24/12/2025
Il Natale viene spesso raccontato come il tempo del ritorno, della famiglia, del calore condiviso. Ma non per tutti questo ritorno è possibile, né tantomeno semplice.
Per alcune persone, le festività riattivano assenze, ferite, vuoti: un lutto ancora vivo, la fine di una relazione, o il rientro in un contesto familiare che non sempre è accogliente o nutriente.
In questi momenti, il rischio maggiore è lasciarsi catturare dalle aspettative: da ciò che dovrebbe essere invece di ciò che è. Il confronto con un ideale di felicità può amplificare il dolore e far sentire inadeguati, fuori tempo, fuori posto.
Diventa allora fondamentale continuare a lavorare su se stessi, anche — e forse soprattutto — durante le feste. Spostare lo sguardo: cercare ciò che si ha, non ciò che si sarebbe voluto avere. Riconoscere ciò che si è costruito, i passi fatti, le risorse sviluppate nel tempo. Questo non significa negare il dolore, ma accettare che esso faccia parte dell’esperienza umana, senza pretendere che scompaia perché “è Natale”.
Il dolore emotivo non conosce calendario. L’elaborazione di ciò che è stato perso non si sospende durante le feste: è un impegno costante, quotidiano, che richiede presenza, ascolto e rispetto dei propri tempi. Imparare a convivere con le proprie esperienze dolorose non è una rinuncia alla vita, ma un modo più autentico di abitarla.
Quando riusciamo a stare con ciò che c’è — anche se imperfetto, incompleto, faticoso — entriamo in contatto con una forza autoregolatrice profonda. Una forza che ci aiuta a sentirci presenti a noi stessi, capaci di stare nelle situazioni e di viverle nonostante tutto.
Forse il vero calore non è sempre quello che troviamo fuori, ma quello che impariamo a costruire dentro di noi: uno spazio interno sufficientemente sicuro da permetterci di attraversare anche i momenti più complessi, senza smettere di prenderci cura di noi.