Dr. Alessio Congiu - Psicologo

Dr. Alessio Congiu - Psicologo Psicologo Psicoterapeuta a Verona e online.

Specializzato nella gestione di ansia, fobie, ipocondria, depressione, scoppi di rabbia, dipendenze ed esperienze traumatiche nell'adulto. Utilizzo la Terapia Cognitivo-Comportamentale, la Mindfulness, l'EMDR e altre pratiche terapeutiche secondo scienza e coscienza.

Quando un dispositivo elettronico si blocca, è comune provare a spegnerlo e riaccenderlo per valutare se in tal modo se ...
26/11/2025

Quando un dispositivo elettronico si blocca, è comune provare a spegnerlo e riaccenderlo per valutare se in tal modo se il problema di blocco del software si sia o meno risolto.

In modo analogo talvolta cerchiamo di fare con la nostra mente andando a dormire per non pensare a ciò che ci starebbe disturbando, così da allontanare tutti i disagi psicologici che staremmo vivendo.

L’uso di questa strategia non è una scoperta recente.

Si pensi al detto popolare “La notte porta consiglio” usato per rimarcare l’effetto calmante che il sonno può avere nei momenti di maggiore stress, quali il dover prendere un’importante decisione.

Un uso moderato di questo escamotage può rivelarsi effettivamente utile per sbloccare momenti di stallo mentale o contenere un eccessivo turbamento emotivo.

Per affrontare problemi, infatti, abbiamo bisogno di energia mentale e l’effetto rigenerativo che il sonno ha sul cervello e sulla mente può favorire all’indomani una loro migliore analisi e risoluzione.

Diversamente, un uso costante del dormire per allontanare le difficoltà può rappresentare una condizione di rischio per la salute mentale.

Nel momento in cui il dormire diventa la principale strategia di risoluzione di problemi, infatti, si finisce con l’ “atrofizzare” le proprie capacità mentali di ragionamento.

È questo ciò che capita in chi, sentendosi sopraffatto da una situazione di vita che non riesce a risolvere o da un carico di stress che non riesce a contenere, usa il sonno per distrarsi e non pensare.

Il risultato di un uso massiccio di tale “strategia” può rendere così meno capaci di far fronte a situazioni di vita stressanti, predisponendo all’insorgere di problemi d’ansia o depressione.

In questi casi, quanto appare utile è proporre dapprima una terapia psicologica che aiuti la persona a risolvere il problema di vita quotidiana e/o a ridurre l’iper-stress che starebbe vivendo.

Successivamente, una terapia incentrata sull’incrementare le capacità di risoluzione dei problemi e gestione delle emozioni, così da rendere la persona più flessibile rispetto a un uso cronico del dormire per affrontare i propri problemi di vita.

Pallino caro, mi spiace che la convivenza con la tua ansia sia così difficile.Capisco cosa significa dover ogni giorno l...
24/11/2025

Pallino caro, mi spiace che la convivenza con la tua ansia sia così difficile.

Capisco cosa significa dover ogni giorno lottare con l’ansia.

Mesi interi a svegliarsi la mattina con l’unico pensiero di vedere se l’ansia c’è ancora o è andata via.

E che dire di quegli istanti in cui l’ansia sembra miracolosamente svanire?

Nel bel mezzo che non si dica eccola ricomparire, senza alcuna volontà di attenuarsi o andare via.

Che delusione! Che tristezza!

Per non parlare di quei giorni in cui si è così disperati da desiderare la fine pur di non sentirla ancora.

Non è facile vivere in questo modo, Pallino.

Ma sappi che non sei l’unico a vivere tutto questo e non sarai destinato a viverlo per sempre.

Non provare a sgrovigliare questa matassa da solo.

Non te lo fa fare nessuno complicarti la vita con le tue mani per l’orgoglio di risolvere tutto da solo.

Non riceverai un premio, né applaudiranno per la tua impresa.

Non ne uscirai più forte, ma solo più stanco e con qualche capello grigio in più.

Per non parlare dell’imboccare strade a senso unico o percorsi che ti allontanano dalla soluzione.

Fatti aiutare.

È già questo un primo passo verso l’uscita.

E non avere fretta.

Datti il tempo di capire prima come funziona il gioco.

Datti il tempo di conoscerti nella tua ansia.

È parte di te.

Non meno dei tuoi occhi, della tua bocca, delle te orecchie.

Non cercare di amputare le tue emozioni.

Trova il modo di starci accanto, come se dovessero rimanere per sempre.

Come se non si potesse tornare indietro, ma solo andare avanti.

Inizia ora a farlo, non attendere che l’ansia passi.

Piuttosto, passa tu oltre tutto questo.

Non cercare alibi per rimanere infelice.

Perché ne troverai sempre per esserlo, anche quando potresti essere sereno.

Inizia ora piuttosto a essere felice, pur con la tua ansia.

Solo così potrai conviverci in pace.

La paura di essere considerati “strani “ o “fuori di testa” è prima di tutto una forma d’ansia sociale.Ossia, l’ansia ch...
21/11/2025

La paura di essere considerati “strani “ o “fuori di testa” è prima di tutto una forma d’ansia sociale.

Ossia, l’ansia che venga compromessa la propria immagine sociale.

Si teme infatti il giudizio che questo “sociale” potrebbe attribuirci.

Come è facilmente intuibile, tale giudizio viene supposto negativo.

Molto negativo.

Tanto da vedere compromessi bisogni personali particolarmente importanti.

Il bisogno di sentirsi inclusi (o non esclusi) da un gruppo di cui si vorrebbe far parte, ad esempio.

Oppure il bisogno di mantenere particolari rapporti affettivi, come quelli con un partner o un amico.

O ancora il bisogno di auto-stima, spesso soddisfatto cercando l’approvazione/riconoscimento altrui.

In tutte queste circostanze, la prospettiva di ve**re considerati “pazzi” alimenta questo:

Il timore di vedere compromessi tali bisogni di inclusione, affettività, autostima, etc.

Una comprensione a monte dei propri bisogni può essere utile per più ragioni, quali il ridimensionare:

• la probabilità che quanto temuto possa occorrere;
• la gravità percepita del loro non appagamento;
• le persone su cui eventualmente si potrebbe fare affidamento;
• le risorse personali su cui poter far leva per soddisfare tali bisogni.

La paura di non fare mai abbastanza caratterizza spesso persone che nel corso nella propria vita sono cresciute in conte...
20/11/2025

La paura di non fare mai abbastanza caratterizza spesso persone che nel corso nella propria vita sono cresciute in contesti altamente richiestivi o traumatizzanti.

Genitori totalmente assenti o mai soddisfatti dell’operato dei figli possono infatti aver portato la persona a impegnarsi più di quanto sarebbe opportuno e lecito per un corretto sviluppo psicologico.

Gli alti carichi di stress che la persona avrebbe così imparato a sopportare sarebbero tali da ri-settare l’asticella del disagio tollerato della persona attorno a valori ben al di sopra di quelli convenzionali.

Come risultato, si assisterebbe a un sovra-impiego di risorse psico-fisiche per raggiungere standard considerati dalla persona “minimi” o “normali”, ma che, a ben vedere, risulterebbero particolarmente elevati.

In un simile contesto psicologico, la paura di non fare mai abbastanza si paleserebbe così come eco di un passato in cui bisognava fare tutto da soli per andare avanti o dove si veniva puniti, criticati o abbandonati nel non impegnarsi al massimo delle proprie capacità.

Assecondando in età adulta ciò che tale paura porterebbe a compiere (impegno profuso), la persona si ritroverebbe così a non riuscire a uscire da questo zelo eccessivo, peraltro non riconosciuto come tale.

Ansia, colpa, senso di fallimento e rabbia verso di sé sono sentimenti comuni che caratterizzano questo tipo di psicologica.

Tra le altre caratteristiche di una simile personalità traumatizzata si trovano il non riuscire/volere…

• chiedere aiuto in caso di bisogno (non percepito), ma l’essere al contrario iper-disponibili per gli altri;
• rimanere senza assolvere ciò che si ritiene un proprio dovere, con conseguente difficoltà a rilassarsi;
• prendersi cura della propria salute fisica e psicologica, spesso trascurata a favore della salute altrui o del lavoro, etc.

Una terapia psicologica mirata ad accrescere la conoscenza personale di simili dinamiche interne e a sviluppare nei propri confronti un genuino sentimento di compassione.

Mio caro Pallino, purtroppo i mostri esistono davvero.È solo che non sempre sono così come ce li immaginiamo.Il più dell...
19/11/2025

Mio caro Pallino, purtroppo i mostri esistono davvero.

È solo che non sempre sono così come ce li immaginiamo.

Il più delle volte un mostro non è altro che una persona come noi.

Qualcuno che ha sofferto e che a sua insaputa fa soffrire gli altri.

Dicendo cose brutte o comportandosi in modo cattivo.

Però non lo fa per cattiveria, ma per frustrazione, per paura.

È il primo che si sente minacciato e allora attacca per difendersi.

Di soli cattivi ce ne sono pochi.

Come pure di soli buoni.

Vedi Pallino, tutti in fin dei conti siamo tutti un po' mostri.

Un po' buoni e un po' cattivi.

Un po’ Bella e un po’ Bestia.

Come il cartone.

Quando tutto fila liscio può risultarci facile essere buoni.

Ma nelle difficoltà possiamo diventare mostri.

Non avere dunque troppa fretta di bollare qualcuno come un mostro.

Ma diffida di chi ti sembra un angelo protettore.

Impara piuttosto a scoprire il tuo lato buono e il tuo lato cattivo.

È il modo migliore per riconoscerli anche in chi ti circonda.

Oggi non riesco, ma va bene così.Ma come?Ieri riuscivo, tutto filava dritto e oggi invece no?Com’è possibile?!È possibil...
07/11/2025

Oggi non riesco, ma va bene così.

Ma come?

Ieri riuscivo, tutto filava dritto e oggi invece no?

Com’è possibile?!

È possibile e per più ragioni.

A volte non sempre così chiare da comprendere.

Altre volte invece non comprensibili punto e basta.

Succede.

Ma quel che è certo è che domani riuscirò di nuovo.

Come già accaduto in passato.

Non siamo macchine, anche se volte ce lo dimentichiamo.

Pensiamo a una cosa, e vogliamo ottenerla.

Così come l’abbiamo pensata.

Incuranti di limiti fisici, mentali, ambientali, culturali, etc.

Fortuna vuole che c’è la realtà a ricordarci che siamo umani.

A patto di saperla decifrare nel modo opportuno!

Dunque, non riuscite con serenità.

Domani è un altro giorno e vedrà.

Fa anche rima!

Più di questo che volete?!

Un problema comune che coinvolge giovani e meno giovani alle prime esperienze con il mondo del lavoro è quello legato al...
04/11/2025

Un problema comune che coinvolge giovani e meno giovani alle prime esperienze con il mondo del lavoro è quello legato all’acquisizione di una professionalità lavorativa.

Una delle ragioni che talvolta caratterizza tale sfida ambiente è la difficoltà del giovane ad accettare la nuova identità sociale che il ruolo come lavoratore richiede di assumere.

Indossare i panni della persona professionale, infatti, comporta l’adesione a un insieme di valori e regole etiche non scritte che il giovane può non condividere o sentire distanti dalla propria persona.

Si parla, ad esempio, del rispetto del valore del sacrificio personale, dell’affidabilità, della coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, come pure della capacità di pianificazione e gestione del proprio tempo.

Da un lato, molti di questi principi fanno già parte, o diverranno parte, del bagaglio valoriale del giovane nel proseguo della propria crescita personale.

Ne sono un esempio, il valore della lealtà, della giustizia, della correttezza, del rispetto, etc.

Dall’altro, tuttavia, altri valori potrebbero scontrarsi con il suo attuale livello di sviluppo, con alcune sue caratteristiche personali o con i valori che starebbero già fondando la sua personalità.

Ad esempio, il rispetto della puntualità, della precisione e della costanza potrebbero costituire un problema per un giovane geneticamente predisposto a essere impulsivo e con “la testa tra le nuvole”.

O ancora il dover assumere un atteggiamento formale, asettico e autonomo potrebbe risultare più difficile in presenza di valori come quelli della confidenzialità, del cameratismo e della gruppalità.

Sentimenti di intensa ansia, smarrimento e rassegnazione potrebbero così ritardare l’acquisizione della professionalità più indicata per il giovane nel rispetto della sua specificità come persona.

Un percorso di supporto emotivo e di orientamento al futuro, capace di mettere in evidenza i valori del giovane, è quello che meglio potrebbe facilitarne l’ingresso nel mondo del lavoro.

Non c’è niente di male, Pallino, ad avere paura.Non devi vergognarti.Né pensare di essere diverso dagli altri.O sbagliat...
01/11/2025

Non c’è niente di male, Pallino, ad avere paura.

Non devi vergognarti.

Né pensare di essere diverso dagli altri.

O sbagliato.

O debole.

Anzi, è proprio la paura che ti permette di sentirti forte.

Perché serve tanta forza e coraggio per affrontarla.

Quando tutto va bene, infatti, che forza servirà mai?

E quale coraggio è richiesto quando tutto fila liscio?

In discesa tutti i sassi rotolano giù.

Hai mai visto invece un sasso rotolare in salita?!

Per portarlo in cima serve forza!

E tanto più grande il sasso, quanta più forza ci devi mettere!

Così la paura.

Tanta più grande è la paura, quanto più coraggio serve per affrontarla!

Certo, a volte la paura è un gran bel macigno.

Di quelli che non si muovono nemmeno di una virgola.

A voglia a portarlo su in cima!

Specialmente se si è soli nel farlo.

Ecco, mio caro Pallino.

Forse non è questione di essere o non essere deboli.

Ma solo di dividere il peso con qualcuno che ci dà una mano.

Y: «Dottore, perché mi guarda così?».Io: «Non sto guardo lei, ma me stesso».Io: «Ciò che le sue parole stanno suscitando...
31/10/2025

Y: «Dottore, perché mi guarda così?».

Io: «Non sto guardo lei, ma me stesso».

Io: «Ciò che le sue parole stanno suscitando dentro di me».

Y: «Empatia?»

Io: «Una specie».

Io: «Le crea disagio?».

Y: «No, ora che me lo ha spiegato no».

Y: «Anzi mi piace».

Imbarazzano certi sguardi.

Quelli “pesanti”, che vanno al di là di ciò che si vede.

Specialmente se sanno di sconosciuto.

L’ombra del giudizio è sempre dietro l’angolo.

Ma non tutto ciò che è ignoto è lì per nuocere.

A volte serve solo capire e farne esperienza.

Le crisi emotive possono essere considerate come dei momenti in cui la nostra emotività raggiunge dei picchi particolarm...
30/10/2025

Le crisi emotive possono essere considerate come dei momenti in cui la nostra emotività raggiunge dei picchi particolarmente intensi.

Tanto intensi da portarci a vivere un grande disagio psicologico e a perdere parzialmente il controllo sul nostro comportamento.

Ad esempio, la crisi emotiva può accompagnarsi a una sensazione interna di estremo stress e sovraccarico psico-fisico.

Tale reazione può culminare in stati di sopraffazione emotiva e impotenza che portano a compiere gesti d'impulso.

Ne sono un esempio:

• lanciare o rompere oggetti sotto l'effetto di uno scoppio di rabbia;
• imprecare contro qualcuno;
• sentire di non avere energia;
• trascorrere tutto il giorno a letto.

Come spesso accade, successivamente all'agito impulsivo la persona può vivere confusione, imbarazzo e senso di colpa.

Nei casi più estremi la persona può anche non ricordare quanto ha detto o compiuto durante lo stato di crisi emotiva (amnesia dissociativa).

Come tali, le crisi emotive possono manifestarsi come stati di eccessiva agitazione interna, come pure di totale spegnimento.

Ossia condizioni in cui l'emotività va al di fuori della nostra capacità di tolleranza emotiva.

Tali condizioni possono presentarsi sia in presenza di emozioni particolarmente spiacevoli, sia in presenza di emozioni piacevoli.

Una terapia incentrata sul potenziamento delle capacità di regolare le emozioni mantenendole entro certi limiti di tollerabilità e gestione è, in questo caso, quella più indicata.

Purtroppo la vita non è sempre giusta, Pallino.Tu puoi comportarti bene, fare tutto quello che è serve e che è giusto.Ep...
29/10/2025

Purtroppo la vita non è sempre giusta, Pallino.

Tu puoi comportarti bene, fare tutto quello che è serve e che è giusto.

Eppure le cose belle possono non arrivare.

Anzi, possono addirittura capitare cose spiacevoli.

E cose belle a chi invece non le merita.

È triste tutto questo, lo so, e fa ve**re una gran rabbia.

Non è giusto, infatti, che chi merita non sia felice.

Come pure che la felicità vada a chi invece non la merita.

Eppure è così, mio caro Pallino.

La vita non sempre è bella e giusta.

E abbiamo bisogno di prenderla così, per com’è.

Anche se non è giusto.

Anche se non è bello.

Perché non farlo ci porterebbe solo a vivere peggio.

E anche questo non è giusto.

Specialmente se non abbiamo fatto niente per meritarlo.

Specialmente se abbiamo già sofferto.

Impara ad andare oltre le ingiustizie del mondo, Pallino.

A mettere da parte i “come dovrebbe” o i “non dovrebbe essere”.

Impara ad apprezzare ciò che la vita ti dà.

Bello o brutto che sia.

Anche se è difficile.

Perché non è mai tardi per iniziare a vivere in pace.

Perché tu meriti di essere sereno.

E puoi esserlo realmente.

Anche con tutti i motivi del mondo per non esserlo.

29/10/2025

Indirizzo

Stradone Porta Palio 70
Verona
37122

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 20:00
Martedì 10:30 - 20:00
Mercoledì 10:30 - 20:00
Giovedì 10:30 - 20:00
Venerdì 10:30 - 20:00
Sabato 14:30 - 19:30

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FORMAZIONE E SERVIZI OFFERTI

Dr. Alessio Congiu

Psicologo Clinico a orientamento Cognitivo-Comportamentale, iscritto all'albo A dell'Ordine degli Psicologi del Veneto al n. 10147

FORMAZIONE PROFESSIONALE

Nel Settembre del 2009 mi iscrivo alla Facoltà di Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali dell'Università di Bologna, dando avvio ad un itinerario didattico nel quale l'apprendimento di conoscenze teoriche si è sempre accompagnato ad un faticoso lavoro svolto sulla propria persona.