30/01/2026
COMUNICATO STAMPA
GUIDA DOPO L’USO DI DROGHE, SERPELLONI: “CON QUESTA SENTENZA PIÙ RISCHIO SULLE STRADE E DIRITTI SBILANCIATI” – art. 187 del codice della strada
ROMA – «La recente sentenza della Corte costituzionale sulla guida dopo l’uso di sostanze stupefacenti rischia di produrre un aumento concreto del rischio sulle strade». Lo afferma Giovanni Serpelloni, Medico neuroscienziato, direttore del Neuroscience Clinical Center ed ex capo del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio, commentando la decisione n. 10/2026 sull’articolo 187 del Codice della Strada.
Secondo Serpelloni, gli effetti pratici della nuova interpretazione saranno tre: «una maggiore probabilità di incontrare conducenti positivi alle sostanze, una riduzione della percezione del rischio di essere sanzionati da parte dei consumatori e uno sbilanciamento nella tutela dei diritti delle persone che non assumono droghe e che circolano legittimamente sulle strade».
«La Costituzione – sottolinea – non tutela solo i diritti del soggetto controllato, ma anche il diritto fondamentale alla salute e alla sicurezza della collettività. Pedoni, ciclisti e automobilisti non consumatori hanno diritto a non essere esposti a un rischio evitabile. Qui mi sembra essere stato poco in considerazione».
Nel documento tecnico-scientifico che accompagna il commento, Serpelloni richiama anche evidenze neuroscientifiche consolidate. «Studi di neuroimaging del National Institute on Drug Abuse, coordinati da Nora Volkow, dimostrano che l’uso di cocaina e di altre sostanze può determinare alterazioni funzionali dei circuiti cerebrali decisionali e di controllo anche oltre 90–100 giorni dalla sospensione, quando i test tossicologici risultano già negativi».
«Questo significa – spiega – che un soggetto può apparire clinicamente “non alterato” ed essere formalmente negativo agli esami, ma non essere ancora neurofunzionalmente equivalente a un soggetto sobrio, soprattutto in condizioni di stress e imprevisto alla guida».
Secondo Serpelloni, pretendere la dimostrazione di uno “stato di alterazione pericolosa” o di un pericolo concreto caso per caso «chiede alla scienza ciò che non è in grado di fornire in modo affidabile e applicabile sul campo», con il rischio di indebolire la deterrenza di guidare drogati e aumentare il contenzioso giudiziario.
Da qui la proposta di un cambio di paradigma: «In assenza di incidenti, la guida dopo uso di sostanze dovrebbe essere gestita in ambito amministrativo e sanitario, valorizzando l’articolo 119 del Codice della Strada sui requisiti di idoneità alla guida. Il diritto penale va riservato ai casi in cui dall’uso di sostanze derivino lesioni o morte».
«Non si tratta di limitare diritti dei consumatori di droghe – conclude – ma di riequilibrarli, tutelando anche e forse prima di tutto il diritto costituzionale alla sicurezza e alla salute di chi non consuma sostanze e vuole utilizzare la strada in sicurezza».
Dott. Giovanni SERPELLONI