17/10/2021
SQUID GAME, quando la violenza non è fine a se stessa: l'illusione dell'uguaglianza e della libertà di scelta
Ho letto numerose opinioni sulla serie del momento e tra le tante c'è chi sostiene come il successo avuto sia esagerato, chi dice che tocchi tematiche squisitamente coreane e che la notorietà all'estero sia arrivata solo per passaparola, chi mette in guardia sui pericoli di emulazione tra i ragazzi ed infine chi ritiene che sia stata copiata da altre opere già viste e più famose.
Personalmente non sono d'accordo con niente di tutto questo.
Iniziamo subito col dire che "Squid Game" è un successo planetario perché i temi toccati sono universali e riguardano l'intero mondo moderno e le società umane che lo abitano, altro che semplice critica al capitalismo sudcoreano.
Non sto dicendo che questo aspetto non sia presente nella serie (e sicuramente i riferimenti culturali e sociali sono quelli coreani) ma questo non è abbastanza per spiegarne l'immenso successo, sia in oriente che in occidente.
A ben guardare Squid Game (che da ora in poi abbrevierò in SG) non è né rivoluzionario né reazionario, non è un manifesto politico o ideologico ma soprattutto non è un'opera in cui il "bene" trionfa sul "male": SG ha successo perchè è una fotografia del mondo in cui viviamo nonché una descrizione terribilmente accurata e realistica della natura umana.
Dal mio punto di vista non sono molte le opere che riescono in questa impresa e men che meno lo sono i lavori (incredibilmente mediocri lasciatemelo dire) che si ritiene abbiano ispirato SG: Hunger Games, Battle Royal, As the Gods Will e poco altro.
Certamente non può essere stata d'ispirazione la serie americana di libri/film "Hunger Games" con i suoi clichè ed il suo pubblico di teenager, non può esserlo stato neanche il film/manga "As the Gods Will" che altro non è che una trasposizione grottesca dei conflitti adolescienziali (che poi sfocia nel nosense squisitamente giapponese) e non può esserlo neanche il romanzo/film "Battle Royal", unica tra le opere citate che vorrebbe dire qualcosa di più ma che non riesce perché troppo legato al mondo nipponico e perché realizzato in modo davvero pessimo dal punto di vista tecnico, narrativo ed attoriale.
Personalmente ho trovato molto più vicine a SQ opere come il pluripremiato "Parasite" di B**g Joon-ho, altro film sudcoreano, "Barry Lindon" di Stanley Kubrick o Match Point di Woody Allen: pellicole di enorme spessore che tentano (giudicate voi se riescano o mano) di mettere in scena la condizione stessa dell'esistenza umana.
SQ ci manda un messaggio e lo fa forte e chiaro: il merito, l'uguaglianza, la libertà di determinare ciò che siamo o ciò che vorremmo essere non è altro che pura illusione.
Woody Allen in "Match Point" diceva: .
In "Barry Lyndon", così come nel Mastro-don Gesualdo di V***a, il protagonista desidera compiere una scalata elevando il proprio status sociale, l'obiettivo è quello di avere qualcosa di più dalla vita. Tuttavia ciò non appare possibile: per quanto l'individuo si impegni dovrà sempre fare i conti con la propria ed innata condizione sociale.
Gli esseri umani non sono tutti uguali, anche se vogliono raccontarsi o credere di esserlo davvero, quella di avere una possibilità di cambiare le cose non è altro che una mera illusione: il sig. Park, l'elegante padrone di casa di "Parasite", riconosce il povero dall'odore e questo perché il povero non è come lui ma "antropologicamente" diverso.
Allora tutto lo SQ non è altro che una bugia, un illusione ed una messa in scena, proprio come lo erano le lotterie per i "prolet" in "1984" di George Orwell: la cosa importante è credere di poter vincere.
L'unica lezione che ci viene data nella serie targata Netflix è falsa e cioè che lo SG sia una gioco che pone tutti sullo stesso livello e dove tutti possiedono le stesse identiche possibilità di vittoria perché lo Squid Game è "democratico" (e non come nel mondo la fuori che vi ha voltato le spalle dice il personaggio chiamato "Front Man"): nel primo gioco chi partiva per ultimo non aveva abbastanza tempo per arrivare al traguardo, in quello del caramello la possibilità era determinata dalla forma impressa sul dolcetto, nel tiro alla fune i più forti erano avvantaggiati, nel gioco delle biglie l'abilità di gioco si mescolava ai sotterfugi dei partecipanti, nel ponte di vetro si poteva sopravvivere in base al numero stampato sulla pettorina. Tutto, o quasi tutto, viene dominato dal caso o dalla fortuna e, ancor più precisamente, dalla propria condizione iniziale.
Altra illusione dello SG è quella che ci si possa sottrarre se la maggioranza è d'accordo visto che, come ampliamente mostrato, i partecipanti non hanno mai davvero una scelta poiché le loro condizioni di partenza gli impongono di partecipare al gioco. Ecco infatti che una volta usciti si ritrovano tutti nuovamente all'interno del gioco mortale. Lo stesso protagonista non può più sottrarsi, anche svorrebbe farlo durante l'ultimo gioco. Infine rimane il dubbio se la vittoria del nostro protagonista sia davvero meritata oppure no: sono arrivato dove sono per merito mio o per concessione di qualcuno? Il gioco è truccato?
Questi sono a mio parere i motivi per cui SG andrebbe visto, motivi che lo rendono la serie unica nel suo genere.
La violenza messa in scena è allegoria dell'ineguaglianza antropologica degli individui che porta inevitabilmente molti di essi a vivere ai margini ed ad essere virtualmente eliminati dal vivere sociale, tale eliminazione a volte è anche molto reale e poco virtuale come conseguenza dell'esclusione e della marginalizzazione. Tale violenza è quindi funzionale alla rappresentazione.
Non posso credere che qualche scena di sangue possa essere motivo di critica, soprattutto se in tutte le piattaforme sono disponibili e facilmente accessibili a chiunque film ben più violenti o splatter (su VVVID ad esempio è presente il film cult di Peter Jackson "Splatters – Gli schizzacervelli", il film con più sangue nella storia del cinema). Se da una parte è importante che i genitori si prendano la responsabilità di controllare cosa è accessibile o no ai loro figli dall'altra è essenziale che questi forniscano loro quegli strumenti per comprendere ed analizzare ciò che stanno guardando, soprattutto laddove questi significati vanno oltre ciò che è immediatamente visibile.