31/12/2025
Assolutamente no!!
Care donne, care mamme confidate nel vostro corpo e nella natura.
E sappiate che le Ostetriche possano favorire e supportare il processo naturale di induzione al travaglio 😉💪🤗
L'Ostetrica c'è sempre ❣️ me compresa ♥️
«Signora, induciamo il 22. Così a Natale siamo tutti a casa.»
Se ve lo state chiedendo: sì, qualcuno se lo è davvero sentito dire e qualcun altro (un o una professionista sanitario/ia) lo ha detto davvero.
Siamo oneste: quando siamo alla quarantunesima settimana di gravidanza, al limite della nostra — seppur immensa — capacità fisica, affaticate e appesantite dalla pancia nella quale la vita sta comodissima ma noi no, può anche fare gola l’idea di “togliersi il pensiero” ed essere a casa per le feste, tra fiocchi rossi e panettoni.
Basta rileggere l’ultima riga, però, per realizzare che stiamo guardando dalla parte sbagliata della storia: un’esperienza importante e determinante come il parto non può e non deve essere liquidata come un “pensiero da togliere”, ma piuttosto da tenere, da curare, da proteggere, da ascoltare, da coccolare.
Quello che nell’attesa è un “evento naturale e variabile” si trasformerà prima negli occhiali attraverso i quali il corpo di una donna “guarderà” i primi mesi di maternità, poi nel momento a cui quella donna ripenserà ogni volta che il figlio o la figlia soffierà su una torta brillante di candeline.
In termini di risorse fisiologiche e psicologiche nel post-parto, in termini di qualità dell’esperienza, in termini più ampi — e quindi sociali e collettivi — comunque si guardi alla questione, l’esperienza del parto e la donna che la vive meritano premura, rispetto e tutela.
Non fretta e sufficienza.
Non c’è nessun dente o pensiero da togliere, ma una vita da accogliere e un’altra da coccolare (per tacere del fatto che l’induzione aumenta vari rischi medici e a esigenze mediche specifiche dovrebbe essere legata).
Almeno negli spazi di cura, almeno negli ospedali, impegniamoci a restare umani.
(Per Il Parto Positivo)