AME - Associazione Medici Endocrinologi

AME - Associazione Medici Endocrinologi Nasce dall'esigenza di aggregare chi opera nel settore dell'Endocrinologia Clinica in Italia

L'AME nasce dall'esigenza di aggregare chi opera quotidianamente nel settore dell'Endocrinologia Clinica nel nostro paese e promuove iniziative mirate ad una crescita costante della stessa avendo come principali obiettivi il miglioramento dell'assistenza e la difesa della Endocrinologia quale disciplina. E' una associazione di non profitto che ha lo scopo di:
- Tutelare l'immagine professionale e l'identità operativa e culturale dell'Endocrinologo;
- Promuovere la cultura e l'aggiornamento in Endocrinologia attraverso convegni e seminari eventualmente organizzati in collaborazione con altre associazioni mediche specialistiche;
- Promuovere iniziative scientifiche e di coordinamento per il progresso nella ricerca endocrinologica;
- Privilegiare gli aspetti clinici dell'Endocrinologia con il contributo di chi opera in questa specialità medica;
- Curare i rapporti sia con il territorio che con l'Università. Nell'ambito della formazione e dell'aggiornamento l'AME promuove ed organizza periodici incontri, corsi e giornate di studio specificamente rivolti agli aspetti clinico-pratici. Particolare attenzione viene posta a rendere disponibili per i Soci Linee-guida, banche-dati e strumenti conoscitivi per la gestione dell'attività clinica e della ricerca applicata. Possono aderire all'AME tutti i medici che operano nel campo della Endocrinologia Clinica in Italia.

Il diabete mellito di tipo 1 colpisce circa 300.000 persone in Italia e rappresenta una patologia autoimmune cronica car...
13/01/2026

Il diabete mellito di tipo 1 colpisce circa 300.000 persone in Italia e rappresenta una patologia autoimmune cronica caratterizzata da deficit insulinico assoluto. La terapia insulinica richiede una somministrazione continuativa di insulina, tradizionalmente basata su schemi basal-bolus.

Tuttavia, il fabbisogno insulinico presenta un’elevata variabilità individuale e nel tempo, rendendo complessa una gestione ottimale con la sola terapia convenzionale. I sistemi di somministrazione automatizzata di insulina (AID) rispondono a questa esigenza modulando automaticamente l’erogazione insulinica sulla base dei valori glicemici rilevati in continuo.

Numerosi studi clinici hanno dimostrato che i sistemi AID migliorano il controllo glicemico e riducono il rischio di ipoglicemia rispetto alla terapia tradizionale. Per questo motivo, rappresentano oggi il gold standard nel trattamento del DM1. I dispositivi disponibili consentono un’elevata personalizzazione attraverso specifici parametri di impostazione. La corretta conoscenza e gestione di tali parametri è fondamentale per ottimizzare efficacia, sicurezza e aderenza terapeutica. Il ruolo del clinico è centrale nell’impostazione iniziale e nel successivo adattamento della terapia.

11/01/2026

L’ipogonadismo funzionale rappresenta una specifica condizione all’interno del quadro clinico dell’ipogonadismo, caratterizzata da una compromissione della funzione testicolare in assenza di una patologia strutturale primaria dell’organo. L’ipogonadismo, in generale, è definito dalla ridotta capacità del testicolo di svolgere adeguatamente le proprie funzioni endocrine e riproduttive, con conseguente deficit nella produzione di testosterone e, in alcuni casi, alterazioni della spermatogenesi.

Il testosterone costituisce il principale ormone androgeno ed è essenziale per il mantenimento della funzione sessuale, della libido, della fertilità maschile e di numerosi aspetti della salute sistemica.

La forma funzionale di ipogonadismo, riconosciuta e definita più recentemente, risulta strettamente associata alla presenza di condizioni cliniche e metaboliche concomitanti che interferiscono con la regolazione dell’asse ipotalamo–ipofisi–gonadi. A differenza dell’ipogonadismo primitivo, in cui il danno è localizzato a livello testicolare, e dell’ipogonadismo secondario, in cui la disfunzione interessa ipotalamo e ipofisi, l’ipogonadismo funzionale si configura come una condizione potenzialmente reversibile, mediata da fattori sistemici.

Tra le principali condizioni associate rientrano obesità, diabete mellito, ipertensione arteriosa, sedentarietà e aumento della circonferenza vita, tutte accomunate da uno stato di infiammazione cronica di basso grado. Tale stato infiammatorio determina un aumento della produzione di citochine pro-infiammatorie, in grado di alterare la funzione del sistema nervoso centrale e, in particolare, dell’ipotalamo e dell’ipofisi.
La conseguente riduzione della secrezione ipofisaria di gonadotropine comporta una stimolazione inadeguata del testicolo, instaurando un circolo vizioso che contribuisce al peggioramento progressivo della funzione gonadica. Questo meccanismo si traduce, sul piano clinico, in una compromissione sia della funzione riproduttiva sia della funzione sessuale maschile.

Un recente studio ha valutato efficacia e sicurezza della nuova formulazione orale di testosterone indicato nel trattame...
09/01/2026

Un recente studio ha valutato efficacia e sicurezza della nuova formulazione orale di testosterone indicato nel trattamento dell’ipogonadismo maschile, riaprendo il dibattito sulle terapie androgeniche orali dopo la rimozione dal mercato italiano delle precedenti formulazioni.

Lo studio SOAR, randomizzato e prospettico, ha coinvolto 315 uomini ipogonadici tra 18 e 80 anni, confrontando T orale (225 mg due volte al giorno) con testosterone trans-dermico in gel. L’obiettivo primario era raggiungere livelli di testosterone nel range fisiologico, mentre tra gli outcome secondari figuravano sicurezza e qualità della vita. Quasi la metà dei pazienti trattati con T orale non ha richiesto aggiustamenti di dose; negli altri, la dose finale efficace è coincisa con quella standard. Alla settimana 13, l’87,4% dei pazienti del gruppo orale ha raggiunto il target ormonale. La cinetica della nuova formulazione è risultata favorevole, con rapido incremento dei livelli e ritorno ai valori basali entro 12 ore.

A differenza delle vecchie formulazioni, non è necessaria l’assunzione con pasti grassi né complesse titolazioni. Il confronto con la terapia trans-dermica non ha mostrato differenze significative in termini di sicurezza; si è osservata invece una riduzione della SHBG nel gruppo orale. Clinicamente, T orale ha determinato un miglioramento superiore del benessere generale e della funzione sessuale.

Bibliografia
Miner M, Wang C, Kaminetsky J, et al. “Safety, efficacy, and pharmacokinetics of oral testosterone undecanoate in males with hypogonadism. Andrology” 2025, 13: 882–93.

07/01/2026

Nel corso del 24° Congresso Nazionale Italiano, le comunicazioni orali hanno rappresentato uno dei momenti centrali dell’evento scientifico. I contributi presentati sono stati selezionati tra numerose proposte pervenute, privilegiando quelli di maggiore rilevanza clinica e scientifica, successivamente discussi in sessioni live - afferma il Dr. Simone Antonini.

L’edizione di quest’anno ha visto un’organizzazione particolarmente articolata, con cinque sale attive in contemporanea, dedicate a diversi ambiti dell’endocrinologia: metabolismo, tiroide, neuroendocrinologia, ipofisi e apparato osseo e malattie rare.

Le presentazioni hanno offerto contenuti di grande interesse sia sul piano clinico sia su quello della ricerca. In particolare, nella sessione dedicata all’apparato osseo e alle malattie rare sono stati affrontati temi che hanno spaziato dagli aspetti economici legati alla malattia metabolica del fegato fino alla descrizione di rari casi clinici, come tumori associati a sindromi da alterata regolazione dell’FGF23.

Nel complesso, le comunicazioni orali hanno confermato una delle caratteristiche distintive del congresso: abbracciare l’intero spettro dell’endocrinologia, includendo anche ambiti meno frequentemente trattati, favorendo confronto, aggiornamento e crescita scientifica condivisa.

Un recente articolo pubblicato su NEJM tratta un problema emergente legato all’uso dell’intelligenza artificiale (IA) in...
05/01/2026

Un recente articolo pubblicato su NEJM tratta un problema emergente legato all’uso dell’intelligenza artificiale (IA) in sanità: il rischio che i medici possano diventare oggetto di sorveglianza algoritmica.

Finora il dibattito sull’IA in medicina si è focalizzato su strumenti per migliorare la cura del paziente, ma adesso l’IA può essere applicata anche per monitorare e valutare l’attività clinica, spesso senza il pieno consenso degli interessati. Alcuni strumenti trascrivono e analizzano le conversazioni medico-paziente, altri possono valutare tono, empatia e tempi di risposta alle domande del paziente. Il risultato è che questi algoritmi possono evidenziare “deviazioni dalle linee guida” oppure “bassa efficienza”, parametri che potrebbero essere utilizzati per valutazioni aziendali, rimborsi differenziati o persino per provvedimenti disciplinari, rappresentando un reale rischio per la nostra autonomia professionale.

Inoltre, vi sono implicazioni etiche e legali, in quanto l’IA può interferire con l’uso del giudizio clinico individuale, promuovendo una “conformità algoritmica” e potrebbe essere utilizzata in futuro in contenziosi legali (es. mancato monitoraggio in sala operatoria documentato da log elettronici).

Le Società scientifiche e la comunità medica sono chiamate a contribuire attivamente alla definizione delle regole di implementazione dell’IA, garantendo che essa rimanga uno strumento di supporto e non di controllo, sia partecipando attivamente alla definizione delle regole di implementazione dell’IA, richiedendo trasparenza sugli algoritmi, sul loro addestramento e sugli scopi reali della raccolta dati, al fine di preservare l’autonomia decisionale del medico e la qualità della relazione di cura.

03/01/2026

Il Congresso AME di quest’anno è stato dedicato all’osteoporosi e ha confermato una crescente attenzione al ruolo dell’osso nell’ambito delle patologie osteometaboliche.

Nel corso della sessione coordinata dal Professor Alfredo Scillitani insieme ad altri colleghi, si è approfondito il tema della terapia anabolica dell’osteoporosi, un settore in rapida e significativa evoluzione. Rispetto a quanto avveniva fino a pochi anni fa, il numero di terapie anaboliche oggi disponibili risulta nettamente aumentato, consentendo un approccio terapeutico più articolato e personalizzato.

La sessione è stata strutturata in due momenti principali: una prima parte dedicata alla fisiopatologia, ai meccanismi d’azione delle differenti terapie anaboliche e ai relativi risultati clinici; una parte conclusiva incentrata sugli effetti potenzialmente negativi e sugli aspetti di appropriatezza prescrittiva.

Le terapie anaboliche stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nella pratica clinica, con risultati di grande impatto in termini di riduzione del rischio di frattura e, come dato surrogato, di incremento della massa ossea. L’integrazione sequenziale con le terapie anti-riassorbitive e, in prospettiva, la possibile combinazione di questi approcci terapeutici potranno determinare risultati ancora più significativi nella gestione dei pazienti con osteoporosi.

Il confronto scientifico e l’aggiornamento continuo si confermano elementi fondamentali per il progresso clinico e terapeutico in questo ambito.

01/01/2026

Oggi c’è una grande attenzione all’impatto che alcune sostanze ambientali, assunte attraverso il cibo, possono avere sulla salute, in particolare su quella ormonale. Queste sostanze – che vanno dai pesticidi e conservanti alle microplastiche – contengono molecole che, dal punto di vista chimico, mimano l’effetto degli ormoni. Per questo motivo possono influire sulla fertilità, sia femminile che maschile, e sulla gravidanza.

Si è inoltre osservato che tali sostanze non hanno solo un’influenza genetica, cioè sul soggetto direttamente esposto, ma anche epigenetica: i cambiamenti indotti possono essere trasmessi alla discendenza, anche se questa non è più esposta agli stessi agenti. In altre parole, tali modificazioni vengono “registrate” nel DNA.

Questo rappresenta un serio allarme, poiché queste sostanze sono ormai ubiquitarie. In particolare, la ricerca si sta concentrando sempre di più sul loro legame con l’obesità, dal momento che una delle loro azioni più rilevanti è quella di interferire con il metabolismo. Esse agiscono all’interno del mitocondrio – la “centrale energetica” della cellula – bloccandone parzialmente l’attività e rallentando così il metabolismo.

Di conseguenza, oggi che l’attenzione sull’obesità è molto alta, è fondamentale rivolgere lo sguardo anche all’ambiente, riconoscendo la forte influenza che esso esercita sull’equilibrio endocrino.

Il desiderio sessuale femminile è il risultato di un equilibrio complesso tra mente, corpo ed emozioni. Studi recenti mo...
28/12/2025

Il desiderio sessuale femminile è il risultato di un equilibrio complesso tra mente, corpo ed emozioni. Studi recenti mostrano che quando questo equilibrio si altera, possono comparire disagio psicologico e sintomi emotivi, spesso legati a una prevalenza di fattori che inibiscono il desiderio.

Il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo (HSDD) è la condizione più frequente nelle donne e riguarda una riduzione persistente dell’interesse sessuale, che dura almeno sei mesi e genera sofferenza personale. Non si tratta di mancanza di attrazione o di problemi di coppia “banali”, ma di una vera condizione clinica.
Le ricerche evidenziano come il desiderio sia regolato da due forze: l’inibizione e l’eccitazione. Paure, autocritica, esperienze negative o disagio psicologico possono spegnerlo; al contrario, stimoli positivi, benessere fisico e relazionale possono riaccenderlo.

Attraverso questionari specifici è possibile valutare questi meccanismi e distinguere diversi profili di funzionamento sessuale. È emerso che l’eccitazione ridotta è spesso legata anche a fattori ormonali, metabolici e alla durata della relazione.
Un dato importante riguarda il trattamento: nelle donne con desiderio ridotto e bassa eccitazione, la terapia con testosterone può risultare più efficace. Questo conferma che il calo del desiderio non è solo “nella testa”, ma coinvolge più dimensioni della salute.
La conclusione è chiara: il desiderio sessuale femminile va ascoltato, compreso e trattato con un approccio integrato, che coinvolga medici, psicologi e specialisti della salute sessuale.

BIBLIOGRAFIA
1. Goldstein I, Kim NN, Clayton AH, et al. Mayo Clin Proc 2017, 92: 114-28.
2. Panzeri M, Dadomo H, Ronconi L, Fontanesi L. - Validation of the S*xual Inhibition/S*xual Excitation Scales (SIS/SES) in Italy. Arch S*x Behav 2021, 50: 2755- 72.
3. Maseroli E, Cipriani S, Lanzi V, et al. Hypoactive sexual desire disorder in women. J S*x Med 2024, 21: 861-71.

Uno squilibrio degli ormoni tiroidei in gravidanza può avere effetti importanti sullo sviluppo del bambino, soprattutto ...
26/12/2025

Uno squilibrio degli ormoni tiroidei in gravidanza può avere effetti importanti sullo sviluppo del bambino, soprattutto se non viene riconosciuto e corretto per tempo. Un recente studio pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism richiama l’attenzione su un possibile legame tra disfunzioni tiroidee materne e aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico (ASD) nei figli.

La ricerca, coordinata da Idan Menashe dell’Università Ben-Gurion del Negev, ha analizzato oltre 51.000 nascite. In più di 4.400 casi le madri presentavano valori anomali degli ormoni tiroidei prima o durante la gravidanza. I risultati mostrano che, quando la disfunzione tiroidea viene adeguatamente trattata, oppure compare solo nel corso della gestazione, non si osserva un aumento significativo del rischio di ASD.
Il rischio cresce invece quando il disturbo tiroideo è presente già prima del concepimento e persiste per tutta la gravidanza, in particolare nei casi di ipotiroidismo non compensato. In queste situazioni il rischio di ASD può risultare più che triplicato.
Gli autori sottolineano quindi il ruolo cruciale degli ormoni tiroidei materni nello sviluppo cerebrale fetale e ribadiscono l’importanza di controlli regolari e terapie mirate durante tutta la gravidanza.�

Riferimento: Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, doi: 10.1210/clinem/dgaf596.

"Quando i pesci vennero a galla..." No non è una filastrocca ...è l'incipit del racconto di Andrea Grignolio nella nuova...
20/12/2025

"Quando i pesci vennero a galla..." No non è una filastrocca ...è l'incipit del racconto di Andrea Grignolio nella nuova puntata di "Pillole di ricerca" in onda dalle ore 9.35 su SkyTg24 domenica 21 dicembre all'interno di "Health".

Grignolio spiega cosa sono e come "nascono" le paratiroidi, le quattro piccole ghiandole situate dietro la tiroide.

La loro funzione principale è produrre il paratormone (PTH) che regola i livelli di calcio e fosforo nel sangue e nelle ossa,fondamentale per muscoli, nervi e ossa forti.
L’ipoparatiroidismo è una malattia in cui le paratiroidi producono poco o niente PTH.

Questo può causare crampi muscolari, formicolii e debolezza. È ora disponibile finalmente una nuova cura con Palopegteriparatide approvato dall'EMA, ma non ancora in Italia, come terapia sostitutiva dell’ormone paratiroideo. Con una iniezione sottocutanea una volta al giorno mantiene livelli più stabili di ormone e può ridurre o eliminare la necessità di integratori di calcio e vitamina D.

Un recente studio ha analizzato la salute delle ossa negli adulti sopravvissuti a un cancro infantile, evidenziando risc...
16/12/2025

Un recente studio ha analizzato la salute delle ossa negli adulti sopravvissuti a un cancro infantile, evidenziando rischi importanti a lungo termine.
Sono stati seguiti quasi 4.000 adulti, oggi intorno ai 30 anni, valutando nel tempo la densità minerale ossea.
I risultati mostrano che molti presentano una riduzione moderata o grave della massa ossea, non legata solo al rischio di fratture.
Le terapie ricevute da bambini giocano un ruolo chiave: radioterapia cranica, irradiazione gonadica e uso prolungato di cortisone aumentano fortemente il rischio.
Anche problemi ormonali come ipogonadismo e carenza di GH incidono in modo significativo.
Stili di vita poco sani, come fumo e sedentarietà, contribuiscono ulteriormente.
Chi ha una bassa densità ossea tende ad avere più difficoltà funzionali e sociali: minore autonomia, più bisogno di assistenza e maggior rischio di depressione.
La qualità della vita risulta ridotta, soprattutto per dolore e limitazioni fisiche.
La buona notizia è che alcuni fattori di rischio sono modificabili.
Attività fisica, stop al fumo, controllo ormonale e terapie mirate possono fare la differenza.
Gli esperti sottolineano l’importanza di monitorare la salute ossea nel tempo.
Un follow-up endocrinologico adeguato, soprattutto nel passaggio dall’età pediatrica all’età adulta, è fondamentale.
Prendersi cura delle ossa significa migliorare autonomia, benessere e futuro di questi pazienti.

Goodenough CG, Baedke JL, Delaney AM, et al. Attributable risk and consequences of bone mineral density deficits in childhoodcancer survivors. JAMA Netw Open 2025

L’osteoporosi è una malattia silenziosa, spesso scoperta solo dopo una frattura. Le nuove raccomandazioni della USPSTF -...
09/12/2025

L’osteoporosi è una malattia silenziosa, spesso scoperta solo dopo una frattura. Le nuove raccomandazioni della USPSTF - US Preventive Services Task Force aggiornano le evidenze su screening e trattamenti.
La DXA del femore e della colonna resta l’esame più affidabile per misurare la densità ossea.
Nelle donne sopra i 65 anni lo screening è raccomandato, mentre sotto i 65 anni serve prima valutare i fattori di rischio (menopausa precoce, basso peso, familiarità, fumo, alcol).
Diversi algoritmi— come FRAX —aiutano a stimare il rischio di fratture e decidere se procedere con la DXA.
Gli studi mostrano che lo screening può ridurre le fratture dell’anca e osteoporotiche maggiori.
Trattamenti come i bisfosfonati riducono soprattutto le fratture vertebrali, mentre denosumab diminuisce sia fratture vertebrali che non vertebrali.
Gli effetti collaterali gravi sono rari e in linea con quanto già noto.
Al momento non ci sono prove sufficienti per raccomandare lo screening negli uomini, pur riconoscendone l’importanza clinica.
Le raccomandazioni riguardano adulti over 40 anni, senza diagnosi di osteoporosi o condizioni che causano perdita ossea secondaria.
L’obiettivo è chiaro: la diagnosi precoce e trattamento tempestivo per ridurre il rischio di fratture e proteggere la qualità di vita.

Articolo pubblicato su AME News a cura di Paola Senes, Agnese Barnabei, Carla Di Dato & Alessandro Scoppola (1 dicembre 2025).

Indirizzo

Vicolo Sottomonte, 34
Udine
33100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 12:00

Telefono

+390432204050

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