Dott. Giampiero Bonacina Psicologo

Dott. Giampiero Bonacina Psicologo Sono uno Psicologo Psicoterapeuta, ho lunga esperienza nella terapia con Adulti, Adolescenti, Anziani. Vedi il mio sito internet per saperne di più.

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I GENITORI E QUELLO CHE SI NUTRESapete chi è “quello che si nutre”? E' un ragazzo o una ragazza dai 14 ai 20..21..22..25...
20/03/2025

I GENITORI E QUELLO CHE SI NUTRE
Sapete chi è “quello che si nutre”? E' un ragazzo o una ragazza dai 14 ai 20..21..22..25.. mah!.. anni; quanti anni dura l’adolescenza al giorno d’oggi dipende da troppe cose. Sì “quello che si sta nutrendo” (dal latino) è proprio l’adolescente. I genitori chi più chi meno si aspettano questo periodo, ma molti non se lo immaginavano proprio così.. Se i ragazzi sono alla ricerca del loro nutrimento assaggiano di qua e di là: alcuni hanno già imparato a puntare su un tipo di cibo di vita con idee chiare e orientamento scolastico rispetto a quello che vogliono fare; altri continuano ad assaggiare e nella difficoltà di decidere passano gli anni e tendono a mangiare “schifezze”, sia in senso di nutrimento di vita che di cibi reali. I ragazzi che faticano ad individuare il loro cibo di vita preferito: cosa fare da grandi, cosa studiare adesso, le amicizie, l’amore, il sesso.. faticano nell’individuazione di sé, di cosa sono, come si sentono; le difficoltà a costruirsi un mondo solido fuori fatto di scelte, corrispondono alle difficoltà nella maturazione della personalità. Niente panico genitori! Sono pochi quelli che alle medie sanno cosa vogliono fare da grandi e lo fanno. Quelli che maturano più tardi, lasciando in apprensione per più tempo i genitori, hanno il privilegio di essersi nutriti qua e là di più cose e la loro maturazione può avere delle basi più ampie e trovare grandi soddisfazioni come gli altri se non a volte meglio. Sono i ragazzi che cambiano scuole o indirizzo universitario sconcertando mamma e papà. I genitori, a volte stanchi di fornire nutrimento educativo che viene respinto, possono migliorare la situazione sostenendo i figli nei loro cambiamenti con più curiosità, parlando con loro e cercando di sapere cosa hanno scoperto di nuovo, cosa vogliono mangiare della vita ora che forse hanno le idee più chiare. Ho seguito ragazzi e ragazze che hanno lavorato e poi cambiato indirizzi di studio, oppure hanno cambiato due facoltà universitarie. I genitori di questi dapprima sgomenti o arrabbiati, hanno poi visto in poco tempo la maturazione dei loro figli. A volte nutrirsi un po’ di quello che si nutrono i ragazzi, ascoltarli, mette in sintonia l’adolescenza dei figli con il vissuto della propria adolescenza, scoprendo che loro crescono meglio se ci sforziamo di crescere un po’ pure noi. Fino a 22.. 23 anni a volte di più aiutiamoli a cambiare sostenendoli senza paure, che loro ce le hanno già . Alcune situazioni possono essere diventate davvero difficili, in questi casi può essere utile uno specialista, per apparecchiare nutrimenti nuovi. www.dottorbonacinapsicologo.it - 3383545505

La Direzione La Direzione "A volte nella giornata o nella vita, non troviamo più la direzione. Nel mare dei

IL LUTTO E L’AMORE AncoraRiprendo dopo un po' di tempo queste "pillole di psicologia" dopo aver risolto, spero, question...
18/01/2024

IL LUTTO E L’AMORE Ancora
Riprendo dopo un po' di tempo queste "pillole di psicologia" dopo aver risolto, spero, questioni tecniche con facebook. Ci tengo così a riproporre questo post un tema che ritengo tuttora importante.
"Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una.” (Confucio)
Scrivo questi post quando sento di dire qualcosa. A volte quando i pensieri si fondono con altri pensieri che sembravano diversi, lontani. La guerra, la morte, la morte dei morti inutili se non nella testa di un alieno invasore. Ecco, stiamo vivendo qualcosa che muore. Così la nostra sicurezza crolla: come se fossimo davanti alla morte di qualcosa, di qualcuno. E i pensieri della morte diventano i pensieri del Lutto, che è il processo attraverso cui cerchiamo di riprendere, anzi, di riconsiderare la vita. Chi vuole può fondere come me le riflessioni, fare un parallelo, sulla guerra in corso e sul tema del Lutto.
Il Lutto è perdita, dolore. Ma anche tante altre cose. Chi vive un lutto, a partire dal buio in cui si trova, piano piano lo sa. Chi vive un Lutto ha bisogno di conforto e vicinanza, di sostegno anche fisico. Chi vive un Lutto prova rabbia, paura e anche un senso di vulnerabilità: sono emozioni e sentimenti che bisogna essere capaci di esprimere, ma nessuno ce lo ha mai insegnato. Magari potevamo parlare di più con la persona che ci ha lasciati, senza negare la morte, ma ascoltando le sue emozioni e arrivare a ringraziarla per le cose belle che ci ha dato. In questo modo può essere proprio la persona che inizia il suo ultimo viaggio, a darci un aiuto psicologico per il Lutto.
Le tante teorie e spiegazioni del lutto non aiutano direttamente chi soffre di una grave perdita, ma dicono delle cose che poi ci tornano utili per ricomporre il nostro essere scosso. Soprattutto le teorie del Lutto permettono di capire meglio quelle situazioni in cui il dolore è insostenibile o oltremodo prolungato, quando il Lutto sembra diventare patologico. Possiamo vedere il Lutto come il passaggio in diverse fasi come: il disorientamento, la rabbia, la depressione, e poi il distacco. Oppure immaginare il percorso che ci porta a sentire nel nostro cuore la persona persa, a cui possiamo parlare anche se non come prima. Ci sono anche percorsi filosofici che parlano del “dimenticare” per ritrovare il conforto di nuovi attaccamenti, di un modo nuovo di vedere le cose. Questi modi di vedere ci possono fornire degli strumenti per vivere di nuovo dopo il Lutto, comprendendo che, come la persona che ci lascia, anche noi stiamo facendo un passaggio nella nostra vita. A volte però non si riesce ad elaborare da soli queste cose, ad usare questi strumenti così apparentemente lontani dalla nostra sofferenza.
Proprio come dice Confucio più sopra che ci fa riflettere sul senso della vita, vita di cui magari ce ne accorgiamo proprio quando, ..incontriamo la morte. Nessuno può dire a nessun altro di smetterla di soffrire, nessuno può dire di “lasciare andare” la persona cara; ma solamente attraversando e comprendendo pur nel dolore le cose che troviamo nel Lutto, possiamo rimettere in circolo nella nostra vita quello che è alla base della vita stessa: l’Amore.

IL LUTTO E L’AMORE“Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una.” ...
27/02/2022

IL LUTTO E L’AMORE
“Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una.” (Confucio)
Scrivo questi post quando sento di dire qualcosa. A volte quando i pensieri si fondono con altri pensieri che sembravano diversi, lontani. La guerra, la morte, la morte dei morti inutili se non nella testa di un alieno invasore. Ecco, stiamo vivendo qualcosa che muore. Così la nostra sicurezza crolla: come se fossimo davanti alla morte di qualcosa, di qualcuno. E i pensieri della morte diventano i pensieri del Lutto, che è il processo attraverso cui cerchiamo di riprendere, anzi, di riconsiderare la vita. Chi vuole può fondere come me le riflessioni, fare un parallelo, sulla guerra in corso e sul tema del Lutto.
Il Lutto è perdita, dolore. Ma anche tante altre cose. Chi vive un lutto, a partire dal buio in cui si trova, piano piano lo sa. Chi vive un Lutto ha bisogno di conforto e vicinanza, di sostegno anche fisico. Chi vive un Lutto prova rabbia, paura e anche un senso di vulnerabilità: sono emozioni e sentimenti che bisogna essere capaci di esprimere, ma nessuno ce lo ha mai insegnato. Magari potevamo parlare di più con la persona che ci ha lasciati, senza negare la morte, ma ascoltando le sue emozioni e arrivare a ringraziarla per le cose belle che ci ha dato. In questo modo può essere proprio la persona che inizia il suo ultimo viaggio, a darci un aiuto psicologico per il Lutto.
Le tante teorie e spiegazioni del lutto non aiutano direttamente chi soffre di una grave perdita, ma dicono delle cose che poi ci tornano utili per ricomporre il nostro essere scosso. Soprattutto le teorie del Lutto permettono di capire meglio quelle situazioni in cui il dolore è insostenibile o oltremodo prolungato, quando il Lutto sembra diventare patologico. Possiamo vedere il Lutto come il passaggio in diverse fasi come: il disorientamento, la rabbia, la depressione, e poi il distacco. Oppure immaginare il percorso che ci porta a sentire nel nostro cuore la persona persa, a cui possiamo parlare anche se non come prima. Ci sono anche percorsi filosofici che parlano del “dimenticare” per ritrovare il conforto di nuovi attaccamenti, di un modo nuovo di vedere le cose. Questi modi di vedere ci possono fornire degli strumenti per vivere di nuovo dopo il Lutto, comprendendo che, come la persona che ci lascia, anche noi stiamo facendo un passaggio nella nostra vita. A volte però non si riesce ad elaborare da soli queste cose, ad usare questi strumenti così apparentemente lontani dalla nostra sofferenza.
Proprio come dice Confucio più sopra che ci fa riflettere sul senso della vita, vita di cui magari ce ne accorgiamo proprio quando, ..incontriamo la morte. Nessuno può dire a nessun altro di smetterla di soffrire, nessuno può dire di “lasciare andare” la persona cara; ma solamente attraversando e comprendendo pur nel dolore le cose che troviamo nel Lutto, possiamo rimettere in circolo nella nostra vita quello che è alla base della vita stessa: l’Amore.

A SCUOLA IN PIGIAMA Anche le mamme compaiono sugli schermi in abiti di casa.. E’ il secondo anno che i ragazzi non frequ...
09/02/2021

A SCUOLA IN PIGIAMA
Anche le mamme compaiono sugli schermi in abiti di casa.. E’ il secondo anno che i ragazzi non frequentano la scuola, non più come prima. Alcuni si sono ritirati in una specie di apatia e se li disturbi diventano aggressivi. Alcuni altri sembra abbiano sviluppato un paura, una disabitudine ad uscire. Che sia la DAD (Didattica a distanza) o la nuovissima DID (Didattica digitale integrata), succede che i ragazzi mangiano tecnologia tutto il giorno; e alle ore di lezione si sommano le ore al computer o al telefono che i giovani già passano coi social e coi giochi online. Della scuola manca il clima psicologico di apprendimento legato agli aspetti affettivi ed emozionali della classe. Però anche andando a scuola, soprattutto per i più piccoli, c’è ora un clima più ansiogeno derivato dal distanziamento, dai controlli della mascherina, della temperatura, poi sono controllati quando vanno in bagno, ecc.. La mascherina non consente la visione della mimica del viso, delle emozioni così come sono. Allora cosa è meglio? Purtroppo non lo decidiamo noi, neanche i politici a dire il vero: è la gravità della pandemia ancora in circolazione che decide. E’ un momento difficile, ma cosa ci resterà di buono? Avremo migliorato le nostre tecnologie e il modo di usarle. Adesso che ci manca avremo imparato cosa vuol dire abbracciarci, stare con gli altri. Abbiamo imparato nuovi equilibri famigliari: sembra strano ma conosciamo di più chi è in casa con noi. Forse saremo diversi, ma cerchiamo di essere anche migliori. Insomma, tiriamo fuori il bello da queste cose che siamo costretti ad imparare; e resistiamo. www.dottorbonacinapsicologo.it - 3383545505

PANDEMIA: RESILIENZA O RESISTERE? – Da qualche anno il concetto di “resilienza” è sempre più utilizzato in psicologia, m...
09/02/2021

PANDEMIA: RESILIENZA O RESISTERE? – Da qualche anno il concetto di “resilienza” è sempre più utilizzato in psicologia, ma anche in economia, in politica, nel parlare comune, ecc.. L’origine latina della parola vuol dire: “Saltare indietro, rimbalzare, ritirarsi”. L’Accademia della Crusca (chi non conosce il Prof. Sabatini la domenica mattina su rai1?), parla di: “oggetti che rimbalzano” o in senso esteso “di chi batte in ritirata o si ritrae all’improvviso”. Non fa per noi! Come è bello per me il concetto che conosciamo meglio di “Resistenza”. Vuol dire: lottare, reagire, contrastare, difendersi, reggere, ecc.. Più facile e diretto; credo che tutte le persone possano comprendere e utilizzare al meglio l’idea di “Resistere” in questa situazione difficile, che dura da un anno e durerà ancora. Si tratta di resistere (lottare, reagire..) e non resilire (saltare indietro) che stimola poco l’idea di attività nel nostro cervello, favorendo la depressione. Ogni famiglia è condizionata dalle restrizioni necessarie: scuola, lavoro, spostamenti, affetti, ecc.. e i problemi del contagio vanno contrastati, dobbiamo difenderci, reggere, ecc.. Per fare questo non dobbiamo rinunciare a mettere in moto il cervello, portando avanti progetti o facendone di nuovi per quando potremo muoverci (vedi in fondo a questa pagina il post: “Il problema del progetto”). Non è il momento di ritirarsi o saltare indietro, non è il momento di pensare a tornare come prima, ma è il momento di raccogliere da questa tremenda e inaspettata esperienza i desideri mancati, le occasioni p***e, rivalutare gli affetti lontani nei luoghi e nel cuore. Non torniamo indietro come prima: cechiamo di andare avanti ed essere meglio di prima. www.dottorbonacinapsicologo.it – 3383545505.

IL SENSO DELLA VITA CI CAMBIA LA VITA? -  La vita è bella, si quando hai fatto buone scelte e ne raccogli i frutti. Mi d...
12/04/2020

IL SENSO DELLA VITA CI CAMBIA LA VITA? - La vita è bella, si quando hai fatto buone scelte e ne raccogli i frutti. Mi dicono: “Dottore devo star bene per prendere delle decisioni..” No.. devi fare le tue scelte per stare bene! A volte la vita ti pone inaspettatamente davanti a delle scelte: problemi economici, abitativi, affettivi, di salute.. e ci vuole coraggio; ma in genere, e quanto più si è giovani, le scelte devono essere viste in una prospettiva lineare, una specie di programmazione. A volte è difficile programmare, a volte no.. da cosa dipende? Dipende dal “Senso della vita” e che cos’è per noi. Senso vuol dire tante cose: parliamo del “significato” della nostra vita?.. o parliamo della “direzione” che vogliamo darle?.. o forse parliamo del “modo”, dello “stile” di vita?.. magari affidiamo le nostre scelte ai “sensi”, alle “sensazioni”, alla “sensualità”.. o semplicemente è un problema di “coscienza di sé”, come avere o non avere “senno” (es: quello è uscito di senno..). Quante cose, quanti modi per dare senso alla vita: cose e modi di cui siamo spesso inconsapevoli, ma che determinano la nostra capacità di fare delle scelte e di programmare la nostra vita. Cerchiamo di capire quindi cosa sta dando senso alla nostra vita, capiamo anche che questo senso può cambiare nel tempo e dobbiamo saperlo riconoscere e rinnovare nei progetti, nelle fedi, nelle idee o nei sentimenti che ci stanno guidando.. Se non vanno più bene cambiamo, facendo nuove scelte e magari migliori di prima; forse cosi la vita è più bella davvero. 3383545505 – Sito internet https://www.dottorbonacinapsicologo.it

LIBERTA’ E CERVELLO – (Approfondimento del post “Il bambino libero e la zona rossa”) La filosofia e la storia ci parlano...
05/04/2020

LIBERTA’ E CERVELLO – (Approfondimento del post “Il bambino libero e la zona rossa”) La filosofia e la storia ci parlano di libertà in modi diversi, affascinanti o particolari; per questo le lasciamo stare, qui. Una volta mi trovavo nell’ingresso del carcere Bassone di Como e ho visto uscire un detenuto, che probabilmente è stato dentro diversi anni. Fuori dal Bassone c’è un immenso piazzale e la cosa che ho notato è che mentre usciva dal locale dei controlli verso l’esterno, finalmente libero, ha alzato il braccio come per coprirsi gli occhi e ha fatto un mezzo giro su sé stesso come per tornare indietro; poi piano piano, come un bambino che si allontana ma guarda sempre la mamma, se n’è andato. In carcere non c’è una vista verso l’orizzonte: lunghi corridoi, ma chiusi; e i cortili, almeno al Bassone, non sono più di quindici-venti metri per lato con muri alti cinque metri. La percezione, il cervello quindi, si abitua a gestire immagini spaziali limitate: la libertà di spaziare viene confinata. Sicuramente il detenuto compensa la sofferenza con l’immaginazione, ma i confini spaziali sono un vincolo reale per tanto tempo; al punto che quando riacquista la libertà il suo cervello ha una reazione di avversione agli spazi aperti. Ho fatto un esempio dell’apprendimento dello spazio da parte del cervello/mente, ma possiamo parlare anche di concetti e di idee: del nostro modo di vedere le cose, di fare esperienze nuove e di vivere le emozioni. Il cervello le gestisce come lo spazio: si abitua a funzionare in un certo modo.. Stiamo bene, va tutto bene, due soldi via ce li ho, faccio le mie cose, ecc.. Abitudini, routine che vanno bene finchè non vengono toccate dall’esterno: allora reagiamo e non ci sentiamo bene. Come il corpo che si deve tenere in forma per invecchiare bene, anche il cervello/mente deve tenersi in forma e non rinchiudersi nelle pur consolanti abitudini, a volte manie. In questa situazione “di galera” ce ne accorgiamo, ma siamo noi che riduciamo i nostri orizzonti. A quanti anni la persona è matura?.. La persona è matura quando continua a maturare, quando ad ogni età, è capace di fare cose nuove. Ricordiamocelo per “dopo”. 3383545505 – Sito internet https://www.dottorbonacinapsicologo.it

PRENDERE, CON CALMA, IL TEMPO - “La velocità è la forma di estasi che la rivoluzione tecnologica ha regalato all’uomo”, ...
28/03/2020

PRENDERE, CON CALMA, IL TEMPO - “La velocità è la forma di estasi che la rivoluzione tecnologica ha regalato all’uomo”, scrive Milan Kundera nel suo libro “La lentezza”. Quando eravamo nell’estasi della velocità guai a fermarsi, sempre di corsa, tante cose da fare.. Ma l’estasi non dovrebbe essere una cosa bella? Adesso che siamo costretti a fermarci ci manca davvero, ci manca sempre quel correre, quel fare?.. Forse piano piano ci stiamo rendendo conto che il tempo è fatto da quello che ci mettiamo dentro, ma se facciamo troppo, tutto si consuma presto e anche il nostro tempo. Un esempio: avete in mente anni fa quando le canzoni di Sanremo si sentivano fino a dopo l’estate e ancora oggi le ricordiamo? Adesso tutto viene consumato in fretta e le canzoni pur belle ce le facciamo rubare da nuove canzoni e da un sacco di altre cose: abbiamo lasciato riempire il nostro tempo di troppo cose; non ce le abbiamo messo noi tutte quelle cose: ce le siamo lasciate mettere. Ora però che abbiamo tanto tempo che non si riempie di cose; qualcuno di noi soffre ancora della perdita di velocità, qualcun altro comincia invece a riprendersi il proprio tempo mettendoci dentro quello che vuole: comincia a gustare il senso di fare delle cose per scelta. E dopo giorni e giorni non può “ammazzare il tempo”,.. ma al contrario “dargli vita”. Il tempo non ci prende più la nostra vita, ma è il nostro modo di vivere che crea il tempo. In effetti “estasi” è estraneazione, mentre ora siamo più consapevoli di noi, del nostro corpo e dei rischi che corre.. ora diamo una nuova misura al tempo, ci accorgiamo della brevità della vita ed ora la nostra vita è più piena. Chissà se sarà più lunga, ma di certo più larga. 3383545505 – Sito internet: http://www.dottorbonacinapsicologo.it

AMARE DA LONTANO: Modugno cantava "La lontananza", ma il concetto viene da uno scrittore del 600, Francois de La Rochefo...
18/03/2020

AMARE DA LONTANO: Modugno cantava "La lontananza", ma il concetto viene da uno scrittore del 600, Francois de La Rochefoucauld, che diceva: "L'assenza attenua le passioni mediocri ed aumenta le grandi, come il vento spegne le candele e ravviva il fuoco". I problemi attuali sono grossi e seri, ma riguardano anche tante cose che vive solo chi vi è coinvolto. Ok, Anna è disperata perché non può vedere Gianni che sta a 40 km; con un po' di pazienza si ritroveranno. Ma qui è facile. Altro è riflettere come fa Giulio, che ha tempo per pensare all'amicizia con Roberto: "..mi cerca solo quando gli servo..". E i parenti? Sento veramente affetto? .. se c'è.. quanto c'è.. con chi davvero? E il loro affetto per noi?.. Ecco, la lontananza, obbligata, ci fa capire tante cose anche dolorose che si aggiungono al triste momento che stiamo vivendo. Ma non fermiamoci a quello che diceva lo scrittore: può darsi che nonostante la lontananza certe candele possiamo tenerle accese. Possiamo chiamare una volta di più, parliamo dei nostri sentimenti e non solo di come stiamo. Forse possiamo dire: "Ti voglio bene".. e il vento sarà un buon vento. 3383545505 sito internet http://www.dottorbonacinapsicologo.it

INCORONATI A CASA – Questa immagine non è solo un gioco di fotoshop, è la realtà. Lo studio è chiuso e sono piuttosto li...
12/03/2020

INCORONATI A CASA – Questa immagine non è solo un gioco di fotoshop, è la realtà. Lo studio è chiuso e sono piuttosto libero. Certo anch’io come tutti ho quelle cose da fare rimaste indietro o che posso fare meglio. Molti sono a casa dal lavoro o lavorano da casa, io non posso fare a meno della relazione di persona. Si, la videochiamata o Skipe le ho usate anch’io, ma solo in alcune condizioni particolari. Io faccio questo lavoro, lo psicoterapeuta, e lo faccio perché mi piace e dopo trent’anni mi piace sempre. Sono in contatto con alcuni colleghi per interventi volontari di sostegno presso medici e infermieri ora provati da questa situazione pesante, ma anche per interventi con famigliari che hanno perso i loro cari. Quello che voglio dirvi qui è che di pomeriggio sono disponibile a ricevere le vostre telefonate al 3383545505: per la paura, per l’ansia, per parlare. Compatibilmente con le cose che sto facendo cercherò di rispondere per quanto possibile. Se volete scrivere qui su Facebook le risposte potranno essere utili anche ad altri. Sito internet: https://dottorbonacinapsicologo.it/ -

IL BAMBINO LIBERO E LA ZONA ROSSAIl bambino libero! Che bello!.. Ma libero da cosa? Un’espressione così ci fa sentire su...
09/03/2020

IL BAMBINO LIBERO E LA ZONA ROSSA

Il bambino libero! Che bello!.. Ma libero da cosa? Un’espressione così ci fa sentire subito bene, però quando un bambino è libero? Non è facile rispondere subito, vengono in mente tante cose: libero di giocare.. libero di far la p**ì dove vuole?..; libero di abbracciare la nonna.. ma non lo zio?..; libero di dire quello che pensa, che sente.. ma non si parla “di quelle cose lì?”..; libero dai bulli?.. dalla guerra?.. Quante cose belle e brutte, piacevoli e spiacevoli compongono l’essere un “bambino libero”. In effetti la libertà in senso psicologico non è uno stato che si raggiunge e rimane eterno, non è nemmeno uno stato che riguarda tutta la persona e tutti i suoi ruoli (un detenuto è libero di muoversi in certi spazi ed è libero di fare certe cose, ma la sua libertà è di fatto confinata.. può essere un nuotatore, ma non può nuotare). Allora ecco che l’esperienza che stiamo vivendo in questa situazione sanitaria di emergenza, è una cosa che ci fa fare l’esperienza del “non essere liberi” e ci fa riflettere, se vogliamo, su cosa e in cosa siamo liberi. Non c’è come l’esperienza diretta come in questo caso, che ci apre a riflessioni e a sentimenti più profondi di prima. Come diamo più peso ora all’affetto dei propri cari e degli amici.. E prima, non eravamo “liberi” di amare di più? Come diamo più peso al cibo e a ciò che rappresenta.. E prima, non eravamo “liberi” di riflettere sul modo di alimentarci? Come diamo più peso ora agli spostamenti.. Ma a fare quella cosa o andare da quella persona ci andavamo di più quando eravamo “liberi”? Ecco tutto questo risveglia il nostro “Bambino Libero” che soffre mostrandoci invece il “Bambino Adattato”. Non siamo sempre stati mai veramente liberi e non siamo stati mai veramente adattati: la salute psicologica sta nella fluidità di passare da momenti in cui è utile adattarsi e altri in cui è necessario essere liberi. E dato che ora stiamo facendo un’importante esperienza di adattamento, la riflessione è: cosa voglio tirar fuori per me da questa esperienza così forte di paure e confinamento? Cosa voglio fare di bello, di nuovo, di più impegnato, per vivere la mia libertà, per fare correre il mio “Bambino Libero”?. 3383545505 – Sito internet: https://www.dottorbonacinapsicologo.it

PAURA, NORMALITA’, ANSIALa paura è un’emozione naturale che tiene lontani da situazioni pericolose. Ognuno ha le sue pau...
02/03/2020

PAURA, NORMALITA’, ANSIA

La paura è un’emozione naturale che tiene lontani da situazioni pericolose. Ognuno ha le sue paure anche se in genere condividiamo per esempio la paura di aggressioni, del buio, delle altezze, dei serpenti,.. delle malattie. Ecco, la paura delle malattie: questa paura è ora qualcosa di forte, una paura che tutti hanno a causa di qualcosa di specifico come un virus; una paura che condiziona la vita quotidiana ed economica di molte persone. La stessa parola: “virus” ci fa paura; perché è qualcosa di contagioso che non vediamo, non conosciamo. Se usassi la parola “trasmissibile” invece che “contagioso” non vi pare che farebbe un pochino meno paura? Le parole aprono diversi significati e collegamenti nella nostra mente e possono generare diversi livelli di ansia. Questo stato psicofisico che chiamiamo ansia ci informa della nostra fragilità; una fragilità che non percepiamo in condizioni di sicurezza “normali”, quando cioè la nostra vita procede in modo relativamente stabile e sicuro. La paura, che ci protegge, deve essere proporzionata al reale pericolo se no diventa ansia che non affronta, non protegge e non risolve certo i problemi, ma li amplifica. Cosa fare allora per il Coronavirus? 1 Attenersi alle indicazioni minime ufficiali del Ministero della sanità in termini di igiene, 2 La paura si riduce conoscendo il pericolo oggettivo: (fonte OMS) su 100 sono 80 i guariti spontaneamente, solo 15 vanno in ospedale; dei 5 più gravi i 2 decessi riguardano soggetti che hanno altre gravi malattie, 3 Ridurre l’ansia evitando la ricerca continua di informazioni, 4 Tornare a concentrarsi sui propri piccoli e grandi progetti. 3383545505 – https://dottorbonacinapsicologo.it/

Indirizzo

Via San Martino, 5
Valmadrera
23868

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