05/12/2025
Una volta interpretato, categorizzato, un paziente, come un qualsiasi alter (come l’alter che molto spesso siamo per noi stessi), non c’è più spazio per la sfumatura, esperire la quale è però quanto di più vicino ci può essere, ci ricorda Roland Barthes, alla vita.
“Sono un/a terapeuta” (peggio: “sono un terapeuta formato al modello x”) è un’affermazione astratta, categorizzante, una tecnicizzazione dell’esperienza che satura il significato di ciò che siamo, senza in realtà significare davvero alcunché; che riempie il vuoto con il pieno dell’interpretazione; che tratta l’interpretazione come un a priori; che pietrifica lo spazio potenzialmente disponibile al lento movimento delle sfumature. Lo stesso vale per affermazioni come “questo paziente è un narcisista” (o “ossessivo” o “borderline”, ecc.). Una volta interpretato, categorizzato, un paziente, come un qualsiasi alter (come l’alter che molto spesso siamo per noi stessi), non c’è più spazio per la sfumatura, esperire la quale è però quanto di più vicino ci può essere, ci ricorda Roland Barthes, alla vita; alla realtà immediata. Una volta che ho interpretato me stesso come “un terapeuta” (o un terapeuta che usa il modello x, o peggio ancora: esperto nel modello x), sbarro la strada alla percezione delle sfumature, che sono l’essenziale, ciò che realmente conta, ciò che realmente esiste.”
Estratti del nuovo libro:
IL TERAPEUTA PRESENTE. Intersoggettività e mente saggia come vie per l'efficacia in psicoterapia.