12/12/2023
Dalla sessualità alla coppia passando per l’amore
"..è necessario riflettere sulla natura essenziale delle vostre relazioni. È questo il punto di partenza. Quello che proiettate sull’altro dipende dal vostro ego, dalle emozioni e da quello che avete vissuto. Finché non avrete lavorato a sufficienza su voi stessi, anche i motivi di attrito e disaccordo perdureranno. Le emozioni conflittuali determinano in parte i vostri rapporti. Sarebbe bene sostituirle con compassione e amore autentici, svincolati dal desiderio e dall’attaccamento: l’altro non deve essere considerato un oggetto sul quale esercitare potere. Molti genitori provano un attaccamento eccessivo per i loro figli. Spesso si tratta di un sentimento di natura egoistica, e dunque fonte di numerosi attriti, in particolare nel corso dell’adolescenza. I figli non appartengono ai genitori e lo stesso vale per la coppia: il vostro coniuge non vi appartiene. In una coppia la relazione inizialmente si basa spesso più sull’attaccamento che sul vero amore. Si costruisce in funzione delle proiezioni dei due partner che, a partire dai rispettivi desideri e attese, esercitano un certo ascendente l’uno sull’altro e amano per essere riamati. È questo, per esempio, il caso dell’amore romantico. Il potente desiderio che lo suscita porta a enfatizzare le qualità del partner e, al contrario, a esasperarne i difetti quando il suo atteggiamento comincia a cambiare o quando questi smette di corrispondere all’immagine che ci si è costruiti di lui. Il minimo screzio può allora scatenare rabbia, avversione e a volte persino odio, così che l’altro si trasforma in un nemico. Quando le nostre proiezioni mutano, l’attaccamento diminuisce poiché, in questo caso, l’amore non si basa sul desiderio di rendere felice l’altro bensì su un bisogno egoistico che ha avuto la meglio sulla ragione. L’attaccamento conduce a false soddisfazioni.
Nagarjuna afferma: “Quando utilizziamo gli oggetti ai quali siamo attaccati, proviamo un certo piacere. Ma è come grattarsi quando si ha prurito. Al momento si prova piacere, ma ci si sentirebbe senza dubbio meglio se il prurito non ci fosse affatto”. Quando riusciamo a ottenere un oggetto, un essere, una relazione che desideravamo in modo ossessivo, da un certo punto di vista questo riesce a renderci felici, ma allo stesso tempo sappiamo che ci sentiremmo molto meglio se fossimo liberi da qualunque forma di attaccamento e dalla conseguente ossessione, perché l’attaccamento conduce a un falso appagamento. Per liberarcene possiamo lavorare sul non attaccamento, pratica che inoltre ci libererà da timori e paure. Senza un amore e una compassione autentici è difficile accettare e tollerare l’altro.
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Questo tuttavia presuppone un ripensamento del nostro rapporto con l’altro, una riflessione sulla sua vera natura e la consapevolezza che qualunque idealizzazione dell’amore può suscitare difficoltà relazionali, a breve o lungo termine, a causa della frustrazione. Esiste una netta differenza tra un sentimento d’amore e di compassione autentici e un amore fondato invece sul fantasma dell’attaccamento. In quest’ultimo caso i problemi prima o poi arriveranno e la relazione rischierà di concludersi con una separazione. Al contrario, la compassione e l’amore autentici sono più forti, più semplici. La loro prima qualità è la profondità e il rapporto che si fonda su di essi è più stabile, sicuro, felice e sereno.
L’amore autentico si basa sulla bontà.
Il vero amore non si fonda sul fatto che io consideri qualcuno bello o piacevole, né tanto meno sul fatto che gli sia affezionato, ma sulla bontà, una bontà essenziale che si esercita indistintamente nei confronti di tutti gli esseri.
Coloro che la provano sentono l’impellente bisogno di fare ciò che è in loro potere per rendere felici gli altri. Tutti noi condividiamo l’obiettivo di essere felici: esserne consapevoli e riconoscere la legittimità di tale aspirazione ci aiutano a sentirci più vicini e più affini al prossimo. Le nostre proiezioni mentali tendono a dissolversi più facilmente e non esistono più né l’amico né il nemico, ma solo individui che possiedono uguali diritti e aspirazioni. Tale percorso conduce poi naturalmente a sviluppare il senso di responsabilità e il rispetto dell’altro.
Amore e compassione autentici sono “legati, interdipendenti e indispensabili l’uno all’altra, come le due ali di un uc***lo lo sono per il volo” afferma il grande maestro indiano Shantideva. Quando si fondano su ragione e conoscenza, non sono più semplici reazioni emotive, ma inducono a farsi pienamente carico in modo totale e assoluto di ciascun essere sensibile.
All’interno della coppia è dunque imprescindibile che ciascuno faccia uno sforzo sincero per coltivare queste qualità dello spirito. Se entrambi si impegnano con la massima convinzione a essere buoni e coltivano la compassione e il senso di responsabilità per reprimere le proprie inclinazioni all’attaccamento nella vita quotidiana, la coppia resisterà con maggior successo ai conflitti e avrà più possibilità di durare nel tempo".
Lettera alle donne, Dalai Lama