Nerina Fabbro psicoterapeuta

Nerina Fabbro psicoterapeuta E' una pagina con contenuti relativi alla psicologia, psicoterapia, salute, benessere psicologico.

Ci saranno contenuti di taglio clinico ma anche di politica della professione.

Ti sei mai chiesto come cambierà la società quando vivremo tutti più a lungo?Come organizzeremo il lavoro, le relazioni ...
07/03/2026

Ti sei mai chiesto come cambierà la società quando vivremo tutti più a lungo?
Come organizzeremo il lavoro, le relazioni tra generazioni, la salute, la cultura, il tempo libero?
La longevità è una realtà che sta già trasformando il nostro mondo. Non è solo un numero: è una rivoluzione che coinvolge ogni aspetto della nostra vita.
Significa ripensare salute, pensioni, abitare, turismo, tecnologia, ma anche il modo in cui impariamo, ci relazioniamo e viviamo ogni giorno.
Il 28 marzo ti invito a un incontro speciale per confrontarci su questi temi e scoprire insieme proposte concrete per vivere meglio, oggi e domani.
Perché vivere a lungo è un’opportunità, ma viverla bene è una scelta che possiamo fare insieme.

Partecipa e condividi le tue idee!

🗓️ Sabato 28 Marzo 2026
📍Sala Gusmani, Palazzo Antonini, Udine
🕒 Ore 09:00 (accoglienza dalle 08:30)

La partecipazione è gratuita, ma i posti sono limitati e la prenotazione è obbligatoria.



Oggi è la Giornata Mondiale del Linfedema ✨Per molte persone il linfedema è una parola poco conosciuta.Per chi ci conviv...
06/03/2026

Oggi è la Giornata Mondiale del Linfedema ✨
Per molte persone il linfedema è una parola poco conosciuta.
Per chi ci convive, invece, è parte della vita quotidiana.
In Italia si stima che 350.000 persone siano affette da linfedema e che all’incirca 40.000 nuovi casi compaiano ogni anno. Può insorgere a seguito di interventi chirurgici, radioterapia o infezioni, oppure essere legato a condizioni congenite.
Spesso non si vede, ma si sente. Nel peso delle gambe o delle braccia. Nella fatica dei piccoli gesti di ogni giorno: camminare, vestirsi, abbracciare qualcuno.
Il linfedema non è solo gonfiore. È anche frustrazione, adattamento, e a volte solitudine.
Ma informazione, prevenzione e cure adeguate fanno una grande differenza.

📌 Parlarne significa dare visibilità a chi vive con questa condizione e contribuire a creare maggiore consapevolezza.


Musica italiana e Attaccamento: evoluzione relazionale? 🎶I giovani di oggi sono più consapevoli dell’importanza dei prop...
02/03/2026

Musica italiana e Attaccamento: evoluzione relazionale? 🎶

I giovani di oggi sono più consapevoli dell’importanza dei propri legami? 💜

Questa è la domanda che mi è sorta spontanea guardando il Festival di Sanremo di quest’anno.
Madri, padri, casa, protezione: parole centrali nei testi e nei gesti degli artisti.�Genitori portati sul palco e affetti mostrati senza imbarazzo.
Per anni abbiamo associato la maturità al distacco.�All’autosufficienza, all’idea che “non ho bisogno di nessuno”.
Negli anni ’60 John Bowlby ha mostrato il contrario: è la “base sicura” che rende possibile l’esplorazione.�L’attaccamento non ostacola l’autonomia — la fonda.
Se oggi una delle canzoni meglio classificate rivendica l’essere “figli di nostra madre”, non è regressione.�È consapevolezza, è il riconoscimento delle proprie radici.
Questa generazione non è più fragile.�È meno disposta a fingere indipendenza emotiva.
E questo ha implicazioni che vanno oltre la musica.
L’autonomia nasce dalla sicurezza relazionale e si costruisce su:�
🔸 legami come “base sicura”�
🔸 fiducia come prerequisito della performance�
🔸 appartenenza come leva di crescita

Non stiamo assistendo a un indebolimento generazionale. �Stiamo osservando un’evoluzione relazionale.
La domanda è: siamo pronti, come persone e come genitori, a essere solide basi sicure per i nostri figli, per i nostri giovani?

La difficoltà a dormire non è solo insonnia: è disallineamento biologico. Il corpo impara per ripetizione: se facciamo o...
20/02/2026

La difficoltà a dormire non è solo insonnia: è disallineamento biologico. Il corpo impara per ripetizione: se facciamo ogni sera le stesse cose, capisce che è ora di dormire.

Abitudini sane da acquisire:
✔️ Avere cena leggera e orari regolari
✔️ Spegnere schermi e luci intense almeno 1 ora prima
✔️ Fare attività rilassanti (lettura, meditazione, stretching)
✔️ Andare a dormire non troppo tardi
✔️ Creare una routine serale ripetitiva

Ormoni chiave:
🔹 Cortisolo – alla sera è basso perché decresce dal pomeriggio in poi
🔹 Melatonina – alla sera è alta, prepara corpo e mente al sonno
✅ Risultato: melatonina attiva, sonno rigenerante e energia al risveglio

Rispettare l’orologio biologico significa stare meglio senza stravolgere la vita. Le abitudini sane quotidiane sono ciò che fa davvero la differenza!
Regola d’oro: dormire bene non è fortuna, è competenza che si costruisce con le abitudini quotidiane, adattate alle proprie esigenze. Se necessario, è consigliabile rivolgersi a equipe sanitarie multiprofessionali esperte nella salute integrata per personalizzare la routine.

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La routine del mattino decide come staremo tutta la giornataIl corpo ha bisogno di segnali chiari: “è giorno, puoi parti...
16/02/2026

La routine del mattino decide come staremo tutta la giornata
Il corpo ha bisogno di segnali chiari: “è giorno, puoi partire”.
La buona notizia: i ritmi circadiani si possono riallineare. Non serve stravolgere la vita. Serve lavorare con il corpo, non contro di lui.

Abitudini sane da acquisire:
✔️ Svegliarsi presto e alla stessa ora
✔️ Bere acqua appena svegli
✔️ Esporsi alla luce naturale appena svegli
✔️ Fare attività fisica (camminata, stretching)
✔️ Assumere una colazione abbondante e completa
✔️ Avere pasti regolari e sani durante la giornata

Ormoni chiave:
🔹 Cortisolo – al mattino ci sveglia e ci rende lucidi
🔹 Melatonina – al mattino è bassa per permetterci di avere energia
🔹 Evitare: letto lungo, buio totale, smartphone appena svegli
✅ Risultato: cortisolo equilibrato, energia e lucidità per tutta la giornata

Regola d’oro: rispettare l’orologio biologico significa stare meglio senza stravolgere la vita. Le abitudini sane quotidiane sono ciò che fa davvero la differenza!
Da ricordare: ogni persona è diversa. Per costruire una routine davvero efficace per ciascuno di noi, è utile chiedere supporto a professionisti della salute integrata.

Il corpo ha un orologio biologico! 🕒Il nostro corpo segue il suo orologio. Anche se noi spesso gli impediamo di farlo! S...
11/02/2026

Il corpo ha un orologio biologico! 🕒
Il nostro corpo segue il suo orologio. Anche se noi spesso gli impediamo di farlo! Si chiama ritmo circadiano. Luci artificiali, schermi fino a tardi, pasti a orari casuali, sonno irregolare… il risultato?
⚡️ difficoltà con il sonno
⚡️stanchezza cronica, anche dopo aver dormito
⚡️irritabilità
⚡️calo di concentrazione

Non è solo “stress”. Spesso è il nostro orologio biologico fuori sincronia. Il corpo ama la regolarità. La nostra vita moderna, molto meno. Non è debolezza: è biologia.

Il ritmo circadiano regola:
🔸 Sonno
🔸 Energia
🔸 Fame
🔸 Concentrazione
🔸 Umore
🔸 Tutte le funzioni del corpo

Ormoni chiave:
🔹 Cortisolo – al mattino ci sveglia e ci rende lucidi
🔹Melatonina – alla sera prepara corpo e mente al sonno

Regola d’oro: rispettare l’orologio biologico significa stare meglio senza stravolgere la
vita. Le abitudini sane quotidiane, costruite sulle proprie esigenze e realtà, sono ciò che fa
davvero la differenza! Se necessario, si può chiedere supporto a equipe sanitarie
multiprofessionali esperte nella salute integrata per personalizzare le routine.

03/02/2026

Ritrovare il senso della vita nell’epoca di AI

Dare pienezza di senso e valore all’esperienza dell’esistere in epoca di intelligenza artificiale

Se l’AI farà tutto meglio di noi, dovremo dare un nuovo significato alla nostra vita, sostiene Elon Musk. In uno scenario positivo, aggiunge, probabilmente nessuno di noi avrà un lavoro: ci sarà un reddito universale elevato e non esisterà scarsità di beni o servizi.
Dietro queste parole, però, si intravede un’idea di fondo: il valore umano dipenderebbe dall’essere utili o produttivi, e il senso della vita sarebbe legato al lavoro e alla performance.
La psicologia ci ricorda che non è così. Il valore umano non nasce dall’efficienza. Ben prima dell’AI, diverse correnti di pensiero hanno messo al centro la ricerca di senso come bisogno fondamentale dell’essere umano. Viktor Frankl spiegava che possiamo sopportare quasi qualsiasi “come”, se abbiamo un “perché”. Maslow e Rogers sottolineavano l’importanza dell’autorealizzazione, della crescita e del significato. La psicologia esistenziale ci invita a confrontarci con temi quali: libertà, responsabilità e scelta. Carol Ryff, con il costrutto del benessere eudaimonico, ci ricorda che una vita piena di senso non coincide con il piacere o il successo esterno, ma con autonomia, crescita personale, relazioni significative, scopo nella vita, accettazione di sé e solidarietà sociale.
Dare senso alla vita non elimina l’incertezza, ma ci insegna a viverci dentro. Se l’AI può fare il nostro lavoro meglio di noi, questo non rende inutile la nostra vita. Rende fragile un modello culturale che ha confuso essere con produrre.
Forse il futuro non ci chiede di diventare più simili alle macchine. Forse ci chiede di essere più consapevoli, responsabili e intenzionali nelle nostre scelte.
Di scegliere che tipo di persone vogliamo essere, anche quando non siamo necessari a nulla di “utile”.
Il senso della vita non si perde quando cambia il mondo. Si costruisce, continuamente, dall’interno.

All’inizio di un nuovo anno, invece di chiederci solo:
👉🏻 cosa voglio ottenere?
👉🏻 quanto voglio crescere?
proviamo a chiederci:
👉🏻 cosa è davvero importante per me?
👉🏻 che senso voglio dare alla mia vita?
👉🏻 quali valori voglio perseguire?

Il senso non arriva da una tecnologia. È un lavoro umano, personale, quotidiano.
Che questo nuovo anno sia l’occasione per ricominciare su nuove basi: meno performance, più significato, meno paura di essere superati, più coraggio di essere autentici.

“In questo nuovo anno, quali valori e scopi vuoi coltivare per dare più significato alla tua vita?”

I Pediatri (SIP): No ai cellulari prima dei 13 anniPer la prima volta la Società Italiana di Pediatria (SIP) fissa un’et...
28/01/2026

I Pediatri (SIP): No ai cellulari prima dei 13 anni
Per la prima volta la Società Italiana di Pediatria (SIP) fissa un’età precisa: prima dei 13 anni bambini e preadolescenti non dovrebbero avere accesso autonomo a Internet, ai social media e a dispositivi digitali.

L’obiettivo è tutelare la salute fisica, cognitiva ed emotiva.
I limiti di utilizzo consigliati dalla SIP:
0–2 anni: nessun utilizzo di dispositivi digitali
2–5 anni: meno di 1 ora al giorno, sempre con supervisione adulta
Dopo i 5 anni: massimo 2 ore al giorno, con contenuti controllati
👉 Da preferire sempre: lettura, gioco libero, sport, attività all’aperto e relazioni reali.

Le nuove raccomandazioni dei pediatri sono:
❌ Nessun accesso autonomo a Internet prima dei 13 anni
❌ Nessuno smartphone personale prima dei 13 anni
Posticipare l’ingresso sui social media anche oltre l’età legale
Evitare gli schermi durante i pasti e prima di dormire
Promuovere sport, creatività e gioco libero
Mantenere una supervisione adulta costante
Introdurre un’educazione al digitale già dalla scuola primaria

Perché proprio 13 anni?
Il cervello in età evolutiva è particolarmente vulnerabile. Una sovraesposizione precoce agli schermi può interferire i processi di sviluppo.

Nel frattempo l’Australia, primo Paese al mondo, vieta l’uso dei social media ai minori di 16 anni, una scelta che sempre più governi stanno valutando.

🔑 Il messaggio chiave non è demonizzare la tecnologia, ma usarla con gradualità, consapevolezza e responsabilità, rispettando i tempi di sviluppo dei bambini.

👉 Proteggere oggi significa prevenire fragilità domani.

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Attiva per visualizzare un’immagine più grande,

Quando una vecchia abitudine si riattiva, spesso non succede “a caso”.  Succede perché qualcosa ha acceso l’interruttore...
26/01/2026

Quando una vecchia abitudine si riattiva, spesso non succede “a caso”. Succede perché qualcosa ha acceso l’interruttore giusto.
Le abitudini funzionano così: trigger → comportamento → sollievo/ricompensa

Il trigger (o segnale) può essere:
📌 un luogo
📌 un orario
📌 un’emozione (stress, noia, stanchezza)
📌 una persona
📌 una routine precedente
E il cervello, appena lo riconosce, fa partire il comportamento in automatico. La buona notizia è che non serve eliminare l’abitudine con la forza. Serve intervenire sul trigger.
Ecco alcune strategie efficaci:

1️⃣ Rendiamo visibili i trigger
Prima di cambiarli, dobbiamo notarli. Chiediamoci: quando scatta questa abitudine? Dove? A che ora? In che stato emotivo? Portare consapevolezza interrompe l’automatismo.

2️⃣ Cambiamo il contesto, anche di poco
Le vecchie abitudini amano i contesti familiari.
📌 cambiamo stanza
📌 cambiamo orario
📌 cambiamo percorso
📌 modifichiamo l’ambiente
Anche una piccola variazione può “confondere” il cervello e indebolire il trigger.

3️⃣ Sostituiamo, non eliminiamo
Il cervello non ama il vuoto. Invece di dire “non lo faccio più”, proviamo a dire:
quando scatta il trigger, faccio X invece di Y. Stesso segnale, nuova risposta

4️⃣ Agiamo prima che il trigger diventi forte
Quando siamo stanchi o stressati, il cervello torna alle vecchie strade. Le nuove abitudini funzionano meglio se:
📌 sono già pronte
📌 sono facili
📌 richiedono poca energia
Prepariamole prima dei momenti critici.

5️⃣ Riduciamo l’attrito verso il comportamento indesiderato
Più un’abitudine è facile, più si attiva.
📌 allontaniamo ciò che la facilita
📌 aggiungiamo piccoli ostacoli
📌 rendiamo la scelta alternativa più immediata
Non è autocontrollo: è progettazione.

In sintesi:
non combattiamo la vecchia abitudine; individuiamo il trigger, modifichiamolo, sostituiamo la risposta.
Ogni volta che interrompiamo il ciclo, anche solo una volta, stiamo indebolendo una rete neurale e rafforzandone un’altra.
Riflettiamo, qual è il trigger che vorremmo disinnescare?

Acquisire nuove abitudini: cosa succede davvero nel cervello?Quando proviamo a costruire una nuova abitudine, spesso pen...
22/01/2026

Acquisire nuove abitudini: cosa succede davvero nel cervello?

Quando proviamo a costruire una nuova abitudine, spesso pensiamo che sia solo una questione di carattere o forza di volontà.
In realtà, stiamo chiedendo al cervello di fare qualcosa di molto preciso: cambiare le proprie reti neurali. Il nostro cervello funziona attraverso reti di neuroni che comunicano tra loro. Ogni volta che ripetiamo un comportamento, alcune connessioni si rafforzano. È un po’ come tracciare un sentiero: più lo percorriamo, più diventa facile seguirlo. Questo processo si chiama neuroplasticità: la capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta all’esperienza. All’inizio, una nuova abitudine richiede attenzione, sforzo e decisione. Col tempo, se ripetuta nello stesso contesto, il cervello “impara” e l’azione diventa sempre più automatica.
E la neurogenesi? Anche in età adulta il cervello è in grado di creare nuovi neuroni, soprattutto in alcune aree legate alla memoria e all’apprendimento. Attività come movimento, apprendimento e stimolazione cognitiva favoriscono questo processo,
rendendo il cervello più flessibile e adattabile.

Ecco perché le abitudini non cambiano da un giorno all’altro:
📌 servono ripetizioni
📌 serve tempo
📌 serve stabilità del contesto

Il cervello non ama i cambiamenti improvvisi, ma è straordinariamente bravo ad adattarsi a ciò che ripetiamo ogni giorno.
La buona notizia? Ogni piccola azione conta. Ogni ripetizione rafforza una rete neurale.
In pratica: non stiamo “fallendo” quando facciamo fatica. Stiamo semplicemente allenando il nostro cervello.
C’è una nuova rete neurale che vorremmo costruire oggi?

23/10/2025

Questa sera ho portato i saluti del nostro Ordine all'incontro informativo e formativo "Prevenire le violenze di genere e promuovere la cultura del rispetto tra le persone" che si è tenuto presso la Sala Consiliare del Comune di San Vito di Fagagna (UD).
L'evento apre un ciclo di Laboratori esperienziali gratuiti e aperti alla cittadinanza, che si terranno da fine ottobre a inizio dicembre, su questi temi di forte attualità.
Un grazie all'Assessora Ilca Fabbro per l'invito, alla nostra Consigliera dell'Ordine Nerina Fabbro che ha moderato la serata, alle colleghe Erica Pillinini e Anna Maria Marinello per il loro contributo e a tutti i/le rappresentanti delle Istituzioni, dei Servizi, delle Forze dell'Ordine e delle Associazioni che sono intervenuti/e.
E un grazie al contributo artistico di Rudy Marcuzzi, che ha dedicato la sua opera "Tuareg" alla sofferenza delle donne nel mondo.

La cultura è la via maestra per ogni trasformazione. Promuoverla deve essere l'impegno di ognuno/a di noi.

Eva Pascoli, Presidente OP_FVG

Indirizzo

Via Marco Volpe
Udine
33100

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