16/04/2021
Dr. Vittorio Gamba medico chirugo psicoterapeuta ad indirizzo psicodinamico.
Tema di Clinica Psichiatrica psicodinamica: disturbi d'ansia
L'ansia si può esprimere secondo una vecchia dizione, come nevrosi d'allarme.
Tra i disturbi d'ansia distinguiamo il disturbo d'ansia generalizzato e il disturbo di panico. nel disturbo d'ansia generalizzato abbiamo una sensazione di ansia libera e persistente associata a una sensazione di impotenza non legata a una situazione particolare ma sempre presente che inficia negativamente la vita del soggetto.
In questo caso le cause primarie dell'ansia vengono per così dire, rimosse pertanto resta soltanto il sintomo Libero che diventa pervasivo senza che il paziente possa capirne il perché. Il disturbo da attacco di panico invece è una forma d'ansia violenta acuta, improvvisa, ha la caratteristica di avere un andamento in crescendo. L'attacco di panico ha una importante componente corporea neurovegetativa.
Nel disturbo da attacchi di panico ritroviamo sintomi di natura soggettiva e sintomi di natura oggettiva.
I sintomi di natura oggettiva sono respirazione affannosa, tremore, mentre il senso di paura il senso di morte di costrizione al torace e alla gola,l' irrequietezza motoria oppure la paura di perdere il controllo sono più sintomi soggettivi e difficilmente oggettivabili.
Nel disturbo da attacco di panico si ha spesso un ansia anticipatoria associata ad agorafobia che se si presentano insieme, rappresentano un elemento prognostico sfavorevole. In altre parole Panico e agorafobia rappresentano un segno patognomonico di un disturbo più aggressivo e più difficile da trattare. Spesso e volentieri questi pazienti giungono in pronto soccorso preoccupati della propria patologia. Il paziente spesso crede di avere un infarto in atto in quanto la sintomatologia del disturbo da attacco di panico è molto simile. Quindi si assiste a dolore al petto, nausea, sensazione di svenimento o spesso anche lo svenimento stesso (ndr) .
Può verificarsi un disturbo della coscienza dell'io come la derealizzazione conosciuto anche come depersonalizzazione allopsichica che è un livello di estraneità profonda rispetto all'ambiente, situazione dove si perde il senso della meta e dell'appartenenza rispetto al proprio contesto di vita. si assiste a una difficoltà nel controllare i propri comportamenti, i propri pensieri, si ha paura di perdere il controllo, di impazzire, di morire. Si verificano inoltre parestesie,brividi,vampate di calore.
L'attacco è ricorrente e inaspettato ciò genera nel paziente la paura che il problema possa ripresentarsi con significative alterazioni nel comportamento.
UNA PERSONALE VISIONE PSICODINAMICA NELL'EZIOPATOGENESI DEI DISTURBI DI PANICO.
Nella nostra epoca è uno dei problemi nevrotici più comuni a causa dell'impoverimento dell'esperienza emotiva, della scarsa elaborazione delle emozioni collettive e condivise dal fluidificato "gruppo società". Gioca a sfavore una deriva tecnologica,una Iperconnetivita mediatica propagandistica e artamente destrutturante che entra prepotentemente nella dimensione dello sviluppo umano violando la sfera intima e influenzandola profondamente.
Insieme alla morte vengono negate/ scisse tutte le esperienze emotive che permettono l'individuazione del Se favorevondo quelle che rimandano a un mito edonistico-narcisistico. L'Imago collettiva è la negazione della morte anche nell'aspetto fisico, sempre più presi dal mito dell'efficienza e della realizzazione, schiavi della costruzione e dal mito dell'apparire. Si determina così nel soggetto la fragilità di un Sé poco individuato e molto legato a un modello relativistico che il soggetto deve obbligatoriamente far proprio pena l'emarginazione sociale. Il Noi adolescenziale permanente e della propaganda ideologica utilitaristica prevale sul Sé individuato e struttuarato. La pulsione libidica non è più subordinata al principio di realtà e frustrata da questo nella sua abreazione, bensì è solo illusoriamente libera dal contesto della censura e meno difensivamente sublimata.
In realtà il principio di realtà è costruito su un Noi relativistico e schiacciante ed essenzialmente su un principio nichilistico quindi la pulsione non è né libera né in grado di essere sublimata. La nevrosi d'allarme quindi avviene nel tentativo di mantenere i confini di un Sé instabile e contradditorio pervaso dalla disidentificazione collettiva di una società fluida e senza meta.
Non a caso nell'800 e ai primi del 900 la malattia prevalente era l'isteria e si determinava per la repressione di una componente emotiva (e pulsionale) fin troppo ricca.
Sicuramente vista la tendenza isolante esacerbata dal lockdown e alla socializzazione globalizzata mediata soltanto dagli apparati tecnologici su tematiche imposte che sostituiscono con minor valenza gli introietti familiari e i modelli sociali espropriati,non possono che imbrigliare la libido nei propri investimenti pulsionali senza possibilità di interventi evoluti di mediazione dell'Io. Inevitabilmente non si potrà che assistere a un aumento di questo disturbo.