11/05/2026
La dipendenza affettiva non è solo bisogno dell’altro: è anche bisogno di ciò che egli rappresenta. E capita che una relazione si regga su un patto implicito e tossico, in cui nessuno dei due cerca davvero l’amore, ma una facciata da mantenere a ogni costo.
Ne parlo nel mio ultimo racconto, dove la dinamica della co-dipendenza prende forma in una relazione sbilanciata e distorta: lei accetta le violenze perché lui le promette un riscatto, un posto “giusto” nel mondo, una identità. Lui, dal canto suo, la trattiene accanto a sé pur tradendola, picchiandola e umiliandola, perché lei serve a costruire un’immagine di stabilità e controllo che non può permettersi di perdere.
Quando la facciata diventa più importante della propria dignità, la violenza e l’abuso diventano un linguaggio quotidiano.
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Questo racconto, premiato al Festival Malatestiano della Libertà di Cesena 2026 , nasce proprio da qui: da come accade di accettare l’inaccettabile.
Scriverlo è stato un modo per raccontare queste dinamiche senza filtri.
Spesso mi viene detto che ciò che scrivo sembra “inverosimile” ma questa in realtà è una razionalizzazione, un meccanismo di difesa molto comune che serve a proteggersi dall’angoscia soverchiante che nasce di fronte a situazioni difficili da comprendere o emotivamente troppo intense. 👉Dire che “non può essere vero” permette di tenere a distanza ciò che, altrimenti, sarebbe difficile da tollerare o pensare fino in fondo. Eppure, come psicoterapeuta, queste dinamiche le incontro nella realtà clinica quotidianamente, in forme diverse ma chiaramente riconoscibili.
📖 Potete leggere il mio racconto (p. 207 vol. 2) e gli altri contributi sul tema nell’antologia “No alla violenza contro le donne” di , nei suoi due volumi 🌸