci avvertire con minor dolore l’ impatto dei nostri sogni con la realtà. Così come non c’ è non un rimedio per mitigare l’ impulso a rendere l’ amato un nostro possedimento Però, quando sentiamo la necessità di restringere il campo di vita dell’ altro per trarre da questo sacrificio imposto le nostre rassicurazioni, dovremmo chiederci se quel che proviamo è “amore” o dipendenza o bisogno di possedere.
Quando l’ uomo è capace di porsi domande è già sulla strada della guarigione.

Sulla gelosia
(Intervista ad Aldo Carotenuto)

Quando la sensazione di possesso genera l’illusione di avere dei diritti sull’altra persona, può accadere che il desidero di preservarla solo per noi si trasformi in un’autentica ossessione. La gelosia, quindi, rappresenta un’emozione pericolosa, perché può facilmente sfuggire al nostro controllo e produrre conseguenze disastrose per la coppia.
Ma quand’è che la gelosia può davvero essere considerata "eccessiva"? Perché, come accennavamo prima, può trasformarsi in una malattia? Per comprendere questo passaggio, occorre considerare che il rischio maggiore, che può far degenerare la gelosia in uno stato patologico, è rappresentato dalla paranoia.
Se infatti possiamo comprendere che una persona si ingelosisca perché, ad esempio, si sente trascurata e pensa che l’altro abbia troppe distrazioni, corteggiatori, interessi, vi sono situazioni in cui la gelosia appare ingiustificata o, comunque, spropositata. Questo accade quando la persona si sente continuamente minacciata dall’esterno, quando ogni minimo gesto compiuto dall’altro viene giudicato come l’indizio di un tradimento. Quando il nemico è ovunque e i suoi tranelli sembrano attenderci nell’ombra, allora la gelosia inizia ad assumere le tonalità della paranoia. In questo caso, il comportamento dell’altra persona infligge al geloso continue ferite narcisistiche, colpi durissimi che vanno a intaccare la sua personalità fragile e insicura, il grande amore che nutre solo per se stesso. In una simile condizione psicologica, è molto difficile condurre una vita normale. La persona posseduta dalla gelosia, infatti, è comunque una persona che soffre e i suoi deliri paranoici si trasformano in autentici strumenti di tortura per il partner. Egli è consapevole che il suo comportamento genera discussioni, litigi, che priva il rapporto di quella fiducia di fondo che gli sarebbe necessaria per sopravvivere nel tempo. Il malato di gelosia sa bene quanta sofferenza provoca all’altra persona e questo controsenso alimenta un pericoloso fuoco di rabbia inespressa. Spinta a questi eccessi, la gelosia si trasforma in un tarlo che logora le giornate di entrambi, che si insinua nel rapporto deformandolo sino al punto di renderlo irriconoscibile. Può essere sorprendente osservare quanto i "gelosiparanoici" soffrano, quanto si sentano perseguitati dalle loro ingiustificate fantasie e come, pur essendo consapevoli del dolore che alimentano, non riescano a porre fine a questo tormento. In realtà, però, simili dinamiche non dovrebbero destare stupore, giacché la persona gelosa ama solo se stessa e il suo unico bisogno è quello di preservare intatta la sua immagine e non tormentare la propria dimensione narcisistica. Il geloso si trova a dover fronteggiare una situazione più grande di lui, che lo assorbe completamente, soggiogandolo sino al punto di renderlo del tutto incapace di amare. Eppure, il problema risiede proprio qui, perché vivere l’autenticità del sentimento amoroso significherebbe depotenziare la gelosia sino al punto di renderla inoffensiva.

Aldo Carotenuto, Il gioco delle passioni-Dinamiche dei rapporti amorosi

11/05/2023
Le ASPETTATIVE GENITORIALI che generano un FALSO SE' In una prospettiva Psicoanalitica Relazionale (Mitchell,1993), la m...
26/04/2023

Le ASPETTATIVE GENITORIALI che generano un FALSO SE'

In una prospettiva Psicoanalitica Relazionale (Mitchell,1993), la mente umana si forma a partire dall’insieme di significati che si costruiscono all’interno dei contesti relazionali. I primi contesti di relazione che riguardano l’essere umano concernono le relazioni primarie con i genitori, o in generale con coloro che se ne prendono cura.

In questa prospettiva, se la soggettività si forma a partire da una relazione con un altro individuo, come sostengono Greenberg e Mitchell (1983), non è facile capire il confine tra ciò che proviene dall’interno (i propri desideri, aspettative, percezioni, intuizioni, significati) e ciò che proviene dalla persona con la quale interagiamo ( le sue percezioni, i suoi desideri, sogni e ambizioni). Questo aspetto diventa più complesso quando parliamo di relazione genitore-figlio.

Già prima della nascita, il genitore costruisce nella propria mente un insieme di aspettative su come vorrebbe che il figlio fosse. Man mano che il figlio cresce, può succedere che il genitore proietti su di lui aspettative e desideri inerenti alla propria storia personale, sperando che questi possa non attraversare le stesse difficoltà e ritrovarsi nelle stesse situazioni nelle quali si è ritrovato il genitore e che hanno contribuito a creare del disagio e del malessere mai affrontato ed esplorato prima.

Se un genitore è emotivamente instabile e insicuro, è più probabile che, per sentirsi efficace e rinforzare il livello di autostima, spinga il figlio ad adeguarsi a standard elevati di perfezionismo e modi di essere necessari a rendere il genitore orgoglioso del figlio e, pertanto, fiero del proprio “Sé genitoriale”. Questa dinamica si manifesta all’interno di diversi contesti, come ad esempio in ambito scolastico quando i figli manifestano stati ansiosi ricollegabili alla paura di non avere il buon rendimento che il genitore si aspetta, e quindi di deluderne le aspettative. In età adolescenziale e, successivamente, all’ingresso nel mondo adulto, il figlio è spinto a svolgere il lavoro che la madre, o il padre, vorrebbero lui svolgesse nonostante non sia affine alle proprie inclinazioni individuali e di personalità

Winnicott (1962), a tal proposito parla di “Falso Sé”, ovvero il fatto che l’individuo sviluppa una costruzione difensiva e artefatta di sé che racchiude un insieme di desideri e modi di essere dissonanti rispetto a stati emotivi più autentici e profondi che non trovano spazio di espressione né riconoscimento nella relazione con l’Altro. Gli stati affettivi sottostanti al falso Sé, spesso, hanno a che fare con l’insicurezza, la fragilità e la vergogna che il figlio non può permettersi di esprimere poiché il prezzo da pagare è troppo alto: perdere l’amore dei genitori e il legame con loro, deluderli. E’ proprio questo processo inferenziale che, sul lungo termine, può portarlo a sperimentare confusione e angoscia, reprimendo ciò che sente per raggiungere ciò che gli altri si aspettano da lui.

Credo sia importante che il figlio possa sentirsi, al contrario, RICONOSCIUTO dai genitori nei PROPRI BiSOGNI , nei PROPRI DESIDERi e nelle PROPRIE EMOZIONi . Essere genitori è una sfida difficile proprio perché è essenziale che si stabilisca una linea di delimitazione che segna il confine tra l’esperienza soggettiva (la storia di vita) del genitore e quella del figlio, cosicché quest’ultimo possa sentirsi libero di muoversi all’interno di un contesto sicuro e protetto che gli permetta di contattare i propri sentimenti e capire che persona vuole diventare nel proprio percorso di vita.

Molto spesso queste aspettative ovviamente si riversano anche sul terapeuta dove la richiesta implicita dei genitori al terapeuta diventa "dottore mi aiuti a far fare a mio figlio quello che vorrei e a farlo diventare quello che mi aspetto da lui".

Il nostro corpo, è composto, sinteticamente, di corpo fisico (la nostra macchina biologica), corpo eterico (le nostre em...
20/04/2023

Il nostro corpo, è composto, sinteticamente, di corpo fisico (la nostra macchina biologica), corpo eterico (le nostre emozioni che circondano il nostro corpo fisico) e il corpo causale, anche detto mentale inferiore e il nostro Se ' superiore (la nostra anima)
Il Sé Superiore è la tua vera natura : è il centro interiore saggio, incondizionatamente amorevole, creativo, intero ed eterno.
il Sé Superiore va totalmente oltre le paure condizionate, limiti, credenze, ferite e fissazioni dell’ego. In realtà rappresenta lo stato d’essere più autentico con cui abbiamo perso il contatto nella vita moderna perché il controllo mentale ha preso il sopravvento. ( portando questo controllo anche in estenuanti protocolli di meditazione universitari che tanto vanno di moda).
Meditare significa entrare in contatto con il se' superiore. 🙏

Jung, rifacendosi al principio dello yin e dello yang della filosofia cinese, dove yin e yang sono due energie opposte e...
25/03/2023

Jung, rifacendosi al principio dello yin e dello yang della filosofia cinese, dove yin e yang sono due energie opposte e necessarie che si completano a vicenda, chiama Anima l’energia femminile presente nella psiche dell’uomo e Animus l’energia maschile presente nella psiche della donna. Anima significa: unione, protezione, affettività, cura, accoglienza, 'cuore'; Animus: riflessività, controllo, analisi, ponderazione, razionalità, calcolo, decisione, programmazione, distinzione.
Animus e Anima sono due archetipi polari presenti in ogni essere umano e ci danno forse meglio di altri (puer/senex ad esempio) una visione di quanto la psiche possa essere duale. Ogni archetipo, contiene un aspetto della vita e il suo opposto, lasciando intendere che entrambi hanno un loro valore; esattamente al contrario di Freud, che nelle sue ricerche sull’ambivalenza (ad es.: odio/amore) era focalizzato sulla conflittualità, tendendo cioè ad eliminare uno dei due poli. Nel pensiero junghiano, la psiche è duale (o doppia) venendo a significare che ogni atteggiamento o sentimento contiene il suo opposto; ecco quindi che la sottomissione convive con la prevaricazione, l’odio con l’amore, il conscio con l’inconscio… Ciò spiega quanto spesso sia difficile per uomini e donne comprendersi. Tutto dipende dalla non comprensione di sé. Il messaggio è che quanto più riusciremo ad armonizzare la nostra psiche tanto più riusciremo a realizzare una relazione soddisfacente con l’altro/a. Ma il percorso è travagliato.. maschile e femminile sono funzioni psichiche che si animano di forza propria, hanno una potente valenza affettiva, suscitano forti emozioni, scatenano passioni, vendette, pretese.

22/11/2022

Psicosomatica dei problemi alla tiroide

💛 Cos'è la tiroide?
La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla, posta alla base del collo nella parte anteriore. La tiroide controlla molte funzioni dell'organismo attraverso la produzione degli ormoni tiroidei: tiroxina (T4) e triiodiotironina (T3). La produzione degli ormoni tiroidei è, a sua volta, controllata dall'ormone tireostimolante (TSH) secreto dall'ipofisi, una ghiandola posta all'interno del cranio.

💛Quali funzioni svolgono gli ormoni tiroidei? Gli ormoni tiroidei regolano importanti funzioni dell'organismo, tra cui la respirazione, il battito cardiaco, la temperatura corporea, lo sviluppo del sistema nervoso centrale e la crescita corporea.

💛ipertiroidismo è ipotiroidismo
Quando la tiroide produce troppi ormoni tiroidei si manifesta una condizione chiamata ipertiroidismo che causa una serie di sintomi, quali nervosismo, ansia, iperattività, perdita di peso, battito cardiaco rapido o irregolare.

Se la tiroide non produce abbastanza ormoni tiroidei si verifica una condizione chiamata ipotiroidismo. Nelle fasi iniziali, l'ipotiroidismo raramente provoca disturbi ma, col passare del tempo, se non curato, può causare una serie di problemi di salute, come obesità, dolori articolari, infertilità e malattie cardiache.

💛Cause
Le cause che provocano problemi alla tiroide variano a seconda del sintomo che si manifesta. Ci sono comunque alcuni fattori comuni che possono aumentare il rischio di sviluppare un mal funzionamento della tiroide, alcuni di questi sono:

genere, le donne hanno una probabilità superiore degli uomini di sviluppare una disfunzione tiroidea
età, dopo i 50 anni aumenta il rischio
precedenti familiari o personali, il rischio aumenta se si sono avuti problemi alla tiroide durante la gravidanza, oppure se alcuni familiari ne hanno sofferto
fumo, i fumatori, o ex fumatori, hanno un rischio maggiore di sviluppare una disfunzione tiroidea autoimmune
assunzione di alcuni farmaci o particolari trattamenti
insufficiente assunzione di iodio con la dieta o, al contrario, uso eccessivo di integratori di iodio o naturali

💛Lettura Psicosomatica

in tutte le patologie della tiroide c'è uno stretto legame con la relazione materna : alla base dello squilibrio psicosomatico emerge un vissuto angosciante caratterizzato da una madre assente e abbandonica che non viene però messa in discussione. la mancata elaborazione si traduce in due squilibri funzionale entrambi riflessi di una rivolta interiore nei confronti della frustrazione d amore : una risposta in "eccesso", come avviene Nell ipertiroidismo , in cui il dolore represso esplode, è una rinuncia e paura Dell autonomia, espresse Nell ipotiroidismo generate dalla sofferenza profonda e dalla sensazione di non meritare amore.

In Friuli 1 donna su 3 soffre di problemi alla tiroide e uno dei temi ricorrenti tra queste persone è proprio una problematica con il femminile e con la madre.

Condivido oggi questo pezzo di Carlos Gonzalez pediatra catalano  perché ancora troppo spesso si pensa che il contatto f...
17/11/2022

Condivido oggi questo pezzo di Carlos Gonzalez pediatra catalano perché ancora troppo spesso si pensa che il contatto fisico sia un vizio e di come i bambini hanno bisogno di sicurezza, di abbracci, di rassicurazione, di amore, di conferme e non sono capricci!!
La pedagogia tradizionale è fatta di supponenza e rigidità, soprattutto per il fatto che ha sempre presupposto il bambino come adulto in miniatura, da plasmare velocemente. Bisogna quindi cambiare il punto di vista e considerare i bambini per quello che sono: bambini.

Winnicott affermava che "la vera indipendenza viene da un bisogno di dipendenza soddisfatto". Ecco. Teniamone conto, per evitare di spingere troppo in avanti i nostri piccoli quando ancora non sono pronti e/o hanno ancora bisogno di noi e della nostra rassicurazione.

"Immaginate di avere sete. Qualche volta vi viene dato un bicchiere d’acqua, qualche volta no. La vostra sete non è soddisfatta. L’unica cosa che sapete è che è sempre qualcun altro che decide se darvi o no un bicchiere d’acqua.
Diventate sempre più nervosi e frustrati. Cominciate quindi a chiedere dell’acqua continuamente, anche quando non avete sete, perchè non siete sicuri che, quando avrete sete, vi sarà data dell’acqua.
Diventate insicuri quando non avete acqua a disposizione e così preoccupati di non aver abbastanza acqua da dive**re incapaci di pensare ad altro. Diventate dipendenti dalla fonte, che non abbandonate per poterne chiedere in continuazione.
Adesso immagina lo scenario opposto.
Sei assetato e ti viene subito dato da bere in modo da placare la tua sete. Sei soddisfatto e puoi continuare a fare ciò che stavi facendo senza preoccupazioni.
Ti rassicura sapere che l’acqua è sempre disponibile e che puoi prenderla ogni volta che vuoi. Con questa sicurezza alle volte addirittura te ne dimentichi.
Senza pensieri, puoi dedicarti anima e corpo ad altre attività.
Puoi esplorare, crescere…addirittura allontanarti dalla fonte.
Ora trasporta questo scenario sul tuo piccolo e sul suo bisogno di contatto fisico.
Carlos Gonzalez

Spesso  mi trovo d'accordo con Tommaso Montini, pediatra, leggete qui.Aiutate il bambino ad avere sicurezza e una buona ...
14/11/2022

Spesso mi trovo d'accordo con Tommaso Montini, pediatra, leggete qui.
Aiutate il bambino ad avere sicurezza e una buona autostima attraverso l intelligenza emotiva e non solo attraverso la stimolazione cognitiva..

APPRENDIMENTI PRECOCI?

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..Ho sentito parlare di metodi per insegnare a leggere e fare calcoli di matematica a bimbi piccoli, addirittura da uno a quattro anni.

Metodi che stimolano l'intelligenza senza nessuno sforzo, giocando.
Si darebbero ai figli possibilità in più di sviluppo, di capacità intellettive, sicurezza, autostima ecc..ecc...

lei cosa ne pensa?

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“Ne penso” che il cervello dei bambini piccoli ha una capacità di apprendimento impressionante.

Non mi stupisce quindi che qualcuno voglia insegnare a tre anni lettura, matematica e anche qualcos’altro.

Però rifletto…

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Circa duemila anni fa un Tale che meritava una certa considerazione esortò gli adulti “a diventare come bambini…”

Continuiamo a “non dargli molto retta” visto che noi facciamo di tutto per trasformare i bambini in adulti prima possibile, strappando loro l’infanzia e invadendo il loro mondo bambino con il nostro orribile mondo adulto!

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Ai miei tempi (io sono del millennio scorso) c’era lo “Zecchino d’oro” con mago Zurlì e si cantavano “44 gatti” e “il caffè della Peppina”!

Poco tempo fa ho visto in televisione trasmissioni di bambini trasformati in “mutanti” adulti, che cantavano canzoni "adulte", con voci inquietanti e movenze assolutamente inadeguate alla loro età!

Dicevano che erano “Talent” o “bambini prodigio”.

Tra applausi festanti di adulti c'erano anche genitori convinti di aver offerto ai loro bambini una bella opportunità di successo!

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Mi chiedo:

Ma se avessi davvero la possibilità di far diventare mio figlio “un genio” a tre anni, se potessi insegnargli come bruciare ogni tappa nella corsa della vita, prima di tutti gli altri…

Lo aiuterei a giocare con i suoi coetanei all’asilo e a vivere il suo mondo di favole e coccole?

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“Stimolare l’intelligenza” (tanti giochi si vendono con questo slogan), addirittura con metodi scientifici per acquisire migliori capacità cognitive, serve davvero a dare “sicurezza” e “autostima”?

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Non so.

Ma so che sicurezza e autostima si costruiscono nella parte del cervello dove dominano le emozioni non in quella dove si fanno calcoli!

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Daniel Goleman (un grandissimo) nei suoi libri scrive (con dati e studi) che per il successo nella vita il “quoziente intellettivo” non serve a niente se non c’è “intelligenza emotiva”!

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Le evidenze più recenti ci dicono che:

L’adulto sicuro, quello che saprà affrontare problemi complessi e gestire relazioni, molto probabilmente sarà un ex bambino che:

sarà stato tanto in braccio alla sua mamma...

che avrà avuto con lei un contatto pelle a pelle...

che avrà ascoltato le favole e i libri letti dalla sua mamma...

che si sarà addormentato al suono della sua ninna nanna…

che avrà giocato sereno con gli altri bambini...

che avrà avuto anche qualche brutto voto a scuola, ma sarà stato sostenuto per non avvilirsi...

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Non uno che ha seguito programmi per super stimolare intelligenze o frequentato avanzatissime super scuole per geni o “talent”.

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La matematica, i calcoli, le abilità… Sono le emozioni belle che costruiscono le strutture per farli!

Non abbiamo fretta ce le godiamo in pace!

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Sono convinto: La felicità viene dal sentirci amati, non dal sentirci superiori a qualcuno.

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