22/05/2026
Si chiamava Christian, aveva 55 anni e viveva in Lombardia. Dal 1999 conviveva con la sclerosi multipla. Negli ultimi anni, racconta chi lo seguiva, la malattia era diventata per lui insopportabile: dolori continui, perdita progressiva dell’autonomia, dipendenza totale dall’assistenza di altre persone. A febbraio aveva presentato alla sua Asl la richiesta di accedere al suicidio assistito.
La procedura — quella definita dalla Corte costituzionale con la sentenza Cappato/Antoniani del 2019 — si è conclusa nei tempi previsti. Il 18 maggio, nella sua abitazione, Christian si è autosomministrato il farmaco letale. È il terzo caso di suicidio assistito in Lombardia e il diciassettesimo in Italia da quando la Consulta ha aperto questa possibilità in presenza di determinate condizioni.
A renderlo noto oggi è stata l’Associazione Luca Coscioni, alla quale Christian si era rivolto per ottenere informazioni sui propri diritti. Marco Cappato, tesoriere dell’associazione, e Filomena Gallo, segretaria nazionale, hanno dichiarato: “Quando un’azienda sanitaria adempie con tempestività ai propri compiti, il paziente riesce a evitare una lunga agonia contro la propria volontà. Ma poiché la situazione cambia da un’azienda sanitaria all’altra, è indispensabile approvare norme regionali che chiariscano procedure e tempi”.
Per questo motivo l’Associazione Luca Coscioni continua in Lombardia la raccolta firme per la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”.