Dott.ssa Roberta Giuffrida - Pedagogista

Dott.ssa Roberta Giuffrida - Pedagogista Pedagogista, Educatrice alla teatralità, Mediatrice Feuerstein

17/01/2026

C’è una storia che raccontiamo da secoli, sempre con lo stesso entusiasmo ingenuo: ogni invenzione ci renderà più liberi, più felici, più umani. Ogni comodità sarà un passo avanti. Ogni scorciatoia un progresso.
Peccato che nessuno abbia mai avuto il coraggio di chiedersi a quale prezzo.

Abbiamo reso la vita più comoda, sì. Più veloce, più morbida, più imbottita. Abbiamo eliminato la fatica fisica, anestetizzato l’attesa, ridotto l’attrito. Ma mentre levigavamo il mondo, abbiamo levigato anche l’uomo. Come una pietra passata troppe volte nell’acqua: liscia, sì, ma fragile. Senza spigoli. Senza struttura.

I nostri nonni spaccavano la legna e tacevano. I nostri padri stringevano i denti e andavano avanti. Non erano santi, non erano eroi romantici, ma avevano una cosa che oggi scarseggia: tenuta. Fisica ed emotiva. La capacità di stare nel disagio senza crollare, di reggere una frustrazione senza trasformarla in un dramma identitario.

Oggi invece vedo uomini stanchi senza aver mai faticato, ragazzi iper-emotivi senza alfabetizzazione emotiva, adulti che confondono ogni disagio con un trauma e ogni limite con un’ingiustizia. Persone fragili, emotivamente instabili, che non hanno nulla a che vedere con chi li ha preceduti, ma che si sentono comunque autorizzate a giudicarli dall’alto di un comfort che non hanno costruito.

I valori si sono sgretolati come muri lasciati senza manutenzione. Non per cattiveria, ma per incuria. Nessuno li ha più rinforzati. Nessuno li ha più abitati. Al loro posto abbiamo messo slogan, diritti senza responsabilità, emozioni urlate e mai attraversate.
E quando qualcosa va storto (perché prima o poi va storto) il sistema scrolla le spalle e dice: “Ogni tanto può succedere.”
No. Io a questa narrazione non ci sto.

Perché non è vero che “succede e basta”. Succede quando cresci generazioni senza insegnare loro a stare dentro ciò che provano. Succede quando l’unico linguaggio emotivo ammesso è l’esplosione o la fuga. Succede quando la solidità psicologica non è una priorità educativa, ma una variabile trascurabile.

Viviamo in un mondo che si preoccupa ossessivamente della sicurezza fisica e quasi per nulla di quella emotiva. Mettiamo caschi, cinture, airbag ovunque ….giustamente eh…ma lasciamo le menti senza strumenti. Come se insegnare a riconoscere, contenere e trasformare le emozioni fosse un lusso, non una necessità civile.

Io sogno un giorno (e sì, lo dico con preoccupazione, non con romanticismo🥹) in cui nelle scuole ci saranno corsi seri sulla gestione delle emozioni. Non frasi motivazionali, non carezze ideologiche, ma educazione emotiva vera: imparare a tollerare la frustrazione, a riconoscere la rabbia prima che diventi violenza, a stare nella paura senza esserne dominati, a reggere il fallimento senza collassare.

Perché le emozioni non sono il problema. Il problema è lasciarle allo stato brado, come cavalli potenti senza briglie.
Una società che non educa alla forza interiore produce individui ipersensibili e sistemi cinici. Vittime perfette di un meccanismo che va avanti, produce, consuma, e poi ogni tanto si lava la coscienza dicendo che “non si poteva prevedere”.

Siamo lontani. E sì, sono preoccupato.
Ma continuo a parlare. Perché il silenzio, quello sì, sarebbe la vera resa.

Riposa in pace ragazzo.❤️

Enrico Chelini

03/01/2026

Parlo di questa tragedia da pediatra, ma prima ancora da adulto che ricorda bene cosa significhi avere sedici anni.

Io c’ero in “quei locali”. Io c’ero in “quel pericolo”.

A quell’età il rischio non è una categoria mentale.

Non perché manchi l’intelligenza, ma perché manca l’esperienza emotiva del limite.

Si vive nel presente, con un senso di potenza che non è arroganza, ma immaturità neurologica normale.

Il cervello adolescente non valuta il pericolo come fa quello adulto: lo sottostima, lo rimanda, spesso lo nega.

Ne ho parlato in studio con genitori di preadolescenti e trovo profondamente sbagliato leggere quanto è accaduto attraverso la lente del giudizio morale.

Non serve chiedersi se quei ragazzi fossero sobri, attenti, prudenti.

Non serve invocare paragoni con “i tempi nostri”, né chiamare in causa social network, telefoni o presunte derive generazionali.

Un adolescente, davanti a una situazione anomala, non reagisce come un adulto.

Non perché sia stupido o irresponsabile, ma perché non è ancora strutturato per farlo. È un dato biologico, non un’opinione.

Attribuire la responsabilità a chi non aveva gli strumenti cognitivi per comprendere davvero il pericolo è un modo comodo per spostare lo sguardo altrove.

Il punto non è cosa hanno fatto quei ragazzi. Ma chi “non ha fatto” perché si potessero divertire in sicurezza.

Davanti a una tragedia che coinvolge adolescenti, l’unica posizione onesta è la responsabilità adulta.

Tutto il resto è rumore.

"[...] Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia.Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarme...
01/01/2026

"[...] Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia.

Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani.

Qualcuno - che vi giudica senza conoscervi davvero - vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi.

Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro.

Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna.

Auguri!

Buon 2026!"

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Festeggiare la fine dell’anno in modo sostenibile ed educativo non significa rinunciare al divertimento, ma trasformare ...
29/12/2025

Festeggiare la fine dell’anno in modo sostenibile ed educativo non significa rinunciare al divertimento, ma trasformare la festa in un’occasione di consapevolezza e connessione.
Ecco tre attività per educare alla bellezza e alla gratitudine ideali per salutare l' anno che sta per concludersi:

1 - 🫙 Il Barattolo della Gratitudine: invece di concentrarsi solo sui "buoni propositi" futuri, utilizzate l'ultimo giorno dell'anno per riflettere sul passato.
Prendete un vecchio barattolo di vetro e decoratelo con materiali di riciclo. Ogni membro della famiglia scrive su pezzetti di carta i momenti più belli dell'anno e i nomi delle persone con cui li ha condivisi.
Svuotate il barattolo e leggeteli ad alta voce. Sarà una bella occasione per fare memoria dei bei momenti trascorsi insieme e per dirsi "grazie".

2 - 🕯️I "desideri di luce"
Come sostituire i fuochi d'artificio tradizionali? Con una bella lanterna.
Create delle "lanterne dei desideri" fatte in casa da tenere in giardino o sul balcone, oppure usate delle semplici candele.
Ciascun componente della famiglia accende una candela ed esprime un desiderio per l' anno che sta per arrivare.
Le candele rimarranno accese fino alla mezzanotte e oltre e verranno riaccese la mattina del Primo Gennaio.
Questo crea continuità tra la fine e il principio e regala ai bambini un' esperienza lenta e di attesa.

3 - 💡 Accendiamo le luci!
Questa è una tradizione di famiglia che i miei genitori facevano ogni anno e che ci divertiva molto.
Scoccata la mezzanotte, correte tutti ad accendere ogni lampada, lampadina, luce di casa. Fare luce in ogni angolo della casa farà spazio all' anno nuovo!

Buona fine e buon principio a tutti voi!

Essere una pedagogista significa abitare quotidianamente il confine tra i bisogni educativi e le potenzialità formative ...
20/12/2025

Essere una pedagogista significa abitare quotidianamente il confine tra i bisogni educativi e le potenzialità formative delle persone. È un mestiere fatto di ascolto, attesa e cura, che quest'anno si condensa in alcune immagini che porto nel cuore:
⭐​ Il riconoscimento dei piccoli: Il "ti aspetto anche domani" sussurrato da un bambino di soli tre anni. In quel saluto c’è la conferma più grande: si è sentito capito, accolto e riconosciuto nei suoi bisogni più profondi.
⭐​ L’apertura dell’imprevisto: Un alunno tra i più riservati che decide di aprirmi il suo mondo, mostrandomi la sua moto decorata a festa. Raccontandomi come l’ha realizzata e cosa prova alla guida, ha trasformato un oggetto in un ponte comunicativo.
⭐ ​La sfida della rinascita: Il "grazie" di un utente che sta affrontando un percorso complesso e che ha scelto di sfidare la sua attuale fragilità cucinando un panettone. Un gesto simbolico per allenare la concentrazione e la costanza. Accanto a lui, la stretta di mano calda dei suoi genitori, che dopo tanto tempo sono tornati a sperare.
⭐ ​La pazienza della fiducia: Il legame solido costruito con una piccola utente dopo anni di lavoro e il contatto visivo profondo con un papà che ha scelto di accogliere i miei consigli, trasformando un rapporto professionale in una vera alleanza educativa.
⭐ ​L'importanza della rete
​Questo lavoro non si fa mai da soli. Non può prescindere dalla collaborazione con professionisti seri che condividono la stessa visione pedagogica. Spesso la mia giornata è una corsa frenetica da un servizio all'altro, un incastro di orari e responsabilità; eppure, ogni fatica viene ripagata da occhi che sanno sorridere e che testimoniano il valore del cammino fatto insieme.

📝 Il compito:Scaricate sul cellulare, se già non l’ avete fatto, una App di block notes. Ogni giorno di queste vacanze, ...
17/12/2025

📝 Il compito:
Scaricate sul cellulare, se già non l’ avete fatto, una App di block notes. Ogni giorno di queste vacanze, quando la giornata volge al termine, sedetevi per un minuto e cercate nelle vostre ore trascorse almeno una cosa bella che avete vissuto, visto, sentito, assaporato, condiviso con altre persone.
Non deve essere per forza una cosa “grandiosa”: un sorriso inaspettato, un momento di risata con un amico o un parente, il sapore del vostro piatto preferito, una bella canzone ascoltata, il colore del cielo al tramonto, un complimento.
Trovatela e scrivetela, con le parole più semplici che vi vengono in mente.
Fate un esercizio di immaginazione e pensate a voi stessi come a degli abili artigiani che costruiscono una collana preziosa. Vi auguro che possiate infilare una dietro l'altra, giorno dopo giorno, parole semplici che per voi sono pura bellezza, gioia, e portatrici di significato.

🎯 Gli obiettivi comunicativi ed educativi:
1. Sviluppo della Consapevolezza
L'obiettivo primario è insegnare a osservare il quotidiano con uno sguardo più attento. Fermarsi a cercare "una cosa bella" costringe a rielaborare l'esperienza vissuta, passando da una fruizione passiva a una attiva e consapevole.

2. Educazione all'Ottimismo e alla Gratitudine
Il compito punta a spostare il focus dai problemi o dalla stanchezza verso gli aspetti positivi. Scrivere ogni giorno una piccola gioia aiuta a:
- Riconoscere il valore delle piccole cose.
- Coltivare un senso di gratitudine verso se stessi e gli altri.

3. Esercizio di Sintesi e Scrittura Creativa
Dal punto di vista linguistico, l'esercizio mira alla precisione espressiva.
L'invito a usare "le parole più semplici" serve a eliminare il superfluo e ad arrivare all'essenza dell'emozione.

4. Benessere Emotivo
​L' obiettivo è creare un "tesoro" di ricordi. Rileggere la "collana di parole" alla fine delle vacanze serve a dare una forma concreta al tempo trascorso, evitando la sensazione che i giorni siano volati via senza lasciare traccia.

15/12/2025
11/12/2025
10/12/2025

Cosa ne pensate?

Insegnare ai bambini e ai ragazzi ad esplorare le proprie capacità è la prima opportunità di crescita che offriamo loro....
08/12/2025

Insegnare ai bambini e ai ragazzi ad esplorare le proprie capacità è la prima opportunità di crescita che offriamo loro.
Più si conoscono più avranno il piacere di approcciarsi al mondo con curiosità e fiducia.
Le competenze (conoscenze e abilità) infatti si apprendono "mettendo le mani in pasta". Lavorando, facendo tante esperienze, si affinano le proprie capacità, sbagliando e rimediando.
Riappropriarci di questo concetto rende più ricco ciascuno di noi e l' ambiente di lavoro in cui ci troviamo ad operare.

Indirizzo

Via Monte Nero 34b
Venegono Superiore
21040

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