28/02/2026
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Il 27 febbraio 2026 si è tenuto il convegno “Oltre il silenzio: interventi per la prevenzione e la postvenzione del suicidio”, un momento di riflessione profonda e necessaria su un tema che troppo spesso rimane nascosto, taciuto e che spaventa. L’evento è stato organizzato dalla Cooperativa Mano Amica di Schio (Vi), che gestisce il servizio Numero Verde Prevenzione Suicidi in co-progettazione con la Regione Veneto e Azienda Zero. Un lavoro di rete importante, che dimostra come la prevenzione e il sostegno non possano essere responsabilità di un singolo ente, ma debbano nascere dalla collaborazione tra istituzioni e realtà del territorio.
I dati presentati durante il convegno hanno restituito un quadro che non può lasciare indifferenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo si registrano tra gli 800 mila e il milione di suicidi: una vita spezzata ogni 40 secondi. Numeri che sono persone, storie, famiglie. In Italia, il suicidio rappresenta la seconda causa di morte tra i giovani tra i 14 e i 34 anni, un dato sottostimato se si considera che la prima causa sono gli incidenti stradali che spesso sono a loro volta suicidi.
Particolarmente allarmante è l’aumento registrato nel periodo 2020–2022 dei tentativi di suicidio nella fascia di età 10–12 anni. Il Journal of the Academy American Pediatrics parla di numeri quattro volte superiori rispetto al periodo precedente. Bambini che vivono un disagio così profondo da trasformarsi in gesto estremo: un segnale che non può essere ignorato.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche dei sopravvissuti, persone che convivono con le conseguenze di un tentativo di suicidio e con la perdita di una persona cara. Un dolore devastante spesso silenzioso fatto di domande e sensi di colpa, che necessita ascolto, supporto e percorsi adeguati. Il suicidio genera un’onda che coinvolge in modo diretto e indiretto fino a 135 persone (famiglia, colleghi, vicini e conoscenti, compagni di scuola, amici, comunità…). Chi resta ha un rischio più elevato di sviluppare depressione, ansia, disturbo post-traumatico da stress e sviluppare pensieri suicidari.
Ampio spazio è stato dedicato al ruolo dei social media. Numerose ricerche collegano l’uso eccessivo dei social all’aumento di disturbi mentali come depressione, ansia, disturbi dell’immagine corporea, pensieri suicidari, autolesionismo e disturbi del sonno. Non si tratta solo di tempo trascorso online ma di dinamiche profonde: il confronto continuo con immagini idealizzate, corpi perfetti, successi, può minare l’autostima, generare insoddisfazione corporea e aumentare la vulnerabilità psicologica.
Sono stati evidenziati quattro danni fondamentali legati all’uso eccessivo dei social nell’età infantile: la deprivazione sociale, che sostituisce le relazioni autentiche con connessioni virtuali; la privazione del sonno, con ripercussioni importanti sul benessere psicofisico; la frammentazione dell’attenzione, che incide sulla capacità di concentrazione e sullo sviluppo cognitivo; la dipendenza che altera l’equilibrio quotidiano.
“Oltre il silenzio” è stato ed è un invito a parlare, riconoscere i segnali, creare spazi di ascolto, non avere paura di chiedere ai figli se stanno pensando al suicidio, se lo hanno immaginato, progettato e come. Ogni persona ha bisogno di essere vista, compresa e sostenuta. Rompere il silenzio significa assumersi una responsabilità collettiva: quella di costruire una comunità capace di prevenire, accogliere e accompagnare.
Lascio due citazioni...che possano essere un seme…
“Dobbiamo imparare a considerare le persone meno alla luce di ciò che fanno o dimenticano di fare e più alla luce di ciò che soffrono” Dietrich Bonhoaffer
“Il mondo è pieno delle sue 10.000 gioie e 10.000 dispiaceri. Il nostro lavoro non è fuggire dalle difficoltà o aggrapparci alle esperienze meravigliose: il nostro lavoro è vedere chiaramente questo mondo per quello che è e aggiungere la nostra misura di bellezza e compassione da un cuore nobile” Jack Kornfield
Barbara Berengo, coordinatrice generale del servizio