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17/01/2026

VITADAVET Terapia rigenerativa: sangue e ozono all'inserzione tendinea

FUNGHI NEI CAVALLI: Diagnosi, trattamento e gestioneINTRODUZIONE Le infezioni fungine nel cavallo rappresentano una sfid...
17/01/2026

FUNGHI NEI CAVALLI: Diagnosi, trattamento e gestione

INTRODUZIONE

Le infezioni fungine nel cavallo rappresentano una sfida diagnostica rilevante per il medico veterinario, sia per la grande diffusione dei miceti nell’ambiente sia per la difficoltà di distinguere una semplice contaminazione da una vera infezione clinicamente significativa. I funghi sono ubiquitari nel fieno, nella lettiera, nel suolo e nell’aria, e il cavallo entra quotidianamente in contatto con numerose specie fungine senza sviluppare necessariamente una malattia. La diagnosi richiede quindi un approccio strutturato, che integri segni clinici, anamnesi, corretta raccolta dei campioni e l’uso appropriato di test di laboratorio specializzati.

Questo articolo fornisce una guida veterinaria pratica e approfondita alla diagnosi delle infezioni fungine nel cavallo, con particolare attenzione alle metodiche di laboratorio oggi disponibili.

Quando sospettare un’infezione fungina

Un’infezione fungina dovrebbe essere considerata nella diagnosi differenziale quando i segni clinici sono cronici, poco responsivi alle terapie antibatteriche convenzionali o quando sono presenti fattori predisponenti. Tra questi rientrano:

trattamenti antibiotici prolungati;

uso di corticosteroidi o altre terapie immunosoppressive;

ferite croniche o tessuti necrotici;

patologie respiratorie croniche;

ambienti umidi, polverosi o con foraggi di scarsa qualità.

Infezioni fungine comuni
Le comuni infezioni fungine equine includono:
* Infezioni da lievito, come le specie di Candida o Malassezia
* Dermatofitosi
* Pitiosi
* Feoipomicosi
* Sporotricosi
* Aspergillosi
I funghi veramente infettivi in genere causano infezioni sistemiche (tutto il corpo) difficili da trattare e possono essere pericolose per la vita. Fortunatamente, le infezioni fungine sistemiche sono rare nei cavalli.
La diagnosi rapida è fondamentale per trattare queste condizioni e migliorare la prognosi.
Le infezioni fungine equine potenzialmente potenzialmente pericolose per la vita includono:
* Istoplasmosi
* Criptococcosi
* Coccidioidomicosi
* Blastomicosi

SINTOMI
I segni clinici di infezioni fungine opportunistiche nei cavalli dipendono dalla posizione dell'infezione.
In alcuni casi, nessun segno clinico è evidente.
Possibili segni di infezioni fungine opportunistiche includono:
* Segni di ulcere corneali: lacrimazione, socchiusità, torbidità corneale, secrezione mucopurulenta, difetti corneali visibili o eccessiva sensibilità alla luce
* Segni di ferite cutanee o infezione: croste, perdita di pelo, lesioni ulcerate o non cicatrizzanti, gonfiore, calore, secrezione o dolore localizzato
* Segni di endometrite o placentite: secrezione vulvare, sviluppo prematuro della mammella, disagio addominale, gestazione abbreviata o cambiamenti nell'attività fetale
* Segni di malattia della tasca gutturale: secrezione nasale unilaterale, difficoltà di deglutizione, tosse, sangue dal naso, scuotimento della testa o rumore respiratorio anormale
I segni clinici di infezioni fungine sistemiche nei cavalli includono:
* Febbre
* Tosse
* Suoni polmonari anomali o difficoltà respiratorie
* Scarico nasale
* Perdita di appetito
* Perdita di peso
* Linfonodi ingrossati
* Segni neurologici, come convulsioni o movimenti non coordinati
L'infezione fungina è anche responsabile della micosi della sacca gutturale, una condizione in cui i funghi di Aspergillus invadono le grandi arterie che attraversano le sacche gutturali. Se i funghi danneggiano significativamente le pareti dell'arteria, possono causare profonde epistassi dal naso che possono portare alla morte.

Importanza della corretta raccolta dei campioni

La fase di campionamento è uno dei momenti più critici del processo diagnostico. Poiché i funghi sono comuni contaminanti ambientali, un campione raccolto in modo non corretto può facilmente portare a risultati fuorvianti.

È essenziale:

utilizzare tecniche asettiche;

prelevare campioni rappresentativi della lesione attiva;

evitare superfici contaminate o materiale necrotico superficiale quando possibile;

inviare i campioni rapidamente al laboratorio, con adeguata conservazione.

A seconda del quadro clinico, i campioni possono includere raschiati cutanei, biopsie, secrezioni, liquidi di lavaggio tracheale o broncoalveolare, campioni uterini, corneali o tessutali profondi.

ESAME MICROSCOPICO DIRETTO

L’esame microscopico diretto rappresenta spesso il primo passo diagnostico. Attraverso colorazioni specifiche (ad esempio PAS o Grocott) è possibile identificare la presenza di strutture fungine come ife, pseudife o lieviti direttamente nel campione.

Questo metodo ha il vantaggio di fornire risultati rapidi e di permettere una prima valutazione sull’effettiva invasione dei tessuti, elemento chiave per distinguere infezione da semplice contaminazione. Tuttavia, l’esame microscopico raramente consente un’identificazione precisa della specie fungina.

COLTURA FUNGINA

La coltura fungina rimane un pilastro fondamentale nella diagnosi delle micosi equine. I campioni vengono inoculati su terreni selettivi e incubati per periodi che possono variare da pochi giorni a diverse settimane, a seconda del micete sospettato.

La coltura consente:

l’identificazione della specie fungina;

la valutazione della vitalità dell’organismo;

l’eventuale esecuzione di test di sensibilità agli antifungini.

I limiti principali della coltura includono i lunghi tempi di crescita, la possibilità di contaminazioni e il fatto che alcuni funghi siano difficili o impossibili da coltivare con metodi standard. Un risultato positivo deve sempre essere interpretato nel contesto clinico.

DIAGNOSTICA MOLECOLARE (PCR)

Le tecniche di biologia molecolare, in particolare la PCR (Polymerase Chain Reaction), hanno assunto un ruolo sempre più importante nella diagnosi delle infezioni fungine nel cavallo. La PCR consente di rilevare il DNA fungino direttamente dal campione clinico, anche in presenza di un numero molto basso di organismi.

I principali vantaggi includono:

elevata sensibilità;

rapidità di risposta;

possibilità di identificare specie specifiche difficili da coltivare.

Di contro, la PCR non distingue tra organismi vitali e non vitali e può rilevare DNA fungino anche in caso di semplice esposizione ambientale. Per questo motivo, i risultati devono essere sempre correlati ai segni clinici e agli altri test diagnostici.

TEST SIEROLOGICI E ANTIGENICI

I test sierologici e antigenici vengono utilizzati soprattutto nelle infezioni fungine sistemiche o profonde. Essi possono rilevare anticorpi prodotti dall’ospite o antigeni fungini circolanti nel sangue o in altri fluidi corporei.

Questi test possono essere utili come supporto diagnostico e per il monitoraggio della risposta alla terapia, ma presentano limiti legati alla variabilità della risposta immunitaria individuale e alla possibile presenza di reazioni crociate.

Metodi avanzati e nuove prospettive

Negli ultimi anni, tecniche avanzate come il sequenziamento di nuova generazione (NGS) stanno emergendo come strumenti promettenti per la diagnosi delle infezioni fungine complesse. Questi metodi consentono l’identificazione simultanea di più specie fungine presenti in un campione, offrendo una visione più completa del micobioma associato alla lesione.

Attualmente, il loro utilizzo è principalmente limitato alla ricerca o a casi clinici particolarmente complessi, ma è probabile che in futuro trovino maggiore applicazione nella pratica clinica.

Interpretazione integrata dei risultati

La diagnosi di un’infezione fungina nel cavallo non dovrebbe mai basarsi su un singolo test. Un approccio integrato è fondamentale e prevede la correlazione tra:

segni clinici e anamnesi;
risultati dell’esame microscopico;
coltura fungina;
diagnostica molecolare e test sierologici.

La dimostrazione dell’invasione tissutale, associata all’identificazione dell’organismo e alla coerenza con il quadro clinico, rappresenta il criterio più affidabile per confermare un’infezione fungina clinicamente rilevante.

TRATTAMENTO E GESTIONE

La terapia delle infezioni fungine nel cavallo deve essere sempre basata su una diagnosi il più possibile accurata, poiché i trattamenti antifungini sono spesso costosi, di lunga durata e non privi di effetti collaterali. La scelta terapeutica dipende dalla specie fungina coinvolta, dalla sede dell’infezione, dalla gravità del quadro clinico e dalle condizioni generali del paziente.

TERAPIA SISTEMICA

Il trattamento sistemico è indicato nelle infezioni profonde, respiratorie, oculari gravi o sistemiche. I principali antifungini utilizzati in medicina equina includono:

Azoli (itraconazolo, fluconazolo, voriconazolo): ampiamente utilizzati per il trattamento di aspergillosi, candidosi e altre micosi opportunistiche. L’itraconazolo e il voriconazolo sono spesso preferiti per la loro efficacia contro Aspergillus spp.; il fluconazolo presenta una buona penetrazione nei fluidi corporei ma uno spettro più limitato.

Amfotericina B: considerata un antifungino ad ampio spettro, viene impiegata soprattutto nei casi gravi o refrattari. Il suo utilizzo richiede particolare cautela a causa del potenziale effetto nefrotossico e necessita di monitoraggio clinico e laboratoristico.

Echinocandine (uso limitato): raramente utilizzate nel cavallo, ma occasionalmente considerate in casi selezionati e sotto stretto controllo specialistico.

La durata della terapia sistemica è spesso prolungata e può estendersi per settimane o mesi, con monitoraggio clinico e, quando possibile, laboratoristico.

TERAPIA TOPICA LOCALE

Nelle infezioni cutanee, oculari o localizzate, il trattamento topico rappresenta spesso un elemento chiave della gestione terapeutica:

Antifungini topici (clotrimazolo, miconazolo, nistatina): utilizzati sotto forma di creme, soluzioni o unguenti, sono indicati soprattutto nelle dermatomicosi e nelle infezioni superficiali.

Lavaggi e debridement: la rimozione del tessuto necrotico o contaminato migliora l’efficacia dei trattamenti antifungini e riduce la carica fungina locale.

Terapia intra-locale: in alcune condizioni specifiche, come la micosi delle tasche gutturali o alcune endometriti fungine, possono essere utilizzate instillazioni locali di antifungini sotto guida veterinaria.

TRATTAMENTO delle infezioni respiratorie fungine

Le micosi respiratorie richiedono spesso un approccio combinato. Oltre alla terapia antifungina sistemica, è fondamentale intervenire sui fattori ambientali:

miglioramento della qualità del fieno e della lettiera;

riduzione delle polveri ambientali;

adeguata ventilazione delle scuderie.

In alcuni casi selezionati, può essere utile associare terapie di supporto per migliorare la funzione respiratoria e ridurre l’infiammazione, evitando però l’uso inappropriato di corticosteroidi.

GESTIONE delle infezioni oculari fungine

La cheratomicosi equina rappresenta una delle condizioni più complesse da trattare. La terapia prevede spesso:

applicazione frequente di antifungini topici;

associazione con antibiotici topici per prevenire sovrainfezioni batteriche;

controllo del dolore e dell’infiammazione;

nei casi più gravi, interventi chirurgici come cheratectomia o innesti corneali.

La tempestività dell’intervento terapeutico è cruciale per preservare la funzione visiva.

Ruolo dei test di sensibilità antifungina

Quando disponibili, i test di sensibilità antifungina possono guidare la scelta del farmaco più efficace, soprattutto nei casi refrattari o recidivanti. Sebbene non sempre correlino perfettamente con la risposta clinica, rappresentano uno strumento utile per ottimizzare la terapia.

OZONOTERAPIA nelle infezioni fungine

Negli ultimi anni, l’ozonoterapia ha suscitato crescente interesse come trattamento di supporto nelle infezioni fungine del cavallo, grazie alle sue proprietà antimicrobiche, immunomodulanti e cicatrizzanti. Pur non sostituendo la terapia antifungina convenzionale, l’ozono può rappresentare un valido complemento in specifici contesti clinici.

L’ozono (O₃) esercita un’azione antifungina diretta attraverso l’ossidazione delle membrane cellulari dei miceti, con conseguente inattivazione o distruzione dell’organismo. Inoltre, favorisce una migliore ossigenazione dei tessuti e stimola i meccanismi di difesa locale, contribuendo alla risoluzione dell’infezione.

Le principali applicazioni dell’ozonoterapia nelle micosi equine includono:

Infezioni cutanee e ferite contaminate: l’ozono può essere utilizzato sotto forma di acqua ozonizzata, oli ozonizzati o insufflazioni locali, favorendo la riduzione della carica fungina e accelerando i processi di guarigione.

Infezioni podali e dermatologiche croniche: in casi selezionati, l’ozonoterapia può risultare utile come trattamento adiuvante, soprattutto quando le terapie tradizionali mostrano una risposta lenta.

Supporto nelle infezioni localizzate: l’applicazione locale consente di limitare l’uso prolungato di antifungini topici, riducendo il rischio di irritazione o resistenza.

Dal punto di vista clinico, l’ozonoterapia è generalmente ben tollerata se applicata correttamente. Tuttavia, è fondamentale che venga eseguita da personale veterinario formato, utilizzando dispositivi certificati e protocolli appropriati.

PREVENZIONE E GESTIONE a lungo termine

La prevenzione delle infezioni fungine nel cavallo si basa principalmente sulla gestione ambientale e sanitaria:

mantenere ambienti asciutti e ben ventilati;

utilizzare foraggi di buona qualità, privi di muffe;

ridurre l’uso non necessario di antibiotici e corticosteroidi;

monitorare attentamente ferite e lesioni cutanee.

Un approccio preventivo riduce significativamente il rischio di recidive e migliora l’efficacia dei trattamenti.

CONCLUSIONI

Le infezioni fungine nei cavalli richiedono un approccio diagnostico attento e metodico. La complessità deriva dalla natura ubiquitaria dei funghi e dalla varietà dei quadri clinici osservabili. L’uso combinato di tecniche tradizionali e moderne, insieme a una corretta interpretazione clinica, consente al veterinario di formulare una diagnosi accurata e di impostare una terapia mirata ed efficace.

Una diagnosi ben fondata non solo migliora la prognosi del singolo paziente, ma contribuisce anche a un uso più razionale dei farmaci antifungini, riducendo il rischio di trattamenti inutili o inefficaci.

Dr Ettore Ballardini DVM

BIBLIOGRAFIA

Sellon. D. C. and Long. M. T., Eds. Equine Infectious Diseases. Second edition. Saunders/Elsevier, St. Louis, Missouri. 2014.
Stewart. A. J. and Cuming. R. S. Update on Fungal Respiratory Disease in Horses. Veterinary Clinics of North America: Equine Practice. 2015.
Cafarchia. C. et al. Fungal Diseases of Horses. Veterinary Microbiology. 2013.
Berkow. E. L. et al. Antifungal Susceptibility Testing: Current Approaches. Clinical Microbiology Reviews. 2020.

10/01/2026

VITADAVET Infiltrazione con Ozono delle articolazioni del carpo di un puledro!!!

ALLENAMENTO IN CIRCOLO VS RETTILINEO: rischi di infortunio e come gestirli[PS ANTICIPATO](Sto cercando neolaureato o neo...
10/01/2026

ALLENAMENTO IN CIRCOLO VS RETTILINEO:
rischi di infortunio e come gestirli

[PS ANTICIPATO]
(Sto cercando neolaureato o neolaureando in veterinaria possibilmente in zona Bologna o Emilia Romagna che voglia fare pratica sul campo in ozonoterapia, ortopedia e medicina sportiva.
Si richiede patente, conoscenza minima ippiatrica e voglia di sb*****si, per info contattarmi su messenger o whatsapp al 3891063020: astenersi sanguisughe che usano il numero per chiedermi consulenze veterinarie)

ARTICOLO
Lavorare in circolo (lunghina, giravolte, lavoro su piste tonde) è utilissimo per equilibrio, obbedienza e ginnastica. Ma dal punto di vista biomeccanico è anche una delle situazioni che più facilmente crea carichi asimmetrici e forze torsionali su arti e colonna. In rettilineo, invece, il cavallo tende a muoversi in modo più simmetrico e “neutro”, con stress torsionali generalmente inferiori.

Perché il circolo è più “a rischio” del rettilineo

Quando un cavallo trotta o galoppa su un circolo, deve:
• inclinare e “curvare” il corpo per seguire la traiettoria,
• gestire differenze di passo tra arti interni ed esterni,
• assorbire forze laterali e rotazioni che in rettilineo sono minime.

Studi di cinematica della schiena mostrano che, anche se alcune differenze tra circolo e rettilineo possono sembrare “piccole” a occhio, il lavoro in curva comporta cambiamenti sistematici nel modo in cui il cavallo usa tronco e arti rispetto alla linea retta.

Dove aumentano i carichi (e quindi i rischi)

1) Arti anteriori (nodello/carpale, tendini e sospensore)
Un lavoro sperimentale che ha misurato forze di reazione al suolo e momenti articolari durante il trotto in circolo ha evidenziato differenze di carico tra arto interno ed esterno, e anche un effetto della superficie (alcune superfici aumentano i picchi o i momenti). Questo aiuta a capire perché, clinicamente, il circolo può “far emergere” o peggiorare stress su strutture distali dell’arto.

2) Asimmetrie e zoppie: il circolo amplifica (e talvolta confonde)
Diversi lavori su analisi del movimento e zoppia mostrano che l’esercizio sul circolo cambia la rilevazione dell’asimmetria e può rendere più evidente una zoppia a seconda di mano, arto coinvolto e condizioni del lavoro.
Questo è utile in diagnostica, ma in allenamento significa anche che si sta imponendo uno scenario “stressante” per un apparato locomotore già al limite.

CIRCOLO: Quali infortuni sono più plausibili con molto lavoro

Non esiste un singolo “circolo = questa lesione”, ma i pattern più coerenti con la biomeccanica e la clinica sono:
• Tendini flessori e legamento sospensore (soprattutto sovraccarichi/infiammazioni da ripetizione, più probabili se si lavora spesso su cerchi piccoli o su superfici non ideali). Il SDFT e il sospensore sono tra le lesioni dei tessuti molli più frequenti negli anteriori.
• Nodello e strutture palmari di sostegno (stress ripetuto, specialmente in cavalli sportivi e in certi livelli/volumi di attività).
• Schiena e sacro-iliaca (rigidità, dolore secondario, compensi): il lavoro in curva richiede adattamenti del rachide e della muscolatura che, se ripetuti sempre nello stesso modo, possono favorire asimmetrie e sovraccarichi.

RETTILINEO: più sicuro, ma non “senza rischio”

Il lavoro in rettilineo tende a:
• ridurre torsioni e asimmetrie indotte dalla traiettoria,
• rendere più costante l’appoggio.

Per prevenzione e rientro da infortunio, spesso è la base migliore. Il rischio principale in rettilineo resta l’overuse (troppo volume/intensità), la qualità del terreno e l’eventuale lavoro “sempre uguale”.

I 6 fattori che fanno davvero la differenza (più della scelta secca circolo/rettilineo)
1. Diametro del cerchio: più piccolo = più torsione e asimmetria (regola pratica: meglio ampio che stretto).
2. Superficie: cambia le forze e i momenti sugli arti; evitare situazioni estreme (troppo duro/ troppo profondo/ scivoloso).
3. Tempo continuo in circolo: il problema spesso è la “dose” (molti minuti senza pause/cambi).
4. Bilanciamento delle mani: lavorare “sempre dalla stessa parte” crea adattamenti asimmetrici. Alternare allo stesso minutaggio mano destra con mano sinistra
5. Velocità/andatura: trotto/galoppo su circolo stretto aumenta rapidamente lo stress.
6. Cavallo specifico: età, conformazione, storia clinica (sospensori, nodelli, schiena) contano più di qualunque teoria.
7. Ferrature errate o difetti di appiombo

LINEE GUIDA PRATICHE anti-infortunio
• Preferire cerchi ampi, e usare il circolo stretto solo per brevi esercizi tecnici.
• Alternare spesso la mano e inserire tratti in rettilineo (anche in campo: diagonali, cambi di direzione ampi).
• Se l’obiettivo è condizionamento o riabilitazione, il rettilineo di solito è la spina dorsale del lavoro; il cerchio va dosato con cautela.
• Se si nota rigidità marcata su una mano, calo di spinta, irregolarità “che compare solo in tondo”, o schiena sensibile: ridurre subito la dose di circolo e riconsiderare la superficie/diametro (e, se serve, valutazione veterinaria).

Dr Ettore Ballardini DVM

BIBLIOGRAFIA
1. Chateau, H. et al. (2013) – Kinetics of the forelimb in horses circling on different surfaces and comparison with straight-line locomotion.
Studio di forze di reazione al suolo e momenti articolari nelle anteriori durante trotto in circolo vs rettilineo, con confronto di superfici e effetti sugli arti.
2. Logan, A.A. et al. (2021) – Impact of gait and diameter during circular exercise on vertical force, pressure and area.
Analizza come gamba di andatura e dimensione del cerchio (circolo) influenzano i carichi sugli arti e come questo possa contribuire al rischio di lameness.
3. Byström, A. et al. (2021) – Differences in equine spinal kinematics between straight line and circle during trot.
Misurazioni scientifiche dei cambiamenti nella cinematica della schiena quando il cavallo lavora in circolo rispetto alla linea retta.
4. Marunova, E., Hernlund, E., & Persson-Sjödin, E. (2024) – Effect of circle, surface type and stride duration on vertical head and pelvis movement.
Studio oggettivo (accelerometri) di come circolazione, dimensione del circolo e superficie influenzano asimmetrie di movimento, utili per comprendere stress biomeccanici.
5. Pfau, T. et al. (2012) – Effect of trotting speed and circle radius on movement and lean angle in horses.
Analisi di come velocità e raggio di curvatura influenzano l’angolo di inclinazione del corpo e le forze implicate nel circolo.
6. Clayton, H. M. – The Dynamic Horse: A Biomechanical Guide to Equine Movement and Performance
Testo fondamentale sulla biomeccanica equina, comprende dati su movimento, forze e potenziali stress meccanici in varie situazioni di lavoro.
7. Clayton, H. M. & Hobbs, S. J. (2019) – A review of biomechanical gait classification with reference to trot and canter.
Rassegna di vari parametri biomeccanici legati alle andature; utile per comprendere differenze di carico in movimenti lineari e curvilinei.
8. Buchner, H. H. F., Savelberg, H. H. C. M., Schamhardt, H. C., & Barneveld, A. (1996) – Head and trunk movement adaptations in horses with induced lameness.
Sebbene non specifico per circolo vs rettilineo, fornisce riferimento su come gli adattamenti posturali e asimmetrie si manifestano nel movimento.
9. Denoix, J. M. (2021) – Functional anatomy and clinical biomechanics of equine lameness.
Pubblicazione che collega anatomia funzionale e manifestazioni cliniche della zoppia, utile per interpretare come il lavoro in circolo possa evidenziare o aggravare condizioni pre-esistenti.
10. Greve, L. & Dyson, S. (2020) – Normal gait and pain-related gait abnormalities in horses.
Rassegna dettagliata dei segni di asimmetria e adattamenti nel movimento associati a dolore e stress biomeccanico.

06/01/2026

Ecco perché non uso i guanti quando infiltro con l'ozono, non per fare il fenomeno, ma perché il rischio di contaminare la procedura di infiltrazione con pulviscolo di lattice degradato è molto alto.

QUANTO INCIDE LA SUPERFICIE DELLE PISTE SUGLI INFORTUNI DEL CAVALLO? evidenze quantitative e tipologia di infortuniIntro...
03/01/2026

QUANTO INCIDE LA SUPERFICIE DELLE PISTE SUGLI INFORTUNI DEL CAVALLO?
evidenze quantitative e tipologia di infortuni

Introduzione

Negli ultimi vent’anni la ricerca scientifica ha dimostrato che la superficie della pista da corsa influisce in modo diretto e misurabile sul rischio di infortuni muscoloscheletrici nei cavalli da corsa. Tali infortuni non sono solo eventi acuti, ma spesso il risultato di stress meccanici ripetuti, che portano a microdanni progressivi di ossa, tendini e legamenti.

1. Incidenza di infortuni gravi per tipo di superficie

📊 Tasso di fatalità (per 1.000 partenze)

Superficie Fatalità medie
(terra/sabbia) 1,8 – 2,0 / 1.000
(erba) 1,2 – 1,5 / 1.000
Sintetica 0,9 – 1,1 / 1.000

➡️ In media, le piste in terra mostrano un rischio di fatalità superiore del 40–60% rispetto alle superfici sintetiche.
➡️ Le piste sintetiche mostrano una riduzione del rischio del 25–50% rispetto alla terra sabbiosa .

2. Tipologie di infortuni più comuni

🦴 A. Fratture ossee (≈ 70–80% delle fatalità)

Le fratture rappresentano la principale causa di abbattimento nei cavalli da corsa.

Localizzazione più frequente:
• Metacarpo/metatarso (condilo del III osso metacarpale): ≈ 55–60%
• Sesamoidi prossimali: ≈ 20–25%
• Falange prossimale (P1): ≈ 10–15%

📌 Associazione con la superficie
• terra/sabbia: maggiore incidenza di fratture da stress evolute in fratture complete
• Sintetico: minore incidenza di fratture condilari
• erba: fratture meno frequenti ma più variabili in base alle condizioni del terreno

🦵 B. Lesioni tendinee e legamentose (≈ 15–25%)

Comprendono:
• Tendinite del flessore superficiale e profondo
• Lesioni del legamento sospensore
• Desmiti croniche

Distribuzione stimata:
• terra/sabbia: ≈ 25–30% delle lesioni non fatali
• erba: ≈ 20–25%
• Sintetico: ≈ 15–20%

➡️ Le superfici sintetiche riducono i picchi di carico, ma possono aumentare il carico cumulativo, favorendo lesioni croniche se l’allenamento non è adeguato.

🦴 C. Lesioni articolari (≈ 10–15%)
• Osteocondrali
• Sinoviti e capsuliti
• Artrosi precoce

📌 Più frequenti:
• su terraduro o irregolare
• nei cavalli giovani sottoposti a carichi intensi

3. Superficie e biomeccanica dell’infortunio

⚙️ Meccanismi principali

Superficie Meccanismo dominante
Terra/sabbia Picchi elevati di forza verticale → fratture acute
Erba Scivolamento e rotazione → lesioni articolari
Sintetico Carico ripetuto più uniforme → lesioni croniche

➡️ Le superfici sintetiche diminuiscono l’impatto massimo, ma non eliminano il rischio se il carico di lavoro è eccessivo.

4. Ruolo della manutenzione (dato cruciale)

Gli studi mostrano che una pista in terra/sabbia ben mantenuta può essere più sicura di una pista sintetica mal gestita.

📉 Effetto della manutenzione corretta:
• riduzione infortuni fino al 30%
• riduzione fratture da stress fino al 40%

Fattori chiave:
• contenuto d’acqua
• profondità dello strato superficiale
• drenaggio
• uniformità della pista

5. Sintesi conclusiva

✔️ terra/sabbia
• maggiore velocità
• +40–60% di rischio di fratture fatali
• prevalenza di fratture ossee acute

✔️ erba
• rischio intermedio
• maggiore variabilità legata al clima
• più lesioni articolari da rotazione

✔️ Superfici sintetiche
• riduzione media del 25–50% delle fatalità
• meno fratture acute
• possibile aumento di lesioni croniche se il carico non è gestito

Dr Ettore Ballardini DVM

📚 BIBLIOGRAFIA
1. Parkin, T. D. H., Clegg, P. D., French, N. P., Proudman, C. J., Riggs, C. M., Singer, E. R., & Webbon, P. M. (2004).
Risk factors for fatal lateral condylar fracture of the third metacarpus in UK racehorses.
Equine Veterinary Journal, 36(2), 192–199.
→ Studio fondamentale sulle fratture condilari e sui meccanismi di stress osseo.
2. Peterson, M. L., McIlwraith, C. W., Reiser, R. F. (2010).
Development of a system for the in situ characterisation of thoroughbred horse track surfaces.
Biosystems Engineering, 106(3), 260–270.
→ Analisi biomeccanica delle proprietà meccaniche delle superfici (dirt, turf, sintetico).
3. Peterson, M. L., Reiser, R. F., Kuo, P. H., et al. (2014).
Effects of racetrack surface on mechanical properties and hoof–surface interaction.
Equine Veterinary Journal, 46(6), 690–695.
→ Studio chiave su forze d’impatto e carico sugli arti.
4. Rossetti, C., Bithell, J., Riggs, C. M., et al. (2016).
Fracture epidemiology in Thoroughbred racehorses.
Equine Veterinary Journal, 48(4), 467–475.
→ Percentuali di fratture ossee fatali e non fatali.
5. Hitchens, P. L., Hill, A. E., Stover, S. M. (2012).
Relationship between historical lameness, racing performance, and catastrophic musculoskeletal injury in Thoroughbred racehorses.
Equine Veterinary Journal, 44(4), 361–367.
→ Relazione tra lesioni croniche e fratture catastrofiche.
6. California Horse Racing Board (CHRB).

→ Database epidemiologico con tassi di fatalità per 1.000 partenze suddivisi per superficie.
7. The Jockey Club. (2021).
Equine Injury Database Summary.
→ Dati ufficiali su dirt, turf e superfici sintetiche, usati per le percentuali comparative.
8. Murray, R. C., Walters, J. M., Snart, H., Dyson, S. J., & Parkin, T. D. H. (2010).
Identification of risk factors for lameness in dressage horses.
Veterinary Journal, 184(1), 27–36.
→ Utilizzato come riferimento biomeccanico per lesioni tendinee e legamentose.
9. Stover, S. M. (2003).
The epidemiology of Thoroughbred racehorse injuries.
Clinical Techniques in Equine Practice, 2(4), 312–322.
→ Review storica sull’epidemiologia degli infortuni muscoloscheletrici.
10. British Horseracing Authority (BHA).
Racecourse Safety and Injury Statistics Reports.
→ Dati comparativi europei su turf e superfici artificiali.

01/01/2026

VITADAVET Ozono nelle sinoviti del nodello posteriore!!!

B U O N.        N A T A L E “BRIGLIA CARPICA, TENDINE FLESSORE SUPERFICIALE E PROFONDO”: biomeccanica, rischio per disci...
25/12/2025

B U O N. N A T A L E

“BRIGLIA CARPICA, TENDINE FLESSORE SUPERFICIALE E PROFONDO”: biomeccanica, rischio per disciplina, infortuni e diagnosi differenziale

Tradizionalmente, le patologie del carpo nel cavallo sono state associate prevalentemente a lesioni ossee e articolari. Tuttavia, negli ultimi vent’anni è cresciuta l’attenzione clinica verso le strutture molli della faccia caudale del carpo, il cui coinvolgimento può determinare quadri clinici subdoli, intermittenti e fortemente influenzati dal tipo di lavoro svolto.

Tali lesioni infatti rappresentano una causa sempre più frequente ma ancora spesso sottodiagnosticata di zoppia e riduzione della performance nel cavallo sportivo. In particolare, la briglia carpale (check ligament prossimale), il tendine flessore digitale superficiale (SDFT) e il tendine flessore digitale profondo (DDFT) sono sottoposti a carichi elevati e differenziati a seconda della disciplina praticata.
Il crescente livello di intensità, specializzazione e ripetitività dell’allenamento nelle diverse discipline equestri ha reso queste strutture particolarmente vulnerabili a fenomeni di overuse e microtraumatismo cumulativo.
Questo articolo fornisce una revisione integrata di anatomia funzionale, biomeccanica, fattori di rischio, presentazione clinica e criteri diagnostici, con un confronto specifico tra discipline, comprese dressage, salto ostacoli, endurance, corse al trotto e galoppo.

ANATOMIA FUNZIONALE DELLA REGIONE CAUDALE CARPALE

La faccia palmare del carpo ospita un complesso sistema di strutture deputate alla limitazione dell’iperestensione e alla trasmissione delle forze dall’arto al tronco:
• Briglia carpale (check ligament prossimale): struttura legamentosa che connette il radio al SDFT, con funzione di contenimento dell’allungamento tendineo.
• SDFT: elemento elastico principale dell’apparato flessore, sottoposto a carichi elevati in appoggio e spinta.
• DDFT: tendine profondo con ruolo cruciale nel controllo dell’appoggio distale, che attraversa il carpo all’interno di un canale fibro-osseo.
• Guaina carpale e legamento palmare del carpo: strutture di scorrimento e stabilizzazione.

L’interdipendenza funzionale tra queste componenti spiega perché una lesione isolata sia relativamente rara e perché siano frequenti quadri combinati o sequenziali.

BIOMECCANICA e MECCANISMI di LESIONE

Durante il movimento, soprattutto alle andature veloci o in condizioni di curva, il carpo è sottoposto a:
• iperestensione ciclica
• forze torsionali
• asimmetrie di carico tra arto interno ed esterno

Il lavoro in cerchio, le superfici non ottimali e l’elevato volume di esercizio amplificano tali forze, favorendo:
• desmopatie della briglia carpale
• tendinopatie prossimali del SDFT
• lesioni subdole del DDFT carpale
• tenosinoviti secondarie

PRESENTAZIONE CLINICA e DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Briglia carpale
• Zoppia lieve–moderata, spesso intermittente
• Peggioramento evidente in cerchio
• Dolore profondo e localizzato caudalmente al carpo
• Gonfiore spesso minimo o assente

SDFT (regione carpale)
• Zoppia più chiaramente legata al carico
• Talora dolore più diffuso alla palpazione
• Possibile associazione con lesioni metacarpali

DDFT (regione carpale)
• Zoppia subdola, talvolta incoerente
• Frequente coinvolgimento della guaina carpale
• Diagnosi spesso complessa, imaging avanzato utile

L’ecografia mirata alla regione carpale, eseguita con approccio sistematico e comparativo, rappresenta lo strumento diagnostico di prima scelta.

CONFRONTO PER DISCIPLINE

Dressage
• Struttura più colpita: briglia carpale
• Meccanismo: raccolta, lavoro laterale, curve frequenti
• Segno chiave: rigidità, perdita di flessione su una mano

Salto ostacoli
• Struttura più colpita: SDFT
• Meccanismo: picchi di carico in atterraggio
• Segno chiave: dolore post-lavoro o post-gara

Endurance
• Struttura più colpita: DDFT
• Meccanismo: volume elevato, superfici variabili
• Segno chiave: zoppia progressiva, tenosinovite

Corse al trotto
• Struttura più colpita: briglia carpale
• Meccanismo: trotto ad alta velocità, curve ripetute
• Segno chiave: calo di prestazione visibile solo in curva

Corse al galoppo
• Struttura più colpita: SDFT
• Meccanismo: iperestensione estrema ad alta velocità
• Segno chiave: zoppia acuta o rapidamente progressiva

GESTIONE e PREVENZIONE

La prevenzione delle lesioni carpali dei tessuti molli si basa su:
• bilanciamento tra lavoro in rettilineo e in curva
• uso di cerchi ampi
• attenzione alla qualità della superficie
• progressione graduale dei carichi
• controllo dell’appoggio e della ferratura
• monitoraggio precoce di rigidità e asimmetrie

Il rientro al lavoro deve essere specifico per la struttura coinvolta e guidato dal monitoraggio clinico ed ecografico.

TERAPIA

TERAPIE MODERNE (evidence-based o in consolidamento clinico)

1. Gestione conservativa strutturata (gold standard iniziale)

È la base di qualsiasi protocollo, indipendentemente dalla tecnologia impiegata.

Componenti
• Riduzione del carico meccanico
• Lavoro iniziale in rettilineo
• Progressione lenta e monitorata
• Controlli ecografici seriati

📌 Fondamentale soprattutto per briglia carpale e lesioni prossimali lievi di SDFT/DDFT.

2. TERAPIE BIOLOGICHE RIGENERATIVE

PRP (Plasma Ricco di Piastrine)
• Stimola guarigione tissutale tramite fattori di crescita
• Utilizzato in:
• desmopatie della briglia carpale
• tendinopatie prossimali di SDFT
• Migliori risultati se applicato precocemente

📌 Evidenza clinica buona, soprattutto per lesioni non croniche.

Cellule staminali (MSC)
• Utilizzate soprattutto per SDFT e DDFT
• Migliorano qualità del tessuto cicatriziale
• Tempi di recupero lunghi ma minore recidiva

📌 Costose, ma valide nei cavalli sportivi di alto livello.

PRP OZONIZZATO e SANGUE AUTOLOGO OZONIZZATO
l’ozonizzazione amplifica e decuplica gli effetti del sangue e del prp

3. Onde d’urto extracorporee (ESWT)
• Effetto:
• analgesico
• neovascolarizzante
• stimolo alla rigenerazione
• Indicate per:
• briglia carpale cronica
• tendinopatie prossimali resistenti

⚠️ Attenzione all’effetto analgesico: rischio di sovraccarico precoce.

4. Iniezioni loco-regionali ecoguidate
• Acido ialuronico (guaina carpale)
• Corticosteroidi con cautela (infiammazione marcata)
• Combinazioni HA + PRP

📌 Utili soprattutto in tenosinoviti carpali secondarie.

5. Fisioterapia e riabilitazione avanzata
• Laser ad alta potenza
• Tecarterapia
• Esercizi propriocettivi progressivi
• Lavoro in acqua (quando disponibile)

📌 Cruciale per prevenire recidive, spesso sottovalutata.

6. Ozonoterapia: sempre più diffusa ed efficace perché:
• riduce l’infiammazione
• migliora l’ossigenazione dei tessuti ed effetto
• allevia il dolore
• effetto neoangiogenico
• stimolazione endogena rigenerativa tissutale

TERAPIE TRADIZIONALI e “antiche” (storiche e ancora discusse)

1. Riposo prolungato assoluto

Storicamente molto utilizzato.

❌ Oggi considerato poco ottimale perché:
• favorisce tessuto cicatriziale disorganizzato
• peggiora il recupero funzionale

✔️ Sostituito da riposo attivo controllato.

2. Blistering e firing (cauterizzazione)

Pratiche storiche basate su:
• irritazione locale
• stimolo infiammatorio forzato

❌ Oggi sconsigliate e spesso vietate
• nessuna evidenza scientifica moderna
• rischio di danni permanenti

📌 Importante citarle come contesto storico, non come opzione terapeutica attuale.

3. Impacchi, bendaggi e terapie termiche
• Crioterapia: ancora valida nella fase acuta
• Impacchi freddi o argilla: effetto antiedemigeno
• Bendaggi compressivi: supporto secondario

✔️ Utili come supporto, non come terapia unica.

4. Fitoterapia e medicina empirica
• Arnica, artiglio del diavolo, ippocastano
• Uso storico per dolore e infiammazione

⚠️ Evidenze scientifiche limitate o assenti
✔️ Possono avere ruolo complementare, non sostitutivo

TERAPIA CHIRURGICA

Desmotomia della briglia carpale
• Indicata in casi cronici refrattari
• Migliora la biomeccanica riducendo la trazione sul SDFT

📌 Usata soprattutto in cavalli da corsa o sportivi selezionati
⚠️ Non priva di conseguenze biomeccaniche → scelta ponderata

Dr Ettore Ballardini DVM

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