Dr Morena Maccione Dietista

Dr Morena Maccione Dietista "Siamo ciò che mangiamo"! Impariamo a fare scelte alimentari consapevoli per raggiungere e conserva

14/02/2026

𝐆𝐋𝐏-𝟏, 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞𝐭𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚: 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚/𝐝𝐢𝐞𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐟𝐚 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚.

C’è un equivoco moderno, figlio dei tempi rapidi: se un farmaco spegne la fame e fa scendere il peso, allora “la cura è fatta”. Peccato che l’obesità non sia un episodio: è una malattia cronica, recidivante, con un sistema regolatorio che difende il peso come se fosse un bene strategico. E qui entra la prima verità scomoda: i GLP-1 agonisti e i co-agonisti incretinici sono potenti, ma da soli non “risolvono” il problema metabolico: lo tengono sotto controllo finché li usi. Proprio per questo, durante la terapia, la differenza la fa essere seguiti da professionisti sanitari della nutrizione (nutrizionisti/dietisti): non per “fare una dieta”, ma per governare adattamenti, tollerabilità, composizione corporea e mantenimento. Non lo diciciamo noi: è la logica stessa con cui WHO imposta la prima linea guida globale, insistendo su trattamento di lungo periodo e integrazione con intervento comportamentale/lifestyle strutturato.

𝐈𝐥 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐨 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐜𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐫𝐨𝐢𝐭𝐨. 𝐌𝐚 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 “𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐚”
Nei trial STEP, semaglutide 2.4 mg + intervento sullo stile di vita porta a cali ponderali clinicamente importanti.
Ma quando interrompi, il sistema torna a fare il suo mestiere: recuperare. Nel follow-up dello STEP-1 extension, dopo sospensione si osserva un recupero sostanziale del peso perso (e una risalita parallela di diversi parametri cardiometabolici).
E la meta-analisi BMJ 2026, su più farmaci anti-obesità, conferma il copione generale: cessazione → regain più rapido rispetto ai soli programmi comportamentali, con ritorno progressivo verso baseline.
Quindi la domanda non è “quanto fa perdere” un GLP-1. 𝐋𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐞̀: come faccio a non farlo riprendere quando la spinta farmacologica cambia, si riduce o finisce? 𝐄𝐝 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚/𝐝𝐢𝐞𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 “𝐨𝐩𝐭𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥” 𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚: perché il mantenimento non lo fa il farmaco da solo, lo fa la strategia.

𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨: 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐫𝐚, 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐚𝐝𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 (𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐨𝐧𝐚)
Secondo punto, pratico: col GLP-1 molti pazienti mangiano meno… e spesso mangiano troppo poco e male. Nausea, sazietà precoce, stipsi, avversioni alimentari: 𝐬𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 “𝐬𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐚𝐧𝐠𝐢𝐚”, 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐥𝐞 𝐬𝐮 𝐬𝐜𝐡𝐞𝐦𝐢 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐦𝐢𝐜𝐫𝐨𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢. Proprio per questo è uscito un lavoro centrato su “priorità nutrizionali” durante GLP-1: 𝐥’𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞̀ 𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐢𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐚 𝐬𝐚𝐛𝐨𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐚𝐤𝐞 𝐢𝐧𝐚𝐝𝐞𝐠𝐮𝐚𝐭𝐨, sintomi GI gestiti male e perdita di funzionalità. Questo, nella pratica, richiede 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞: 𝐧𝐮𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚/𝐝𝐢𝐞𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 che imposti obiettivi, scelte alimentari e correzioni rapide. E poi c’è la composizione corporea. Nel dimagrimento importante una quota di massa magra scende quasi sempre; 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 (𝐦𝐮𝐬𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 “𝐥𝐞𝐚𝐧” 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨). I grandi trial mostrano riduzioni di fat mass maggiori, ma la lean mass cala comunque; con tirzepatide, nella DXA-substudy di SURMOUNT-1 si vedono riduzioni di peso, fat mass e anche lean mass (proporzioni relativamente consistenti nei sottogruppi).
La review su “muscle health” nell’era incretinica è prudente ma chiara: 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐦𝐨𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢 𝐤𝐠, 𝐦𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨𝐫𝐞𝐚, 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐬𝐨𝐠𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨.

𝐓𝐫𝐚𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚: se non proteggi proteine + forza + continuità alimentare, puoi ottenere un dimagrimento più “fragile”, con performance giù e mantenimento più difficile. E poi ci si stupisce del rebound: è come togliere i mattoni portanti e aspettarsi che la casa resti dritta. 𝑸𝒖𝒊 𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒂 𝒊𝒏 𝒄𝒂𝒓𝒊𝒄𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒏𝒖𝒕𝒓𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊𝒔𝒕𝒂/𝒅𝒊𝒆𝒕𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒔𝒂𝒏𝒊𝒕𝒂𝒓𝒊𝒐 𝒆̀ 𝒄𝒊𝒐̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒆𝒅𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒍𝒂𝒔𝒔𝒊𝒄𝒐 𝒔𝒄𝒆𝒏𝒂𝒓𝒊𝒐 “𝒑𝒆𝒔𝒐 𝒈𝒊𝒖̀, 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒈𝒊𝒖̀, 𝒑𝒐𝒊 𝒓𝒆𝒄𝒖𝒑𝒆𝒓𝒐”.

𝐄 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞𝐭𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚? 𝐒𝐢̀, 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨. 𝐌𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐞 𝐞̀ 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐥𝐤𝐥𝐨𝐫𝐞.
Bisogna essere onesti (e un po’ tradizionalisti): la chetogenica è uno strumento terapeutico, non una religione. Se parliamo di VLCKD in senso clinico, le linee guida europee (Muscogiuri et al., Obesity Facts) la definiscono con parametri precisi: carboidrati

27/01/2026
In rappresentanza ADI al Tour della Salute!
01/10/2025

In rappresentanza ADI al Tour della Salute!

Il Centro Disturbi Alimentari MPN di Vasto ricerca collaborazioni con le seguenti figure professionali: medico endocrino...
12/07/2025

Il Centro Disturbi Alimentari MPN di Vasto ricerca collaborazioni con le seguenti figure professionali: medico endocrinologo, neuropsichiatra infantile , psichiatra, fisioterapista.
Per informazioni scrivere ai seguenti indirizzi email
mormac71@msn.com
m.ricciuti3@gmail.com

01/07/2025

🔹L'evoluzione della normativa a partire dagli anni '90 ha ridefinito profondamente il mondo delle professioni sanitarie, culminando con l'istituzione degli albi e degli ordini professionali con la Legge 3/2018.

👉Grazie a questo percorso legislativo, ogni professionista sanitario, tra cui il Dietista, opera oggi con autonomia (L. 251/2000) e responsabilità (L. 24/2017), agendo nel perimetro delle proprie specifiche competenze, delineate da profili professionali, ordinamenti didattici, codici deontologici e formazione post-base (L. 42/1999).

🗣Nel 2020, la nostra Federazione nazionale Ordini TSRM e PSTRP ha ribadito questi principi attraverso il documento di posizionamento “Sull’autonomia delle professioni sanitarie” consultabile al link:https://www.tsrm-pstrp.org/wp-content/uploads/2020/07/FNO-TSRM-e-PSTRP-Documento-di-posizionamento-su-autonomia-delle-professioni-sanitarie-29-luglio-2020.pdf

📌È stato da anni superato il concetto di "ancillarità": ogni Dietista iscritto all'albo è riconosciuto come professionista intellettuale (Codice civile artt. 2229 e seguenti), autonomo e responsabile nell'esercizio della propria attività.

💬La Commissione di albo nazionale dei Dietisti riafferma con forza l'indipendenza, l'autonomia e la dignità della nostra professione sanitaria, a tutela dei nostri iscritti e della popolazione.

25/03/2025

DEPRESSIONE, ASSE MICROBIOTA CERVELLO INTESTINO e PREBIOTICI

È noto il ruolo dei prebiotici nel migliorare il benessere generale e alleviare vari disturbi, tra cui la depressione.
Un prebiotico è definito come “una sostanza non digeribile che viene utilizzata selettivamente come nutrimento dai microrganismi commensali (microbiota) che conferiscono un beneficio alla salute”.
I cibi fermentati, ad esempio, hanno un alto contenuto di prebiotici e postbiotici (tuttavia non sempre sono indicati).
I cibi fermentati NON CONTENGONO probiotici utili in caso di disbiosi poiché non contengono batteri umani.
Come ho ampiamente scritto, abbiamo oggi molte prove riguardo il legame tra la depressione, la disbiosi intestinale e l'infiammazione come risultato di un'alterazione dell’asse cervello-intestino-microbiota intestinale.
I pazienti con depressione, infatti, hanno profili microbici intestinali diversi rispetto ai controlli sani, mentre i pazienti con infiammazione intestinale spesso presentano alterazioni dell’umore e disturbi neurocognitivi di vario grado.
Uno studio del 2023 ha stabilito l'efficacia dei prebiotici in questi disturbi.
Ribadisco ancora una volta che, prima di assumere probiotici a caso o secondo terribili protocolli, è fondamentale bonificare l'ecosistema (intestino) per ridurre l'infiammazione e quindi agire sull'intera biosfera (organismo).
Per questo, quando un quadro patologico è cronico e complesso, è necessario agire su più fronti in un contesto di medicina integrata (nutrizione, attività fisica, integrazione nutraceutica, terapia farmacologica classica, psicoterapia, eccetera).
Leggete il mio articolo completo cliccando il link del primo commento.
È tempo di stare bene!

13/03/2025

Indirizzo

Centro Disturbi Alimentari MPN C. So Mazzini 338/a
Vasto
66054

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